<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306</id><updated>2012-01-27T13:33:27.769+01:00</updated><category term='esilio'/><category term='lotta armata'/><category term='musica'/><category term='Cuba'/><category term='Black Panther'/><category term='Cesare Battisti'/><category term='Panaf&apos; 69'/><category term='Brasile'/><category term='comics'/><category term='memorabilia'/><category term='tortura'/><category term='Germania'/><category term='Libia'/><category term='estradizioni'/><category term='film'/><category term='dietrologia'/><category term='Algeria'/><category term='Francia'/><category term='Siria'/><category term='USA'/><category term='Svizzera'/><category term='Venezuela'/><category term='Egitto'/><category term='Italia'/><title type='text'>Damnatio Memoriae, la Pattumiera della Storia</title><subtitle type='html'>La Pattumeria della Storia rovesciata sulla porta di casa:
è apparecchiato, si razzola!
e senonsirazzola, nonsirazzolerà</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>34</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-2977568066395321381</id><published>2012-01-27T12:22:00.000+01:00</published><updated>2012-01-27T13:33:27.777+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svizzera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><title type='text'>Christa e Sonja e Mumia e Marco</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un messaggio di Christa Eckes&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L'incarcerazione 'educativa' di Christa Eckes, ex militante della Rote Armee Fraktion (RAF) e gravemente malata di cancro, per costringerla a testimoniare in un processo per fatti degli anni '70, è stata revocata dal Tribunale federale tedesco. &lt;br /&gt;Si tratta di una decisione che, sotto il profilo della legalità, è assolutamente ragionevole, tanto che non dovrebbe neppure fare notizia; ma quando si tratta di militanti di sinistra, o ex-tali ma non pentiti, la politica prende il posto della ragione.&lt;br /&gt;Sul caso e sull'arresto coercitivo o Beugehaft s'era riferito &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/12/no-allincarcerazione-di-christa-eckes.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Nella &lt;a href="http://juris.bundesgerichtshof.de/cgi-bin/rechtsprechung/document.py?Gericht=bgh&amp;amp;Art=en&amp;amp;Datum=Aktuell&amp;amp;Sort=12288&amp;amp;nr=58921&amp;amp;linked=pm&amp;amp;Blank=1" target="_blank"&gt;decisione del 19 gennaio 2012&lt;/a&gt;&amp;nbsp; i magistrati hanno ammesso che una persona in chemioterapia non può essere semplicemente sbattuta in cella, poiché "la verità non può essere ricercata a qualsiasi costo, non dunque, nel caso, a costo della seria messa in pericolo della vita di una testimone gravemente malata".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-WJg1-yFwfmw/TyJ_yDVnkrI/AAAAAAAAAS4/Xgn-oV3fvAc/s1600/kundgebung14.1.12.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="133" src="http://2.bp.blogspot.com/-WJg1-yFwfmw/TyJ_yDVnkrI/AAAAAAAAAS4/Xgn-oV3fvAc/s400/kundgebung14.1.12.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;La verità in questione, sia chiaro, è quella giudiziaria: su dettagli del caso Buback (1977), sul quale la stessa Christa all'epoca non poteva sapere proprio nulla, essendo già in galera da anni.&lt;br /&gt;Insomma sono stati ridotti alla ragione, ma pure per questo s'è dovuto battagliare.&lt;br /&gt;(Nella foto, la manifestazione del 14 gennaio a Karlsruhe, sede del Bundesgerichtshof, o BGH, tribunale federale).&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Christa ha trasmesso un messaggio:&lt;br /&gt;&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;A tutte le amiche e gli amici e a tutti coloro che si sono mobilitati contro l'arresto per rifiuto di testimoniare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'alta Corte ha ritirato la misura d'incarcerazione per rifiuto di testimoniare emessa contro di me. È una buona cosa.&lt;br /&gt;Naturalmente questo non mette fine al confronto con la polizia politica, alle procedure contro i militanti degli '70 e di oggi, né al rifiuto di testimoniare e agli arresti per chi lo pratica, siano altri militanti o in generale.&lt;br /&gt;Ciò è chiaro per chiunque.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio però dire qui che l'esperienza che ho fatto della vostra solidarietà, amicizia e sostegno concreto, proprio ora mi ha toccata profondamente, e che anche nello stato di salute in cui mi trovo ciò mi da una sicurezza ed un appoggio che per me sono molto importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è anche emerso chiaramente che la grande mobilitazione e le molte proteste hanno avuto effetto.&lt;br /&gt;Chissà, sennò, cosa sarebbe accaduto.&lt;br /&gt;Christa&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sonja Suder ancora in galera&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/goog_687405237" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-ovellJPGOnk/TyJ_yq2-FgI/AAAAAAAAAS8/rxli1MwL6zE/s1600/www.verdammtlangquer.org.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.verdammtlangquer.org/" target="_blank"&gt;libertà e felicità per Sonja e Christian&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;In Germania rimane detenuta Sonja Suder, ex-militante delle Revolutionäre Zelle (RZ, altra formazione militante degli anni '70), ed estradata dalla Francia dove era in esilio da 33 anni, dopo una lunga battaglia giudiziaria (vedi &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;span id="goog_687405275"&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/"&gt;qui&lt;span id="goog_687405276"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Sonja ha 79 anni, e per sua e nostra fortuna è ancora in forma; per il suo compleanno, lo scorso 15 gennaio, dei fuochi d'artificio sono stati accesi davanti al carcere.&lt;br /&gt;Il suo compagno, Christian Gauger è stato scarcerato dopo un mese dall'estradizione; colpito da un attacco cardiaco anni prima, perse completamente la memoria e rimase in condizioni difficili, tanto che venne 'consegnato' dalla Francia alla Germania in ambulanza.&lt;br /&gt;Li vogliono portare a processo, per due attacchi incendiari, senza morti né feriti, compiuti dalle RZ nell'ambito delle lotte antinucleari degli anni '70. E ci vogliono portare Sonja in catene, 35 anni dopo i fatti.&lt;br /&gt;'&lt;a href="http://www.verdammtlangquer.org/" target="_blank"&gt;Verdammtlangquer&lt;/a&gt;' è il nome del sito di solidarietà, significa qualcosa come persecuzione dannatamente lunga. &lt;br /&gt;Dannatamente breve fu invece la ricerca dei criminali di guerra nazisti. Recentemente il giovane storico tedesco Felix Bohr (autore di una tesi sulla lobby dei criminali di guerra tedeschi) ha ritrovato e pubblicato i documenti diplomatici che mostrano come alla fine degli anni '50 vi fu un accordo tra autorità italiane e germaniche per dimenticare i responsabili delle 2273 stragi compiute dai nazifascisti in Italia nei primi anni '40. Quegli ufficiali delle SS e della Wehrmacht erano, negli anni '50 (e '60, e '70, ecc.) diventati alti dirigenti funzionari dello Stato democratico, industriali o banchieri. Perfetti e intoccabili per l'apparato contro cui Sonja, e Christa, e tanti altri si ribellarono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Marco Camenisch in sciopero della fame&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Proprio in questi giorni Marco Camenisch, rinchiuso nel penitenziario di Lenzburg nel Canton Argovia, si associa con uno sciopero della fame alla protesta contro il World Economic Forum (WEF), che si tiene a Davos nel Cantone dei Grigioni. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://political-prisoners.net/cache/marcopp1291662846_thumb_other250_170.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="217" src="http://political-prisoners.net/cache/marcopp1291662846_thumb_other250_170.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Marco, che ha già scontato una barcata di anni di galera per la sua militanza ecologista e anarchica, ed è stato estradato dall'Italia alla Svizzera nel 2002, dovrebbe essere rilasciato in libertà condizionale a maggio 2012.&lt;br /&gt;L'8 febbraio ci sarà una 'audizione' per deciderla. Cosa 'audiranno' non si sa, poiché, come dice il suo avvocato, manco gli rivolgeranno una domanda.&lt;br /&gt;Ma lo devono fare, poiché in Svizzera, scontati i 2/3 della pena temporanea (o 15 anni per l'ergastolo, come in Germania), l'autorità esamina d'ufficio ogni caso. Ed è usuale che a quel momento la condizionale venga concessa, ossia non occorrono meriti speciali per ottenerla, ma occorrono motivi fondati per negarla. Tutto questo in una tradizione di non-giudiziarizzazione dell'esecuzione pena: la reclusione, come le multe, è un atto dell'amministrazione (in Italia questo cambiò con la riforma penitenziaria del 1975).&lt;br /&gt;L'amministrazione, sottoposta direttamente ai politici (i capi dipartimento cantonali sono i ministri eletti), decide dunque queste cose, e per la liberazione condizionale gioca allora direttamente l'interesse politico, spesso coprendosi col fumo della 'opinione pubblica'. &lt;br /&gt;Marco Camenisch ed il suo avvocato Bernard Rambert hanno buone ragioni per ritenere che ci sia una volontà politica di negare la liberazione condizionale, e l'ufficio esecuzione pene del Canton Zurigo glie l'ha confermato direttamente. L'argomento sarebbe quello già usato per respingere le domande di 'permesso' (libera uscita dal carcere, per alcune ore), e cioè che non si è mai pentito o distanziato dai suoi atti. &lt;br /&gt;Rimproverano a un detenuto politico di NON aver cambiato opinione.&lt;br /&gt;Non si è arreso, ha continuato a lottare, e quanto a coerenza, a uno che fa uno sciopero della fame a pochi giorni dalla possibile scarcerazione, tanto di cappello! E così comincia pure l'aggiornamento di Marco che potete leggere &lt;a href="http://feartosleep.blogspot.com/2012/01/marco-camenisch-sulla-sua-non.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt; o &lt;a href="http://www.rhi-sri.org/newsdetail.php?id=441&amp;amp;language=it" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Mumia Abu Jamal in isolamento&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://change-production.s3.amazonaws.com/photos/5/xq/mb/RIXQmbPvbZYfgbr-236x236-cropped.jpg?1326381427" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://change-production.s3.amazonaws.com/photos/5/xq/mb/RIXQmbPvbZYfgbr-236x236-cropped.jpg?1326381427" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;L'ex militante del Black Panther Party, dopo aver passato più di un quarto di secolo nel braccio della morte in Pennsylvania, è stato trasferito al "buco", l'isolamento del centro correzionale Mahanoy. Luce accesa 24 ore su 24, forte limitazione di visite e contatti telefonici, come di buste e di francobolli disponibili, privato di possibilità di radio, televisione e macchina da scrivere (ed è un giornalista), incatenato ogni volta che esce dalla cella, anche nella doccia. &lt;br /&gt;Tutto questo perché la sua condanna a morte è stata definitivamente commutata, il 7 dicembre 2011, in ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale.&lt;br /&gt;Per la conferenza stampa della sua difesa a Philadelphia il 26 gennaio 2012, l'obbiettivo di raggiungere almeno 5000 firme alla petizione che chiede che Mumia sia trasferito in una detenzione a regime ordinario (General Population), è stato raggiunto e superato. Ma è solo l'inizio della campagna.&lt;br /&gt;Potete leggere e firmare la petizione &lt;a href="http://www.change.org/petitions/transfer-and-assign-mumia-abu-jamal-to-general-population" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Questo è il sito di Mumia: &lt;a href="http://www.freemumia.com/"&gt;www.freemumia.com&lt;/a&gt;&lt;a href="http://www.freemumia.com/" target="_blank"&gt;http://www.freemumia.com&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono, questi, quattro casi, in cui il passato si ripercuote sul presente nella forma di una vendetta.&lt;br /&gt;Lo Stato procede con rabbia contro persone che non si sono piegate e non si vogliono piegare, come un domatore frustrato.&lt;br /&gt;Già, perché non conta davvero cosa queste persone abbiano fatto, se non per trovarvi strumenti di stigmatizzazione, conta che ancora oggi non siano sottomesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-2977568066395321381?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/2977568066395321381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2012/01/christa-e-sonja-e-mumia-e-marco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/2977568066395321381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/2977568066395321381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2012/01/christa-e-sonja-e-mumia-e-marco.html' title='Christa e Sonja e Mumia e Marco'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-WJg1-yFwfmw/TyJ_yDVnkrI/AAAAAAAAAS4/Xgn-oV3fvAc/s72-c/kundgebung14.1.12.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-6411421679748331982</id><published>2012-01-04T22:03:00.002+01:00</published><updated>2012-01-04T22:08:07.867+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svizzera'/><title type='text'>Squatters, Maya e Sans-papiers</title><content type='html'>&lt;b&gt;Memoria del futuro&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Cinque anni fa, il collettivo di squatters di &lt;a href="http://labiu.ch/home.html" target="_blank"&gt;LaBiu&lt;/a&gt;, che occupa case vuote a Bienne, nel Giura bernese, &lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BU0yl59pcsY/TwSNalNkU9I/AAAAAAAAASw/qRSKAYNTNvs/s1600/hotsquat+calender+2012+3.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="298" src="http://4.bp.blogspot.com/-BU0yl59pcsY/TwSNalNkU9I/AAAAAAAAASw/qRSKAYNTNvs/s400/hotsquat+calender+2012+3.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Hotsquat Calendar 2012 - 3&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;ha cominciato a produrre un calendario, come quelli che ormai se ne fanno a decinaia nel mondo, e che si vogliono 'sexy', chiamato 'Hotsquat'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il 2010 ne uscì un altro, sempre con fotografie di qualità e ispirato a dipinti celebri, mentre il filo conduttore di quello del 2011 erano le fiabe. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il calendario 2012 è stato realizzato in diverse case occupate europee, tra Bruxelles e appunto la Svizzera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni collettivo ha proposto tre temi sui quali ha poi lavorato in un altro squat, mettendosi spontaneamente in scena per il fotografo &lt;a href="http://www.antalthoma.ch/" target="_blank"&gt;Anthal Thoma&lt;/a&gt;. Immagini improvvisate sì, con un bel po' di ketchup, ma anche con una considerevole lavorazione. &lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://hotsquat.ch/2012/5.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="149" src="http://hotsquat.ch/2012/5.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;HS 2012-5 il bagno di Louis XIV&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Il 'making of' del calendario è apparso su youtube e si può &lt;a href="http://youtu.be/7MfwTLuOjpY" target="_blank"&gt;vedere qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un &lt;a href="http://youtu.be/qsfOjuq0F7E" target="_blank"&gt;altro piccolo video&lt;/a&gt; mostra la catena produzione dei 1500 esemplari il cui ricavato di vendita, una volta coperti i costi, sarà destinato ai sans-papiers -quei migranti ed esuli senza documenti che sopravvivono in condizioni di supersfruttamento e di paura-attraverso una scuola autonoma che offre loro dei corsi gratuiti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I temi del calendario Hotsquat 2012 sguazzano nell'apocalisse. &lt;br /&gt;Il calendario Maya, dicono, finisce nel 2012, ed anche questo calendario squatter sarà l'ultimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E siccome, dicono, il 21 dicembre 2012 finirà il mondo, eccoci a rappresentare disastri.&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://hotsquat.ch/2012/12.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="149" src="http://hotsquat.ch/2012/12.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://hotsquat.ch/2011/7.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="133" src="http://hotsquat.ch/2011/7.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;HS 2011-7 la leggenda di Guglielmo Tell&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Pare che però i Maya non profetizzassero affatto una fine del mondo di quelle aaaah urliamo strappiamoci i capelli e facciamo le orge, ma l'inizio di una nuova era di coscienza umana, ooooh pane amore e pummarola.&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://hotsquat.ch/2010/5.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://hotsquat.ch/2010/5.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;HS 2010-5 déjeuner sur l'herbe&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://hotsquat.ch/2010/8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="124" src="http://hotsquat.ch/2010/8.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;la nascita di Venere in uno squat&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Sarà l'età dell'Acquario, dicono i new age dagli anni '60, cantando appunto &lt;i&gt;Aquarius&lt;/i&gt; e gli altri pezzi di Hair.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma vedi mai che il prossimo futuro ci riservi una società senza sanspapiers, esuli, prigioni, sfruttamento, guerre e banche. &lt;a href="http://hotsquat.ch/2010/11.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="218" src="http://hotsquat.ch/2010/11.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il calendario segna il tempo storico, esprime la memoria del futuro, annunciando cosa dovrà accadere, e la trasforma progressivamente in memoria del passato, archiviando cosa è accaduto. &lt;br /&gt;Anche l'&lt;i&gt;ultimo&lt;/i&gt; calendario farà, inevitabilmente, lo stesso.&lt;br /&gt;L'unica cosa straordinaria è che annunci il proprio suicidio. &lt;br /&gt;Senza calendario, niente più giorni festivi.&lt;br /&gt;Ma nemmeno quelli lavorativi!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;[potete sfogliare i 4 calendari &lt;a href="http://hotsquat.ch/" target="_blank"&gt;qui su hotsquat.ch&lt;/a&gt;] &lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt; &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-6411421679748331982?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/6411421679748331982/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2012/01/squatters-maya-e-sans-papiers.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/6411421679748331982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/6411421679748331982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2012/01/squatters-maya-e-sans-papiers.html' title='Squatters, Maya e Sans-papiers'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BU0yl59pcsY/TwSNalNkU9I/AAAAAAAAASw/qRSKAYNTNvs/s72-c/hotsquat+calender+2012+3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-657982323988810854</id><published>2011-12-14T17:40:00.000+01:00</published><updated>2011-12-15T12:58:06.054+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>No all'incarcerazione di Christa Eckes!</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-msPoSkDlccg/TujNJ6LyGbI/AAAAAAAAASc/metT-pA9dr4/s1600/christaeckes.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="244" src="http://3.bp.blogspot.com/-msPoSkDlccg/TujNJ6LyGbI/AAAAAAAAASc/metT-pA9dr4/s640/christaeckes.jpg" width="580" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il 1. dicembre 2011 la Corte d'appello di Stoccarda (Oberlandsgericht Stuttgart) ha deciso che l'ex militante della Rote Armee Fraktion (RAF) Christa Eckes deve essere imprigionata per 6 mesi poiché si rifiuta di testimoniare.&lt;br /&gt;La 'Beugehaft' è la carcerazione coercitiva prevista dal codice tedesco per costringere un testimone a rivelare quanto di sua conoscenza. Christa è gravemente malata, in cura per leucemia, e questo ordine di carcerazione potrebbe essere la sua condanna a morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrive il blog dedicato &lt;a href="http://keinebeugehaft.blogsport.de/" target="_blank"&gt;keinebeugehaft&lt;/a&gt; :&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-y_Mq-UrwtVQ/TujHrE4yXrI/AAAAAAAAASU/iEqB_S0ODwE/s1600/rompilacatena.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="25" src="http://1.bp.blogspot.com/-y_Mq-UrwtVQ/TujHrE4yXrI/AAAAAAAAASU/iEqB_S0ODwE/s400/rompilacatena.gif" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;La nostra amica e compagna Christa Eckes deve andare in prigione perché la corte d'appello ha accolto la richiesta della Procura federale.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nell'agosto scorso è stata diagnosticata a Christa una leucemia linfatica acuta, e dall'inizio di settembre viene trattata con chemioterapia e radiazioni nella clinica dove è ricoverata e dove lotta per la propria vita.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Una incarcerazione interromperrebbe il trattamento, mettendo in serio pericolo la sua vita. La misura coercitiva che è stata ordinata la mette quindi in rischio coscientemente e cinicamente.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Dal 30 settembre 2010 è in corso a Stoccarda un processo di quelli con grande messinscena mediatica, contro Verena Becker, ex militante della RAF.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Oggetto della procedura è l'esecuzione nel 1977 del Procuratore generale federale Buback. Benché Christa fosse all'epoca dell'attentato già in carcere da anni, è stata, come altri ex militanti della RAF, convocata alla Corte federale di Karlsruhe come testimone in preparazione di questo processo.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Si è rifiutata di rilasciare dichiarazioni, e già su richiesta della Procura federale le appiopparono 6 mesi di 'Beugehaft', misura che venne però poi ritirata.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nel settembre 2011 è stata di nuovo convocata come testimone dalla corte d'appello di Stoccarda. Il certificato medico che precisava natura e gravità della malattia non ha trattenuto la Corte dall'ordinare un'interrogatorio forzato nei locali dell'ospedale. Christa era sottoposta proprio in quel momento ad una infusione di chemioterapia, ma malgrado l'esplicita ingiunzione del primario che l'interrogatorio non durasse in nessun caso più di 30 minuti, la procedura continuò per quasi un'ora.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Christa ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni, e la Corte d'appello ha ordinato, il primo dicembre, sei mesi di carcerazione. Prima dovrebbe comunque essere accertata la sua 'incarcerabilità'.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La decisione del tribunale è stata trasmessa per fax alla sala dell'ospedale, dove poteva essere letta da ogni passante. Il 9 dicembre le è stato notificato l'inizio della carcerazione coercitiva. Si deve presentare entro il 23 dicembre 2011 al centro medico di esecuzione pena di Hohenasperg presso Stoccarda. La sua incarcerabilità non è stata accertata.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Risulta assolutamente chiaro che in carcere Christa non potrà proseguire la terapia che le permette di sopravvivere -neanche in uno dei centri medici penitenziari, che più che curale, mettono le persone sotto pressione. E poi è molto importante per Christa, in questa situazione estrema, la vicinanza e lo scambio con le amiche, gli amici e la sua famigglia -l'essere circondata da persone che le fanno bene.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Il successo del suo trattamento è già comunque sul filo del rasoio, ed ora viene pure ad aggiungersi la minaccia della giustizia.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;(...)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Col processo contro Verena Becker la furia persecutiva della giustizia non arriva alla fine. Altre procedure contro ex militanti della RAF, già condannati, sono state avviate.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Ora bisogna attivarsi, Christa ha bisogno di voi tutti!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Siate rumorosi ed inventivi, protestate!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Esprimete la vostra indignazione!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Chiediamo la revoca immediata della carcerazione coercitiva!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Giù le mani da Christa!&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Conto di solidarietà&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;I costi finanziari per Christa possono crescere in modo enorme, poiché le spese giudiziarie, compreso il carcere, le verranno fatturate direttamente.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Förderverein für antifaschistische Kultur (Associazione di sostegno alla cultura antifascista)&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Konto Nr.222 664 15&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Banca: Sparkasse Karlsruhe, BLZ 660 501 01&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;IBAN: DE92660501010022266415&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;causale di versamento: Beugehaft&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-y_Mq-UrwtVQ/TujHrE4yXrI/AAAAAAAAASU/iEqB_S0ODwE/s1600/rompilacatena.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="20" src="http://1.bp.blogspot.com/-y_Mq-UrwtVQ/TujHrE4yXrI/AAAAAAAAASU/iEqB_S0ODwE/s320/rompilacatena.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;Aggiungiamo gli indirizzi per protestare direttamente presso la Corte d'appello di Stoccarda (OLG è per Oberlandsgericht):&lt;br /&gt;OLG 6. Strafsenat&lt;br /&gt;Richter Wieland&lt;br /&gt;Olgastr. 2&lt;br /&gt;70182 Stuttgart&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;per fax: +49 721 81083848&lt;br /&gt;per e-mail: poststelle@olgstuttgart.justiz.bwi.de&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi ultimi indirizzi sono tratti da un messaggio di informazione dell'11.12.2011 in cui si legge:&lt;br /&gt;&lt;blockquote class="tr_bq"&gt;Christa è in ospedale, gravemente malata. Da agosto è sottoposta a chemioterapia, con una probabilità di sopravvivere del 50%.&lt;br /&gt;In una condizione che normalmente fa rilasciare i detenuti perché non carcerabili, dovrebbe ora andare in prigione!&lt;br /&gt;Non si tratta tanto di ottenere che rilasci una qualche dichiarazione, quanto piuttosto di spezzare qualcuno che difende la propria storia e non collabora con i funzionari di Stato.&lt;br /&gt;Di tutti gli ex militanti della RAF convocati a questo processo, nessuno ha parlato. E nessuno ha per questo ricevuto una 'Beugehaft'.&lt;br /&gt;Il tribunale vuole finire prossimamente il processo e per la conclusione fa pressione su Christa, che sta tra la vita e la morte, per farla collaborare.&lt;br /&gt;Questa è l'esatta definizione di tortura.&lt;/blockquote&gt;&lt;b&gt;Parla o t'ingabbio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Tortura, vi pare una espressione troppo forte?&lt;br /&gt;E che ne dite della definizione della Beugehaft, l'incarcerazione del testimone renitente, data da un procuratore tedesco del 1989: si tratta di una… "misura educativa" (Erziehungsmassnahme)!&lt;br /&gt;Legalmente è una misura coercitiva che non pretende di educare al nazismo, è il cosiddetto 'arresto coercitivo' (Erzwingungshaft‭“‬) previsto dall'art. 70 del codice di procedura penale tedesco per chi rifiuta di testimoniare, senza disporre di un diritto a non testimoniare. Può durare al massimo sei mesi ed essere applicata una sola volta nella stessa procedura. &lt;br /&gt;L'arresto coercitivo viene usato soprattutto nei procedimenti per partecipazione ad associazione sovversiva o terroristica, come strumento per fomentare la desolidarizzazione dei militanti dei gruppi di sinistra. Lo riconobbe esplicitamente la Procura federale nel 1987 argomentando che occorreva 'rompere l'azione collettiva per mezzo della Beugehaft'. &lt;br /&gt;Resta che coercitivo significa 'che impone sulla volontà altrui, con l'uso della forza o del ricatto'.&lt;br /&gt;Le dichiarazioni così ottenute, che valore potranno mai avere? Il fine dichiarato è proprio mettere la persona nella condizione di dichiarare qualsiasi cosa pur di uscirne.&lt;br /&gt;E quale impalpabile differenza può distinguere quelle dichiarazioni coercitive da quelle ottenute mediante 'tortura'? L'unico aspetto mancante è la minaccia di morte, che, vera o presunta, sempre distingue la tortura. &lt;br /&gt;E qui siamo al caso di Christa Eckes, seriamente minacciata di morte dall'ordine di arresto coercitivo. No, non è 'troppo forte' parlare di tortura in questo caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella memoria degli episodi di uso politico del metodo dell'arresto per ottenere dichiarazioni, era rimasto forse solo quello, ma dall'altra parte dell'oceano, negli Stati Uniti, di Bernardine Dohrn.&lt;br /&gt;La dirigente dei Weather Underground uscì dalla clandestinità all'inizio degli anni '80, e le accuse principali contro di lei vennero ritirate perché l'FBI aveva passato ogni limite nel tentare di catturarla, così da invalidare gli atti. Venne però poi arrestata per rifiutarsi di collaborare nel caso di una violenta rapina ad un furgone blindato attuata dal Black Liberation Army (BLA) con l'appoggio di alcuni militanti che venivano dai Weathermen. Per &lt;i&gt;Comptent of Court&lt;/i&gt; venne imprigionata per sette mesi, dopodiché dovettero ammettere che non v'era alcuna possibilità che cambiasse idea e collaborasse, neanche tenendola per il massimo di 18 mesi, e, coprendola di insulti, la rilasciarono. La pena sarebbe passata da coercitiva a punitiva, dissero (&lt;a href="http://www.leagle.com/xmlResult.aspx?xmldoc=1983739560FSupp179_1700.xml&amp;amp;docbase=CSLWAR1-1950-1985" target="_blank"&gt;qui la sentenza&lt;/a&gt;). &lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Xr7Ue_eD57Y/TujNKTNfCRI/AAAAAAAAASg/yzIBm59NAUI/s1600/rotehilfe.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="174" src="http://4.bp.blogspot.com/-Xr7Ue_eD57Y/TujNKTNfCRI/AAAAAAAAASg/yzIBm59NAUI/s200/rotehilfe.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Appare insomma che l'uso politico di questa misura, in sé piuttosto barbara, abbia soprattutto il senso di vendetta impotente, del 'ti faccio comunque pagare qualcosa, sporco sovversivo'.&lt;br /&gt;Nel contesto tedesco attuale, è difficile dare un senso diverso a quanto accade. Attorno al processo contro Verena Becker, pieno di ambiguità e segreti mantenuti, come quello della sua collaborazione con l'organismo di difesa della Costituzione (servizio segreto antiterrorista), ci sono stati numerose richieste di arresto coercitivo.&lt;br /&gt;Il processo nasce dall'insistenza del figlio del procuratore Siegfried Buback nel voler identificare con precisione i ruoli dei militanti che parteciparono all'azione del 'Kommando Ulrike Meinhof' della RAF. In effetti i fatti furono già giudicati, gli autori condannati e le lunghe pene interamente eseguite, ma Buback junior vuole sapere esattamente chi sedeva davanti e dietro sulla moto usata per l'attentato.&lt;br /&gt;Il processo va avanti con testimonianze improbabili (come il giornalista che riferisce che il suo amico dell'antiterrorismo, ormai deceduto, gli aveva detto dopo i fatti chi era stato) e sembra svolgere soprattutto un ruolo mediatico e politico e, anche se non raggiunge le vette di misteriologia che si conoscono in Italia, tende a riattizzare una campagna d'odio che copra la memoria storica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I militanti della RAF hanno assunto collettivamente, fino allo scioglimento dell'organizzazione, le responsabilità delle azioni, senza mai fare dichiarazioni testimoniali davanti ai magistrati, e questo l'hanno pagato molto duramente, con pene lunghissime, isolamento totale nei bracci della morte, massacranti scioperi della fame, e molti di loro (almeno 9 della RAF) non sono usciti vivi di galera. &lt;br /&gt;Che poi i processi abbiano attribuito colpe singole a persone che non avevano compiuto il singolo atto, è noto a tutti ed è anche giusto ricordarlo -sono contraddizioni del sistema. Altra cosa è invece dire, hanno condannato tizio per quella cosa, che invece l'ha fatta caio. &lt;br /&gt;Gli ex della RAF non sono caduti in questa trappola, avevano rifiutato di testimoniare ai tempi, ed in prigione, e continuano a farlo ora, da liberi.&lt;br /&gt;Sicché sono intervenute dal marzo 2011 almeno 11 richieste di Beugehaft contro di loro; si tratta di Günter Sonnenberg, Stefan Wisniewski, Rolf Heißler, Adelheid Schulz, Waltraut Liewald, Knut Folkerts, Brigitte Mohnhaupt, Sieglinde Hofmann, Rolf Clemens Wagner, Irmgard Möller, Siegfried Haag, vedi il sito dedicato dal Soccorso rosso: &lt;a href="http://beugehaft.blogsport.de/" target="_blank"&gt;beugehaft&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;I difensori hanno però fatto valere che avevano un diritto legittimo a non deporre, col rischio di testimoniare contro se stessi.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Perché allora questo diritto non vale per Christa Eckes? &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Qui siamo ad un paradosso. Come s'è detto sopra, Christa a momento dell'attentato Buback (aprile 1977) era in carcere. Era stata arrestata nel 1974 (la foto sopra illustra bene il modo in cui i 'mostri' rivoluzionari arrestati venivano presentati alla stampa, tirandoli per i capelli se recalcitravano) e fu condannata a 7 anni per l'attacco ad una banca, nel settembre 1977, in pieno sequestro Schleyer. Scarcerata nel 1981, venne di nuovo arrestata nel 1984.&lt;br /&gt;Che diavolo potrebbe dunque sapere e testimoniare su un'azione clandestina esterna? Non si sa e non importa, ciò che conta è che siccome non era libera e non può aver partecipato all'azione, non rischia di autoincriminarsi e quindi deve testimoniare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La magistratura germanica delle condizioni di salute dei 'terroristi comunisti' incarcerati se n'è sempre fottuta allegramente. Recentemente s'è vista l'estradizione di Christian Gauger, affetto da amnesia totale a seguito di grave crisi cardiaca (vedi &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://baruda.net/?sonja" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;), mentre ai tempi Günter Sonnenberg venne processato, condannato all'ergastolo e messo in isolamento pur essendo incapace di parlare, intendere e ricordare perché colpito da un proiettile in testa, e malgrado le dure proteste dei medici.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-IvyP9H2_47Y/TYIBXbQySZI/AAAAAAAAAcs/BE8uxQmG7T4/s400/kapuzenpulli.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="309" src="http://4.bp.blogspot.com/-IvyP9H2_47Y/TYIBXbQySZI/AAAAAAAAAcs/BE8uxQmG7T4/s320/kapuzenpulli.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Christian però è stato recentemente scarcerato, e nel caso ancor più grave di Christa Eckes si deve far di tutto per riportare a un minimo di ragionevolezza i magistrati, che possono ancora accogliere il ricorso del suo avvocato e attestare la sua incompatibilità col carcere.&lt;br /&gt;Perciò vale la pena scrivere e protestare agli indirizzi dati sopra, non importa in che lingua, si tratta di far sentire che c'è presenza ed attenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E per andare indietro con la memoria: il procuratore federale Siegfried Buback era stato membro del partito nazista. &lt;br /&gt;L'ex militante Stefan Wisniewski s'è presentato ad un'udienza con una scritta sulla maglietta: 'seguite la traccia - 8179469'.&lt;br /&gt;Era il numero della tessera di Buback, che come tanti alti funzionari e dirigenti del regime hitleriano ha continuato la carriera nel regime democratico.&lt;br /&gt;Ai tempi dell'epurazione vennero protetti, vi fu uno zelo esattamente contrario a quello applicato a Christa ed ai militanti di sinistra oggi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-657982323988810854?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/657982323988810854/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/12/no-allincarcerazione-di-christa-eckes.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/657982323988810854'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/657982323988810854'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/12/no-allincarcerazione-di-christa-eckes.html' title='No all&apos;incarcerazione di Christa Eckes!'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-msPoSkDlccg/TujNJ6LyGbI/AAAAAAAAASc/metT-pA9dr4/s72-c/christaeckes.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-893610320039098291</id><published>2011-10-04T22:38:00.000+02:00</published><updated>2011-10-04T22:38:31.443+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cuba'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esilio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Venezuela'/><title type='text'>Esilio, fuga e naufragio</title><content type='html'>&lt;b&gt;&amp;nbsp; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Tre guerriglieri in barca&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il 30 agosto 2011 il 'Silver Cloud', un veliero di 10 metri, va alla deriva per un'avaria meccanica e si incaglia davanti alla costa venezuelana di Los Roques. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-A4j8yNxNs2Q/Tospmz-RJkI/AAAAAAAAASI/wHbNcnc2btI/s1600/3guerriglieriinbarca.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="168" src="http://2.bp.blogspot.com/-A4j8yNxNs2Q/Tospmz-RJkI/AAAAAAAAASI/wHbNcnc2btI/s200/3guerriglieriinbarca.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Le autorità locali giunte in soccorso, dopo aver scoperto che tre dei naufraghi sono dei baschi, militanti dell'ETA politico-militare (ETA-pm), li arrestano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa la prima versione dei fatti diffusa dai media; si capirà in seguito che i guardacoste avevano intercettato il Silver Cloud, partito un mese prima da Cuba, e che i servizi di sicurezza spagnoli erano al corrente della fuga. La ministra degli esteri spagnola, Trinidad Jiménez, &lt;a href="http://noticias.eluniversal.com/2011/09/03/espaa-destaca-ayuda-de-cuba-en-detencion-de-etarras-en-el-pais.shtml"&gt;sottolineerà la cooperazione tra Madrid e l'Avana&lt;/a&gt; nel controllo dei membri dell'ETA a Cuba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché i tre baschi, Elena Barcena Argüelles, Francisco Javier Pérez Lekue e José Ignacio Etxarte Urbieta, erano in esilio a Cuba, ed avevano deciso di abbandonare l'isola che li ospitava da oltre 20 anni. Isola che due di loro, Elena Barcena e Ignacio Extarte, avevano raggiunto dopo una picaresca fuga per mare cominciata a Capo Verde il 20 giugno 1987 e durata circa quattro mesi, nel corso della quale gliene successero di tutti i colori: andarono sul serio alla deriva, rimasero senza gas per cucinare perché s'eran fatti truffare comprando bombole vuote, rischiarono di essere speronati da una nave passeggeri, rimasero 15 giorni senza cibo, finendo per essere ospedalizzati una volta sbarcati all'Avana. Nell'arcipelago africano (Cabo Verde è nell'Atlantico davanti al Senegal) erano stati deportati due anni prima, e avevano cercato migliori condizioni d'esilio fuggendo quella prima volta per mare verso la patria della rivoluzione caraibica.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Le autorità cubane però, nei molti anni trascorsi da allora, non erano riuscite a regolarizzarli, malgrado le richieste. Dopo aver scritto, inutilmente, al Partito Comunista Cubano (PCC), nel febbraio 2011 si decisero a diffondere una lettera aperta, indirizzata al popolo basco, con la quale rendevano pubblica la loro situazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettera non ricevette attenzione, e fu pubblicata solo in maggio dal quotidiano spagnolo el Paìs, accompagnato da &lt;a href="http://www.elpais.com/articulo/reportajes/Cuba/corta/salida/ETA/elpepusocdmg/20110515elpdmgrep_6/Tes#despiece1"&gt;un articolo&lt;/a&gt; che si rallegrava di come "la luna di miele tra castrismo ed ETA-Batasuna" fosse giunta al tramonto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella lettera, ricordano di essere giunti a Cuba come rifugiati politici oltre vent'anni prima, e di essere stati accolti con la garanzia che sarebbero stati trattati come i militanti baschi deportati da Panama nel 1984. E cioè che avrebbero potuto abbandonare il paese in qualsiasi momento, la sola clausola esplicita essendo 'chi se ne va, non torna qui'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccontano come nei primi anni la cosa funzionò per chi voleva partire, e che però gli ostacoli aumentarono col tempo, fino a trasformarsi in una proibizione, prima di fatto, poi affermata apertamente. "Con questo atteggiamento Cuba si è trasformata da paese di accoglienza a carcere, almeno per quelli che desiderano abbandonarla"; parole forti, ribadite nelle conclusioni:&lt;br /&gt;"Per tutto questo: &lt;br /&gt;-Vogliamo rendere pubblico il nostro rifiuto dell'attitudine delle autorità di questo paese, che ci condanna di fatto all'ergastolo, per giunta in un quadro di incertezza giuridica assoluta. &lt;br /&gt;-Esigiamo il rispetto degli accordi del 1984, accettati da entrambe le parti al momento del nostro arrivo sull'isola, e derogati in modo unilaterale, senza nemmeno informarci."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il testo originale è qui sotto (cliccare per estendere il testo):&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0010')"&gt;Carta de protesta de refugiados etarras en Cuba, 8.2.11  [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0010"&gt; Ciudad de La Habana, 8 de febrero de 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al pueblo de Euskal Herria:&lt;br /&gt;Somos dos refugiados políticos vascos que llegamos a Cuba hace ya más de veinte años; aunque llegamos en momentos diferentes, en ambos casos las autoridades de este país nos informaron de que aceptaban nuestra estancia en las mismas condiciones que las acordadas con los primeros deportados procedentes de Panamá en el año 1984. Dentro de esos acuerdos quedaba claro que podíamos abandonar el país cuando deseáramos, eso sí, con la cláusula explícita de que el que se iba no volvía.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si bien durante los primeros años Cuba cumplió lo acordado y de hecho varios refugiados fueron abandonando el país, cada vez fueron poniendo más trabas a las salidas, hasta que llegó el momento en que las prohibieron, primero en la práctica y más tarde diciéndolo abiertamente. Con esa actitud han pasado de ser un país de acogida a carceleros, al menos para aquellos que deseamos abandonar esta isla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La única opción que han dejado abierta es acudir a la embajada española y confiar en que allí se dignen a conceder un pasaporte, modo de salida que no tiene nada que ver con los acuerdos que en su día aceptamos las dos partes y que además en nuestro caso se vuelve imposible por no habernos concedido a uno de nosotros papeles a nuestro nombre, obligándolo a permanecer completamente indocumentado, al negarse a vivir con documentación falsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Por todo ello:&lt;br /&gt;-Queremos hacer público nuestro rechazo hacia la actitud de las autoridades de este país, que nos condena de facto a cadena perpetua, en un marco además de absoluta inseguridad jurídica.&lt;br /&gt;-Exigimos el cumplimiento de los acuerdos de 1984, aceptados por ambas partes a nuestra llegada a la isla y derogados unilateralmente y sin siquiera informarnos en su momento de ello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Elena Bárcena Argüelles&lt;br /&gt;Javier Pérez Lekue &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Armati di carta e penna&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La sola risposta pubblica, pur senza grande diffusione, venne pochi giorni dopo dal 'Collettivo dei rifugiati baschi a Cuba', con un comunicato pubblicato su &lt;a href="http://www.cubainformacion.tv/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=24617:comunicado-de-refugiados-vascos-en-venezuela-sobre-incidente-con-cuba&amp;amp;catid=63&amp;amp;Itemid=200077"&gt;cubainformacion.tv&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.latimes.com/media/photo/2010-01/51927696.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://www.latimes.com/media/photo/2010-01/51927696.jpg" width="197" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il testo ricorda che gli accordi sottoscritti dai governi di Francia, Spagna, Panama e Cuba nel 1984 prevedevano che i militanti baschi potessero accedere all'asilo cubano volontariamente, con una domanda scritta, e che dovevano venire muniti di un passaporto legale; gli esuli baschi sarebbero potuti restare tutto il tempo che desideravano, impegnandosi a non realizzare attività politico-militari contro la Spagna o altri paesi, ed a rispettare le leggi cubane.&lt;br /&gt;I passaporti, ricorda, erano quelli emessi dall'ONU (in base alla Convenzione di Ginevra del 1951) e spediti a Panama, e dicevano: "non autorizzato a entrare a Panama e in Spagna". Per il rinnovo, i passaporti venivano inviati a Panama via Costa Rica, fino a che la 'invasione yankee' del 1989 non rese la cosa impossibile. E qui c'è una singolare precisazione: "Negli accordi del 1984 non c'era alcun impegno cubano su 'uscite operative'; non ci fu con noi in nessun momento alcun accordo su temi clandestini". È un fatto che di uscite e passaporti 'operativi' non v'è cenno nella lettera aperta, mentre è esplicita l'allusione dell'articolo del Paìs, che parla del rifiuto dei cubani di dare dei "documenti falsi operativi che permettono di andare in Francia o altrove". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui il testo originale (cliccare per estendere il testo):&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0011')"&gt;Comunicado del 17 de mayo de 2011 del colectivo de refugiados vascos en Cuba  [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0011"&gt; A los pueblos de Cuba y Euskal Herria&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presente comunicación viene obligada por las informaciones y acusaciones vertidas contra Cuba en carta abierta del 8 de febrero por Elena Barcena y Javier Pérez a través de la prensa sensacionalista de España (El País 15-05-11).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1.- Los acuerdos suscritos entre el gobierno de Francia, España, Panamá y Cuba que en 1984 condujeron a la llegada voluntaria de los primeros deportados Vascos a cuba desde Panamá fueron:&lt;br /&gt;a) Acogerse al asilo cubano de manera voluntaria, con carta de petición, y por espacio mínimo de seis meses.&lt;br /&gt;b) Para entrar en cuba debíamos portar un pasaporte legal-oficial, que nos permitiera viajar en ese momento y posteriormente, si deseábamos partir de Cuba a otro país. El pasaporte nos fue expedido por la ONU en panamá según convenio de Ginebra de 1951. El pasaporte dice “No esta autorizado para regresar a Panamá y a España.”&lt;br /&gt;c) Podíamos permanecer en cuba el tiempo que deseáramos, trabajando, estudiando, con entera libertad y podíamos irnos del país cuando quisiéramos, de ahí la exigencia cubana del documento de viaje legal para entrar en Cuba. Si salíamos del país no podíamos retornar por razones obvias.&lt;br /&gt;d) Nos comprometemos a no realizar actividades político-militares contra España ni otro país, desde cuba y a ser respetuosos con las leyes cubanas.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2.- El pasaporte de la ONU, se enviaba vía Costa Rica a renovar a Panamá, hasta que la invasión yankee de 1989 lo dificulto y no se pudo renovar posteriormente.&lt;br /&gt;En los acuerdos de 1984, no existió ningún compromiso cubano sobre “salidas operativas”; no hubo en ningún momento ningún compromiso sobre temas clandestinos con nosotros.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3.- Las autoridades cubanas nos han tratado durante estos 27 años, tanto a nosotros como a familiares y amigos con todo respeto. En ningún otro lugar del mundo ha tenido el refugiado político vasco el respeto y la consideración que ha tenido en este país, tanto por las autoridades como por parte del pueblo cubano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esto hizo, que por razones humanitarias, razones de tipo medico o consideraciones de vidas en peligro, y siempre de manera voluntaria, Cuba acogiera en los años 80 a algunos deportados más entre los que se encuentran los dos firmantes de la intoxicadora y tendenciosa carta que J.L.B. filtro al diario el País de España.&lt;br /&gt;Durante casi tres décadas los deportados políticos vascos, hemos podido rehacer nuestras vidas y nunca hemos roto con el espíritu de aquellos acuerdos.&lt;br /&gt;Hemos sido respetuosos con los principios y las leyes de la revolución Cubana, cuidando mucho y respetando las normas internacionales que el estado cubano debe mantener.&lt;br /&gt;La revolución Cubana, ha demostrado siempre compresión solidaria internacionalista con todos los pueblos que, como el nuestro, trabajan y luchan por la libertad en un mundo mejor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COLECTIVO DE REFUGIADOS VASCOS EN CUBA (17-05-11).&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Poi la partenza in segreto, e l'arrivo in Venezuela, direttamente in prigione. &lt;br /&gt;Rapidamente, i tre baschi vengono riconsegnati dai venezuelani alle autorità cubane, il 5 settembre. Dicono che non è una deportazione, si trattava di un 'ingresso illegale' (toh?) e sono stati respinti.&lt;br /&gt;E qui, l'intervento del collettivo dei rifugiati baschi in Venezuela, che emette un suo comunicato già il 4 settembre. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa dice? poco o niente,  poiché disdegnano di entrare nel merito dell'incidente affermando che la posizione dell'insieme dei rifugiati e deportati baschi risulta abbastanza chiaramente dal comunicato del collettivo degli etarras a Cuba (quello di maggio, riportato sopra). &lt;br /&gt;A che pro allora un comunicato? Perché "vogliamo", affermano, "mostrare il nostro profondo rispetto verso i governi rivoluzionari di Cuba e Venezuela". Mostrando cioè di non voler aver niente a che fare con gli esuli che hanno osato protestare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui l'originale (cliccare per estendere il testo):&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0012')"&gt;Comunicado del colectivo de refugiad@s y deportad@s polític@s vasc@s en Venezuela  [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0012"&gt;Venezuelako euskal errefuxiatu eta deportatuen kolektiboaren adierazpena:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desde hace aproximadamente dos años las campañas mediáticas lanzadas por los medios de comunicación españoles contra Venezuela se han convertido ya en rutina y así en los últimos meses publicaciones aparecidas en El Mundo o Interviú han sido las encargadas de mantener la llama de la basura mediática española.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;De igual manera ha sido notable el incremento de policías españoles en labores de seguimiento a ciudadanos vascos, en algunas ocasiones acompañados de "supuestos" policías venezolanos, lo que nos hace pensar que estas campañas lejos de ser un acto atribuible a unos medios de comunicación determinados, forma parte de una doble estrategia del gobierno español: Por un lado sumarse a la campaña de la derecha mediática contra Venezuela y por otro tratar de amilanar a los refugiados vascos en Venezuela y a su entorno de familiares y amigos. No lograran ni lo uno ni lo otro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En los últimos días y a raíz de un incidente en el que se vieron involucrados tres ciudadanos vascos que residían en Cuba, diversos medios españoles intentaron, desde sus columnas y artículos relanzar esta campaña, intentando una vez más de la manera más burda y sucia, manipular y sacar “tajada mediática” de un lamentable incidente que tuvo como desenlace las costas venezolanas.&lt;br /&gt;Sobre el incidente en si no vamos a caer en el juego de la canalla política y mediática española, la posición del conjunto de refugiados y deportados vascos queda suficientemente clara en el comunicado realizado el pasado mes de mayo por el Colectivo de Refugiados Políticos Vascos en Cuba dirigido a los pueblos de Cuba y Euskal Herria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sí queremos, desde estas líneas, mostrar nuestro profundo respeto hacia los gobiernos revolucionarios de Cuba y Venezuela y nuestra solidaridad y admiración hacia ambos pueblos, ejemplos claros de resistencia y dignidad.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pakito Arriaran, militante revolucionario vasco que vivió en Venezuela y falleció asesinado en las selvas de el Salvador mientras combatía junto al FMLN manifestó en una de sus últimas cartas, al igual que el Che, “Tengo dos pueblos para amar y un mundo por el que luchar”, hoy desde el centro de la América revolucionaria nosotros podemos decir con toda claridad y firmeza: Tenemos tres pueblos para amar y por los que luchar: Venezuela, Cuba y Euskal Herria.&lt;br /&gt;¡VIVA LA SOLIDARIDAD INTERNACIONALISTA DE LOS PUEBLOS!&lt;br /&gt;JO TA KE INDEPENDENTZIA ETA SOZIALISMOA LORTU ARTE!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;República Bolivariana de Venezuela, 04 Septiembre 2011 &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;A questo vuoto comunicato almeno una reazione c'è stata: su &lt;a href="http://www.eldiariointernacional.com/spip.php?article3202"&gt;el Diario Internacional&lt;/a&gt;  (ripreso da &lt;a href="http://euskalherriasozialista.blogspot.com/2011/09/ridiculo-del-colectivo-vasco-en.html"&gt;Euskal Herria sozialista&lt;/a&gt;) Luis Arces Borja ricorda che il giudice spagnolo Velasco considera i naufraghi come gli elementi di collegamento tra l'ETA e le FARC colombiane,  ed elenca i numerosi e diversi casi in cui il governo Chavez ha consegnato militanti della sinistra, armata e non, alla polizia segreta colombiana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo, in aprile, quello del giornalista Joaquín Pérez Becerra, che viveva in Svezia ed era direttore dell'Agencia de Noticias Nueva Colombia (ANNCOL), arrestato e offerto agli sbirri colombiani, caso aveva sollevato un certo scandalo e fatto perdere parecchie simpatie internazionali a Chavez. &lt;br /&gt;In un tale contesto, scrive Borja, "risulta ridicolo e convenzionale che il 'collettivo dei rifugiati politici baschi in Venezuela' invece di difendere i baschi arrestati si genufletta ai piedi del governo venezuelano." "Il comunicato pubblicato su diversi media (…) è contrario alla più elementare solidarietà internazionalista".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul 'naufragio' dei baschi, a parte qualche beffeggio del tipo 'neanche più i terroristi sopportano il regime di Castro', non v'è stata grande eco di stampa. &lt;br /&gt;L'unico articolo apparso come editoriale era uscito ben prima su El Nuevo Herald, giornale conservatore di Miami (USA) che nell'edizione del 31.5.2011, dopo la pubblicazione della lettera degli etarras (e prima della loro fuga),  aveva pubblicato un commento ("&lt;a href="http://www.elnuevoherald.com/2011/05/31/952269/jorge-masetti-eta-hasta-cuba-se.html#storylink=rss"&gt;ETA, hasta Cuba se desmarca&lt;/a&gt;") in cui, richiamando l'esito elettorale ottenuto nelle municipali spagnole dalla sinistra abertzale e dei suoi alleati della 'Bildu' che indicherebbe una vittoria, nella base politica dell'ETA, della opzione 'democratica', si afferma che l'organizzazione separatista basca sarebbe ormai isolata e sconfitta e che dovrebbe dichiarare la propria dissoluzione e ritirata definitiva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'autore sostiene che 'non è un caso' in quel contesto di isolamento e sconfitta, che il governo di Raul Castro, "mostrando realismo politico", abbia "tagliato l'appoggio operativo che permetteva ai militanti della banda, rifugiatisi a Cuba, di spostarsi fino in Spagna, Francia o altri paesi."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una bizzarra interpretazione, che non sembra basata sui fatti: che i rifugiati rivendicassero pubblicamente dei documenti operativi (falsi, per passare all'azione) non solo non risulta, ma appare anche decisamente improbabile, dopo 22 o addirittura 27 anni di esilio! &lt;br /&gt;Del resto, da una lettura attenta del comunicato del collettivo rifugiati baschi a Cuba (quelli che rispondono alla lettera dei loro compagni qualificandola di "intoxicadora y tendenziosa") traspare chiaramente che dagli anni '90 in poi i baschi sull'isola non abbiano più ricevuto documenti in ordine (quasi non vi fossero altre vie che Costa-Rica/Panama per i passaporti dell'ONU). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza dire che lo stesso comunicato ricorda che si sono impegnati a non svolgere azioni politico-militari contro la Spagna o altri paesi. (O ancora, si potrebbe segnalare il dispaccio, un formulario standard sulla sicurezza rispetto a manifestazioni e terrorismo, indirizzato dai rappresentanti diplomatici USA a CIA ed FBI e intercettato da &lt;a href="http://www.cablegatesearch.net/cable.php?id=09HAVANA132"&gt;Wikileaks&lt;/a&gt; che fa stato della presenza di membri dell'ETA a Cuba, affermando l'improbabilità che possano svolgere attività operative.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Padre eroe, figlio pentito&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione si trova nella storia dell'autore del commento, Jorge Masetti. Questi è il figlio di Jorge Ricardo Masetti, una figura molto conosciuta a Cuba e non solo. Giornalista argentino, andò a Cuba, nella Sierra Maestra, ad intervistare Fidel Castro quando questi con i suoi barbudos aveva cominciato la guerriglia. Una volta cacciato il dittatore Batista, rimase all'Avana, e fondò la prestigiosa agenzia di stampa Prensa Latina.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-6tqWg9P0RKA/TotntLAkX4I/AAAAAAAAASQ/oDCp-Y0YnIY/s1600/JorgeMasettiCheGuevara.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-6tqWg9P0RKA/TotntLAkX4I/AAAAAAAAASQ/oDCp-Y0YnIY/s200/JorgeMasettiCheGuevara.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Fu poi probabilmente uno dei primi a viaggiare nella nuova Algeria indipendente di Ahmed Ben Bella e Houari Boumedienne, che gli offrirono sostegno al suo progetto di 'fuoco guerrigliero' in Argentina. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha 34 anni quando penetra in Argentina, nel settembre 1963, al comando dell'Ejército Guerrillero del Pueblo (EGP) installando il campo della sua trentina di uomini nella regione di Salta, e cominciando i preparativi all'azione. Ma già nell'aprile 1964 è la disfatta, e da allora le notizie del 'comandante Segundo' (il suo nome di battaglia, il comandante primero era Ernesto Che Guevara) sono scomparse col suo corpo, nella selva di Salta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jorge Masetti, suo figlio omonimo, che all'epoca aveva nove anni, visse a Cuba, con gli onori dovuti all'orfano di un eroe. Più tardi, nei primi anni '70, andrà in Argentina unendosi al PRT-ERP (Partido Revolucionario de los Trabajadores-Ejército Revolucionario del Pueblo, allora legato alla 4a Internazionale), e ritornerà presto a L'Avana per essere addestrato ed inquadrato dai servizi speciali. Poi raggiungerà la maggior parte dei militanti superstiti, in esilio in Europa. &lt;br /&gt;Un esilio che considerava un ripiegamento tattico, per rientrare a combattere (si diceva 'soldato in transito' quando era in Italia), e dove invece avanzava una discussione politica sull'abbandono dell'azione armata come principale forma di lotta, che portò alla scissione. &lt;br /&gt;Jorge Masetti figlio, propose al suo gruppo di "far fuori Luis Mattini per farla finita con la sua influenza riformista" -così lo ricorda il diretto interessato, che fu l'ultimo segretario del PRT-ERP. &lt;br /&gt;Nessuno dei due gruppi rientrò in Argentina, Masetti si unì a quelli che andarono a combattere con i sandinisti in Nicaragua. Forse lì mise in pratica i metodi omicidi per risolvere i contrasti politici, fatto sta che strinse rapporti in particolare con Tony de la Guardia, colonnello del Minint cubano (il Ministero degli interni, non delle Forze armate), per il quale agì in diversi paesi; rientrato a Cuba, ne sposò la figlia Ileana, continuando la sua attività ben inserito nella nomenklatura del paese, fino a che Tony de la Guardia, suo fratello gemello Patricio ed il generale Ochoa (celebre comandante delle truppe cubane in Angola) non vennero arrestati e processati per traffico di droga. &lt;br /&gt;Il processo sommario si concluse con la condanna a morte e l'esecuzione di Ochoa e di Tony de la Guardia, motivo che spinse Jorge Masetti figlio ad espatriare con la moglie, dopo aver atteso il momento opportuno. E fuori, passò dall'altra parte, con il ricco capitale di informazioni che aveva accumulato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Conoscendo questo profilo, si può capire come certe affermazioni nel suo articolo riflettano una prospettiva che in fin dei conti non è cambiata con la defezione dell'agente cubano: il passare dall'altra parte ha invertito solo gli avversari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua carriera, Masetti figlio non ha conosciuto la la tortura, gli anni di galera e di esilio, e la sua motivazione era piuttosto l'estetica dell'azione, com'egli stesso dice. Non ha la minima idea di cosa possa significare per un rifugiato il vivere senza documenti per decenni, in una condizione di perenne incertezza, di come l'essere ridotti ad una non-persona possa provocare crisi profonde e financo esiti drammatici come il suicidio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel commento sulla lettera di protesta dei baschi, sostiene che essi chiedevano "documenti falsi, forniti fino a poco fa dal governo cubano, per poter continuare le loro azioni delittuose senza essere reperiti dalle autorità in Europa". La protesta dei baschi era invece precisamente orientata al fatto di non aver ottenuto documenti "col nostro nome", quindi tutt'altro che falsi per operare in clandestinità, in particolare per uno di loro (che ovviamente non è indicato per nome) che si è visto così obbligato a vivere "completamente senza documenti, rifiutandosi egli di ricorrere a documenti falsi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Masetti figlio spera che questa sia "la fine dell'amalgama, fatto dal castrismo, fra terrorismo e movimenti di liberazione nazionale. Includere l'ETA tra questi ultimi è servito solo a squalificarli." Chissà in quale categoria metterebbe le organizzazioni di lotta armata con cui egli ha operativamente collaborato, a cominciare dal PRT-ERP in Argentina e dal Fronte sandinista in Nicaragua? Ma in fondo questo non ha alcuna importanza, il punto è che ogni definizione di terrorismo corrisponde ad un interesse preciso (terroristi, sono sempre gli altri), e quella cui allude Masetti figlio è la classificazione degli Stati Uniti, che conducono una campagna contro Cuba come paese ospite di terroristi proprio per la presenza dei rifugiati baschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ex agente segreto cubano ama pensarsi e presentarsi come 'libertario', perlomeno in certi contesti (non quando scrive per il Miami Herald), e gli è così accaduto di farsi sputazzare da una parte consistente di militanti (molti latinoamericani) della Centrale Anarcosindacalista Svedese (SAC) nel 2004. Che qualche buona ragione potessero averla in memoria, lo si può facilmente intuire. Si veda in proposito questo articolo su &lt;a href="http://www.kaosenlared.net/noticia/propaganda-anti-cubana-washington-disfrazada-anarquista-pro-derechos-h"&gt;Kaosenlared.net&lt;/a&gt; che, al di là della foga con cui, nella peggiore tradizione della sinistra, si può dare dell'agente della CIA quasi a chiunque, offre un corposo rimando a fonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.kaosenlared.net/img2/197/197713_imagesCAIUMYN7.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="256" src="http://www.kaosenlared.net/img2/197/197713_imagesCAIUMYN7.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Scriveva infine Masetti figlio che gli etarras non avevano che da andare all'ambasciata spagnola a Cuba, le loro condanne essendo in prescrizione. Eppure, il 15 settembre si legge su &lt;a href="http://www.el-nacional.com/noticia/1056/16/Espa%C3%B1a-pide-a-Cuba-la-extradici%C3%B3n-de-un-miembro-de-ETA.html"&gt;El Nacional&lt;/a&gt;: "La Spagna chiede a Cuba l'estradizione di José Ignacio Etxarte Urbieta", il terzo dei guerriglieri naufraghi. Via ambasciata spagnola, ovviamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-893610320039098291?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/893610320039098291/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/10/esilio-fuga-e-naufragio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/893610320039098291'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/893610320039098291'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/10/esilio-fuga-e-naufragio.html' title='Esilio, fuga e naufragio'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-A4j8yNxNs2Q/Tospmz-RJkI/AAAAAAAAASI/wHbNcnc2btI/s72-c/3guerriglieriinbarca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-3914502199857338685</id><published>2011-09-07T23:02:00.002+02:00</published><updated>2012-01-04T22:06:01.565+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Siria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><title type='text'>Nomen ignomen</title><content type='html'>I dittatori al tramonto dopo la cosiddetta 'primavera araba', condividono almeno un paradosso, quello dei loro nomi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assad, si chiama il macellaio di Siria, cioè "il leone". Ma è un leone che sbrana il proprio popolo, i propri figli. &lt;br /&gt;Così lo rappresenta anche la vignetta di &lt;a href="http://mahjoob.com/en/archives/view.php?cartoonid=3416&amp;amp;Y=2011&amp;amp;M=04"&gt;Mahjoob&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-BZ7d1rQVtuc/TmfFbKrECoI/AAAAAAAAARo/s4sOqGbItNM/s1600/assad+lions+club.jpg" imageanchor="1"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/-BZ7d1rQVtuc/TmfFbKrECoI/AAAAAAAAARo/s4sOqGbItNM/s400/assad+lions+club.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Gheddafi, lui si chiama Muammar: in arabo "il costruttore".&lt;br /&gt;Ha distrutto la Libia e fino all'ultimo annuncia nuovi disastri, la volontà di lasciare solo terra bruciata al nemico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Yemen, l'uomo al comando che ha diffuso la corruzione si chiama Saleh.&lt;br /&gt;Che significa… "il riformatore"!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-dW_ZVjKyxTE/TmfG2SgUM3I/AAAAAAAAARs/vv3cNm9QmSI/s1600/reza+saddam+e+mubarak.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-dW_ZVjKyxTE/TmfG2SgUM3I/AAAAAAAAARs/vv3cNm9QmSI/s200/reza+saddam+e+mubarak.jpg" width="132" /&gt;&lt;/a&gt;E il dittatore della Tunisia, lui portava il dolce nome di Zine, che nella lingua del profeta vuol dire "il bello", "il gentile".&lt;br /&gt;Una bontà che è oggi superfluo commentare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine quello che ha saccheggiato le ricchezze dell'Egitto: Mubarak.&lt;br /&gt;Termine che designa la 'baraka', cioè "la fortuna", il "bendiddio". Ma da prendere, non da offrire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raffigurare i capi di stato caduti nella pattumiera della storia è ormai quasi rituale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così l'iraniano &lt;a href="http://shourabad.blogfa.com/post-44.aspx"&gt;shourabad&lt;/a&gt; fa precipitare Mubarak nel bidone che contiene i due grandi nemici della Repubblica Islamica dell'Iran, l'irakeno Saddam Hussein e lo Shah di Persia Reza Pahlavi, entrambi defunti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre l'arabo &lt;a href="http://mahjoob.com/en/archives/view.php?cartoonid=3540&amp;amp;Y=2011&amp;amp;M=08"&gt;Mahjoob&lt;/a&gt; presenta il ripulisti come una rivendicazione civica: &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-owf6x4BaiGI/TmfG71RDJXI/AAAAAAAAARw/dEm2v0DIv6Y/s1600/tenete+pulito+il+vostro+paese.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-owf6x4BaiGI/TmfG71RDJXI/AAAAAAAAARw/dEm2v0DIv6Y/s200/tenete+pulito+il+vostro+paese.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Tenete pulito il vostro paese", buttate "la dittatura" nella "pattumiera della storia".&lt;br /&gt;Tra i commenti: 'non ci basta mica un bidone, ci vuole un container!'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è un rituale pubblico, festoso, burrascoso o scaramantico, ma ormai confezionato a misura di media e pianificato nelle public relations delle guerre, soprattutto l'abbattimento delle statue che si inscena al cambio di regime. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Colpite da una damnatio memoriae che segna simbolicamente la fine del capo, quelle statue restano un luogo di memoria istituzionale. &lt;br /&gt;È una memoria del presente: il loro abbattimento, che rimane fissato in immagini, sarà seguito dall'erezione di nuove statue, attuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali nuove statue stiano sorgendo, ce lo dice ancora &lt;a href="http://mahjoob.com/en/archives/view.php?cartoonid=3373&amp;amp;Y=2011&amp;amp;M=03"&gt;Mahjoob&lt;/a&gt; senza parole:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://mahjoob.com/aecartoons/373e972bc6af677.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://mahjoob.com/aecartoons/373e972bc6af677.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-3914502199857338685?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/3914502199857338685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/09/nomen-ignomen.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3914502199857338685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3914502199857338685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/09/nomen-ignomen.html' title='Nomen ignomen'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-BZ7d1rQVtuc/TmfFbKrECoI/AAAAAAAAARo/s4sOqGbItNM/s72-c/assad+lions+club.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-7142063720550717552</id><published>2011-04-13T14:01:00.002+02:00</published><updated>2011-06-09T17:16:57.515+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estradizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cesare Battisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Gli amici del terrorista</title><content type='html'>&lt;b&gt;Lula e Dilma rifiutano l'estradizione di Battisti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come era prevedibile e previsto (vedi &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lula-stopper-battisti-libero.html"&gt;Lula Stopper, Battisti libero?&lt;/a&gt;), il Presidente brasiliano uscente ha respinto la richiesta italiana di estradizione. Malgrado l'avviso favorevole all'estradizione dato dal Supremo Tribunale Federale (STF), l'esecuzione di un atto nei confronti di una nazione straniera rientra nelle competenze del Presidente, che le ha usate per le ragioni che vedremo in dettaglio.&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-4FyMjcFBPCk/TaRBvmDuhfI/AAAAAAAAARc/EG6IcDVnUFo/s1600/Gilmar+Mendes+e+Cesare+Battisti.jpg" linkindex="1865" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-4FyMjcFBPCk/TaRBvmDuhfI/AAAAAAAAARc/EG6IcDVnUFo/s320/Gilmar+Mendes+e+Cesare+Battisti.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Gilmar Mendes e Cesare Battisti&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;E seguendo un copione stazzonato, la cagnara italiana è ripresa, tra urla rabbiose, espressioni di disgusto e roboanti minacce ("Il Pdl promette vendetta in Parlamento" titolava &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WEMUB" linkindex="1866"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; il 30 dicembre&lt;/a&gt; (si noti che la decisione è del 31) &lt;br /&gt;Il tratto di fondo di questa ondata della campagna è quello già visto: insulti a di Battisti, estesi al Brasile, ed ora ovviamente anche a Lula. &lt;br /&gt;La lirica che la compone è a tratti visionaria: "Battisti resterà libero Di uccidere la giustizia" (così Mario Cervi su &lt;i&gt;Il giornale&lt;/i&gt; 30.12.10).&lt;br /&gt;"Il terrorista rosso è collegato ai servizi sovietici... può ricattare tutti, ecco perché resta in Brasile" così titola la rivelazione del bombastico Piero Laporta, che arriva a resuscitare lo spettro del KGB, pubblicata in &lt;i&gt;Italia Oggi&lt;/i&gt; 31.12.10. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;La 'protesta italiana' prende ancora una volta la forma di gazzarra, ripetendo ogni sorta di fesseria; non ci sarà comunque nessuno a mettere in discussione le scempiaggini a diffusione di massa, visto che sono per la 'buona causa': l'estradizione di quel "Farabutto da due soldi difeso da intellettuali cialtroni" per usare una sobria espressione di Giampiero Mughini (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WFF0F" linkindex="1867"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 30.12.10&lt;/a&gt;). &lt;br /&gt;E quando si è già detto 'di tutto e di più', si può sempre ricominciare da capo; sicché Filippo Facci (&lt;a href="http://www.libero-news.it/news/574339/Cesare_Battisti_raccontato_da_Cesare_Battisti.html" linkindex="1868"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 6.1.11&lt;/a&gt;) torna a pubblicare frasi dei romanzi di Cesare Battisti, convinto com'è che sia "autobiografia pura, nei fatti e nello spirito", e assistiamo al proliferare di altre 'cronache vere' dei delitti dei PAC, in cui si esercitano le 'migliori penne' del giornalismo italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nella busta c'era una cronaca minuto per minuto dell'agguato mortale a Torregiani. Si sosteneva che, mentre l'orefice rispondeva all'attacco dei killer, il figlio Alberto aveva cercato di mettersi al riparo. E che nel farlo 'era incorso nella linea di fuoco del padre'. A molti cronisti, me compreso, sembrò un nefando tentativo di liberarsi di una responsabilità." Parola di Giampaolo Pansa, che accuratamente evita di raccontare che era effettivamente andata così: il "nefando tentativo" di allora, è lo stesso di oggi di Battisti, che pure non partecipò, secondo le sentenze di condanna, a quell'attentato. Eppure, dramma nel dramma, andò proprio così, Pierluigi Torregiani, che aveva un giubbotto antiproiettile ed un'arma di grosso calibro, reagì all'attacco e colpì con una rivoltellata il figlio quindicenne che l'accompagnava.&lt;br /&gt;Per omissione si afferma come verità che Battisti, che non era neppure sul posto, sia l'assassino. E magari anche persecutore diretto di Alberto Torregiani.&lt;br /&gt;Tanto n'è convinto Andrea Montanari da far traballare la sintassi, su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WI8KN" linkindex="1869"&gt;&lt;i&gt;Repubblica&lt;/i&gt; 5.1.11&lt;/a&gt;:&amp;nbsp; "(...) Alberto Torregiani, figlio di una delle vittime di Battisti, costretto a stare sulla sedia a rotelle dopo essere stato ferito dall'ex terrorista ora scappato in Brasile lo stesso giorno in cui Battisti uccise il padre." &lt;br /&gt;E Alberto Torregiani, che pare ormai aver professionalizzato il suo ruolo di vittima, si guarda bene dallo smentire, anzi: "Torregiani: 'Mi ha ucciso il padre, stavolta scenderò in piazza'" così titola &lt;i&gt;Il giorno&lt;/i&gt; del 30.12.10.&lt;br /&gt;Le proteste di piazza, anche se radunano ben poche persone (vedi &lt;a href="http://insorgenze.wordpress.com/2011/01/05/%C2%ABridacci-battisti-e-riprenditi-i-trans%C2%BB-finisce-cosi-il-sit-in-contro-lula/" linkindex="1870"&gt;"Ridacci Battisti e riprenditi i trans" finisce così il sit-in contro Lula&lt;/a&gt;), servono a dare una messa in scena al furor di popolo, e fungono da passerella per i politici che cavalcano l'odio giustizialista, sentendosi nel giusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;L'Italia, vittima immaginaria&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Di nuovo quel che viene dal Brasile è vissuto come "schiaffo", "insulto", "pugnalata" e così via. Nel discorso pubblico domina inoltre il 'noi' che costituisce il collettivo-Italia, e raduna tutti, dall'intellettuale allo scagnozzo, purché italiani. L'Italia vuole sentirsi vittima. &lt;br /&gt;Nel 'dateci Battisti' ripetuto e declinato ad oltranza, si concentrano l'espressione di un noi ferito dall'aggressione straniera, e l'oscura minaccia di rappresaglia di una giustizia sommaria -'datecelo, che ci pensiamo noi' è il pensiero bipartisan davvero poco nascosto, di cui nessuno si vergogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni vittima rimanda al suo persecutore, e in questa puntata l'Italia attribuisce il ruolo del cattivo all'ormai ex-presidente brasiliano.&lt;br /&gt;"Non so francamente se Lula, e quel che segue o precede il suo nome inutilmente lungo, avrebbe evitato l'estradizione a quell'assassino pagliaccio e falsario anche nel caso in cui a guidare il governo italiano ci fosse stato Walter Veltroni o un altro di quelli che da sinistra hanno sbeffeggiato il Cavaliere." Questo l'elegante prodotto della fronte inutilmente spaziosa di Francesco Damato (editoriale de &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WGM8O" linkindex="1871"&gt;&lt;i&gt;Il Tempo&lt;/i&gt; 3.1.2011&lt;/a&gt; &lt;span style="font-size: xx-small;"&gt;e dio bono, son due sillabe: Lu-La&lt;/span&gt;!), che non sa trattenersi dall'esprimere il disprezzo verso della gentaccia di strada come quel capo dal nome buzzurro, contrapponendolo in una sola frase a questo capo dal nome di equestre nobiltà (chi in Italia non sa chi è 'il Cavaliere'?).&lt;br /&gt;Sa come affrontare il nemico, Paolo Granzotto: "Parliamogli dunque a muso duro, al Calamaro, facciamogli capire che per compiacere le Carle Bruni e gli Adriani Sofri, le damine e i cicisbei della più imbecille intellighenzia radical chic l'ha fatta fuori dal vaso umiliando gli italiani." ("Ma Battisti libero è un rospo che non si può ingoiare" &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WFFJ3" linkindex="1872"&gt;&lt;i&gt;il Giornale &lt;/i&gt;31.12.10&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ho indagato sui PAC e vi dico che non ha mai subito persecuzione né la rischia ora", giura, sul &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WFF0B" linkindex="1873"&gt;&lt;i&gt;Riformista&lt;/i&gt; 31.12.10&lt;/a&gt;, il magistrato Guido Salvini, spiegandoci che "Battisti uccideva i negozianti e le guardie penitenziarie che gli erano antipatiche". Sic. E poco importa che le intenzioni politiche dei PAC siano affermate dalle sentenze di condanna emesse per 'finalità di terrorismo', egli sa pure che "Il Brasile ha una storia lunga ed anche recente di banditismo giustizialista, soprattutto rurale, i cui protagonisti erano pseudogiustizieri al confine tra crimine e ribellismo politico e alcune volte ottenevano, come i nostri briganti, anche ammirazione." Questo spiegherebbe, secondo lui, la decisione di Lula (che dunque non sarebbe un ex-operaio metalmeccanico, ma un cangaçeiro): è "la cultura da cui proviene". &lt;br /&gt;Gli fa eco su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WGMQ9" linkindex="1874"&gt;&lt;i&gt;l'Unità&lt;/i&gt; 3.1.11&lt;/a&gt; il Prucuratore capo di Torino Giancarlo Caselli: "Sono i fatti a dire che Battisti è un criminale comune, responsabile di quattro omicidi, per i quali è stato condannato all'ergastolo in vari processi. Come si può parlare di motivazioni politiche...". &lt;br /&gt;Il mantra del "Delinquente comune" ("Il peggiore di tutti - il disprezzo degli ex compagni di lotta" titoli di &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 31.12.10) pervade stampa e dichiarazioni di destra e di sinistra. Come ciliegina decorativa, i commenti di alcuni ex-guerriglieri riciclatisi con pentimento o dissociazione, quasi che l'attributo di criminale comune valesse solo per Battisti e non anche per loro, secondo gli stessi media a cui offrono le loro dichiarazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giustizia o verità&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;"Gli anni di piombo non sono stati una guerra civile. Sono stati una storia criminale, come gran parte della storia d'Italia." conclude Barbara Spinelli la sua tirata contro "l'ignoranza militante" su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WI8B5" linkindex="1875"&gt;&lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt; 5.1.11&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;A una storia criminale può corrispondere solo una giustizia penale. La sola verità che si può affermare, con questa visione, è la verità giudiziaria: un costrutto che basato esclusivamente sugli atti di una specifica procedura formale, dove ciò che conta è che i fatti accertati siano appena 'verosimili'. Questo modo di costruire la memoria offre alle vittime, che esalta e pone al centro della prospettiva, solo una possibilità di 'giustizia' nel senso di punizione dei condannati, ma nessuna possibilità di verità, nel senso di comprensione degli accadimenti, delle dinamiche e delle ragioni in campo negli 'anni di piombo'. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È, questa, la politica della memoria della sinistra perdente in Italia. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://radiorj.com.br/politica/dilma_cara.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="160" src="http://radiorj.com.br/politica/dilma_cara.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;In Brasile, la sinistra vincente segue una politica della memoria che ha fondamentalmente accettato di non ricorrere alla giustizia penale, in forza dell'amnistia del 1979 che impedisce il perseguimento dei 'terroristi' come degli uomini di Stato, ma ha messo in piedi un apparato capace di dare ascolto alle vittime, di riconoscerle come tali e di risarcirle nella misura del possibile, spesso con un vitalizio. La 'Carovana dell'amnistia', coordinata dal Ministero di giustizia, tiene da anni udienze pubbliche in tutto il paese, ed ha potuto approfondire e deliberare migliaia di casi individuali.&lt;br /&gt;Certo, la discussione è ancora aperta sull'eventuale revisione dell'amnistia -la tortura, si sostiene, è un crimine di lesa umanità e perciò i torturatori non dovrebbero restare impuniti- ed è possibile che la nuova Presidente, Dilma Rousseff, intervenga con delle iniziative concernenti i desaparecidos (i militanti arrestati e e poi eliminati in segreto), mentre viene rilanciata la proposta di una 'Commissione per la verità'. Ma si tratta di un dibattito normale nell'alveo di una giustizia di transizione, un concetto che l'Italia è lungi dal considerare.&lt;br /&gt;Se gli 'anni di piombo' non furono niente più che una quantità eccessiva di delinquenti che sparavano, non c'è niente da transitare, a parte i tre famigerati scalini all'ingresso del carcere di Regina Coeli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E sul caso Battisti la sinistra perdente, ebbra di giustizialismo, non si distingue certo per la moderazione dei toni. Alla pubblicazione sul Manifesto di un'intervista, fatta da un giornale brasiliano a Cesare Battisti, seguono commenti feroci, tra cui quello di Alberto Asor Rosa:&lt;br /&gt;"Passiamo il nostro tempo da quindici anni a questa parte a sostenere l'azione della magistratura contro i mascalzoni, i ladri, i depravati sessuali che oggi sono al potere nel nostro paese, e dobbiamo leggere proprio sul manifesto e assistere inerti alle accuse infamanti che questo mentecatto-delinquente riversa su di essa?" (&lt;a href="http://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:sxxMPoXKO48J:www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20110204/pagina/10/pezzo/296554/+asor+rosa+battisti+site:http://www.ilmanifesto.it&amp;amp;cd=1&amp;amp;hl=it&amp;amp;ct=clnk&amp;amp;gl=ch&amp;amp;client=safari&amp;amp;source=www.google.ch" linkindex="1876"&gt;Qui il testo&lt;/a&gt;, con la replica di Maurizio Matteuzzi che aveva pubblicato l'intervista di quello che ricorda essere "un personaggio umanamente e politicamente spregevole").&lt;br /&gt;Sicché il Manifesto passa a pubblicare un articolo di Armando Spataro, il magistrato 'cacciatore di Battisti', che se la piglia con la scrittrice francese Fred Vargas e gli "amici dell'assassino", rei di diffondere falsità e di insultare la santa magistratura italiana, sempre premettendo come verità "numero 1" che Battisti è un criminale comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la sinistra perdente ed i magistrati-giustizieri che meglio la rappresentano sono anche in questo indistinguibili dalla canaglia fascista, chi ne esce con un bell'atto di comunicazione è Silvio Berlusconi, che dichiara: "Mi sono fatto l'idea che Battisti sia un vero delinquente". Il capo del Governo italiano -che, contrariamente a quanto si crede in Brasile e in Francia, non si è mai esposto sul caso, verosimilmente fiutando il cattivo affare e i&amp;nbsp; rischio di sconfitta e mandando altri a bruciarsi- mette in scena con una frase la propria ponderata distanza, la ragionevole convinzione cui è infine arrivato senza voler essere giudice...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Criminale lui, criminali tutti&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La campagna italiana si articola in ondate -nessun soggetto può tenere stabilmente l'agenda dei media senza novità che alimentino il discorso- attorno alle scadenze e ai passaggi dell'affaire politico-giudiziario.&lt;br /&gt;Ai picchi d'attenzione seguono periodi di silenzio, e in quello precedente al dicembre 2010 c'è chi ha lavorato ad alimentare ed orientare la campagna. Le edizioni Sperling &amp;amp;Kupfer hanno pubblicato un libro che Giuseppe Cruciani ha esplicitamente dedicato a "Gli amici del terrorista. Chi protegge Cesare Battisti?".&lt;br /&gt;La tesi del titolo, il presupposto che Battisti (che ha completato il quarto anno di carcere), 'goda di protezioni', appare ovvio all'autore, che è un'importante paladino della campagna, già tra i più attivi negli interventi radiotelevisivi. Sul testo, benché degno della Pattumiera, si rimanda volentieri alla &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/06/003521.html#003521" linkindex="1877"&gt;recensione di Carmilla&lt;/a&gt;, i cui autori sono i primi chiamati in causa e stigmatizzati dal Cruciani. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiariscono bene il motivo di questa pubblicazione-lampo, che si vuole enciclopedia dell'anti-battistismo (il 'battistismo' è il fenomeno che preoccupa assai l'autore, e contro il quale si scaglia), le parole introduttive di Cruciani: "Questo scritto su Battisti nasce da un'ossessione." (pag. 5).&lt;br /&gt;Anche senza la confessione, non si ha difficoltà a capire che questa è l'unica chiave di lettura possibile del suo libro, che ha più della requisitoria-sfogo che del pamphlet (il giornalismo qui, c'entra assai poco). Ossessionato mica da Battisti-mostro, il suo fantasma è più grande ed insidioso, è la nebulosa tossica dei "suoi fiancheggiatori", quelli che "propalano menzogne in tutto il mondo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sua posizione di enunciatore è, al contrario, quella del condottiero di una battaglia per la verità, che porta la giustizia evocata direttamente dai morti.&lt;br /&gt;Non è solo retorica se Cruciani non le cita come tutti gli altri, le vittime, perché lui le raggiunge sulla linea diretta: "Avete sentito, cari Campagna, Sabbadin, Torregiani e Santoro?" tuona a pagina 110 (contro, chissà perché, un articolo di Andrea Leoni riportato qui xxx). "Cercate di capire, c'è stata una guerra, chi è morto ormai è morto, smettetela con questa storia dell'estradizione. Lasciate campare in pace lo sconfitto." &lt;br /&gt;Come nell'articolo citato sopra di &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WI8B5" linkindex="1878"&gt;Barbara Spinelli&lt;/a&gt;, gli unici due modelli di memoria in campo sono gli anni '70 come una 'guerra civile' o come una 'storia criminale', e questa sembra essere una posizione dominante sui grandi media italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro grande asse polemico è quello che porta a reagire all'accusa di 'fascismo' -cui hanno contribuito gli strafalcioni di alcuni scrittori francesi, che così non han certo aiutato Battisti- con un'esaltazione della 'democrazia' italiana che va sino a negare le leggi d'eccezione, e che riesce a far supporre l'Italia degli anni '70 come una patria dei diritti dell'Uomo (un contesto che rende ingiustificata qualsiasi violenza politica, rafforzandone la lettura di agire criminale).&lt;br /&gt;Il discorso di Cruciani, stabiliti i ruoli delle vittime e del persecutore, dipinge un destinatario pronto a mobilitarsi contro l'ingiustizia, e gli offre un argomentario di prove d'accusa e un programma d'azione. Ma contro chi dovranno rivolgersi, i volonterosi lettori di questo libro? La scelta è vasta, ognuno vi troverà qualcosa a suo gusto.&lt;br /&gt;Il primo capitolo del libro di Cruciani s'intitola: "La lista della vergogna. Quelli che firmarono per il terrorista, da Evangelisti a Carlotto." Li tira dentro tutti, Cruciani, quelli che hanno, anche solo per un momento, espresso dubbi o manifestato timori o solidarietà.&lt;br /&gt;Sono tutti parte di una rete, ch'egli pretende di descrivere e denunciare, prodotta dal lavoro di lobbying di Battisti.&lt;br /&gt;Il quale deve avere una visione strategica straordinaria, se non proprio una palla di vetro che scruta il futuro: "Sapeva, soprattutto, che avrebbe incrociato sulla sua strada Tarso Genro, il ministro della Giustizia carioca [sic] che vuole dare lezioni di democrazia all'Italia" (p. 174. Poche righe più avanti, ricorda che Battisti fu arrestato "due giorni dopo" la nomina di Tarso Genro! Era tutto previsto, grazie alla lobby tentacolare, il compagno Cesare era in attesa del segnale del compagno Tarso per farsi beccare). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 'battistismo' da combattere comprende intellettuali, artisti, politici, avvocati, detti fan, sostenitori, protettori, pretoriani di Battisti, amici dell'assassino, fiancheggiatori del terrorista e volentieri chiamati "gauche caviar" (quando si dice l'ossessione!).&lt;br /&gt;Sono italiani e francesi, i manipolatori della verità, e ora anche brasiliani; ma il noi di Cruciani è l'Italia schierata con le sue istituzioni minacciate. "Ci vogliono dare lezioni di storia. Parlano (a vanvera) di civiltà e di diritti dell'uomo. Dicono che i nostri magistrati e i nostri poliziotti peggio delle squadracce che hanno avuto in casa negli anni del regime militare." (pag. 187)&lt;br /&gt;Abbondano le castronerie sul diritto brasiliano, che Cruciani legge e traduce come gli serve: il ministro Genro "Straparla di 'pentitismo remunerato' come di uno stravolgimento del diritto (mentre Mutti non è mai stato pagato dallo Stato)". Per lui, "delação premiada" significa "pagare", e non invece premiare il delatore con sconti di pena e rapida libertà; preferisce non sapere che le “disposizioni premiali” del diritto italiano sono difese dal giudice federale Peluso nel suo 'relatorio' sull'estradizione di Battisti. &lt;br /&gt;Cruciani non ha bisogno neppure di leggersi dei documenti come quello, non è mai stata questione di capire, di spiegarsi il fenomeno, o di convincere qualche scettico. La sua tesi sulla rete di amici del terrorista non deve dimostrarla a nessuno.&lt;br /&gt;Il lettore che si è sopportato le 235 pagine di arringa, era già convinto in partenza, ma ne esce senz'altro più incazzato, e con un po' di nomi con cui prendersela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La lista della vergogna", ecco l'idea: tutti quelli che hanno firmato per Battisti vanno boicottati. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://m2.paperblog.com/i/21/211338/via-dalle-biblioteche-i-libri-degli-amici-che-L-2jEuSy.jpeg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://m2.paperblog.com/i/21/211338/via-dalle-biblioteche-i-libri-degli-amici-che-L-2jEuSy.jpeg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Il sito internet del sindacato di polizia&amp;nbsp; &lt;a href="http://coisp.it/detail.asp?iNews=10207&amp;amp;iType=23" linkindex="1879"&gt;COISP&lt;/a&gt;&amp;nbsp; (Coordinamento per l’Indipendenza Sindacale delle Forze di Polizia) lancia allora "un'azione di boicottaggio civile all'acquisto di libri, dischi, giornali di quei [sic] scrittori, critici, letterari che hanno sostenuto e richiesto la liberazione del terrorista. Si allega la lista." La lista, è quella dei firmatari di un appello di cui non v'è più traccia. La notizia viene ripresa dalla stampa (p.es. &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WHC5S" linkindex="1880"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 4.1.11&lt;/a&gt;) e ci sono siti internet e blog che la rilanciano, via banner come quello riprodotto in immagine (si noti l'uso della definizione 'compagni di merende' che si riferisce ai complici del serial killer detto 'mostro di Firenze').&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si passa all'azione. Se del 'boicottaggio' individuale non si ha traccia (vai a sapere se e come la firmataria Olimpia Casotti studentessa di Santarcangelo sia stata 'boicottata'?), accede alle luci della ribalta una &lt;a href="http://consiglio.comune.venezia.it/?pag=atti_3_3026" linkindex="1881"&gt;mozione del partito di governo&lt;/a&gt; al Comune di Venezia&amp;nbsp; che, concentrando falsità e volgarità malamente raccolte sulla stampa, fa una selezione di nomi di firmatari da mettere all'indice come "coloro i quali hanno mortificato le aspettative di giustizia da parte dei familiari delle vittime di Battisti":&lt;br /&gt;"Marco Philopat, Luigi Bernardi, Elia Spallanzani, Valerio Evangelisti, Domenico De Simone, Christian Raimo, Tiziano Scarpa, Nicola Baldoni, Alessandro Mazzina, Alessandro Bertante, Lello Voce, Massimo Carlotto, Giuseppe Genna, Nanni Balestrini, Catalano, Michele Monina, Stefano Tassinari, Giovanni Zucca, Sandrone Dazieri, Giorgio Agmben, Mauro Smocovich, Enrico Remmert, Rossano Astremo, Gianfranco Manfredi, Tommaso Pincio, Pino Cacucci, Simone P. Barillari, Ray Luberti, Monica Mazzitelli, Francesco Cirillo, Fausto Giudice, Massimiliano Governi, Giovanni De Caro, Dario Voltolini, Roberto Saporito, Antonio Moresco, Enzo Fileno Carabba, Luca Masali, Vittorio Catani, Girolamo de Michele, Cristina Brambilla, Laura Grimaldi, Gabriella Fuschini"&amp;nbsp; [sulle presenze/assenze di certi nomi, &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003814print.html" linkindex="1882"&gt;si veda qui&lt;/a&gt;]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nuovi censori, sostenendo che "la decisione del Governo brasiliano è ritenuta fortemente offensiva per le motivazioni addotte che etichettano l’Italia come un paese non democratico, privo di regole di diritto e gli Italiani come un popolo barbaro assetato di vendetta" (affermazione radicalmente falsa, e che paradossalmente diviene una conferma proprio delle motivazioni della decisione) argomentano:&amp;nbsp; &lt;br /&gt;"Nessuno deve impedire il sacrosanto diritto per i cittadini di acquistare e leggere i libri che preferiscono di qualsivoglia autore, tuttavia le biblioteche civiche acquistano i libri con i soldi pubblici, soldi che arrivano anche dalle tasche dei familiari di Antonio Santoro, Pierluigi Torregiani, Lino Sabbadin e Andrea Campagna"&lt;br /&gt;Ecco, l'interesse degli eredi delle vittime prevale sull'interesse pubblico, in barba al divieto di discriminazione (per ragioni di-razza-di-religione-di-sesso-di nazionalità-di-lingua, e di opinioni politiche) e in loro nome si pretende che le biblioteche pubbliche e le scuole eliminino i libri dei "banditi", che vengan loro negate le sale pubbliche per dibattiti o altre iniziative.&lt;br /&gt;La lista -"della vergogna", secondo l'indicazione di Cruciani- è diventata bando. Il dubbio è convertito in complicità, la solidarietà è trasfigurata in correità. Poco importa che nessuno dei firmatari, né l'appello (comunque cancellato dalla memoria) che hanno firmato, abbia mai sostenuto l'innocenza di Battisti (sembra anzi che ciò rappresenti un motivo supplementare), sono e saranno "i filobattisti da boicottare": banditi.&lt;br /&gt;Questa vicenda mostra esemplarmente come la criminalizzazione della storia si accompagni alla criminalizzazione della cultura e del dissenso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Contro il "rogo di libri" c'è stata reazione, nazionale ed internazionale, e se il COISP finge di distanziarsene senza smentire nulla (&lt;a href="http://www.julienews.it/blog/516_lettera-del-coisp-a-la-nuova-venezia-sul-caso--battisti.html" linkindex="1883"&gt;&lt;i&gt;La Nuova Venezia&lt;/i&gt; 18.1.11&lt;/a&gt;), lo scrittore Antonio Tabucchi lo considera un'iniziativa "intollerabile" (&lt;a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/01/20/da-agamben-tabucchi-un-coro-di-critiche.html" linkindex="1884"&gt;&lt;i&gt;La Repubblica&lt;/i&gt; 20.1.11&lt;/a&gt;). Come la Spinelli (che non risulta aver preso posizione contro la censura, benché il su articolo figuri nell'argomentario dei censori, cfr. &lt;a href="http://www.gazzettino.it/articolo_app.php?id=35710&amp;amp;sez=NORDEST&amp;amp;npl=&amp;amp;desc_sez" linkindex="1885"&gt;&lt;i&gt;il Gazzettino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;), Tabucchi aveva pubblicato, su &lt;a href="http://www.lemonde.fr/idees/article/2011/01/15/cesare-battisti-un-coupable_1466061_3232.html" linkindex="1886"&gt;&lt;i&gt;Le Monde&lt;/i&gt; del 15.1.11&lt;/a&gt;, un articolo intitolato "Battisti, un colpevole", con lo stesso senso del lavoro di Cruciani, e simile nel disprezzo degli 'intéllos' francesi.&lt;br /&gt;Vi sosteneva, senz'ombra di prova, che Battisti, dopo aver "abusato" della dottrina Mitterrand (abusato? era stato arrestato già nel 1991, la sua estradizione era stata respinta dalla magistratura francese) era stato dichiarato "rifugiato politico" perché "collaborava coi servizi segreti francesi ai quali vendeva il terrorismo internazionale". E ripete con il coro "non c'è mai stata una guerra civile, quelli delle Brigate Rosse erano degli assassini", dando a credere che i rifugiati italiani siano tali perché si presentano come eroi romantici. E quando gliene si chiede conto, "si irrita decisamente", e "alza un po' la voce Tabucchi. «Proprio non vedo il nesso tra le opinioni espresse su un giornale e un'iniziativa odiosa che va condannata, punto e basta»".&lt;br /&gt;Il nesso che non vuole vedere: che questa forma sordida di stigmatizzazione e di esclusione sia il risultato di un processo comunicativo che forma le opinioni nel discorso pubblico. E che chiunque vi contribuisca -come lui- dipingendo un ritratto in bianco e nero, non ha da stupirsi se qualcuno ne trae una conclusione 'tutta nera'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I motivi della decisione&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Se le reazioni alle iniziative censorie hanno oscurato, sulla scia di Tabucchi, il nesso con la campagna per l'estradizione di Battisti, resta costante l'incomprensione condivisa quanto alle ragioni del Brasile.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;A cominciare dai più prudenti: Lula si crede Mitterrand, sentenzia Marc Lazar, lo storico francese arruolato contro gli intellettuali del suo paese che difendono Battisti ("qualunque sarà la decisione su Battisti" &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WFGAU" linkindex="1887"&gt;&lt;i&gt;La Stampa&lt;/i&gt; 31.12.10&lt;/a&gt;). &lt;br /&gt;Ci sono poi letture dietrologiche ("Vendetta economica dietro lo schiaffo del Brasile" &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=X3HGS" linkindex="1888"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 30.1.11&lt;/a&gt;) ed analisi completamente sbullonate, come quella di Massimo Fini (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WHDML" linkindex="1889"&gt;&lt;i&gt;il Fatto quotidiano&lt;/i&gt;&amp;nbsp; 4.1.11&lt;/a&gt;), che cita il Messaggio che accompagna il Parere dell'Avvocatura Generale dell'Unione (definendolo "favorevole all'estradizione"?!): "Non si deve tralasciare di riconoscere che lo Stato italiano è indiscutibilmente uno Stato democratico di Diritto e che le sue decisioni devono considerarsi espressione della volontà dei propri cittadini" per dire che se l'hanno scritto è perchè è vero il contrario, visto che Adriano Sofri, condannato a 22 anni, ne ha scontati solo 7.&lt;br /&gt;Lanfranco Pace su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WHEGS" linkindex="1890"&gt;&lt;i&gt;il Foglio&lt;/i&gt; 4.1.11&lt;/a&gt;, &lt;i&gt;Perché il Brasile non ha torto a diffidare della giustizia italiana&lt;/i&gt; :&lt;br /&gt;"Non si è mai trattato da parte degli altri paesi di stabilire se gli assassini siano simpatici o meno, pentiti o meno del loro crimine." Giusto, ed è giusto ripeterlo, "Ma", continua, "solo se l'ordinamento italiano sia compatibile con l'idea che hanno di ordinamento democratico, se vi siano stati eccessi di legislazione speciale, se i processi avvengano in tempi ragionevoli, dando tutte le garanzie agli imputati, se i tribunali siano giusti, le condanne motivate da prove che non siano solo circostanziali, le sentenze scritte in modo chiaro." E qui non si sa più di cosa stia parlando. L'argomentario potrebbe essere riferito, in modo assai poco preciso, alla decisione del Ministro Tarso Genro di concedere il rifugio politico a Battisti, non alla decisione di Lula di non eseguire l'estradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma se ognuno fa dire alla decisione ciò che gli serve, senza averla letta (con la sola eccezione di un articolo di Giovanni Bianconi sul &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WG853" linkindex="1891"&gt;&lt;i&gt;Corriere della Sera&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;) vale riportarsi dunque direttamente al cuore del Parere, al paragrafo 106, pag.41 delle 64 che lo compongono:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;b&gt;106&lt;/b&gt;. Nell'espletamento della Decisione del Tribunale Supremo, ossia nel giudizio di adeguamento, o meno, all'accoglimento della domanda di estradizione nei termini del Trattato, il Signor Presidente dovrà tenere conto del condizioni poste alla lettera f, par. 1 dell'art. 3 del Trattato Brasile/Italia, nel senso che l'estradizione non sarà concessa se la Parte richiesta ha serie ragioni per ritenere che la persona richiesta verrà sottoposta ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali; o che la situazione di detta persona rischia di essere aggravata da uno degli elementi suddetti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;107&lt;/b&gt;. Quella circostanza, imperniata sull'aggravamento della situazione personale, che l'estradando potrebbe subire in territorio italiano, può essere identificata su due piani. Mi riferisco alle constatazioni che la stampa italiana ha fatto della situazione, come pure alla linea argomentativa della difesa dell'estradando, che venne accolta nei termini proposti da alcuni Ministri del Supremo Tribunale Federale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;108&lt;/b&gt;. Per esempio, il Ministro Marco Aurelio registrò nella sua decisione che le sentenze italiane che condannano l'estradando fanno 34 riferimenti al movimento di sovversione dell'ordine dello Stato. Il Ministro Marco Aurelio avrebbe riconosciuto come rilevante l'affermazione della difesa dell'estradando, basata sulle circostanze seguenti: &lt;br /&gt;a) il Presidente della Repubblica Italiana avrebbe espresso profondo stupore e disappunto nella lettera indirizzata al Presidente del Brasile&lt;br /&gt;b) il Ministro degli Esteri italiano esprimeva denuncia e sorpresa sui fatti&lt;br /&gt;c) il Ministro di Giustizia italiano avrebbe accennato alla possibilità di intralciare l'accesso del Brasile al G8&lt;br /&gt;d) il Ministro della Difesa italiano avrebbe minacciato di incatenarsi all'ingresso dell'ambasciata brasiliana in Italia&lt;br /&gt;e) l'ex-Presidente della Repubblica italiana avrebbe affermato che il nostro ex-Ministro della Giustizia brasiliana avrebbe detto stupidaggini&lt;br /&gt;f) il Ministro italiano per gli Affari europei avebbe considerato vergognosa la decisione del Governo brasiliano&lt;br /&gt;g) il vice-Presidente italiano avrebbe proposto un boicottaggio dei prodotti brasiliani&lt;br /&gt;h) il vice-Presidente della Commissione degli affari esteri avrebbe suscitato un boicottaggio turistico del Brasile&lt;br /&gt;&lt;b&gt;109&lt;/b&gt;. A corroborare la percezione del Ministro Marco Aurelio, vi sono manifestazioni della stampa italiana che danno l'impressione che il caso abbia aquisito contorni di clamore e di polarizzazione ideologica. Preoccupa ciò che può sollevarsi contro l'estradando, il futuro si annuncia incerto e pieno di difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;110&lt;/b&gt;. Non si esprime alcun dubbio sulle perfette condizioni democratiche che attualmente vigono in Italia. Ci si occupa soltanto del riconoscimento della circostanza, innegabilmente evidenziata, di quanto attiene la situazione personale di Cesare Battisti. È proprio il pieno convincimento che in Italia viga un rigoglioso regime democratico ad autorizzare che si intuisca che la situazione dell'estradando possa essere aggravata dalla sua condizione personale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;111&lt;/b&gt;. l'11.1.2010 il Presidente dei senatori del Partito Popolo della Libertà avrebbe, su &lt;a href="http://www.italiachiamaitalia.net/news/124/ARTICLE/19562/2010-01-11.html%20"&gt;Italia chiama Italia&lt;/a&gt; dichiarato che la decisione brasiliana sul rifugio a Battisti si farebbe beffe dell'Italia, con conseguenze nefaste sui rapporti tra Italia e Brasile.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;112&lt;/b&gt;. Il 14.1.2010 &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/battisti-brasile/battisti-reazioni/battisti-reazioni.html?ref=search"&gt;La Repubblica&lt;/a&gt; divulgò che ci sarebbe disillusione ed insoddisfazione delle autorità italiane per la decisione brasiliana, con conseguente ripudio e disapprovazione; la nostra posizione costituirebbe un grande errore, nella visione del vice-Ministro degli Interni italiano [si tratta di Marco Minniti, che il giornale definisce 'ministro-ombra' ndt]. Un membro del partito democristiano avrebbe affermato, sempre secondo la Repubblica, che la nostra decisione manifesterebbe un insulto alla storia e alla dignità dell'Italia [si tratta di Luca Volonté dell'Udc, ndt].&lt;br /&gt;&lt;b&gt;113&lt;/b&gt;. &lt;a href="http://www.iltempo.it/interni_esteri/2009/11/24/1097062-brasile_battisti_sospende.shtml"&gt;Il tempo&lt;/a&gt; del 24.11.2009 informò che il Ministro Tarso Genro avrebbe affermato che le dichiarazioni delle autorità italiane confermavano i sospetti che il caso fosse effettivamente politico, per cui gli avvocati dell'estradando avrebbero potuto formalizzare una domanda di asilo. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;114&lt;/b&gt;. Lo stesso quotidiano pubblicò, quattro giorni prima, il &lt;a href="http://www.iltempo.it/politica/2009/11/20/1095650-battisti_confida_tutto_presidente_lula.shtml"&gt;20.11.2009&lt;/a&gt;, che Daniel Cohn-Bendit, leader dei movimenti del 1968, avrebbe affermato che l'estradizione di Battisti sia necessaria, ma che egli avrebbe dovuto essere sottoposto ad un nuovo giudizio. Nello stesso giorno e giornale http://www.iltempo.it/politica/2009/11/20/1095648-abbiamo_chiesto_rispetto.shtml, si esigeva che il Presidente del Brasile estradasse Battisti perché l'Italia reclama giustizia e rispetto e non vendetta.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;115&lt;/b&gt;. Su &lt;a href="http://mazzetta.splinder.com/archive/2009-11?from=14"&gt;Mazzetta &lt;/a&gt;del 20.11.2001 la questione fu inquadrata a partire da un presunto orgoglio brasiliano, che deriva da una nuova proiezione internazionale che occuperemmo, con il caso Battisti legato al caso Cacciola.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;116&lt;/b&gt;. &lt;a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2009/11/19/AM8FXh7C-battisti_attesa_decisione.shtml"&gt;Il Secolo XIX&lt;/a&gt; del 19.11.2009 informava che il Presidente della repubblica Italiana Giorgio Napolitano esortava il Brasile a estradare battisti perché si chiedeva giustizia per le vittime.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;117&lt;/b&gt;. &lt;a href="http://qn.quotidiano.net/esteri/2009/11/19/262052-sollievo_torreggiani_vittoria_della_giustizia.shtml"&gt;Il Quotidiano&lt;/a&gt; del 19.11.2009 pubblicò che Ignazio La Russa si sarebbe riferito ai parenti delle vittime, che avrebbero avuto un certo sollievo dopo la perdita dei loro cari -- una sentenza diversa sarebbe orribile.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;118&lt;/b&gt;. Su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=OA8P0"&gt;Il tempo&lt;/a&gt; dello stesso giorno, 19.11.2009 apparve la notizia che il Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, avrebbe fervorosamente celebrato la notizia dell'imminente estradizione.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;119&lt;/b&gt;. Sul &lt;a href="http://qn.quotidiano.net/esteri/2009/11/18/261910-brasile_tribunale.shtml"&gt;Quotidiano&lt;/a&gt;, pure lo stesso 19.11.2009, il Ministro degli esteri italiano affermò che l'eventuale estradizione di Battiti 'segna la fine di una profonda amarezza dell'opinione pubblica italiana'.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;120&lt;/b&gt;. Il Corriere della Sera, pure del 19.11.2009, annotava che l'imminente estradizione faceva piacere al governo italiano. Il 18.11.2009 &lt;a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2009/11/18/AMKtIV7C-brasiliani_estradizione_battisti.shtml?url=/p/mondo/2009/11/18/AMKtIV7C-brasiliani_estradizione_battisti.shtml&amp;amp;offset"&gt;Il Secolo XIX&lt;/a&gt; riportò l'affermazione del figlio di una delle vittime, che riteneva che Battisti debba soffrire una 'giusta pena'; poiché ha 51 anni, dovrebbe rimanere detenuto ancora 30 anni, cioè sino agli 81 anni d'étà.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;121&lt;/b&gt;. Su &lt;a href="http://www.iltempo.it/politica/2009/11/16/1094094-battisti_italia_digiunano.shtml"&gt;Il Tempo&lt;/a&gt; del 16.11.2009 si da notizia che tre fondatori del Movimento per l'Italia entrano in sciopero della fame, come manifestazione per l'estradizione di Battisti. Intendevano celebrare la memoria offesa delle vittime di questo infame assassino. Sullo stesso giornale, nell'&lt;a href="http://www.iltempo.it/politica/2009/11/14/1093378-berlusconi_campo_caso_battisti_lunedi_pranzo_presidente_lula.shtml"&gt;edizione del 14 novembre&lt;/a&gt;, si riportava che il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, lasciava trasparire 'la speranza di vedere l'ex-terrorista dietro le sbarre'.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;122&lt;/b&gt;. Lo stesso giornale pubblicò, &lt;a href="http://www.iltempo.it/politica/2009/11/13/1092978-braccio_ferro_sull_estradizione.shtml"&gt;il 13.11.2009&lt;/a&gt;, che il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, avrebbe affermato che Battisti 'è un pericoloso criminale che deve scontare la pena a cui è stato condannato'.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;123&lt;/b&gt;. Sul &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=O0FXO"&gt;Corriere della Sera&lt;/a&gt; del 10.11.2009 si riferisce che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa avrebbe affermato che non accetterebbe di dibattere con Battisti, che avrà la sua attenzione quando sarà nelle patrie galere.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;124&lt;/b&gt;. I riferimenti sopra parzialmente riprodotti, a titolo di esempio, mostrano l'esistenza di uno stato d'animo che giustifica le preoccupazioni per la concessione dell'estradizione di Battisti, perché lasciano supporre un aggravamento della sua situazione personale. Viene spesso ribadito l'obiettivo di farsi 'giustizia per le vittime'. Il diritto processuale contemporaneo ripudia questa percezione criminologica, e il referente teorico è un autore italiano, Luigi Ferrajoli. Il fondamento della pena è (o deve essere) la reintegrazione del reo alla vita sociale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;125&lt;/b&gt;. Gli estratti di stampa sopra richiamati mostrano l'esistenza di emozione politica a favore dell'incarcerazione di Battisti. È innegabile che quel clima, fedelmente descritto dalla stampa della penisola, sia brodo di coltura che giustifica i timori quanto alla situazione dell'estradando, che ne sarebbe aggravata.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;126&lt;/b&gt;. In questo senso, le informazioni sopra riprodotte giustificano che sia negata l'estradizione, proprio in forza delle disposizione della Convenzione. Il Presidente della Repubblica applicherebbe il disposto della lettera f, punto primo del Trattato di Estradizione formalizzato da Brasile e Italia. Ed ha competenza per questo. Ciò che al Presidente del Brasile sarebbe vietato, è la concessione dell'indulto (che non è qui ipotizzata) secondo la decisione Ext736/Repubblica Federale tedesca, relatore il Ministro Sydney Sanches, nel giudizio del 10 marzo 1999:[segue estratto della sentenza, ndt]&lt;/blockquote&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/52828544/Advocacia-Geral-da-Uniao-Parecer-Caso-Battisti-29-12-10" style="display: block; font: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; margin: 12px auto 6px; text-decoration: underline;" title="View Advocacia Geral da Uniao - Parecer Caso Battisti 29.12.10 on Scribd"&gt;Advocacia Geral da Uniao - Parecer Caso Battisti 29.12.10&lt;/a&gt;&lt;iframe class="scribd_iframe_embed" data-aspect-ratio="0.707035755478662" data-auto-height="true" frameborder="0" height="400" id="doc_43377" scrolling="no" src="http://www.scribd.com/embeds/52828544/content?start_page=1&amp;amp;view_mode=list&amp;amp;access_key=key-16rrzbserjor690oxpco" width="100%"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;Va osservato subito che la selezione di stampa, proposta a titolo di esempio e comunque ristretta a pochi giorni di novembre 2009 e gennaio 2010, non tematizza la campagna di stampa, non si occupa delle opinioni dei giornalisti e del loro modo di presentarle.&lt;br /&gt;I giornali sono considerati come mezzi che riportano le informazioni ("fedelmente"!), e sono queste ad essere viste come allarmanti, poiché sono espressioni di persone rappresentative di istituzioni. Ciò per ovvio rispetto del principio della libertà di stampa e di opinione, poiché nello spazio pubblico democratico è garantito il diritto di esprimere un'opinione contraria. &lt;br /&gt;Non vi è censurata la campagna colpevolista, né lo sono le personalità citate, né lo sono gli insulti, le volgarità e le falsità giornalistiche. &lt;br /&gt;Sono sottolineati invece i tentativi di ingerenza, le espressioni di ostilità e di sorprendente gravità provenienti da politici e rappresentanti istituzionali italiani di ogni grado.&lt;br /&gt;I segnali parlano chiaramente di una situazione, creatasi intorno al caso Battisti, che trascende la 'normalità'. Cosa innegabile, a maggior ragione quando l'Italia stessa ha fatto della domanda d'estradizione di un 'criminale comune' un affare di Stato con il ritiro dell'ambasciatore e con varie pressioni diplomatiche, come è innegabile che sia cresciuto in favore dell'incarcerazione di Battisti un clima di "emozione politica".&lt;br /&gt;E questo basta davvero a far supporre che la situazione di Battisti in Italia potrebbe ulteriormente aggravarsi per motivi 'politici' (la politica è questa). Non serve immaginare in che modo, è il clima in sé che può far da "brodo di coltura" a una qualsiasi discriminazione di Battisti solo perché Battisti.&lt;br /&gt;C'è qualcosa che non va, in questa ossessione giustizialista italiana, che fa scudo e strumento delle vittime. Tanto che il Parere ricorda (124), che il diritto processuale ripudia l'idea di 'farsi giustizia per le vittime'. Non va qui, per questo caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La critica dei tentativi italiani di ingerenza nella sovranità brasiliana è del tutto legittima.&lt;br /&gt;Non lo sarebbe -perché metterebbe in discussione la sovranità italiana- se riguardasse la fondatezza delle accuse e la legittimità della condanna alla base dell'estradizione. Questo il parere dell'AGU lo esclude apertamente, in rispetto alla decisione del Supremo Tribunale Federale.&lt;br /&gt;La sentenza del Supremo aveva escluso altresì che nel caso di Battisti si riscontrino 'serie ragioni per ritenere che la persona richiesta verrà sottoposta ad atti persecutori o discriminatori per motivi di razza, di religione, di sesso, di nazionalità, di lingua, di opinioni politiche o di condizioni personali o sociali' poiché ha cassato la decisione del Ministro di Giustizia che su quelle si fondava. Il tenore è infatti apparentemente analogo a quello della Legge sul rifugio, che aveva fondato quella decisione e che parla di "fondati timori di persecuzione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La differenza, a prima vista sottile, su cui si fonda la decisione presidenziale, è quella tra la prima e la seconda parte dell'art. 3, lettera f del Trattato; come si vede sopra, al punto 106, dove è stata messa in grassetto, la seconda parte è alternativa alla prima. Non si tratta quindi della eventualità che Battisti sia sottoposto ad atti persecutori o discriminatori, ma, più semplicemente, che la sua situazione possa essere aggravata. Non si tratta di un cavillo: con quella formulazione gli Stati contraenti si sono garantiti reciprocamente un margine di discrezionalità che è quello proprio all'idea di sovranità di ognuno dei due. Il Trattato bilaterale firmato dall'Italia prevede esattamente quell'eventualità, come si può parlare di mancato rispetto degli accordi e addirittura dell'Italia e della sua giustizia? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Napolitano, Brasilia non è Addis Abeba&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La questione della sovranità ha assunto un ruolo determinante in questa vicenda. Chi avesse la pazienza di rileggersi i comunicati brasiliani, compreso l'ultimo della nuova Presidente Dilma Rousseff, la troverebbe sistematicamente citata. Ed è stata sistematicamente ignorata dagli italiani, a cominciare dal Presidente Napolitano.&lt;br /&gt;Fu lui che aprì ufficialmente la campagna italiana per l'estradizione di Battisti con una lettera al Presidente Lula, &lt;a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=4&amp;amp;key=8028"&gt;diffusa alla stampa&lt;/a&gt; ancor prima di consegnarla, il quale (si veda &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/04/tutti-pazzi-per-battisti.html"&gt;Tutti pazzi per Battisti?&lt;/a&gt; nei primi paragrafi ) gli rispose ufficialmente&amp;nbsp; richiamando l'Italia al rispetto della sovranità; ma niente, anzi ora recidiva con una nuova lettera al Brasile (e le rivendicazioni del suo responsabile stampa: &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=WP2TA"&gt;&lt;i&gt;Panorama &lt;/i&gt;20.1.11&lt;/a&gt;). Dichiara "incomprensibile che siano state ignorate le ragioni di un'onda di sdegno in tutte le forze politiche italiane". E così conferma che c'è un'onda anomala: proprio quella che, quali che siano le sue buone ragioni, potrebbe travolgere Battisti, secondo le motivazioni dell'AGU. &lt;br /&gt;Gli è "incomprensibile" la ragione del Brasile, e si dichiara poi incompreso, "non ci siamo fatti capire dal Brasile".&lt;br /&gt;Che invece ha capito benissimo. Cos'altro intendere, se un Presidente della Repubblica arma un tale rambazamba per l'estradizione di un delinquente comune, e si fa portavoce di "un'ondata di sdegno di tutte le forze politiche italiane", se con che vuole influenzare le decisioni di autorità sovrane brasiliane? Gliel'han declinata in tutte le salse, la &lt;a href="http://zerohora.clicrbs.com.br/especial/rs/cracknempensar/19,0,2379536,Refugio-para-Battisti-foi-ato-de-soberania-brasileira,-diz-Lula-em-carta-a-Napolitano.html"&gt;&lt;i&gt;soberanìa&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, stentando molto, è vero, capire il disinteresse italiano a questo principio, e continuando a patirne il disconoscimento dovuto ai tentativi di ingerenza italiani.&lt;br /&gt;La sovranità, intesa come il potere di un collettivo di realizzare la condizione di autosufficienza del gruppo sociale che lo esprime, è un valore importante agli occhi dei democratici brasiliani, che non mancano di proclamare la "vocazione storica del Brasile alla sovranità".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E Napolitano spiega ai brasiliani che il terrorismo peggiore è "quello ispirato da una sedicente sinistra rivoluzionaria". Che vuol dire sedicente? È una tipica espressione all'insegna del motto stalinista "pas d'ennemis à gauche", specialmente adottata dai dirigenti del Partito Comunista Italiano (PCI), qual'era Giorgio Napolitano, per screditare i movimenti extraparlamentari di sinistra: negli anni '70. Anche Napolitano è "fermo lì", a confermare quanto ebbe a dire Tarso Genro. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-o7aXQTZSXpM/TaVnNnOpPnI/AAAAAAAAARg/AQ8-EDGfMcU/s1600/Libero9.2.11+Dilma.png" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="235" src="http://2.bp.blogspot.com/-o7aXQTZSXpM/TaVnNnOpPnI/AAAAAAAAARg/AQ8-EDGfMcU/s320/Libero9.2.11+Dilma.png" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;La prima pagina di &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt; 9.1.11&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Non è il solo: &lt;i&gt;Libero &lt;/i&gt;pubblica sulla prima pagina del 9.2.11 la diplomatica fotonotizia "Dilma, una terrorista al Quirinale".&lt;br /&gt;In Brasile, non ci si permette di usare il termine caro alla dittatura per sterminare l'opposizione, e neppure i nostalgici ardiscono più di tanto. Terroristi erano quelli che si potevano torturare sino alla morte.&lt;br /&gt;Questo sta evocando il giornale italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dilma Rousseff fu arrestata e torturata, perché militante di un'organizzazione della 'sedicente sinistra rivoluzionaria' che praticava la lotta armata clandestina, e dunque terrorista. In Brasile come in Italia, la guerriglia urbana comunista non andò oltre la propaganda armate e venne sconfitta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le parole di Napolitano sono arrivate con le offese del Governo italiano. Rintuzzate immediatamente da un &lt;a href="http://www.estadao.com.br/noticias/nacional,em-nota-oficial-planalto-reage-a-impertinencia-do-governo-italiano-e-anuncia-a-decisao-de-manter-battisti-no-brasil,660255,0.htm"&gt;comunicato ufficiale&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Il Governo brasiliano manifesta il suo profondo disagio per i termini della nota della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, ed in particolare per l'impertinente riferimento personale al Presidente della Repubblica.&lt;/blockquote&gt;La protervia condivisa da ciò che viene dall'Italia è percepita come memoria coloniale, e un editoriale di &lt;a href="http://www.brasildefato.com.br/node/5573"&gt;&lt;i&gt;Brasil de Fato&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; intitolato &lt;i&gt;Napolitano e Berlusconi, Brasília não é Addis Abeba&lt;/i&gt;, conclude "Battisti non è solo Battisti. E non lo vede solo chi non vuole."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A spiegare ai brasiliani "l'incomprensione" del valore della sovranità, basterebbe la concezione usa-e-getta che ne ha Franco Frattini, maestro di sci e all'occasione Ministro degli Esteri italiano (come tale, sommo responsabile delle relazioni diplomatiche tra Italia e Brasile nell'affare Battisti), che, due giorni dopo aver evocato il diritto alla sovranità, non per Addis Abeba ma per Tripoli, la manda, sovranamente, a bombardare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flash-back: il caso Ronald Biggs&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La ragione 'sovrana', la ragione per cui si invoca la sovranità, cioè un atto politico puro, è il braccio di ferro con una potenza straniera.&lt;br /&gt;E, a quelli che han chiesto, con più arroganza che autorevolezza, se il Brasile avrebbe mai "osato un simile trattamento" nei confronti di altri paesi europei, va detto che, sì, il Brasile, come qualsiasi altro paese dove vige lo stato di diritto, ha respinto e respinge domande di estradizione. E proprio in un braccio di ferro sulla non-estradizione di un cittadino britannico verso la sua patria, dov'era condannato a 30 anni di reclusione, il Brasile ha "osato" di più.&lt;br /&gt;Ronald Biggs è il più famoso dei 15 autori del 'colpo del secolo', la rapina al treno Glasgow-Londra che, nel 1963, fruttò un bottino di 2,6 milioni di sterline, rimasto a lungo un memorabile record. Tutti, compreso Biggs, vennero arrestati un anno dopo. Biggs riuscì ad evadere dopo 15 mesi, fuggendo prima in Australia (1970) e poi in Brasile, dove un reporter inglese -e dunque anche Scotland Yard- lo trovò nel 1974.&lt;br /&gt;L'estradizione venne negata -per mancanza di garanzia di reciprocità nell'accordo con la Gran Bretagna- e anche l'espulsione dal paese risultò impossibile, avendo Biggs un figlio brasiliano (argomento, quello del figlio, che non pesava invece contro un'estradizione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1981 venne sequestrato, e trasportato in un sacco con su scritto 'anaconda vivente' (da li il nome operazione anaconda) fino a Barbados, antico dominio britannico. Il gruppo che operò quel tentativo di 'extraordinary rendition' ante litteram, era composto da mercenari ex-militari, comandati da Patrick King, che nel film documentario 'Kidnap Ronnie Biggs' lascia intendere che l'operazione aveva un mandato delle autorità, che cosi evitavano di sporcarsi direttamente le mani in quella che si chiama una 'deniable operation'.&lt;br /&gt;Senza sapere se i sequestratori fossero avventurieri a caccia di denaro o di fama (lo stesso Biggs visse a lungo della vendita di foto e reportages, non potendo lavorare) oppure agenti di Sua Maestà camuffati, il Brasile protestò chiedendo la consegna di Biggs e dei sequestratori - questo per il solo fatto che di tutta evidenza era stata violata la sovranità del paese, disconoscendo totalmente il principio internazionalmente riconosciuto che chi sta in un territorio è del territorio.&lt;br /&gt;Il Brasile chiese che gli venisse restituito il sequestrato, perchè, dal momento in cui gli era stata concessa la permanenza nel paese, era passato sotto la protezione della legge brasiliana. Ed era finito a Barbados non in modo libero e volontario, ma quale vittima di un crimine.&lt;br /&gt;A Barbados, Biggs venne arrestato sotto l'assurda accusa di aver violato la legge d'immigrazione. La Gran Bretagna presentò una domanda d'estradizione, facendo una pessima figura poiché così assumeva davanti all'opinione pubblica la responsabilità del sequestro ed ignorava le decisioni brasiliane. Erano i tempi in cui era Primo Ministro Margareth Thatcher, che recitava: "un crimine, è un crimine, è un crimine, è un crimine" (parafrasava Gertrude Stein 'a rose, is a rose...', ma non si riferiva al sequestro). In Brasile, il regime al potere dal 1964 assumeva una fase di "apertura politica" che portò all'amnistia del 1979, al ristabilimento della democrazia e alla nuova Costituzione. Il Brasile che in quegli anni usciva dalla dittatura civile-militare si batté con successo per un principio di diritto pubblico internazionale: la sovranità della nazione. Se si tiene presente quanto i paesi dell'America latina siano stati considerati e trattati da cortile di casa degli Stati Uniti e del 'primo mondo', si può capire quanto l'affermazione della sovranità, del non farsi dettare nulla da nessuno, possa stare a cuore ai popoli di quel continente.&lt;br /&gt;Nella vicenda di Ronnie Biggs, (il 'ladrão regenerado', come lo chiamavano le cronache gossip, restò poi in Brasile sino al 2001, quando si consegnò volontariamente all'Inghilterra, che gliela face pagare salata, scarcerandolo solo quando, nel 2009, era ormai ridotto ad un rottame), non c'erano aspetti politici (egli arrivò al più a registrare dei video con gruppi punk europei, come i &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=RWAPe8S2hgA&amp;amp;feature=related"&gt;Sex Pistols&lt;/a&gt; ed i &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=itSuv991xCA"&gt;Toten Hosen&lt;/a&gt;), né interventi di organizzazioni umanitarie.&lt;br /&gt;Non ci sono altre similitudini col caso Battisti, non ne è un precedente, e ci si deve augurare che non lo sarà. Valga come monito alle istigazioni al sequestro, alla extraordinary rendition di Battisti, che si son viste sbocciare nel furor di popolo, per esempio un &lt;a href="http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/01/18/444457-lega_battisti_dovevamo_fare.shtml"&gt;senatore della Lega Nord&lt;/a&gt;,&amp;nbsp; il giornale del paritito di governo &lt;a href="http://loccidentale.com/articolo/la+%22rendition%22+di+cesare+battisti.00100700"&gt;&lt;i&gt;l'Occidentale&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, il &lt;a href="http://www.iltempo.it/interni_esteri/2009/01/28/982389-tentare_tutto_possibile.shtml"&gt;Ministro della difesa&lt;/a&gt;, la rivista &lt;a href="http://temi.repubblica.it/limes/il-caso-battisti-e-il-paese-dei-campanelli/2292?h=2"&gt;&lt;i&gt;Limes &lt;/i&gt;&lt;/a&gt;e l'immancabile &lt;a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=48131824842"&gt;gruppo di facebabbei&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flash-forward: Battisti a passeggio per Roma&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Il rifiuto del massimo rappresentante dello Stato di eseguire l'estradizione, che Dilma Rousseff ha confermato, non mette fine, come sarebbe stato normale, al caso.&lt;br /&gt;Il Supremo Tribunale Federale, nella persona del suo Presidente, Cezar Peluso, che fu relatore e sostenitore dell'estradizione, ha deciso che si deve ancora una volta pronunciare.&lt;br /&gt;Ed ha negato la liberazione di Battisti (&lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/processo/verProcessoTexto.asp?id=2921601&amp;amp;tipoApp=RTF"&gt;STF 2.2.11&lt;/a&gt;), respingendo le domande della difesa, autodichiarandosi sempre competente, affermando che non v'è urgenza e nominando nuovo relatore: guarda caso, proprio quel Gilmar Mendes che come suo predecessore alla presidenza del STF aveva già fatto l'impossibile per l'estradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'argomentazione dell'AGU e della Presidenza del Brasile, si tenterà di contrapporre la tesi dell'insufficiente motivazione. Occorrono "razões ponderáveis" per supporre che l'estradato veda ulterioriormente aggravata la sua situazione; e 'ponderabili' per alcuni giuristi brasiliani implica l'idea che le ragioni possano essere misurate o quantificate. La &lt;a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_3.wp?detail=y&amp;amp;tabait=y&amp;amp;tab=a&amp;amp;ait=AIT32555&amp;amp;aia=AIA78755"&gt;versione italiana del Trattato&lt;/a&gt; non conferma questa interpretazione, poiché richiede delle "serie ragioni". &lt;br /&gt;D'altra parte, come misurare se queste siano sufficienti per "supporre" (secondo la v&lt;a href="http://www.conjur.com.br/dl/tratado-extradicao-brasil-italia.pdf"&gt;ersione brasiliana del Trattato&lt;/a&gt;, o "ritenere" secondo quella italiana) un aggravamento arbitrario? &lt;br /&gt;Un giurista brasiliano (Thiago Gomes Anastacio, su &lt;a href="http://www.conjur.com.br/2011-jan-13/extraditado-receber-liberdade-battisti-andar-roma"&gt;Consultor Juridico&lt;/a&gt;) ha formulato una questione teorica che può permettere di capirlo: "Potrebbe Battisti passeggiare tranquillamente per le vie di Roma?"&lt;br /&gt;Alla domanda (sull'ipotesi che per una ragione x questi fosse estradato e liberato), probabilmente anche Giuseppe Cruciani risponderebbe 'no' (sempre che non abbia un infarto al pensiero).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che l'istigazione all'odio alimentata dalle incessanti prese di posizione delle autorità italiane possa produrre un caso speciale, un trattamento discriminatorio, è un'ipotesi facilmente accettabile da chiunque. Salvo da chi è ormai preso in una tifoseria insensata. Ci sono molte persone che si sono schierate per l'estradizione di Battisti per un onesto senso di giustizia e di rispetto delle regole comuni e non per odio o antipatia per Battisti, che devono capire che hanno contribuito a creare il paradosso: maggiore è l'attenzione pubblica (negativa) per un condannato, maggiore è il rischio di anomalie e di atti discriminatori. Se solo leggendo (in Italia) dell'eventualità di Battisti a passeggio per Roma si rischia il soffocamento, non ci si può chiamar fuori dicendo 'io non gli farei nulla'. Linciatori sono anche gli spettatori passivi, non solo quello che butta la benzina o insapona la corda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Supremo deciderà dunque in seduta plenaria, e Gilmar Mendes darà fondo alla sua immaginazione giuridica per architettare una proposta accettabile dalla maggioranza. Il punto è che deve dimostrare una violazione del trattato Italia-Brasile, che, come si è visto, è ossequiato dalla Presidenza brasiliana proprio per la parte (il citato art. 3, lett. f) in cui i due Stati democratici si concedono margine al rispettivo potere discrezionale nel valutare il rischio di discriminazione. Per questo dovrà sostenere, come già anticipato da Peluso, una crassa assenza assoluta di motivazioni, insistendo che occorre "provare" il rischio di discriminazioni, perché il Trattato (art. 15 par.1) dice che il rifiuto deve essere motivato; salvo che si tratta qui di una motivazione non giuridica ma empirica, e non si vede come una Corte possa lanciarsi in predizioni e prognosi socio-politiche sull'eventualità o meno che Battisti possa essere discriminato in Italia. È ciò che il Ministro del STF Carlos Britto ha definito "un giudizio soggettivo psichico" che rimanda al "carattere eminente politico dell'estradizione".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche le chances rispetto ad un successivo ricorso alla Corte internazionale per violazione del Trattato sono scarse, tanto che pure il parere pubblicato sul &lt;a href="http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=7458"&gt;sito dell'università Bocconi&lt;/a&gt; , è piuttosto pessimista. Se la competenza della Corte dell'Aja è ancora tutta da verificare -e secondo il Ministro del STF &lt;a href="http://www.crtv.tv.br/index.php?id_video=1295447518#programas.php?id=1287584351"&gt;Celso de Mello&lt;/a&gt; non è data poiché il Trattato Italia/Brasile non menziona l'eventualità di risolvervi una controversia - la strategia di Peluso e Mendes mirerà comunque ad ottenere la decisione la più imbarazzante possibile per il governo di Dilma Rousseff. &lt;br /&gt;Secondo il parere della Bocconi, le motivazioni dell'AGU riprendono le argomentazioni della difesa di Battisti e sarebbero quindi già state "ampiamente rigettate" dal giudice supremo.&amp;nbsp; Già l'ampiamente è bizzarro, quando si pensa che il voto del plenario finì 4 a 4 e fu risolto dal voto decisivo dell'allora presidente Gilmar Mendes; ma non è questo il punto.&lt;br /&gt;Quel dibattito concerneva la Legge del Rifugio, i cui criteri (i 'fondati timori' della presunta persecuzione) sono molto più rigorosi di quelli del Trattato, che chiede di "fare un giudizio di ponderabilità a partire da una supposizione completamente diversa dalla Legge del Rifugio", così ancora il Ministro Carlos Britto, ripreso dal Messaggio (Despacho) che accompagna il Parere dell'AGU. &lt;br /&gt;Sostiene ancora l'autrice del parere, che sarebbe in malafede chiamare "serie ragioni" delle "semplici dichiarazioni e manifestazioni pubbliche" poiché l'ordinamento italiano da solo garantisce contro i rischi di trattamenti discriminatori.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/52828769/Advocacia-Geral-da-Uniao-Despacho-caso-Battisti-29-12-10" style="display: block; font: 14px Helvetica,Arial,Sans-serif; margin: 12px auto 6px; text-decoration: underline;" title="View Advocacia Geral da Uniao - Despacho caso Battisti 29.12.10 on Scribd"&gt;Advocacia Geral da Uniao - Despacho caso Battisti 29.12.10&lt;/a&gt;&lt;iframe class="scribd_iframe_embed" data-aspect-ratio="0.707035755478662" data-auto-height="true" frameborder="0" height="400" id="doc_82063" scrolling="no" src="http://www.scribd.com/embeds/52828769/content?start_page=1&amp;amp;view_mode=list&amp;amp;access_key=key-1ycwlhwjpa910o8ydtnr" width="100%"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;Il citato Messaggio ricorda (punti 17 e 18) che "passati ormai più di 30 anni dai fatti, la mobilitazione sul caso è notoria e attuale. (...) si constata che gli episodi che coinvolgono l'estradando conservano un'elevata dimensione politica e mobilitano molti settori della società (...). In Italia, le opinioni si polarizzano e concretizzano in vari atti, ad esempio interviste, manifesti e manifestazioni."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale che sia su questo aspetto centrale il risultato della discussione nel Tribunale Federale, resterà comunque insuperabile la questione dell'ergastolo, cioè il secondo motivo di rifiuto dell'esecuzione (nel Parere AGU, al punto 11), fondato sull'art 5 let. b del Trattato.&lt;br /&gt;Per l'estradizione dal Brasile, dove è proibita la pena di reclusione perpetua, occorre che l'Italia commuti l'ergastolo in una pena non superiore a 30 anni.&lt;br /&gt;Questo impegno ufficiale è spesso richiesto preliminarmente o contemporaneamente alla domanda di estradizione, mentre nel caso deve ancora essere fatto, e teoricamente, è l'ambasciatore italiano, quale plenipotenziario della missione diplomatica, a poterlo presentare. &lt;br /&gt;Ma, come è noto, una tale commutazione di una pena definitiva è contraria all'ordine pubblico italiano, e niente lascia intendere di una iniziativa italiana su questo punto, pure deliberatamente ignorato dalla stampa, come qualsiasi altra considerazione sul senso della pena. Considerazioni che, anche se probabilmente destinate a non aver seguito, propone invece il Parere dell'AGU (punto 129 e seg.) ricordando che anche con una conversione di pena, l'estradato, che ha più di 50 anni, ritroverebbe la libertà solo in età ben superiore agli 80 anni (e a 60 anni dai fatti). Circostanza, questa, che corrisponderebbe ad un ergastolo di fatto, e dunque discutibile, benché non vi sia giurisprudenza in materia.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Battisti il sans-papiers&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Come che sia, potrebbe rappresentare una via d'uscita per Peluso e Mendes, quella di annullare la decisione di Lula per la parte che esprime il primo motivo (il rischio di discriminazione non provato, l'art. 3 let f del Trattato), e rimandare alla Presidente Rousseff in attesa di una risposta italiana sul secondo motivo. In aggiunta, rinvio della scarcerazione e magari questionamento sullo stato di immigrante illegale di Battisti, che come tale dovrebbe essere espulso o costretto a lasciare il paese. Straniero in situazione irregolare, un vero sans-papiers. &lt;br /&gt;In gioco non contano davvero gli interessi italiani; il caso Battisti è in Brasile occasione di uno scontro di poteri, di una disputa tra sovranità giuridica e sovranità politica.&amp;nbsp; Anche se lo stesso plenum del STF ha respinto la tesi di Peluso e Mendes che sarebbe il Supremo ad avere l'ultima parola in materia d'estradizione, quella rientrerà dalla finestra. L'obiettivo politico è quello di mettere in cattiva luce, in posizione imbarazzante, associandola ad un terrorista, la nuova Presidente Dilma, che, fin troppo prudente, ha dichiarato che la decisione tocca al Supremo Tribunale Federale. Il Supremo ha sì battagliato contro la Presidenza Lula, ma contro quella di Dilma non ha ancora aperto il fuoco.&lt;br /&gt;Dovrà tener conto che se quanto avrà deciso e richiesto apparirà a Dilma come avviso o prodromo di un più intensivo controllo di legalità sulle attività della Presidenza, la Presidente non potrà accettarlo.&lt;br /&gt;Un ennesimo paradosso del caso Battisti è che sostenitore e istigatore delle ingerenze del potere giudiziario sull'esecutivo politico brasiliano è proprio il Governo italiano, per il quale l'ingerenza del giudiziario sul proprio potere è invece, in Italia, assolutamente intollerabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla mancata scarcerazione di Battisti ha protestato il Governatore dello Stato di Rio Grande do Sul ed ex-ministro di Giustizia Tarso Genro, dichiarando che Battisti, prigioniero politico del STF, è ormai detenuto illegalmente. È evidente a tutti che, negata l'estradizione, non vi sia un motivo legale per protrarre la detenzione. &lt;br /&gt;Come lui, molte personalità e semplici militanti della sinistra sono sensibili e pronti ad opporsi al 'golpe giudiziario', come l'ha definito l'avvocato di Battisti &lt;a href="http://correiodobrasil.com.br/advogado-de-battisti-classifica-decisao-de-peluso-como-%E2%80%9Cgolpe-de-estado%E2%80%9D/202063/%20"&gt;Luis Roberto Barroso&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Per &lt;a href="http://blogln.ning.com/profiles/blogs/golpe-do-judiciario"&gt;Carlos Lungarzo&lt;/a&gt; (Amnesty International), il 'golpe parziale' del Presidente del STF Cezar Peluso è ai danni non solo dell'Esecutivo ma anche dello stesso Supremo, poiché una decisione presa dal suo Plenario viene alterata (il riferimento è alla decisione, approvata 5 a 4, che l'ultima parola sull'estradizione sia del Presidente della Repubblica): cosa che, in linea teorica, potrebbe essere sanzionata, poiché proibita dalla legge, con un 'empeachment' di Peluso.&lt;br /&gt;Se in Brasile c'è dunque una mobilitazione -pur senza l'appoggio di nessuno dei grandi media- politica e non solo 'umanitaria' per un affare che travalica lo stesso Battisti, in Italia, dove si finisce in lista nera se si firma un appello, si sono aggiunte riflessioni fuori dal coro (si veda la lettera di ricercatori italiani all'estero pubblicata da &lt;a href="http://uninomade.org/tag/giustizialismo"&gt;Uninomade&lt;/a&gt;, che riproduce anche l'essenziale articolo di Luca Baiada su &lt;i&gt;&lt;a href="http://www.ilponterivista.com/article_view.php?intId=108"&gt;Il Ponte&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, o l'editoriale di Franco Piperno su &lt;a href="http://www.looponline.info/index.php/editoriali/469-ricordare-per-giudicare-il-caso-battisti-la-disinformazione-brasiliana-e-la-menzogna-italiana%20"&gt;&lt;i&gt;Loop&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;), o voci provocate dal coro medesimo (cfr. articolo sul &lt;a href="http://www.micciacorta.it/component/content/article/50-vae-victis/2354-il-caso-battisti-e-il-belpaese-della-forca.html"&gt;sito di Sergio Segio&lt;/a&gt;, dove si apprende incidentalmente che l'ex Comandante di Prima Linea, dissociato in aperta polemica con gli esuli, considera, come Filippo Facci, 'verità' i testi dei romanzi di Battisti).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, ogni caso di estradizione dall'estero di vecchi militanti della sinistra armata è stato regolarmente, e per tre decine d'anni, gestito da questo o quel ministro come occasione contingente di farsi pubblicità, di ridorarsi l'immagine proclamando una vittoria della giustizia: per dimenticarsene immediatamente quando poi l'estradizione richiesta era respinta.&lt;br /&gt;Una 'linea politica' in questa materia, forse proprio perché implica una rielaborazione del 'passato che non passa', non sembra essere mai esistita. Né probabilmente si può dire che il caso Battisti segni una svolta in questo senso, malgrado le dimensioni che ha assunto. La svolta, se v'è stata, è quella vantata come 'pragmatismo post-ideologico' con le procedure di estradizione dalla Francia dello stesso Battisti, di Paolo Persichetti e di Marina Petrella, e corrisponde al modo di un puro atto di potere. Di quelli volontaristici, che non sentono ragioni. Una sovranità cieca, che non esita a mobilitare il furor di popolo gridando 'mettiamoli dentro e buttiamo le chiavi', marchia malamente e degrada la cultura degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Essere amici del terrorista è allora una cosa sana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;b&gt;Post sul tema (il più recente in fondo):&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/cesare-battisti-accolto-in-brasile-gli.html"&gt;Cesare Battisti accolto in Brasile&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/informazione-e-comunicazione-nel-caso.html"&gt;Informazione e comunicazione nel caso Battisti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/il-fantasma-di-copacabana-colpisce.html"&gt;Il fantasma di Copacabana colpisce ancora&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/lintervista-cesare-battisti.html"&gt;L'intervista a Cesare Battisti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/04/tutti-pazzi-per-battisti.html"&gt;Tutti pazzi per Battisti?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/materiali-sul-caso-battisti.html"&gt;Materiali sul caso Battisti&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href=""&gt;Lula stopper, Battisti libero?&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/04/gli-amici-del-terrorista.html"&gt;Gli amici del terrorista&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-7142063720550717552?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/7142063720550717552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/04/gli-amici-del-terrorista.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7142063720550717552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7142063720550717552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/04/gli-amici-del-terrorista.html' title='Gli amici del terrorista'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-4FyMjcFBPCk/TaRBvmDuhfI/AAAAAAAAARc/EG6IcDVnUFo/s72-c/Gilmar+Mendes+e+Cesare+Battisti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-574940386293118750</id><published>2010-11-05T09:19:00.012+01:00</published><updated>2012-01-04T22:06:16.379+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorabilia'/><title type='text'>La bellezza è per strada</title><content type='html'>&lt;b&gt;Memoria simbolica&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Risate gioiose salgono su col fresco della notte. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TMRLl4yPWBI/AAAAAAAAAQg/oOVsrYjSTN0/s1600/LaBeauteEstDansLaRue.jpg" imageanchor="1" linkindex="136" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="400" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TMRLl4yPWBI/AAAAAAAAAQg/oOVsrYjSTN0/s400/LaBeauteEstDansLaRue.jpg" width="266" /&gt;&lt;/a&gt;Due ragazze si affacciano nella vetrina illuminata della bettola alternativa, giù dall'altra parte della strada. Le due eleganti&amp;nbsp; silhouettes ora si annusano, le mani in tasca. Gli altri passanti sono arredamento che si allontana. Una protende il viso verso l'altro, la bacia, si baciano, e s'incamminano come se il marciapiede fosse improvvisamente diventato un tappeto di nuvole.&lt;br /&gt;La bellezza è per strada.&lt;br /&gt;Era lo slogan apparso in un manifesto del '68 francese, una di quelle serigrafie che, emulando le scritte murali senza grigi e senza compromessi, dicevano tutto in una botta.&lt;br /&gt;Come il sampietrino lanciato dalla ragazza: la ribellione è giusta, è violenta, è bella, è ciò che conta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I cubetti di porfido, i selci, il pavé delle strade&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;ritrovavano la propria storica vocazione a volare. Del resto, come recita l'altro slogan&amp;nbsp; ricordato nei decennali inventari per liquidazione del '68, quando li si toglie dal suolo, al posto della strada si trova la spiaggia (sous le pavé, c'est la plage). E "chiude la strada ma apre la via" &lt;br /&gt;-che pare una definizione tipo '1 orizzontale, nove lettere'- era uno dei modi di celeberare la barricata.&lt;br /&gt;Il 'piccolo San Pietro' era ovviamente anche cantato. Tra i pezzi più famosi, quelli di Gianfranco Manfredi sul/nel movimento del 1977:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Ultimo mohicano&lt;br /&gt;sampietrino in mano&lt;br /&gt;solo qui nella via&lt;br /&gt;e la barricata&lt;br /&gt;dove l'han portata? non c'è proprio più&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimo mohicano&lt;br /&gt;sampietrino in mano&lt;br /&gt;non c'è più polizia&lt;br /&gt;ora a chi lo tiro?&lt;br /&gt;vado a fare un giro,&lt;br /&gt;entro in un caffè&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;i&gt;[&lt;a href="http://www.gianfrancomanfredi.com/zom.html" linkindex="137"&gt;Zombie di tutti i paesi, unitevi&lt;/a&gt;] &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;Oggi, la bella lanciatrice di sampietrini dell'ultraquarantenne manifesto francese è ripresa e rieditata in omaggio ad un altro movimento, quello degli studenti iraniani.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://politics1.com/news/IranFreedom-GrWhBlk-.jpg" imageanchor="1" linkindex="138" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://politics1.com/news/IranFreedom-GrWhBlk-.jpg" width="133" /&gt;&lt;/a&gt; Il risultato: fondo verde (in omaggio alla 'rivoluzione verde'...), pantaloni anziché gonna (adeguamento o moda?), e lingua inglese, dove 'freedom' rimpiazza 'beauté'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scarto con la reinvenzione della bellezza -identificata con l'immagine dell'azione e del movimento,&amp;nbsp; non con quella di una cariatide- del poster del maggio '68 (prodotto da un collettivo situazionista a Montpellier, come tra l'altro ricorda la &lt;a href="https://circle.ubc.ca/handle/2429/10958" linkindex="139"&gt;tesi di Master di Victoria Scott&lt;/a&gt;), è grosso. E in fin dei conti, non si tratta qui del prodotto di una memoria collettiva che riprende, rielabora o fa tradizione del prodotto di un'altra memoria collettiva. Questo poster non nasce nel movimento degli studenti iraniani, ma su &lt;a href="http://politics1.com/gr88.htm" linkindex="140"&gt;un sito americano&lt;/a&gt;, le strade cui è destinato sono solo quelle di facebook...&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Buoni Bidelli &lt;i&gt;versus&lt;/i&gt; Cattivi Maestri&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Accade poi che una ragazza per strada lanci non un sampietrino, ma un 'fumogeno'.&lt;br /&gt;E subito tutti gridano al terrorismo, ché è ormai chiaro come non occorra impugnare armi di distruzione di massa per farsi etichettare così.&lt;br /&gt;In un editoriale su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad8BF1A.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;La Stampa&lt;/i&gt; del 30.9.1&lt;/a&gt;0, brillantemente intitolato "Tornano i cattivi maestri", Luigi La Spina ci spiega quanto siano confuse le menti di molti giovani che non sanno distinguere la realtà dei nostri giorni dalla memoria degli anni 70 e 80. E che ripetono i "tre perversi schemi mentali che provocarono tanti lutti". Il primo di quelli che chiama pure 'tre peccati capitali', è la "trasformazione di una persona in un simbolo". Il secondo, è il "pretendere di rappresentare una intera categoria sociale senza averne avuto alcun mandato". E infine "il semplicismo di chi collega fatti singoli, separati nello spazio e nel tempo (...) in una generica e comoda macchinazione unitaria, sapientemente eterodiretta...", insomma "l'esagerazione della potenza avversaria".&lt;br /&gt;Ora, queste ch'egli chiama "catene linguistiche", sono tratti comuni di qualsiasi attività politica. In politica, tipicamente si fanno analisi, collegando fatti singoli secondo una propria lettura, e se ne produce un discorso in relazione ad un interesse che è necessariamente collettivo. Chi fa e porta questo lavoro simbolico, si presenta come simbolo.&lt;br /&gt;La Spina lamenta che molte menti siano imprigionate da quelle odiose catene linguistiche, che fanno sì che una persona sia "ridotta alla generica categoria di un nemico senza volto", insomma un simbolo cui si finisce per sparare.&lt;br /&gt;E per dirlo usa una simbologia più trita di una foglia di Betel nella bocca di un paria: quella del 'cattivo maestro'. Bisognerà ricordarglielo ancora, che i cattivi maestri non tornano, come pretende il titolo del suo articolo, perché I CATTIVI MAESTRI NON SONO MAI ANDATI VIA.&lt;br /&gt;Ci sono sempre, sono sempre presenti perché esistono solo in articoli come questo, spiriti chiamati in ogni occasione in cui non si sa che dire su quanto sostiene o pratica chi nel sistema di potere non è integrato.&lt;br /&gt;L'espressione di 'cattivo maestro' non solo non appartiene, né linguisticamante né concettualmente, ad un movimento che rivendica l'egualitarismo, che rifiuta i ruoli gerarchici -padrone/servo, medico/paziente, e appunto maestro che inculca e alunno che esegue-, non solo gli è incomprensibile, ma gli si oppone, esiste solo per stigmatizzarlo. Nasce cucita addosso a Toni Negri, professore universitario che con altri docenti di scienze politiche di Padova viene arrestato il 7 aprile 1979, con l'accusa di essere la mente del terrorismo. &lt;br /&gt;Come ricorda la tesi di laurea di Luca Barbieri, &lt;i&gt;I giornali a processo: il caso 7 aprile&lt;/i&gt;, (pubblicata a puntate da &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/10/003653.html#003653" linkindex="141"&gt;Carmilla&lt;/a&gt; e che vale la pena di leggersi per intero), "cattivi maestri" è un'espressione che da allora non è mai caduta in disuso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tanto per rammentare qualche esempio negli ultimi anni:&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radDCB5F.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Messaggero&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; del 25 agosto 1999, Franco Frattini, allora presidente del comitato parlamentare sui servizi di sicurezza, se la prende con la sentenza di assoluzione di Adriano Sofri, perché distingue la responsabilità dei cattivi maestri "che educavano alla lotta rivoluzionaria e gli esecutori dei loro insegnamenti". "Come Toni Negri, tra gli altri". Su questa falsariga, Sofri è dichiarato cattivo maestro da Marco Travaglio (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radB45D9.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;Sette&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 15.4.2004); dal procuratore generale al processo di revisione Gabriele Ferrari (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad4C9D7.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 30.12.1999: "cattivi maestri due volte responsabili, per quello che hanno fatto e quello che hanno fatto credere"); da Marcello Veneziani (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad80F7F.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Giornale&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 19.7.2003, "Ritornano i cattivi maestri") che lo mette accanto a Herbert Marcuse, Eric Hobsbawn e... Toni Negri. Questi, che è&amp;nbsp; il cattivo maestro per antonomasia, si può davvero permettere una rivendicazione, chiamandoli alla moltiplicazione e alla moltitudine. Lo ha fatto in &lt;a href="http://www.manifestolibri.it/vedi_brano.php?id=31" linkindex="142"&gt;&lt;i&gt;Apologia del cattivo maestro&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, pezzo tratto da una sua pubblicazione in memoriam del compianto Luciano Ferrari Bravo, e che merita di restare in memoria.&lt;br /&gt;"Il ritorno dei cattivi maestri" è un titolo che ritorna, come un rigurgito di stampa: per esempio quello di un pezzo di  Paolo Chiariello, su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radDCB5F.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;Roma&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 14.4.2001, lì in occasione della protesta dei disoccupati napoletani;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.furrymania.it/images/articoli/narrativa/pinocchio/pinocchio_gattoevolpe.jpg" imageanchor="1" linkindex="143" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="185" src="http://www.furrymania.it/images/articoli/narrativa/pinocchio/pinocchio_gattoevolpe.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad2D695.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; del 4 marzo 2004 è Mario Pirani che si dedica ai cattivi maestri: sono quelli come Erri De Luca, Daniel Pennac e Philippe Solliers, che hanno osato opporsi alla estradizione di Cesare Battisti dalla Francia;&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radA4709.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Sole 24 ore&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; del 21 marzo 2002, Andrea Casalegno ci spiega che "i dirigenti dell'estrema sinistra furono tutti, chi più chi meno, cattivi maestri";&lt;br /&gt;Ruggero Guarini, su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radABC4A.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Tempo&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; dell'8.3.2003, trova una variante ai cattivi maestri che non devono salire in cattedra: dice che non devono più andare in TV "a narrare e interpretare a modo loro questa o quell'altra Notte della Repubblica".&lt;br /&gt;Questa teoria dei cattivi maestri è una delle più imbecilli che abbiano mai attraversato un discorso pubblico, e che l'espressione piaccia, tra i tanti bidelli della società, anche ai magistrati d'accusa, non è certo una sorpresa, in Italia. Il pubblico ministero Stefano D'Ambruoso ha trovato cattivi maestri in alcuni centri sociali (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radE80B5.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;Avvenire&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 30.8.2001), il p.m. Rosario Priore invoca contro di loro il pugno di ferro (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radA2FD9.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Giorno&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 26.8.2001) e così pure il p.m. Antonio Marini, che però 'non vuole fare nomi' (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad8D85F.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Messaggero&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 12.8.2001). Lo stesso recidiva qualche anno dopo sulla 'tolleranza zero', e così duetta con la giornalista che lo qualifica di "giudice storico" (?): "-Ci sono ancora 160 primule rosse del terrorismo... -Che possono diventare i cattivi maestri per le giovani leve." (n.b.: i casi citati sono Cesare Battisti e Alessio Casimirri, &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/radA1F67.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Giorno&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 21.3.2007: come 'primule', piuttosto appassite, ma poco importa a chi ha imparato a scrivere alla sagra del luogo comune).&lt;br /&gt;E, a proposito di Battisti, s'è detto in un &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/04/tutti-pazzi-per-battisti.html" linkindex="144"&gt;altro post &lt;/a&gt;di come Arrigo Cavallina si sia rivendicato suo cattivo maestro. C'è però ancora il guru della dissociazione, il Comandante Sergio Segio, secondo cui la teoria dei cattivi maestri è uno scudo giustificazionista; perché a rigor di logica se c'è un maestro cattivo, il pupillo che egli ha traviato non è così colpevole. E no, tuona l'ex-capo di Prima Linea, è una categoria che non va utilizzata (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad67898.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;la Repubblica&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; 26.2.2005).&lt;br /&gt;Bisogna precisare che gli articoli qui citati sono solo una minima parte di tutti i pezzi in cui vengono evocati i cattivi maestri, a proposito ormai di ogni genere di occasione e persona: ma di un uso giustificazionista come quello contestato dal superbo Comandante non si trova davvero traccia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco dopo l'episodio del fumogeno lanciato al comizio del segretario CISL Raffaele Bonanni, un altro episodio attizzò la ripetizione del concetto: il non-attentato al direttore del quotidiano &lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt;, Maurizio Belpietro. I non-fatti, lo si è capito, costituiscono un fondamento perfetto per parlar di cattivi maestri, e permettono pure di accedere all'universo vittimario; così Bonanni: "Io e Belpietro vittime dei cattivi maestri" (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad82915.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;Libero&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, 3.10.2010) &lt;br /&gt;Così conclude l'analisi di Mario Ajello ("I cattivi maestri e l'accusa di 'servitù' ritorna la sindrome degli anni di piombo" in &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad5D63D.tmp.pdf"&gt;&lt;i&gt;il Mattino&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; e &lt;i&gt;il Messaggero&lt;/i&gt; del 2.10.2010) su "un allarme che si credeva sepolto nelle caverne della storia" (sic): "La prima riforma da fare -e negli anni di piombo funzionò- sarebbe quella della riconciliazione nazionale fra leader e partiti".&lt;br /&gt;Fra leader e partiti, appunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti gli altri, che non sono né leader né partiti, non appena vedranno un articolo sui cattivi maestri, potranno ricordarsi che, se la monnezza è sulla stampa, la bellezza è senz'altro per strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;'Dire che la bellezza è per strada, è essere capaci di recepire tutte quelle pratiche d'invenzione e di libertà che vi nascono' (L. Sagradini, &lt;a href="http://theoriecritique.free.fr/archives.htm" linkindex="145"&gt;&lt;i&gt;Théorie critique&lt;/i&gt; 2008&lt;/a&gt;).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-574940386293118750?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/574940386293118750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/11/la-bellezza-e-per-strada.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/574940386293118750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/574940386293118750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/11/la-bellezza-e-per-strada.html' title='La bellezza è per strada'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TMRLl4yPWBI/AAAAAAAAAQg/oOVsrYjSTN0/s72-c/LaBeauteEstDansLaRue.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-4440502998365191680</id><published>2010-09-26T18:58:00.004+02:00</published><updated>2010-09-27T02:20:58.788+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Algeria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Black Panther'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>Algeri, porto delle rivoluzioni (4)</title><content type='html'>&lt;b&gt;Di ambasciatori e di aeroplani presi in prestito&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La liberazione di prigionieri politici in cambio di personalità catturate da gruppi guerriglieri armati, come nel caso dei &lt;i&gt;banidos&lt;/i&gt; (esuli) brasiliani sbarcati ad Algeri raccontato nella puntata precedente, fu una forma d'azione che trovò il suo apogeo nel 1970.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VkeHbJTI/AAAAAAAAAQY/_NR47Kxz0as/s1600/Leila+Khaled+1969-2006.jpg" imageanchor="1" linkindex="23" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="295" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VkeHbJTI/AAAAAAAAAQY/_NR47Kxz0as/s400/Leila+Khaled+1969-2006.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/12/algeri-porto-delle-rivoluzioni-3.html" linkindex="24"&gt;Come si è detto&lt;/a&gt;, il 4 settembre 1969, in Brasile, fu sequestrato l'ambasciatore statunitense Charles Burke Elbrick, per il cui rilascio furono liberati quindici prigionieri politici. L'azione venne presa a modello e riprodotta da numerosi gruppi armati, che la consideravano una forma di lotta capace di esprimere simbolicamente la radicalità dello scontro con il potere locale ed internazionale, ed al tempo stesso di ottenere la libertà dei prigionieri politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Una succinta cronologia ci restituisce le dimensioni del fenomeno:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;1 marzo 1970, &lt;b&gt;Guatemala&lt;/b&gt;: Alberto Fuentes Mohr, ministro degli esteri, sequestrato dalle Fuerzas Armadas Rebeldes (FAR) e scambiato per un prigioniero politico;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;6 marzo 1970, &lt;b&gt;Guatemala&lt;/b&gt;: Sean Michael Holly, diplomatico USA, sequestrato dalle FAR e scambiato con 2 prigionieri politici, rilasciati in Costa Rica e Messico;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;16 marzo 1970, &lt;b&gt;Brasile&lt;/b&gt;: Nobuo Okuchi, console giapponese a San Paolo, è sequestrato dalla Vanguarda Popular Revolucionaria (VPR) e scambiato contro 5 prigionieri politici, rilasciati in Cile;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;24 marzo 1970, &lt;b&gt;Repubblica Dominicana&lt;/b&gt;: il colonnello Donald Crowley, attaché USA, è sequestrato e scambiato con 20 prigionieri politici, rilasciati in Messico;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;28 marzo 1970, &lt;b&gt;Argentina&lt;/b&gt;: Joaquin Waldemar Sanchez, diplomatico del Paraguay, è sequestrato a Buenos Aires dalle Fuerzas Argentinas de Liberación (FAL) poi liberato senza condizioni per ragioni umanitarie. I guerriglieri chiedevano che il governo riconoscesse di tenere in arresto e sotto tortura due militanti. In reazione, un commando del gruppo di estrema destra Mano, comprendente un ispettore di polizia, tenta di sequestrare il diplomatico sovietico Jurij Pivowarov;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;31 marzo 1970, &lt;b&gt;Guatemala&lt;/b&gt;: il conte Karl von Spreti, ambasciatore tedesco, è sequestrato dalle FAR e poi ucciso il 5 aprile dopo che lo scambio con i prigionieri politici è rifiutato;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;29 maggio 1970, &lt;b&gt;Argentina&lt;/b&gt;: sequestro dell'ex presidente argentino generale Pedro Aramburu, poi ucciso il 6 luglio dai Montoneros;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;12 giugno 1970, &lt;b&gt;Brasile&lt;/b&gt;: Ehrenfried von Holleben ambasciatore tedesco, sequestrato e scambiato con 40 prigionieri rilasciati in Algeria (xxx);&lt;/li&gt;&lt;li&gt;10 luglio 1970, &lt;b&gt;Colombia&lt;/b&gt;: Fernando Londoño, ex ministro dell'interno, sequestrato e liberato 10 giorni dopo;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;21 luglio 1970, &lt;b&gt;Bolivia&lt;/b&gt;: due tecnici tedeschi sequestrati dall'Ejército de Liberaciòn Nacional (ELN) a Teoponte, scambiati con 10 prigionieri politici rilasciati in Cile;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;28 luglio 1970, &lt;b&gt;Uruguay&lt;/b&gt;: Dan Mitrione, funzionario della CIA, è sequestrato dai Tupamaros (Movimiento Liberacion Nacional-T) e giustiziato dopo il rifiuto di trattative del governo il 10 agosto;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;31 luglio 1970, &lt;b&gt;Uruguay&lt;/b&gt;: Aloisio Dias Gomide, ambasciatore del Brasile sequestrato dai Tupamaros e rilasciato il 21 febbraio 1971;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7 agosto 1970, &lt;b&gt;Uruguay&lt;/b&gt;: Claude Fly, consulente USA, sequestrato dai Tupamaros ebbe un problema cardiaco; i Tupamaros sequestrarono un medico specialista che confermò, e rilasciarono i due il 2 marzo 1971;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;5 ottobre 1970, &lt;b&gt;Canada&lt;/b&gt;: James Cross, ambasciatore britannico, è sequestrato a Montreal dal Front de Libération du Québec (FLQ), che chiede di rilasciare 5 prigionieri politici a Cuba o in Algeria; sarà liberato il 5 dicembre;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;10 ottobre 1970, &lt;b&gt;Canada&lt;/b&gt;: Pierre Laporte, ministro dei Trasporti, sequestrato dal FLQ e poi ucciso il 17 ottobre;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;1 dicembre 1970, &lt;b&gt;Spagna&lt;/b&gt;: Eugen Beihl, console onorario tedesco a San Sebastian, è oggetto del primo sequestro dell'organizzazione basca Euzkadi Ta Askatasuna (ETA) in risposta al processo di Burgos; è liberato, senza richieste, nella&amp;nbsp; Repubblica Federale tedesca il 24 dicembre;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;7 dicembre 1970, &lt;b&gt;Brasile&lt;/b&gt;: Giovanni Bucher, ambasciatore svizzero, sequestrato dalla Vanguardia Popular Revolucionària (VPR) e scambiato contro 70 prigionieri politici rilasciati in Cile;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;8 gennaio 1971 &lt;b&gt;Uruguay&lt;/b&gt;: Geoffrey Jackson, ambasciatore britannico sequestrato dai Tupamaros e liberato il 9 settembre.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.palestinefilm.org/images/screenshot.State.Siege.jpg" imageanchor="1" linkindex="25" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="167" src="http://www.palestinefilm.org/images/screenshot.State.Siege.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Non che le azioni di sequestro cominciassero o finissero qui (questa lista non è esaustiva, ma limitata in particolare ai casi con eco internazionale): i Tupamaros uruguayani avevano già inaugurato il metodo l'8 agosto 1968 prendendo Ulysses Pereira Reverbel. Con il rapimento di "uomini chiave del regime, sbirri della repressione e rappresentanti stranieri", i Tupamaros miravano soprattutto a denunciarli pubblicamente, ad ottenere documenti e informazioni; "los chanchos" (i porci) fu il nome dato alla linea di operazioni adottata su questi criteri nel 1970, e per la quale organizzarono quelle che chiamavano 'carceri del popolo' in cui riuscivano a mantenere molto a lungo gli ostaggi. La liberazione dei prigionieri politici attraverso uno scambio non aveva un ruolo principale in questo contesto, visto che i Tupamaros riuscivano ad organizzare delle clamorose fughe di massa dalle carceri del regime. Il caso del sequestro di Dan Mitrione, agente della CIA, rimane probabilmente quello più noto (e messo in scena nel film di Costa-Gavras "Stato d'assedio" con Yves Montand (nella still del film, che si può scaricare &lt;a href="http://www.foriegnmoviesddl.com/2008/09/etat-de-siegestate-of-siege-1972-costa.html" linkindex="26"&gt;qui&lt;/a&gt;) e svelò al mondo il coinvolgimento dei nordamericani nell'organizzazione sistematica della tortura. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quasi tutti i casi citati sopra, le reazioni delle autorità locali si dividevano nelle due classiche posizioni di "falchi" fautori di dura repressione, e "colombe" favorevoli alla trattativa, spesso per motivi tattici, imbarazzati nei confronti delle potenze straniere i cui rappresentanti non avevano saputo proteggere. Dagli esiti generali, appare come l'argomento dei falchi, ovvero che se si accetta uno scambio le azioni si moltiplicheranno, fosse infondato. La sconfitta delle organizzazioni guerrigliere fu in effetti indipendente dalla ragion di Stato che affermava che 'con i terroristi non si tratta'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1970 ci fu dunque questa vampata di rapimenti di diplomatici, che, pur non coordinati né ripetuti poi negli anni successivi, venne letta ed inquadrata come un problema pubblico globale; per l'ambasciatore vale il principio di reciprocità dei rapporti diplomatici, 'ciò che tu fai al mio rappresentante io lo posso fare al tuo'. Le azioni ebbero risonanza mondiale, e come altri giornali, anche &lt;i&gt;le Nouvel Observateur&lt;/i&gt; &lt;a href="http://referentiel.nouvelobs.com/archives_pdf/OBS0320_19701228/couverture.jpg" imageanchor="1" linkindex="27" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://referentiel.nouvelobs.com/archives_pdf/OBS0320_19701228/couverture.jpg" width="155" /&gt;&lt;/a&gt; ne fece un tema da copertina, rilevando che uno degli obiettivi raggiunti dai diversi dei movimenti era quello di dimostrare la propria esistenza, laddove il diritto all'esistenza nazionale (del popolo basco, palestinese e del Québec) o all'esistenza politica (nei paesi dell'America latina) viene negato. Obbligando i governi a trattare, i movimenti combattenti ne rovinano la legittimità, provando che il diritto non è altro che una questione di rapporti di forza. L'analisi del settimanale francese, sviluppata su una prospettiva di sinistra (del genere la lotta armata va bene, purché non qui) non si ferma a considerare la presa d'ostaggi una semplice operazione di propaganda internazionale. Sull'esempio del 'primo' sequestro -quello dell'ambasciatore USA in Brasile- si chiede se la&amp;nbsp; feroce repressione che ne era seguita, smantellando le organizzazioni e decimando dirigenti e militanti, a cominciare dall'uccisione di Carlos Marighella, non abbia avuto un costo troppo alto, se per volontarismo, 'immediatismo' o impazienza di raggiungere un successo tattico non si sia invece ottenuta una sconfitta strategica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dibattito interno ai movimenti, dice il NouvelObs, concerne la preparazione politica delle azioni, la capacità di renderle politicamente paganti, poiché laddove c'è un regime di violenza poliziesca e militare, l'azione armata è in sé necessaria e sufficiente, essendo intollerabile per il regime. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9Tl8c3EiI/AAAAAAAAAQE/ihv7tBuoUjA/s1600/cause+du+peuple+1971.jpg" imageanchor="1" linkindex="28" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9Tl8c3EiI/AAAAAAAAAQE/ihv7tBuoUjA/s320/cause+du+peuple+1971.jpg" width="224" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Come per il Brasile, ciò vale per altri paesi dell'America latina, dell'Asia, dell'Africa, dell'Europa (il riferimento è a Spagna, Portogallo e Grecia, paesi allora governati da regimi dittatoriali), nonché per la Palestina: la questione che si pone non riguarda la necessità o l'opportunità dell'azione armata, ma l'opportunità di impegnare risorse importanti per azioni rivolte al mondo 'esterno', che non mobilitano all'interno, che poco contribuiscono alla politicizzazione del popolo. Nei paesi dove il regime non si fonda solo sulla violenza poliziesca e militare, il Québec, gli Stati Uniti e le repubbliche borghesi in generale, l'azione armata non è in sé sufficiente, altre forme d'azione e d'organizzazione devono precederla ed accompagnarla. Negli USA, gli attacchi con l'esplosivo dei gruppi clandestini non riescono a provare che lo Stato è già fascista; la clandestinità si giustifica solo quando non c'è altro mezzo di mobilitare le masse, e le repubbliche borghesi possono permettersi il lusso della tolleranza repressiva e della repressione selettiva, che, pur screditando lo Stato per l'arbitrio poliziesco e la violazione delle proprie leggi, resta distinta dalla repressione generalizzata. Gli Stati Uniti, distingue l'articolo firmato da Michel Bosquet (era lo pseudonimo di André Gorz un intellettuale molto legato alla 'nuova sinistra' italiana, oltreché a Sartre e a Marcuse: vedi l'&lt;a href="http://www.cairn.info/article.php?ID_REVUE=MULT&amp;amp;ID_NUMPUBLIE=MULT_031&amp;amp;ID_ARTICLE=MULT_031_0155" linkindex="29"&gt;&lt;i&gt;in memoriam&lt;/i&gt;&lt;/a&gt; di Yann Moulier), non sono comparabili alla Francia: se in America il ricorso all'esplosivo è spesso motivato dalla disperazione dei militanti nel far muovere una massa operaia 'integrata al sistema', in Francia i militanti rivoluzionari non hanno bisogno né di esplosivo né di rapimenti per provare la propria esistenza. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9TmgnoE-I/AAAAAAAAAQI/Fat9NKlkQEw/s1600/cause+du+peuple+1969.jpg" imageanchor="1" linkindex="30" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9TmgnoE-I/AAAAAAAAAQI/Fat9NKlkQEw/s200/cause+du+peuple+1969.jpg" width="136" /&gt;&lt;/a&gt;In Francia, sono gli operai stessi che sequestrano i padroni: l'articolo richiama l'episodio del 14 maggio 1968, quando gli operai di Sud-Aviation a Nantes-Bouguenais rinchiusero il loro direttore e scatenarono un movimento senza precedenti, e quello analogo avvenuto alla Ferodo, indicandoli come azioni esemplari perché non clandestine ma di massa, che possono essere direttamente imitate dagli operai. Queste azioni sono possibili, conclude, perché la Francia è una repubblica borghese che non può permettersi una repressione generalizzata. &lt;br /&gt;Ad 'accompagnare' quelle azioni c'era la Gauche Prolétarienne, il cui giornale &lt;i&gt;La Cause du Peuple&lt;/i&gt; lancia: "Prendere i padroni in ostaggio è giustizia", "Abbiamo ragione a sequestrare i padroni" (nelle immagini, copertine del 1971 e del 1969).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia, il 30 luglio 1970, allo stabilimento Ignis di Gardolo dopo che una squadra fascista ha aggredito gli operai ferendone due a coltellate, i lavoratori e gli studenti catturano due esponenti del Movimento Sociale Italiano (MSI),&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VbXjVkFI/AAAAAAAAAQM/BjmxivW6Fx4/s1600/Operai+Ignis+Trento+mettono+fascisti+alla+gogna+30.7.1970.jpg" imageanchor="1" linkindex="31" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="180" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VbXjVkFI/AAAAAAAAAQM/BjmxivW6Fx4/s200/Operai+Ignis+Trento+mettono+fascisti+alla+gogna+30.7.1970.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Andrea Mitolo e Gastone Del Piccolo, che vengono fatti marciare fino a Trento con le mani dietro la nuca e un cartello appeso al collo con la scritta: "Siamo fascisti. Oggi abbiamo accoltellato tre operai della Ignis. Questa è la nostra politica pro-operai". &lt;br /&gt;Un militante di Lotta Continua, ricercato per l'episodio, troverà rifugio nel giro del movimento in Germania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stessa Repubblica Federale Tedesca, né gogne né sequestri, ma il 14 maggio 1970 era stato liberato dal carcere con un'azione militante Andreas Baader; la lettera di rivendicazione inviata ad "Agit 883", una rivista di movimento, viene considerata il primo testo pubblico della storia della Rote Armee Fraktion (RAF). &lt;br /&gt;Solo nel 1975, il Movimento 2 Giugno prenderà in ostaggio Peter Lorenz, dirigente della CDU (democrazia cristiana) di Berlino, ottenendo il rilascio di due manifestanti e la liberazione di 5 guerriglieri che saranno portati nell'allora Sud-Yemen.&lt;br /&gt;In quella che resta la sola ed unica azione di sequestro conclusasi con uno scambio di prigionieri, entrò in linea di conto anche l'Algeria -con Libia e Somalia- come eventuale luogo di rilascio; senza contatti diretti, poiché da un lato per i militanti coinvolti il uogo d'arrivo era indifferente (se lo Stato accetta lo scambio, può anche risolvere le modalità di rilascio) e dall'altro nell'allora Repubblica Democratica e Popolare dello Yemen contavano sull'appoggio di un dirigente palestinese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È del 1972 il primo sequestro politico, durato 40 minuti, operato dalle Brigate Rosse, e si inserisce ancora nella logica delle lotte operaie: il dirigente della Sit-Siemens Idalgo Macchiarini viene preso e fotografato con un cartello ed una pistola puntata (3 marzo).&lt;br /&gt;Quasi contemporaneamente in Francia (8 marzo 1972) la Nouvelle Résistance Populaire (NRP, derivata dalla Gauche Prolétarienne, ufficialmente messa al bando) prende Robert Nogrette, capo del personale della Renault; Lotta Continua esalta le azioni: "Il sequestro di dirigenti della Sit-Siemens e della Renault: la giustizia rivoluzionaria comincia a far paura - Viva la giustizia rivoluzionaria" titola il foglio quotidiano "Processo Valpreda", e quell'articolo costerà 11 mandati di cattura contro dirigenti di LC.&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le BR continuarono nel 1973, prendendo Bruno Labate, del sindacato fascista CISNAL, che fu rilasciato ammanettato davanti ad un cancello della FIAT (12 febbraio), e poi Michele Mincuzzi, dirigente dell'Alfa Romeo (28 giugno). Solo con Ettore Amerio, capo del personale della FIAT, il sequestro, nel dicembre 1973 sarà più lungo: otto giorni, ma anche lì senza minaccia di morte o domanda di riscatto.&lt;br /&gt;Uno scambio sarà richiesto per la prima volta col rapimento del magistrato genovese Mario Sossi (18 aprile-23 maggio 1974). Le Brigate Rosse, che lo dichiarano loro prigioniero politico, chiedono la liberazione di "8 compagni, che dovranno essere liberati insieme in uno dei seguenti paesi: Cuba, Corea del Nord, Algeria". L'organizzazione clandestina non aveva nessun tipo di contatto con organi o rappresentanti di quei paesi, ritenendo che stesse allo Stato di organizzare la cosa.&lt;br /&gt;Un contatto con l'Algeria lo prese, nel 1978, Francesco Cossiga, Ministro dell'interno durante il sequestro Moro: "Abbiamo anche chiesto in giro se vi fossero dei paesi disponibili ad ospitare dei terroristi, per una sorta di 'esilio'. Chiedemmo all'Algeria, ma solo come mera ipotesi, perche' sin dal primo momento io ero contrario a qualsiasi ipotesi di trattativa."&lt;br /&gt;Lo stesso Aldo Moro era stato esplicito sulle modalità dello scambio con 13 militanti prigionieri in Italia, in una lettera dalla prigionia:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;"(...) trattandosi di persone provate da lunga detenzione, meritevoli di un qualche riconoscimento sul piano umano (io comincio a capire che cos’è la detenzione) ed infine neutralizzati dal fatto di essere dislocati in territorio straniero che, se si ha buona volontà, data la nostra amicizia con tanti Paesi (es. Algeria) non dovrebbe essere difficile reperire."&lt;/blockquote&gt;&lt;b&gt;Dirotta su Cuba!&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;L'Algeria fu dunque invocata ripetutamente come eventuale luogo di approdo in caso di rilascio di prigionieri politici in cambio di un ostaggio, ma nei fatti non si ripeté più uno sbarco come quello dei brasiliani del giugno '70.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fenomeno però si incrociava con un altro, dalle dimensioni internazionali più marcate per durata e visibilità: quello della "cattura illecita di aeromobili".&lt;br /&gt;L'acribica definizione è della Convenzione dell'Aja del dicembre 1970, e fa da contrappasso al successo del nome giornalistico: lo skyjack, il 'rapimento in cielo' (coniato con hijack e sky). I dirottamenti aerei, che raggiunsero il culmine quantitativo nel periodo 1968-72 (326 episodi per una media di uno ogni 5,6 giorni), si erano largamente diffusi negli Stati Uniti, e l'ordine di 'dirottare su Cuba' si era rapidamente trasformato in un tormentone pubblico internazionale.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli aerei di linea americani erano stati dotati di piani di volo per Cuba, gli equipaggi istruiti ad assecondare le minacce, vignette e battute fiorivano quotidianamente, e il fenomeno furoreggiava pure come nuovo soggetto per la ricerca scientifica: per l'interesse economico delle compagnie a proteggere tecnologicamente i loro interessi, quello repressivo degli Stati ad estendere efficacemente le proprie griglie legali, quello politico dei governi a capirne le dinamiche sociali. Si discuteva seriamente del 'contagio' sociale prodotto dal 'virus' dei dirottamenti, procedendo ad ogni sorta di classificazione ed interpretazione degli episodi.&lt;br /&gt;La distinzione di base era tra dirottamenti con fini di trasporto o di estorsione, ed ogni categoria produceva i suoi miti popolari: così il caso del 'fantasma' D. B. Cooper, che, ottenuto il riscatto di 200mila dollari in biglietti da piccolo taglio, si lanciò col paracadute senza mai più essere ritrovato; o ancora, il record di lunga distanza,&lt;br /&gt;&lt;div style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;img border="0" height="257" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VdHVdIuI/AAAAAAAAAQQ/0dmXytDGCw0/s320/Simpatizzanti+di+Minichiello+ad+Avellino.jpg" width="320" /&gt;&lt;/div&gt;detenuto dall'ex marine italo-americano Raffaele Minichiello, che si fece portare dalla California fino a Roma. (Nella foto, simpatizzanti ad Avellino, dall'archivio de l'Unità)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo celebre manuale ribelle "Steal this book" (1971, Pirate Editions) Abbie Hoffmann, dopo aver discusso vari metodi e maneggi per viaggiare gratuitamente, spiega alcune tecniche del dirottamento aereo, che presenta come opzione 'one-way ride'.&lt;br /&gt;È un modo possibile di viaggiare, lo skyjacking. E certo, una volta iniziato, è meglio che vai fino in fondo, in un paese ostile agli Stati Uniti, ricorda Hoffmann, "Nonetheless, skyjacking appears to be the cheapest, fastest way to get away from it all".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che viene volentieri dimenticato, è che il fenomeno iniziò in realtà in senso inverso: i dirottamenti aerei partivano da Cuba, e i dirottatori non venivano accolti come pirati, ma come eroi dell'anticomunismo.&lt;br /&gt;Il governo Kennedy, disperato di fronte ad un'isola comunista a 60 miglia dalla costa, era pronto a qualsiasi cosa che suonasse come vittoria propagandistica, e il dirottamento di aerei cubani gli appariva tale, sì da accogliere i dirottatori, condonarli e permettere alle corti americane di attribuire gli aerei sequestrati ad imprese e persone cui Cuba doveva del denaro.&lt;br /&gt;Così facendo trasformò però agli occhi del mondo il dirottamento aereo in un reato-bagatella, ed è difficile immaginare quel fenomeno ed i suoi anche recenti sviluppi senza un tale precedente.&lt;br /&gt;Del resto i dirottamenti erano nati nel dopoguerra proprio in funzione anticomunista, dal 1947 in poi si contarono oltre venti apparecchi civili dei paesi dell'est dirottati verso quelli dell'europa occidentale che offrivano asilo ai pirati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/04/Khider_-_Lacheraf_-_A%C3%AFt_Ahmed_-_Boudiaf_-_Ben_Bella.jpg" imageanchor="1" linkindex="32" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="199" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/04/Khider_-_Lacheraf_-_A%C3%AFt_Ahmed_-_Boudiaf_-_Ben_Bella.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Quanto agli algerini, vissero un clamoroso precedente storico: il 22 ottobre 1956, un DC-3 della compagnia Air Atlas che trasportava cinque dirigenti del Fronte di Liberazione Nazionale algerino da Rabat, dove avevano a lungo discusso col Sultano del Marocco Mohammed V,&amp;nbsp; a Tunisi, venne dirottato dai militari francesi, che catturarono e tennero internati per sei anni Hocine Aït Ahmed, Mohamed Khider, Mohamed Boudiaf,&amp;nbsp; Mostafa Lacheraf e Ahmed Ben Bella (nella foto).&lt;br /&gt;Quest'ultimo quattro anni prima era evaso dal carcere di Blida, dove era detenuto come membro della formazione clandestina Organisation Spéciale, e sette anni dopo sarà il primo Presidente eletto della Repubblica Algerina Democratica e Popolare. L'episodio può essere considerato come il primo dirottamento aero 'politico' in senso pieno; ma che uno Stato potesse ricorrere a dei tali metodi, non era affatto scontato e dette luogo a discussioni e litigi. Ciononostante, il presidente del Consiglio francese Guy Mollet approvò l'azione e incassò le (sole) dimissioni di Alain Savary, mentre François Mitterrand, che 25 anni dopo sarà Presidente della Francia, espresse qualche dubbio ma rimase.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il carattere politico dei dirottamenti su Cuba dagli USA non aveva tratti politici ben definiti; si trattava certo di persone che volevano andare a Cuba nel desiderio di potervi condurre una vita migliore o di rifugiarvisi perché in fuga, ma mai di gruppi organizzati che rivendicavano l'atto pubblicamente.&lt;br /&gt;Gli skyjackers in arrivo a Cuba non erano però accolti come eroi.&lt;br /&gt;Venivano arrestati, e le loro condizioni potevano drammaticamente peggiorare. È ovvio infatti che la difesa della piccola isola rivoluzionaria, letteralmente sotto il tiro della prima potenza mondiale, dovesse evitare ogni infiltrazione, e così gli sconosciuti pirati dell'aria che vi sbarcavano venivano a lungo interrogati, scrutati e controllati. Ci si può anche immaginare come il trattamento di quelle che venivano considerate delle potenziali spie non fosse dei più amorevoli.&lt;br /&gt;Il caso di dirottatori tre brasiliani che finirono in quelle condizioni è ricordato dal già citato Fernando Gabeira (&lt;i&gt;O crepusculo do macho&lt;/i&gt;), e così ricostruito dalla storica Denise Rollemberg:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Tre giovani simpatizzanti della lotta armata, per dimostrare l'impegno nella rivoluzione latinoamericana, sequestrarono un aereo in Brasile e andarono a Cuba, simbolo di tutti i loro ideali. Là, subirono il destino di tutti i sequestratori di aerei che sbarcavano senza la copertura di un'organizzazione conosciuta dalle autorità cubane e senza previa autorizzazione del governo: furono arrestati. Senza percepire esattamente la situazione in cui si trovavano, si offersero per lavorare, volevano servire il socialismo. I cubani li portarono dunque ad una cava, dove essi davano il meglio di sé nel duro compito, per la gloria della rivoluzione. Col tempo, cominciarono a trovare strano che dagli altri lavoratori venissero critiche radicali al sistema, finché non constatarono con sorpresa di essere tutti imprigionati. Solo così si resero conto della propria situazione, che si aggravò quando proposero di costruire una statua di pietra in omaggio al &lt;i&gt;compagno&lt;/i&gt; Trotski. Caddero così in totale disgrazia, senza autorizzazione di lasciare il paese, senza documenti, senza biglietti. Riuscirono a partire da Cuba mesi dopo, grazie all'intervento di militanti che erano arrivati per fare l'addestramento alla guerriglia e che garantirono che non si trattava di spie o cose del genere. Nel sogno degli 'aviatori', questo il soprannome che i militanti attribuirono loro, il 'paese d'accoglienza' dei rivoluzionari dell'America Latina s'era trasformato in un incubo. [D. Rollemberg “Exílio. Refazendo identidades.” &lt;i&gt;Revista da Associação Brasileira de História Oral&lt;/i&gt;, Rio de Janeiro, 1999]&lt;/blockquote&gt;Gli skyjackers nordamericani a Cuba (e poi ad Algeri, come vedremo) li incontrò Eldridge Cleaver, che racconta come gli stessi cubani gli chiesero a più riprese di reperire informazioni sui nomi dei dirottatori sbarcati, dicendogli di starne alla larga; riteneva che li tenessero in prigione anche perché così poi avrebbero meglio apprezzato la vita a Cuba.&lt;br /&gt;Con i dirottatori afroamericani strinse rapporti sempre più intensi, e giunse a 'battezzarli' (si, in nome del padre, del figlio e dello spirito santo) come membri del Black Panther Party riunendoli nella sua abitazione, dove disponevano anche di una pistola e due kalashnikov. La critica condivisa riguardava il razzismo dei cubani, e l'insofferenza del gruppetto rischiò di portare la tensione con le autorità locali all'estremo: Cleaver racconta che ad un certo punto registrarono testamento ed ultime volontà, inviando il nastro negli Stati Uniti, dopo aver deciso di impedire ai cubani di "prendere" Raymond Johnson, un dirottatore afro-americano che peraltro non si peritava di denunciare a un quotidiano statunitense (&lt;a href="http://www.latinamericanstudies.org/hijackers/raymond-johnson.htm" linkindex="33"&gt;&lt;i&gt;Miami Herald&lt;/i&gt;, 26.6.1969&lt;/a&gt;) la repressione, la discriminazione razziale e le condizioni di vita a Cuba.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Dinner is hot: un settembre nero&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Fu sul fronte mediterraneo che i dirottamenti presero un carattere politico pieno.&lt;br /&gt;Il 23 luglio 1968, tre militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (PFLP) presero il controllo di un Boeing della El Al da Roma a Tel Aviv, e atterrarono ad Algeri.&lt;br /&gt;A differenza dei dirottamenti di trasporto o di ricatto economico, dove aereo, equipaggio e passeggeri ripartono dopo aver scaricato i pirati, l'aeroplano venne trattenuto con 12 persone, tra membri dell'equipaggio e passeggeri, per 39 giorni. Tanto durarono le trattative, con mediazione italiana (Ministro degli esteri era il democristiano Giuseppe Medici, quello algerino Abdelaziz Bouteflika), sulla richiesta di scambio con prigionieri politici in Israele.&lt;br /&gt;Le lunghe settimane furono scandite da polemiche, la Federazione internazionale delle associazioni dei piloti di linea chiamò al boicottaggio dell'aeroporto di Algeri (se ne scusò alla fine col governo algerino), provocando un contro-boicottaggio dei piloti arabi ed interventi dell'ONU.&lt;br /&gt;Va ricordato che l'Algeria era formalmente in guerra contro Israele dall'anno precedente, a seguito della Guerra dei sei giorni (Boumedienne aveva anche respinto il cessate il fuoco, deciso quando il suo corpo di spedizione non era ancora arrivato), e, considerando la El Al una emanazione para-militare israeliana, giustificava il trattenimento dell'apparecchio e dei 12 israeliani con la necessità di una inchiesta per appurare identità e funzioni.&lt;br /&gt;Da parte loro, gli israeliani rifiutavano di liberare membri del PFLP (ma anche di Al Fatah), però acconsentirono, come "gesto umanitario", a scarcerare detenuti palestinesi che non avessero gravi condanne; ma "non 12, per non dare l'impressione di uno scambio".&lt;br /&gt;Lo scambio di fatto vi fu, con 16 detenuti liberati diversi giorni dopo il ritorno di aereo ed ostaggi (deciso dal governo algerino senza consultare il FPLP), e si può capire che se i particolari sono rimasti nell'ombra (il &lt;i&gt;Jerusalem Post&lt;/i&gt; ancora recentemente ricordava che i dettagli dello scambio non sono finora stati resi pubblici) è perché quel caso, oltre ad essere il primo dirottamento riuscito di un aereo della compagnia di bandiera israeliana, costituisce un precedente clamoroso che contraddice la politica di rifiuto della trattativa con i "terroristi" e che perciò si preferisce dimenticare.&lt;br /&gt;Benché queste caratteristiche dell'episodio (durata record, primo dirottamento di El Al, caso unico di scambio) ne abbiano fatto un avvenimento storico, la qualifica di "aereoporto della rivoluzione" non toccò a quello di Algeri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://img.timeinc.net/time/magazine/archive/covers/1970/1101700921_400.jpg" imageanchor="1" linkindex="34" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://img.timeinc.net/time/magazine/archive/covers/1970/1101700921_400.jpg" width="242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Due anni dopo, proprio nel 1970, tre aerei dirottati dai palestinesi atterrarono nei pressi di Al Zarqa, in Giordania, su una lunga striscia di terra desertica chiamata Dawson's Field, un campo in disuso della forza aerea britannica.&lt;br /&gt;La sequenza cominciò con un casino: il 6 settembre 1970 due militanti del FPLP, Leila Khaled e Patrick Arguello, tentarono di prendere il controllo del volo El Al&amp;nbsp; 219 da Amsterdam a New York.&lt;br /&gt;La El Al aveva già adottato sistemi di protezione e agli altri due guerriglieri previsti per l'azione era stato rifiutato l'imbarco, per i loro passaporti sospetti. Khaled e Arguello decisero di tentare lo stesso, e Arguello, figlio di nicaraguensi esuli negli Stati Uniti, venne ucciso a bordo da un agente israeliano, mentre la donna fu catturata e consegnata alle autorità britanniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi contemporaneamente, altri gruppi presero un Boeing 707 della TWA in partenza da Francoforte ed un DC-8 della Swissair decollato da Zurigo, dirottandoli sulla Giordania.&lt;br /&gt;I due palestinesi che non erano riusciti ad imbarcare sull'El Al dirottarono un 747 della PanAmerican, ma il pilota li convinse che per la pista di Dawson's Field era troppo pesante, e dopo un rifornimento a Beirut, scesero al Cairo, dove, una volta evacuato l'apparecchio, lo fecero esplodere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al "Thawra", o &lt;i&gt;Revolution Airport&lt;/i&gt;, come venne ribattezzato dai guerriglieri palestinesi, giunse tre giorni dopo, il 9 settembre, anche un Vickers VC10 della BOAC proveniente da Bahrein.&lt;br /&gt;Nello stereoscopico scenario vennero raggruppati 310 ostaggi davanti ai media del mondo intero. L'obiettivo maggiore dell'azione, chiarirono i guerriglieri, era ottenere la liberazione di prigionieri politici detenuti in Europa ed in Israele; tra quelli in Europa assunse un ruolo centrale Leila Khaled, che aveva già operato un dirottamento l'anno precedente: il 29 agosto 1969, volo TWA da Roma ad Atene, dirottato su Damasco dove viene evacuato e fatto esplodere. In quell'occasione il fotografo Eddie Adams (lo stesso che aveva fotografato il capo della polizia di Saigon mentre sparava alla tempia di un vietcong prigioniero) la ritrae con la kefiah ed un kalashnikov: &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9Vg2gGQZI/AAAAAAAAAQU/l_RrLfCpOos/s1600/1970+commissione+stampa+POTOP.jpg" imageanchor="1" linkindex="35" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9Vg2gGQZI/AAAAAAAAAQU/l_RrLfCpOos/s320/1970+commissione+stampa+POTOP.jpg" width="211" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;l'immagine diviene rapidamente un'icona mondiale, tanto che la stessa Khaled si sottopone a diverse operazioni di chirurgia facciale per poter continuare la lotta (Nella foto in alto, Leila Khaled si rimette autoironicamente in posa 37 anni dopo. L'altra immagine è un manifesto del 1970, commissione stampa bolognese di Potere Operaio, da manifestipolitici.it).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma fu l'altro obiettivo dichiarato -e ribadito dalla stessa Leila Khaled-, di portare agli occhi del mondo la questione palestinese, e l'esistenza stessa del popolo palestinese, ancora apertamente negata dal Primo ministro israeliano Golda Meir, ad essere rapidamente e pienamente raggiunto.&lt;br /&gt;L'evento ottenne una mediatizzazione enorme grazie anche alla 'trasparenza' offerta dai guerriglieri quanto al trattamento degli ostaggi.&lt;br /&gt;Davanti ad un filmato come quello di questa conferenza stampa nel deserto, il processo di vittimizzazione degli ostaggi rimane astratto, ché 'non si vedono' i violenti arabi che terrorizzano gli innocenti passeggeri, ed è pure difficile di parlare di 'sindrome di Stoccolma' (quel processo empatico che produce un rapporto non conflittuale tra carceriere e prigioniero). Hanno una straordinaria forza comunicativa queste immagini con Bassam Abu Sharif che parla col megafono tenendo una mano sulla testa ad un cerchio di ostaggi e giornalisti:&lt;br /&gt;&lt;object height="200" width="225"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/AVIj_RF-lp0?hl=en&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/AVIj_RF-lp0?hl=en&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="325" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0015')"&gt;trascrizione dei dialoghi [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0015"&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guerrilla:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;We demand that everyone should be seated, including our guests.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;The American girl here, can she tell us how the passengers are?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hostess:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;They're very crowded. I think the women and especially the children are very restless.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Enough to eat and drink?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hostess:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;There is much to eat, and much to drink.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;How old is the youngest child you have on board?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hostess:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;We have two infants of three months.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;How long do you anticipate that the women and children will be held aboard the TWA plane, the American Jewish women and children?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guerrilla:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;All women and children who should have been released were released.&lt;br /&gt;Reporter:&lt;br /&gt;Why are you keeping the Jewish women and children hostage?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guerrilla:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;They are not kept because they are Jewish. They are kept just for interrogation for the reasons I mentioned -- the dual citizenship. As you all know the United States gives the right even to their phantom planes to go and serve in the Israeli Army. This is one of the ways the United States of America -- the imperialist world force -- helps Israel in attacking us.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Excuse me. We want the captain and the stewards to tell us about the sanitary conditions on the TWA plane.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Guerrilla:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Would you like to smell? They don't have water. What do you mean asking such a question?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Can you take this airplane out of here?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flight Engineer:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Absolutely. Given a chance I'd take it out before you could get into your cars!&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Were you surprised when you heard you'd come down in the desert?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flight Engineer:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;No. It's described as a lakebed, 22,000 feet long, and about three thousand feet wide. That's bigger than any runway anywhere in the world!&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Did they point guns or grenades at you in the cabin?&lt;br /&gt;Flight Engineer:&lt;br /&gt;...and a couple of grenades. [unintelligible] There's no differentiation. They're not segregated, and they're being treated nice.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Is there ever any question of resisting them?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flight Engineer:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;No never, never.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;What threats are made by the hijackers to you?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flight Engineer:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;None. They said that we'd better do what we were told.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Did you try and land at Amman Airport first?&lt;br /&gt;Flight Engineer:&lt;br /&gt;No. We sought directions from them.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Reporter:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;How long can you hold out do you think?&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Flight Engineer:&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;As long as the human being can hold out, I guess we can hold out.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Eppure i feddayin erano tutt'altro che tranquilli, pur muovendosi in un territorio sul quale avevano numerosi insediamenti civili ed un esteso controllo militare. Quando si sbarcava all'aeroporto di Amman, si incontravano due controlli, uno dello Stato Giordano ed uno dell'OLP (l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina riuniva allora 11 formazioni palestinesi). &lt;br /&gt;I feddayin temevano un attacco israeliano, e con ragione. &lt;br /&gt;Come si seppe poi, il Re Hussein di Giordania aveva chiesto in segreto, attraverso gli Stati Uniti, un intervento aereo israeliano (non voleva invece truppe sul suo territorio). Il segretario di Stato USA Henry Kissinger convinse il Presidente Nixon a non intervenire direttamente -ed appunto a mandare invece gli israeliani- limitandosi a minacciare l'Unione Sovietica se fosse intervenuta a sostegno della Siria, che a sua volta appoggiava i Palestinesi. In quella fase della 'guerra fredda' tra le due grandi potenze, l'URSS non aveva in realtà interesse a scatenare un 'effetto domino' nella regione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione in Giordania era già ad un punto di ebollizione, le tensioni ed i conflitti che provocava l'esteso potere dei palestinesi, permisero ai militari giordani di convincere il Re ad intervenire, essendo chiaro che diverse formazioni palestinesi, tra cui il PFLP, vedevano nella dinastia hashemita un nemico da abbattere. &lt;br /&gt;I dirottamenti sulla pista di Al Zarqa furono quindi in qualche modo la scintilla che fece saltare la polveriera: l'eventualità che gli ostaggi occidentali potessero essere uccisi in Giordania rappresentava per Re Hussein uno scenario inaccettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gran parte degli ostaggi vennero invece rapidamente rilasciati, e la richiesta del PFLP si precisò nel corso delle lunghe trattative: Leyla Khaled ed il corpo di Patrick Arguello dalla Gran Bretagna, (il 'martire', come si sente nel video qui sotto) poi tre feddayin detenuti dalla Svizzera, altri tre dalla Germania, e da Israele l'impegno a rilasciare il giovane studente svizzero Bruno Bréguet, nonché due algerini arrestati durante uno scalo all'aeroporto di Lydda, perché ritenuti degli agenti segreti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tre imprigionati in Svizzera, due uomini ed una donna del PFLP, erano stati arrestati dopo un attacco contro un aereo El Al all'aeroporto di Zurigo Kloten il 18 febbraio 1969. &lt;br /&gt;Il piano prevedeva di fermare l'aereo in pista, con esplosioni pirotecniche davanti alla carlinga, di evacuarlo e farlo rapidamente saltare. &lt;br /&gt;Invece intervennero subito da un lato un agente israeliano che era a bordo, e dall'altro polizia e pompieri dell'aeroporto. Nel conflitto a fuoco venne ferito un pilota, che morì alcuni giorni dopo, e fermati i quattro membri del commando. &lt;br /&gt;L'agente israeliano, Mordechai Rachamin, freddò un palestinese, Abdel Mehsen, già arreso e disarmato: fu arrestato, per essere accusato di 'crimine passionale' e poi rimesso in libertà. &lt;br /&gt;Al processo venne addirittura assolto, mentre i tre superstiti palestinesi furono condannati a dodici anni di reclusione ognuno, senza distinzione per le responsabilità individuali (si applicava così al caso il diritto criminale comune, per poi decretare le pene secondo un criterio politico). &lt;br /&gt;Sproporzione e partigianeria politica c'erano proprio tutte, tanto che sull'affare intervennero in particolare il Presidente algerino Boumedienne ed il ministro degli esteri Bouteflika, leggendovi una 'rottura della neutralità' elvetica. &lt;br /&gt;Così nel 1970 la Confederazione accolse la richiesta di scambio contro i suoi cittadini del volo Swissair, tantopiù che la Gran Bretagna aveva deciso di rilasciare Leila Khaled. &lt;br /&gt;I palestinesi trasferirono, per poi rilasciarli, i 54 ostaggi rimasti verso alberghi ed altri luoghi della capitale, e fecero esplodere gli aerei davanti alle telecamere di tutto il mondo.&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/5de6fYWKDWU?hl=en&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/5de6fYWKDWU?hl=en&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Re Hussein aveva decretato la legge marziale e la battaglia con le forze armate giordane si era estesa e divenne tragicamente intensa, anche intorno agli hotel dove, assieme agli ostaggi, rimasero i giornalisti occidentali, che riportavano i messaggi gracchiati dalle radio palestinesi, come "la cena è pronta" e "Ghazi marcia su Haifa". &lt;br /&gt;Il quartiere di Al Ashrafiya, a sud di Amman, dove appunto erano alcuni ostaggi, fu teatro di una delle prime dure battaglie. &lt;br /&gt;La 40esima brigata corazzata faticò parecchio ad entrare in quella roccaforte palestinese; i carri armati M60 erano facile bersaglio, in quelle stradine a saliscendi, dei lanciarazzi, e la fanteria che li seguiva, che non era addestrata alla guerriglia urbana, dovette affrontare i cecchini palestinesi che praticavano una decisa difesa porta a porta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scontro si trasformò in una vera e propria guerra civile, con le brutalità ed i regolamenti di conti che sempre l'accompagnano. &lt;br /&gt;I siriani tentarono un intervento di terra (sotto le bandiere del PLA, l'Esercito di Liberazione della Palestina che inquadravano) che fu rapidamente annientato dall'aviazione giordana. &lt;br /&gt;Nel bilancio finale, mai chiaramente definito, si contarono alcune migliaia di caduti tra i militari giordani (più di quelli della guerra dei 6 giorni contro Israele, tre anni prima) e tra i 10 ed i 25mila caduti tra i palestinesi, che &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ94n6V70MI/AAAAAAAAAQc/n2biR0VunkE/s1600/1970+Roma+Movimento+studentesco+contro+la+visita+di+Nixon.jpg" imageanchor="1" linkindex="36" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ94n6V70MI/AAAAAAAAAQc/n2biR0VunkE/s200/1970+Roma+Movimento+studentesco+contro+la+visita+di+Nixon.jpg" width="181" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;marcarono l'episodio nella propria memoria -e poi in quella del resto del mondo- come "Settembre nero".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 28 settembre gli ostaggi americani liberati arrivarono a Roma, dove incontrarono Nixon, la cui visita era stata accompagnata, come quella dell'anno precedente, da manifestazioni di protesta e scontri.&lt;br /&gt;Il 14 ottobre Israele rilasciò i due alti funzionari algerini, Khatib Djelloul e Ali Belaziz, ma non Bruno Bréguet, che fu condannato a 15 anni di reclusione per la detenzione di 2 kg di esplosivo. &lt;br /&gt;In Algeria, il colonnello Mohamed Amir fu nominato segretario generale alla Presidenza del Consiglio, rimpiazzando Khatib Djelloul che aveva commesso l'imprudenza di prendere un volo con scalo in Israele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(4 - continua)&lt;br /&gt;la &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/03/algeri-porto-delle-rivoluzioni.html"&gt;prima parte qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;la &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/07/algeri-porto-delle-rivoluzioni-2.html"&gt;seconda parte qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;la &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/12/algeri-porto-delle-rivoluzioni-3.html"&gt;terza parte qui&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-4440502998365191680?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/09/algeri-porto-delle-rivoluzioni-4.html' title='Algeri, porto delle rivoluzioni (4)'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/4440502998365191680/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/09/algeri-porto-delle-rivoluzioni-4.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4440502998365191680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4440502998365191680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/09/algeri-porto-delle-rivoluzioni-4.html' title='Algeri, porto delle rivoluzioni (4)'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TJ9VkeHbJTI/AAAAAAAAAQY/_NR47Kxz0as/s72-c/Leila+Khaled+1969-2006.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-3536513310604568662</id><published>2010-04-19T00:52:00.012+02:00</published><updated>2010-09-27T02:00:52.685+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estradizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cesare Battisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esilio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Lula stopper, Battisti libero?</title><content type='html'>&lt;br&gt;Da dicembre 2009 si attendeva la pubblicazione della decisione del Supremo Tribunale Federale brasiliano (STF) sull’estradizione di Cesare Battisti: il Presidente Lula, chiamato a dire l’ultima parola, aveva sempre rinviato alla pubblicazione ufficiale del cosiddetto ‘acórdão’ per pronunciarsi.&lt;br /&gt;Ora ce l’ha, e potrà decidere. La decisione è stata pubblicata sul &lt;a href="http://www.stf.jus.br/arquivo/djEletronico/DJE_20100415_067.pdf"&gt;giornale ufficiale del STF del 16 aprile 2010&lt;/a&gt; (pag. 19 e 20).&lt;br /&gt;Si tratta ancora della versione &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S8uZtfkQOZI/AAAAAAAAAPs/IbWBW45P2UA/s1600/fisiognomica+lombroso.jpg" linkindex="29" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5461627979963578770" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S8uZtfkQOZI/AAAAAAAAAPs/IbWBW45P2UA/s200/fisiognomica+lombroso.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 187px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 287px;" /&gt;&lt;/a&gt;sintetica, che riassume otto punti della decisione considerati di interesse giuridico:&lt;br /&gt;1. La validità della concessione di rifugio va considerata materia preliminare nel processo di estradizione.&lt;br /&gt;2. L’eventuale ‘nullità assoluta’ dell’atto amministrativo che concede il rifugio deve essere pronunciata nel processo di estradizione. Viene pronunciata qui per la ‘non-corrispondenza tra i motivi dichiarati ed i fatti addotti alla ipotesi legale invocata come causa di autorizzazione del rifugio’, ed abbondanzialmente per il contrasto con la norma proibitiva della concessione di rifugio.&lt;br /&gt;3. L’omicidio praticato da un membro di una organizzazione rivoluzionaria clandestina, nella normalità di uno stato di diritto e senza proposito politico immediato o connotazione di legittima reazione ad un regime oppressivo, non costituisce un reato politico quale ostacolo all’estradizione.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;4. La domanda di estradizione per l’esecuzione di sentenze penali definitive, emesse in osservanza delle procedure legali, non caratterizza l’ipotesi legale della concessione di rifugio -basata sul fondato timore di persecuzione politica- quando non v’è prova di nessun fatto capace di giustificare il timore di violazioni delle garanzie costituzionali del condannato.&lt;br /&gt;5. Gli eventuali errori o mancanze nella traduzione dei documenti istruttori dell’estradizione non li rendono inutilizzabili, se non compromettono la piena comprensione del testo.&lt;br /&gt;6. L’obiezione dell’insufficienza di prove o dell’ingiustizia della sentenza oggetto della domanda d’estradizione non costituisce una questione che la difesa può opporre. Le restrizioni legali in questo contesto rendono impossibile l’apprezzamento del valore delle prove e del giudizio sui fatti.&lt;br /&gt;7. Il Presidente del STF può sempre votare nelle cause di estradizione.&lt;br /&gt;8. Una volta l’estradizione decretata dal STF, il Presidente della Repubblica deve osservare i termini imposti dal Trattato stabilito con lo Stato richiedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede, si tratta di punti che, oltre a concernere diversi aspetti procedurali o formali, esprimono spesso delle ovvietà. Compresa l’ultima, cioè che il Presidente debba rispettare leggi e trattati: ma è altresì chiaro che questa è la formulazione di una strettoia politica che non è ben riuscita al Supremo. L’intento era di far passare il principio di sottomissione assoluta del Presidente alla decisione del tribunale, ma i giudici a maggioranza dovettero riconoscere che non si trattava di un mero esecutore ed allora, per salvarsi in corner, venne riformulato come obbligo di attenersi ai termini del trattato di estradizione.&lt;br /&gt;In tutto questo, manca qualcosa, e che può contare molto nella decisione di Lula.&lt;br /&gt;Vediamo però prima di aggiornare il contesto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In Brasile, intanto..&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Un paio di cambiamenti, dal momento delle udienze e delle ultime polemiche, ci sono stati.&lt;br /&gt;Il Ministro di giustizia non è più Tarso Genro ma, dal 9 febbraio 2010, Luiz Paulo Barreto (nella foto, con Lula).&lt;br /&gt;E il Pres&lt;a href="http://oglobo.globo.com/fotos/2010/02/10/10_MHG_lula_e_barreto.jpg" linkindex="30" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://oglobo.globo.com/fotos/2010/02/10/10_MHG_lula_e_barreto.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 180px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 284px;" /&gt;&lt;/a&gt;idente del Supremo non è più Gilmar Mendes ma, dal 10 marzo 2010, Cezar Peluso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peluso, non è altri che il relatore della decisione di estradizione di Battisti. Noto come cattolico integralista e conservatore, si è probabilmente guadagnato dei galloni per la carriera conducendo il caso Battisti nei modi che si son visti, e tenendolo incarcerato fino ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luiz Paulo Barreto era invece il presidente del Conare, il Comitato Nazionale per i Rifugiati, e in quel ruolo aveva preso due decisioni importanti:&lt;br /&gt;quella della concessione di rifugio (con conseguente annullamento della procedura di estradizione) di Padre Oliveiro Medina, accusato di essere membro delle FARC colombiane,e quella di diniego del rifugio a Cesare Battisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il retroscena della seconda decisione è però da tempo noto al pubblico: Tarso Genro, allora appunto Ministro di giustizia, gli indicò di votare, in caso di parità, contro la concessione. E così fu, con il voto del suo presidente Barreto il Conare respinse la domanda di rifugio per 3 voti contro 2.&lt;br /&gt;Tarso Genro aveva un motivo politico e personale per questo: considerò che il Consiglio esercitava una funzione meramente consultativa e fece la sua raccomandazione a Barreto “perché non voglio che si pensi che non ho il coraggio politico e la decenza morale di decidere su un caso così conflittuale come questo” (Folha de S. Paulo 17.01.2009).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si può interrogare sulla correttezza di un ministro che impone a un presidente di comitato una decisione, oppure onorare il ministro che non lascia al suo rappresentante la responsabilità di una decisione che avrà effetti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la cinica mossa è stata controproducente, perché ha regalato ai fautori dell'estradizione un argomento in più contro la concessione del rifugio politico.&lt;br /&gt;Gilmar Mendes, presidente del STF, ne ha approfittato per sottolineare che il rifugio politico era stato rifiutato dal Conare ed ottenuto solo su ricorso presso il Ministro di giustizia, e per questa presunta diversità mantenuto Cesare Battisti in carcere. (Il &lt;a href="http://portal.mj.gov.br/data/Pages/MJ7605B707ITEMID5246DEB0F8CB4C1A8B9B54B473B697A4PTBRIE.htm" linkindex="31"&gt;Conare&lt;/a&gt; è, per sua stessa definizione un organo collegiale, vincolato al Ministero di giustizia, che riunisce segmenti rappresentativi dell'area di governo, della società civile e delle Nazioni Unite' ed è dunque il Ministro di giustizia che ne conferma o annulla le decisioni.)&lt;br /&gt;Rimane così il fatto che Luiz Paulo Barreto, con il suo voto decisivo di presidente del Conare, ha determinato la permanenza in carcere di Battisti dal novembre 2008 ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come e quando Lula deciderà&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;La decisione di Lula non si farà sugli otto punti del Giornale ufficiale descritti sopra. Quelle sono le uniche frasi che i giornalisti hanno guardato e riportato. La sentenza pubblicata è un documento ben più corposo, si tratta di 686 pagine che potete sfogliare o scaricare qui:&lt;br /&gt;&lt;object data="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf" height="600" id="doc_20861176501912" name="doc_20861176501912" style="outline: medium none;" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="FlashVars" value="document_id=30143149&amp;amp;access_key=key-mr9nay3nxbzl953wwq5&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;embed id="doc_20861176501912" name="doc_20861176501912" src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=30143149&amp;amp;access_key=key-mr9nay3nxbzl953wwq5&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=list" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="opaque" bgcolor="#ffffff" height="600" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt;  &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già le dimensioni dell'acórdão sono fuori dal comune, se si pensa che le sentenze di rifiuto dell'estradizione per gli esuli italiani &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/jurisprudencia/listarJurisprudencia.asp?s1=%28Ext$.SCLA.%20E%20694.NUME.%29%20OU%20%28Ext.ACMS.%20ADJ2%20694.ACMS.%29&amp;amp;base=baseAcordaos" linkindex="32"&gt;Luciano Pessina&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/jurisprudencia/listarJurisprudencia.asp?s1=%28Ext$.SCLA.%20E%20994.NUME.%29%20OU%20%28Ext.ACMS.%20ADJ2%20994.ACMS.%29&amp;amp;base=baseAcordaos" linkindex="33"&gt;Pietro Mancini&lt;/a&gt; contavano rispettivamente 45 e 30 pagine, o che quella di concessione dell'estradizione di &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/jurisprudencia/listarJurisprudencia.asp?s1=Mauricio%20Hern%E1ndez%20Norambuena&amp;amp;base=baseAcordaos" linkindex="34"&gt;Norambuena&lt;/a&gt; ne aveva 89.&lt;br /&gt;La considerevole differenza riflette la complessità del caso, e questo principalmente per l'intervento delle autorità italiane. La difesa di Battisti si è articolata infatti su uno schema normale, di opposizione alla domanda d'estradizione italiana, richiesta di rifugio politico e via ricorsuale conseguente. L'Italia ha invece attivato almeno due procedure supplementari confluite nel caso, miranti ad annullare la decisione ministeriale, che hanno sollevato un complesso, e talvolta volutamente confuso, dibattito giuridico e procedurale che si ritrova nella lunga decisione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'anomalia del caso è proprio uno degli argomenti degli avvocati di Battisti nei loro interventi scritti indirizzati alla Presidenza, e firmati da diversi giuristi di fama, i professori universitari Luís Roberto Barroso (UERJ), Nilo Batista (UFRJ), Dalmo Dallari (USP), José Afonso da Silva (USP), Celso Antônio Bandeira de Mello (PUC-SP) e Paulo Bonavides (UFC). Sottolineano tra l'altro che non vi sono precedenti di estradizioni decise con il solo voto di spareggio del Presidente, né di concessioni del rifugio politico decise in seguito a ricorso dal Ministro e poi annullate dal STF, e che è rarissimo che un'estradizione venga concessa con il parere contrario della Procura generale.&lt;br /&gt;La via d'uscita da proporre a Lula sembra risiedere, secondo loro, in quanto richiamato dal giudice federale Eros Grau nel dibattimento, e che si ritrova a pag. 537-538 della sentenza:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;O riprendendo la frase: nei termini del trattato, il Presidente della Repubblica è o no obbligato ad eseguire l'estradizione?&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Può rifiutarla in alcune ipotesi che sicuramente ed al di là di ogni dubbio non sono esaminate né esaminabili dal tribunale, sono quelle descritte al capoverso f dell'articolo 3.1. Tant'è che l'articolo 4.1 dispone che il rifiuto dell'estradizione fatto dalla Parte richiesta -e la "Parte richiesta", ripeto, è rappresentata dal Presidente della Repubblica- "anche parziale, dovrà essere motivato".&lt;br /&gt;Questo articolo 3.1 capoverso f del trattato stabilisce che l'estradizione non sarà concessa se la Parte richiesta abbia ragioni ponderaveis per supporre che la sua situazione [cioè della persona richiesta] "possa essere aggravata" -vale a dire colpita- nella condizione personale. La Parte richiesta [cioè il Presidente della Repubblica] potrà, in questa ipotesi, non concedere l'estradizione. &lt;/blockquote&gt;Il Supremo Tribunale Federale non ha imposto al Presidente un vincolo di esecuzione, perciò Lula deve tenersi solo al rispetto del &lt;a href="http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_3.wp?detail=y&amp;amp;tabait=y&amp;amp;tab=a&amp;amp;ait=AIT32555&amp;amp;aia=AIA78755#testoDetail" linkindex="35"&gt;Trattato bilaterale di estradizione del 1989&lt;/a&gt; , ma nello stesso tempo non può più usare gli argomenti della concessione del rifugio politico a Battisti, perché è stata cassata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora la questione dei tempi diventa più politica.&lt;br /&gt;La sentenza sarà analizzata dall'Avvocato generale dello Stato Luís Inácio Adams (la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Advocacia-Geral da União&lt;/span&gt; è l'istituzione che opera come consiglio giuridico del potere esecutivo), e questo passaggio implicherà diverse settimane. Nel tempo di un mese sono inoltre ancora possibili interventi e correzioni sulla sentenza.&lt;br /&gt;Benché la campagna elettorale non sia ancora ufficialmente iniziata, il voto per le presidenziali è fissato al 3 ottobre, ed è chiaro che più ci si avvicina e più la destra farà un uso strumentale ed elettorale dell'eventuale non-estradizione decisa da Lula.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dilma Rousseff, candidata del Partito di Lula alla successione, non si è mai espressa sul caso, mentre il suo avversario del centro-destra José Serra del PSDB ha recentemente dichiarato che Battisti dovrebbe essere estradato.&lt;br /&gt;Una prima opzione di Lula potrebbe dunque consistere nel lasciare la patata bollente a chi gli succederà. Ma sarebbe una scelta da Ponzio Pilato, e non senza conseguenze nella base del suo partito. D'altro canto un'opzione del genere potrebbe anche essere fatta propria dall'Italia e dai fautori dell'estradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le chiavi della cella&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Di fronte ad una decisione negativa di Lula, fondata su argomenti simili a quelli menzionati dagli illustri costituzionalisti, vi sarà senz'altro una reazione della destra, e sul piano politico-elettorale i discorsi sul suo possibile empeachment si fonderanno con ogni ostacolo ricorsuale possibile.&lt;br /&gt;Cezar Peluso, ora capo del STF, l'ha già annunciato con un'affermazione sinistra :&lt;br /&gt;"Se il Presidente della Repubblica si rifiuta di eseguire l'estradizione, chi revocherà l'incarcerazione dell'estraditando, che è conseguenza della procedura che ha deciso l'estradizione [procedência da ação] ?" (&lt;a href="http://g1.globo.com/Noticias/Politica/0,,MUL1384055-5601,00-PALAVRA+FINAL+SOBRE+EXTRADICAO+DE+BATTISTI+SERA+DE+LULA+DIZ+SUPREMO.html" linkindex="36"&gt;Globo 18.11.09&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;La domanda è retorica, poiché le chiavi della cella le tiene lui, e le considera evidentemente un mezzo di imposizione della sua volontà, nonché uno strumento per poter di nuovo intervenire nel caso, anche se il Supremo, come tutti ripetono, ha, pubblicando la sentenza, detto la sua e 'passato la palla'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;V'è un particolare che non è menzionato negli 8 punti del riassunto della sentenza, e che nessuno sembra ricordare.&lt;br /&gt;Si tratta della decisione essenziale della sentenza, cioè l'accordo del Supremo all'estradizione. Come s'è detto, è stato adottato con i quattro voti dei ministri Peluso, Lewandowski, Britto e Gracie nonché quello del presidente Mendes, contro i quattro voti dei ministri Grau, Lucia, Barbosa e Aurelio.&lt;br /&gt;Le dichiarazioni di voto dei vincitori, a cominciare da quelle di Peluso, relatore sul caso, sono chiarissime:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cezar Peluso&lt;/span&gt;: (...) concedo l'estradizione di Cesare Battisti, alla condizione formale di commutazione della pena dell'ergastolo con una pena di privazione della libertà di una durata non superiore a trenta anni, con detrazione del periodo in cui egli è detenuto in questo paese (...) (pag. 173)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Carlos Britto&lt;/span&gt;: (...) al voto del Relatore aggiungo solo la detrazione. Bisogna detrarre, come ha detto il ministro Lewandowski- dal tempo restante, cioè dal tempo della pena di privazione di libertà, gli anni di reclusione già scontati qui in Brasile. (pag.272)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ellen Gracie&lt;/span&gt;: Voto nel senso di accettare la domanda d'estradizione, con l'esigenza di commutazione della pena dell'ergastolo con una pena di privazione della libertà non superiore a trenta anni, con la garanzia della detrazione del tempo in cui l'estraditando è rimasto detenuto in Brasile. (pag. 307 e 598)&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gilmar Mendes&lt;/span&gt;: Sottolineo inoltre, davanti all'imposizione della reclusione perpetua all'estradando, che la presente richiesta è accolta sotto la condizione che lo Stato richiedente assuma formalmente l'impegno a commutare la pena dell'ergastolo in privazione della libertà per al massimo 30 anni, conformemente alla iterativa giurisprudenza di questa Corte. (pag. 519)&lt;/blockquote&gt;La concessione dell'estradizione è esplicitamente condizionale: o l'Italia trasforma l'ergastolo di Battisti in una pena temporanea di al massimo trenta anni, da cui devono dedursi gli oltre tre anni di carcerazione in Brasile, oppure l'estradizione non può essere eseguita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Presidente della Repubblica dovrà garantire -allo stesso Tribunale federale!- che la condizione, questa sì, imposta, sarà rispettata. Dovrà quindi ottenere le adeguate garanzie che la pena di Battisti consista in 26 anni, x mesi ed y giorni di carcere, invece del "fine pena mai" dell'ergastolo. Secondo la giurisprudenza citata dallo stesso Mendes, le garanzie che la Parte richiedente deve presentare sono previe all'estradizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo aspetto è sottaciuto dalla parte brasiliana, e forse sottovalutato dalla difesa, probabilmente perché si considera che una garanzia di commutazione della pena non sia difficile da esprimere.&lt;br /&gt;Nelle procedure di grazia o di amnistia presidenziale di molti paesi è infatti diffusa la possibilità di commutazione della pena. Uno dei casi classici conosciuti è quella del condannato a morte negli Stati Uniti la cui pena viene commutata -dal Governatore, per es.- in reclusione perpetua.&lt;br /&gt;Ciò non esiste invece nell'ordinamento italiano, dove una sentenza definitiva non può essere modificata se non con la revisione del processo.&lt;br /&gt;L'Italia non può rispettare la condizione imposta da questa sentenza brasiliana che lei stessa ha fortemente voluto.&lt;br /&gt;Il fatto che le leggi italiane prevedano la possibilità teorica di una liberazione condizionale anche per gli ergastolani, non può essere in sé considerata come garanzia sufficiente, altrimenti i giudici federali non avrebbero posto condizioni; le autorità italiane sembrano esserne coscienti, tanto che, come si è segnalato nel post '&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/materiali-sul-caso-battisti.html" linkindex="37"&gt;Materiali sul caso Battisti&lt;/a&gt;', se ne sono uscite con affermazioni piuttosto indegne, tipo 'faremo finta, con i brasiliani'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci saranno dunque, da parte del governo Lula, dei contatti, non necessariamente pubblici, con quello italiano per acclarare questo aspetto, che non è in alcun modo secondario, poiché concerne il principio di reciprocità che regola i rapporti diplomatici tra gli Stati.&lt;br /&gt;Lo stesso principio di reciprocità di cui tutte le procedure di estradizione tengono sempre conto, quando si tratta per esempio di stabilire se il reato per cui si estrada è considerato reato in entrambe i paesi.&lt;br /&gt;Lula è tenuto a farlo per rispetto della legge; al proposito, l'articolo 91 della &lt;a href="http://www.planalto.gov.br/CCIVIL/LEIS/L6815.htm" linkindex="38"&gt;legge n° 6.815/80 (Statuto dello straniero)&lt;/a&gt; è categorico, e gli permette addirittura di chiedere ulteriori garanzie:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Art. 91 Non sarà effettuata la consegna senza che lo Stato richiedente assuma l'impegno:&lt;br /&gt;I - che l'estradato non sia arrestato né processato per fatti anteriori alla richiesta:&lt;br /&gt;II - che il tempo di detenzione imposto in Brasile per l'estradizione sia computato;&lt;br /&gt;III - che la pena corporale o di morte venga commutata, salvo i casi in cui la legge brasiliana permette quest'ultima;&lt;br /&gt;IV - che l'estradato non sarà consegnato, senza il consenso del Brasile, ad un altro Stato che lo reclami, e&lt;br /&gt;V - che non considererà nessun motivo politico per aggravare la pena.&lt;/blockquote&gt;La ragione di fondo, sta nella &lt;a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/BancheDati/costituzioni/br/Costituzione_Brasile.htm" linkindex="39"&gt;Costituzione federale&lt;/a&gt;, il cui articolo 5 è esplicito:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;XLVII. Non ci saranno pene:&lt;br /&gt;I. di morte, tranne che in caso di guerra dichiarata, ai sensi dell’art. 84, XIX;&lt;br /&gt;II. di carattere perpetuo;&lt;br /&gt;III. ai lavori forzati;&lt;br /&gt;IV. di esilio;&lt;br /&gt;V. crudeli;&lt;/blockquote&gt;È chiaro che il primo impegno del primo cittadino di uno Stato, è di rispettarne e farne rispettare la prima legge, che è la Costituzione.&lt;br /&gt;Il Presidente Lula, nel chiedere e verificare le garanzie, sarà non solo in una posizione di diritto, ma soprattutto di dovere istituzionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va infine ricordato che secondo la giurisprudenza del STF, non esiste un primato gerarchico o normativo del trattato internazionale sulle leggi interne.&lt;br /&gt;Non ci può essere prevalenza di prescrizioni di ordine meramente convenzionale (comme il trattato di estradizione tra Italia e Brasile) su regole iscritte nella Costituzione, hanno detto e ripetuto i giudici federali (cfr. ad es. la sentenza &lt;a href="http://redir.stf.jus.br/paginador/paginador.jsp?docTP=AC&amp;amp;docID=324896" linkindex="40"&gt;Ext.711&lt;/a&gt;). Insomma non esiste l'eventualità, richiamata dai fautori dell'estradizione, che Lula debba guardare e rispettare solo ed unicamente il trattato bilaterale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A meno di non farsi coglionare dalle autorità italiane, Lula potrebbe così rifiutare la consegna per mancanza di adeguate garanzie della Parte richiedente: una posizione inattaccabile proprio perché le garanzie sono richieste dalla sentenza. Ne conseguirebbe la liberazione di Cesare Battisti, fino a che l'Italia non cambi le proprie leggi. Nelle altre ipotesi  di un diniego dell'estradizione fin'ora ventilate, la scarcerazione di Battisti, oltre a dover essere combattuta, sarebbe limitata alle decisioni del o dei successori alla Presidenza brasiliana, che potrebbero essere di senso contrario, così come avvenuto in Francia dopo Mitterrand.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;intanto in Italia...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'affaire Battisti, come si è visto anche nei post precedenti, ha sollevato in Brasile un dibattito soprattutto giuridico, e si è poi trasformato in un terreno di scontro politico interno.&lt;br /&gt;In Italia, si è sollevata una rumorosa canea forcaiola, accompagnata da un altrettanto assordante silenzio. Quello di "coloro che hanno vissuto la stagione di processi che ha chiuso la vicenda del movimento degli anni '70", come lo chiama Andrea Leoni in un articolo sul Manifesto, che vale la pena di (ri-)leggere.&lt;br /&gt;scribd&lt;br /&gt;&lt;object data="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf" height="600" id="doc_19936710818940" name="doc_19936710818940" style="outline: medium none;" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"&gt;        &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="FlashVars" value="document_id=30142706&amp;amp;access_key=key-bcm6gt0f1i09nt425dn&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;embed id="doc_19936710818940" name="doc_19936710818940" src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=30142706&amp;amp;access_key=key-bcm6gt0f1i09nt425dn&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=list" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="opaque" bgcolor="#ffffff" height="600" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt;     &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Nel suo testo, introduce una considerazione dannata dalla memoria, che chiama di "diritto alla fuga" ("Immagino che alcuni di noi, in riflessioni silenziose, considerino legittimo che Battisti sia fuggito e che tenti di sottrarsi alla prigione.").&lt;br /&gt;In diversi paesi, l'evasione di un detenuto non è punibile in quanto tale, non costituisce in sé un reato -ciò che non impedisce di abbatterlo incidentalmente nel corso della caccia, di condannarlo per reati connessi e per infrazione ai regolamenti, di toglierli i benefici, ecc.&lt;br /&gt;Ma fuggire non può essere un reato penale, ricordano quelle civiltà giuridiche, perché la ricerca della libertà è l'anelito primario dell'essere umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può poi aggiungere che la condizione del fuggitivo, di libero ma esiliato, è considerata una pena inaccettabile e perciò illegittima.&lt;br /&gt;Si veda ad esempio proprio l'articolo 5-XLVII della Costituzione brasiliana del 1988 citato sopra: abolisce e proibisce la pena dell'esilio (il 'banimento'), che è equiparata alle altre pene intollerabili o crudeli: morte, lavori forzati, ergastolo.&lt;br /&gt;Ogni fuggitivo soffre questa pena proibita.&lt;br /&gt;Ed è in considerazione della sua condizione umana che le istituzioni sviluppano delle politiche più aperte di accoglienza e rifugio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la domanda centrale di Leoni, 'perché non ne parla nessuno?', è rimasta senza risposte dall'album di famiglia. Forse perché è stato cestinato:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Una mancata elaborazione del lutto mi sembra evidente negli esiti dei protagonisti degli anni Settanta. Siano pentiti, siano rifluenti, siano rinati come ecologi o scopritori delle religioni orientali, siano occhettiani i dippini, siano le talpe serpenti colombe dell'eversione strisciante, hanno tutti in comune l'energico buttarsi alle spalle il passato non come esperienza, ma come errore - quasi non essere.&lt;br /&gt;E lasciamo andare che ne consegue una passabile disumanità verso chi in quel passato è rimasto irretito, e non sono così pochi: mai generazione combattente fu così priva di solidarietà verso feriti e prigionieri, per non dire dei defunti. Eccessivamente esaltati alcuni anni fa, come se il cadere fosse un merito, oggi sono ricordati, se lo sono, non con pietas ma con commiserazione. Relegati nello stupidario dell'"utopia della centralità operaia", o della "rivoluzione" o della "contestazione" o delle "lotte", il sociologo ne indaga, se indaga, corpi e vite deprivate dal contesto in cui furono "altri" e ne addita l'attuale miseria, come se testimoniasse d'una miseria anche passata.&lt;/blockquote&gt;Sono parole scritte da Rossana Rossanda 20 anni fa (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Chi sono gli sconfitti?&lt;/span&gt;, in: Sentimenti dell'aldiqua, Theoria 1990).&lt;br /&gt;Dopo tutto questo tempo di riflessione, oggi possiamo vedere, in un video di un blog di sinistra (?), un commentatore intellettuale, o quantomeno saccente, argomentare che "Battisti deve andare in galera perché ha una faccia di cazzo". [Lo potete vedere qui su &lt;a href="http://www.teledurruti.it/?p=817" linkindex="41"&gt;Teledurruti&lt;/a&gt;, ché poi non ci tornerete più. Sa&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S8uZt2RJQcI/AAAAAAAAAP0/NsvFL8mU4CQ/s1600/lombroso+l%27homme+criminel.jpg" linkindex="42" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5461627986057445826" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S8uZt2RJQcI/AAAAAAAAAP0/NsvFL8mU4CQ/s200/lombroso+l%27homme+criminel.jpg" style="cursor: pointer; float: left; height: 352px; margin: 0pt 10px 10px 0pt; width: 228px;" /&gt;&lt;/a&gt;lvo che non si tratti di humor, nella bizzarra scia di battute spiritose del più conosciuto Silvio Berlusconi, l'argomento fisiognomico potrebbe ritorcersi contro l'esimio rappresentante dell'intellighenzia democratica. Il suo cranio, il suo volto, effigiato nella galleria delle facce da galera pubblicata da Cesare Lombroso, quello che i criminali li riconosceva guardandoli in faccia, scientificamente.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la realtà italiana,concludeva l'articolo di Andrea Leoni: "Persino noi che sappiamo, facciamo fatica a parlare".&lt;br /&gt;Ma quelli che non sanno, non fanno nessuna fatica a raccontare la storia con biografie, immagini e, appunto, facce di criminali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-3536513310604568662?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lula-stopper-battisti-libero.html' title='Lula stopper, Battisti libero?'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/3536513310604568662/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lula-stopper-battisti-libero.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3536513310604568662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3536513310604568662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lula-stopper-battisti-libero.html' title='Lula stopper, Battisti libero?'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S8uZtfkQOZI/AAAAAAAAAPs/IbWBW45P2UA/s72-c/fisiognomica+lombroso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-5679531127539558136</id><published>2010-04-03T18:54:00.012+02:00</published><updated>2010-09-27T01:31:24.235+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estradizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esilio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>L'intervista a Sonja e Christian</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;br /&gt;È stata pubblicata sull'edizione domenicale della Tageszeitung (TAZ, quotidiano berlinese di sinistra) del 21.3.2010, l'intervista agli esuli tedeschi in Francia Sonja e Christian, che trovate qui in versione italiana. Sul caso si può vedere anche il post '&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html" linkindex="16"&gt;Quando la memoria si fa vendetta&lt;/a&gt;'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Revolutionäre Zellen&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sfuggiti per 22 anni ai cacciatori di terroristi. Sonja Suder e Christian Gauger sulla vita in clandestinità e su ciò che si prova quando si viene scoperti&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;"Guardi sempre se c'è qualcuno dietro di te"&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;di Andreas Fanizadeh&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;taz: Signora Suder, signor Gauger, quando vi siete accorti per la prima volta di essere osservati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sonja Suder:&lt;/span&gt; Era l'estate 1978. Eravamo appena tornati a Francoforte da una gita nel sud della Francia. Alle 6 di mattina ci siamo mossi per montare il nostro stand al mercato delle pulci all'Eisernen Steg sul Mainufer.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E li avete notato che qualcuno vi seguiva?&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder&lt;/span&gt;: Alle sei di mattina è evidente se qualcuno ti sta dietro dalla porta di casa fino al mercato, dove poi non monta un suo stand. Al pomeriggio l'abbiamo comprovato ed era chiaro: eravamo osservati. Era un caldo giorno d'estate a Francoforte, credo in agosto. E dovemmo prendere una decisione.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Perché?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Eh, erano tempi duri, era l'anno dopo il sequestro Schleyer e i morti di Stammheim. Decidemmo di andarcene via.&lt;br /&gt;&lt;object data="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf" height="600" id="doc_10683" name="doc_10683" style="outline: medium none;" type="application/x-shockwave-flash" width="100%"&gt;                &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="FlashVars" value="document_id=29366194&amp;amp;access_key=key-9z2gxo2znw0vout7xr9&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=book"&gt;&lt;embed id="doc_10683" name="doc_10683" src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=29366194&amp;amp;access_key=key-9z2gxo2znw0vout7xr9&amp;amp;page=1&amp;amp;viewMode=book" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="opaque" bgcolor="#ffffff" height="600" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1978&lt;/span&gt;. Chi si ricorda del 1978, l'anno in cui Sonja Suder e Christian Gauger scomparvero dalla scena, per restare introvabili nei successivi 22 anni? L'anno in cui l'Argentina visse i mondiali di calcio. O in cui nacque Katja Kipping, oggi vice capo del Partito Die Linke (La Sinistra). C'era ancora la RDT (Germania dell'Est) e l'Europa occidentale era nella fase finale del movimento del '68. In Nicaragua i Sandinisti attaccarono il Palazzo Nazionale, in Italia le Brigate Rosse uccisero il democristiano Aldo Moro.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quando l'esplosivo scoppiò all'improvviso &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; E nella Repubblica Federale Tedesca, nel giugno del 1978, un conoscente -secondo la Procura penale- di Sonja Suder e Christian Gauger si preparò a piazzare una bomba al Consolato argentino di Monaco. Si chiamava Herrmann Feiling ed avrebbe agito, come Sonja Suder e Christian Gauger, nell'ambito delle cosiddette Cellule Rivoluzionarie (RZ). Le RZ erano per gli apparati di difesa dello Stato difficili da valutare, poiché dalla loro spaccatura del 1976/77 agivano senza una direzione riconoscibile. Il gruppo propagava attacchi con danni materiali e tentava, diversamente dalla RAF, di non fare vittime. Suder e Gauger avrebbero partecipato, dice oggi la Procura, a due attacchi contro imprese che lucravano sull'uranio con il Sudafrica, nel 1977, e ad un incendio al castello di Heidelberg, nel 1978. Perciò il 15 settembre 1978 un giudice istruttore federale emise un mandato d'arresto contro i due. Se Gauger, Suder e Feiling si conoscevano veramente, come ritiene la Procura, potevano senz'altro, nel 1978, considerare l'Argentina come uno Stato di non-diritto. Là i militari avevano fatto nel 1976 un colpo di stato con un seguito di 30'000 omicidi. In quel paese e in condizioni scandalose si giocarono i campionati mondiali di calcio. E la coalizione social-liberale di Bonn tollerava gli affari delle imprese tedesche con la dittatura argentina, mentre aiutava solo con molte esitazioni i cittadini germanici incarcerati e torturati in Argentina. V'erano insomma seri inconvenienti , anche se solo pochi come Herman Feiling tentarono di bucare con una bomba il muro del Consolato argentino. Ma l'attentato al Consolato non ebbe luogo. Per Hermann Feiling, il presunto conoscente di Suder e Gauger, la preparazione ebbe un esito fatale. L'esplosivo scoppiò il 23 giugno prima del previsto ad Heidelberg, e Feiling perse entrambe le gambe e gli occhi.&lt;br /&gt;Il ferito grave venne palesemente interrogato dagli inquirenti già nella clinica universitaria di Heidelberg. Per settimane e mesi, dicono amici ed avvocati, gli inquirenti isolarono Feiling, per cercare di ottenere informazioni sulla struttura organizzative delle Cellule Rivoluzionarie. Gli inquirenti verbalizzarono ciò che Feiling avrebbe detto loro sotto l'effetto dei medicamenti e senza l'assistenza di un legale liberamente scelto, cose che poi egli ritrattò.&lt;br /&gt;Poche settimane dopo l'incidente di Feiling, Suder e Gauger notarono la squadra di osservazione a Francoforte e si eclissarono. Da allora avrebbero vissuto da qualche parte all'estero senza più essere attivi -come lo erano in precedenza- in rapporto alle RZ.&lt;br /&gt;Il sospetto contro Suder e Gauger "si appoggia in sostanza sulle dichiarazioni del testimone Feling nel 1978" conferma oggi, su richiesta, la Procura di Francoforte. Solo nel 1999 si aggiunse secondo le autorità un ulteriore sospetto contro Sonja Suder. Accusa: partecipazione all'attacco contro l'OPEP a Vienna nel 1975 e complicità in omicidio. I termini di prescrizione per gli attentati originariamente imputati a Suder e Gauger è di 20 anni. Sarebbero quindi prescritti dal 1998. Ma, sostiene la Procura pubblica, la prescrizione è stata "interrotta più volte" e può andare "al massimo fino al doppio del tempo previsto, dunque a 40 anni". Un attacco incendiario del 1978 (prescrizione: 10 anni) può essere trasformato in un attacco incendiario con messa in pericolo della vita altrui (prescrizione: 20 anni) e così allungare la prescrizione a 40 anni.&lt;br /&gt;È del  2000 la spettacolare scoperta con immediato arresto dei due "pensionati delle RZ", come vennero definiti, a Parigi. Da allora le autorità francesi e tedesche si affannano su Suder e Gauger. Nel 2001 la Francia respinse una domanda di estradizione della Germania. Ora la pagina potrebbe voltarsi, grazie al nuovo mandato di cattura europeo, contro i due militanti della sinistra degli anni settanta. Il caso pende al momento presso la Corte costituzionale francese.  Si ignora se la Francia estraderà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2010.&lt;/span&gt; Parigi, Saint Denis, vicino all'Università 8. Su piccolissimi appezzamenti di terreno sorgono piccole case, in lontananza si scorgono i profili di alcuni grattacieli. Non c'è nessuno per strada, è una giornata fredda e umida. In una delle casine, o meglio in una parte minuscola di una di quelle casine, vivono da quando vennero scoperti ed arrestati Sonja Suder e Christian Gauger. Sonja Suder ha compiuto nel frattempo 77 anni, Christian Gauger ne ha 68. Erano una coppia già prima della fuga nel 1978. È la prima volta che parlano con la stampa tedesca. Il colloquio è accompagnato da thé e torte. La loro cucina non arriva a 16 metri quadrati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In clandestinità poco prima della laurea&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Com'è, essere trovati e presi decine di anni dopo aver attaccato delle imprese tedesche per i loro affari con il Sudafrica dell'apartheid, dopo essere scomparsi ed aver vissuto una vita clandestina in Francia? Suder e Gauger sorridono. Su quei temi non parlano. Entrambi vogliono parlare con la TAZ a condizione di non dover rispondere a domande che possano avere un rilievo giuridico nel loro processo. Non dicono se, e se sì, per cosa, portano responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;taz: Da quando vive in esilio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sonja Suder:&lt;/span&gt; Dal 1978.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Prima viveva a Francoforte?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Si, studiavo medicina. Quando siamo partiti, avevo quasi finito.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quanti anni aveva, allora?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Dovevo averne 45.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E lei, signor Gauger?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Christian Gauger:&lt;/span&gt; Anch'io vivevo a Francoforte. Avevo un diploma in psicologia e lavoravo con la pedagogia speciale all'Università.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Come collaboratore scientifico?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; No, come 'servitore' scientifico. Così si chiamava allora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gauger squadra il giornalista. Beve un po' dalla sua tazza -thé d'erbe come quello di Suder- ed è calmo e concentrato. I suoi capelli bianchi li ha raccolti in una treccia, il viso è incorniciato da una barba sale e pepe tagliata corta. Con la sua camicia a fiori ed il leggero dialetto della regione dell'Hess potrebbe essere uscito direttamente da un negozio di antiquariato del quartiere Bockenheim a Francoforte. Sonja Suder dirige il dialogo. I suoi 77 anni non si notano. Una personalità agile, vivace e spontanea, con una voce decisa, è vestita sportivamente in nero, con capelli corti e scuri.&lt;br /&gt;La camera a Saint Denis è arredata con mobili usati, comoda e pratica, come se ne vedono nelle comuni della scena alternativa. L'anticonsumismo sembra un'ideologia pratica per la vita spartana della clandestinità, senza pensione né entrate stabili. Tra i libri sugli scaffali si notano molti reggiposate. I reggiposate vengono volentieri usati in Francia per appoggiarvi le posate tra una portata e l'altra, per non sporcare il tavolo. Sono di porcellana, di diversi metalli nobili, rifiniti in modo semplice o artistico. Ogni uomo ha un hobby, e collezionare reggiposate è quello di Christian Gauger. Lui racconta lentamente, è quasi floscio. Nel 1997 ha subito un infarto ed ha dovuto essere riportato in vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Taz: Com'era la situazione, quando veniste arrestati nel 2000?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Eravamo arrivati da poco a Parigi e siamo usciti dall'albergo. Andò tutto molto in fretta: mani in alto! Poi volto e braccia contro il muro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Polizia francese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì, polizia francese.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Nessun tedesco assieme a loro?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; No, solo più tardi, al distretto degli sbirri, lì c'erano anche dei tedeschi. Non si sono lasciati vedere, ma potevi sentire come parlavano tra di loro.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È importante per voi che si parli di 'sbirri'?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder [ride]:&lt;/span&gt; No, possiamo anche dire polizia.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ve l'aspettavate, di essere presi nel 2000?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; No. Non in quel particolare momento, anche se rispetto alla tua vita sai che potrebbe accadere in qualsiasi momento. Non si sa mai cosa stia effettivamente succedendo. In questo senso essenzialmente te lo aspetti.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Insomma non avevate nessun concreto indizio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; No. E questo benché ci stessero sicuramente già addosso da un pezzo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sapete come vi hanno ritrovati dopo 22 anni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Non è chiaro. Avevamo avuto in incontro con un parente. Forse gli si sono appiccicati.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Intende dire che per tutto l'anno un commando di catturatori vi è stato addosso?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Non credo. Fino alle dichiarazioni di Hans-Joachim Klein nel 1998/99 non eravamo neppure sempre indicati nelle ricerche per la cattura in Europa. La cosa deve essere cambiata dopo.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hans-Joachim Klein partecipò nel 1975 all'attacco contro l'OPEP a Vienna. Si allontanò in seguito dal terrorismo ma venne preso solo nel 1998 in Francia. Dopo il suo arresto sostenne per la prima volta nel 1999 che Sonja Suder aveva potuto partecipare alla logistica dell'attacco all'OPEP. Fino al 1999 non c'era un ordine di arresto internazionale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; No, secondo i nostri avvocati. È probabilmente per questo che prima abbiamo avuto abbastanza tranquillità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Signor Gauger, si trattiene? Non vorrebbe partecipare alla nostra conversazione?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Di molte cose non ho più ricordi. Ho avuto un infarto e sono entrato in coma.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quando è successo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; 1997.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Il cuore mi si fermò. Ero praticamente morto. Sonja mi ha riportato in vita. [Arresto cardiaco e infarto, con i conseguenti pregiudizi sul cervello e sulla capacità di memoria sono attestati da perizie mediche francesi].&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le vostre false identità erano così ben fatte che potevate chiedere delle cure mediche?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Dovevamo! Già solo per il controllo e le medicine. La riabilitazione l'ho poi fatta io con lui. Era davvero una situazione assurda.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E non vi hanno scoperti?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; No. A volte abbiamo dovuto trattenere il respiro, ma la nostra età fa sì che la gente non sia tanto malfidata.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Io avevo integralmente perduto la memoria.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ma Sonja Suder l'ha riconosciuta?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Fatto che mi stupì, devo dire.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Ma prima non sapevo neppure che esistesse, l'ho conosciuta solo quando è ritornata nella camera.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che sentimento si prova, quando ci si è dimenticati tutto, si vive in clandestinità e ci si deve fidare di una persona che ci insegna chi si è?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Prima o poi viene la paura: cazzo, che succede se rimango stupido? Quando mi è venuto questo timore era però anche il momento in cui ho notato che potevo pensare da solo. La cosa è durata per un po'.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sonja Suder le ha anche dovuto raccontare perché viveva in clandestinità?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Sì. Ma naturalmente non so se mi ha raccontato tutto. Semplicemente non lo so.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Questo neppure si può. Non puoi raccontare un'intera vita. Se qualcuno lo chiede e se si lavora con certi testi di riabilitazione, si può ri-raccontare qualcosa, ma non si può sovraccaricare una cervello. La cosa funziona pezzetto per pezzetto.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1997 e 2000 - tra arresto cardiaco e incarcerazione non passò molto tempo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì, ma si era già stabilizzato. Il punto di cui prima parlava fu dopo un mezzo anno di riabilitazione. Ma ancora oggi Christian mi chiede cose sul suo passato, ed in pratica continuiamo ancora la riabilitazione.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dopo l'incarcerazione siete stati immediatamente separati?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì, subito.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Avete ancora famiglia in Germania?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì, abbiamo contatto con le nostre rispettive sorelle.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Signor Gauger, allora adesso può verificare autonomamente se ciò che le ha raccontato la signora Suder è vero?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Sì, questo è almeno divenuto più facile.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che atteggiamento avete avuto nei confronti dell'interrogatorio dopo l'arresto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Se prima hai concordato "se succede qualcosa, nessuna parola, niente dichiarazioni", hai allora un buon sentimento di sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Quanto siete rimasti in carcere preventivo nella prima procedura del 2000/2001?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Meno di tre mesi. Christian era detenuto a Parigi, il carcere femminile era fuori.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;È stata la vostra prima volta in carcere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì, io ero alla fine dei miei 60 anni, Christian all'inizio dei suoi.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Com'era in carcere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Si dice che le prigioni francesi siano le peggiori del mondo. Io però non posso affermarlo. Sono stata messa in cella e avevo la normale ora d'aria nel cortile. Ho incontrato subito due donne basche. Da quel momento mi è stato organizzato tutto ciò di cui avevo bisogno, in modo naturale e ovviamente sottobanco. Insomma ero quasi un po' privilegiata. Quella solidarietà era affascinante.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Qual'era la cosa più noiosa in carcere?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Di fatto, il baccano. Ad ogni passaggio ci sono porte d'acciaio, che vengono in permanenza aperte e sbattute rumorosamente. Sono dei botti continui. Un baccano incredibile. L'essere rinchiusa non era per me così brutto, per quello ti prepari un po' prima. Devi subito vedere di fare qualcosa, come esercizi sportivi e letture.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Signor Gauger, come fu per lei?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Al passeggio, è venuto subito uno da me. Sapeva già. Così poi sono stato sempre con lui e con un altro al passeggio. In cella eravamo in tre. I letti a castello erano scomodi; sul terzo, sopra, si è ben in alto, ti possono venire le vertigini. Altrimenti: topi e scarafaggi, che sono però animali domestici. Meglio che una cella singola tutta bianca, dove non vedi né senti nessuno.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Che si pensa, quando si è arrestati dopo 20 anni di esilio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Adesso ci hanno proprio beccati.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; E io ho pensato: questo non è necessario.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sapete ciò che concretamente vi viene rimproverato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Tre attentati, due contro il programma atomico dell'allora regime dell'apartheid sudafricano, ed un attacco contro la ristrutturazione della città di Heidelberg. A me, inoltre, Vienna. Questa storia dell'OPEP. E con essa l'accusa: complicità in omicidio. In Francia questo sarebbe già prescritto. Le sole cose che qui non vanno in prescrizione sono i crimini contro l'Umanità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'accusa di partecipazione all'attacco contro l'OPEP l'ha sorpresa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Sì.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1975.&lt;/span&gt; L'arresto di Klein nel 1998 fu un fulmine a ciel sereno, proprio come la sua affermazione della partecipazione di Suder. Klein aveva fatto parte nel 1975 di un commando diretto da Ilich Ramirez Sanchez, detto 'Carlos', e che si rese responsabile della morte di tre persone. A Klein, ferito durante l'azione, riuscì di partire con gli altri membri del commando e con i ministri dell'OPEP in ostaggio. Poi nel 1976 un commando tedesco-palestinese dirottò un aereo dell'Air France su Entebbe; in quell'occasione morirono Wilfried Böse e Brigitte Kühlmann, considerati dirigenti delle prime RZ. In seguito le RZ si rifondarono, distanziandosi da gruppi e formazioni del vicino oriente come quella di Carlos. Criticarono l'antiamericanismo e l'antisionismo della 'sinistra antiimperialista' e propagarono forme di attacco che non producessero morti.&lt;br /&gt;Su richiesta, la Procura pubblica di Francoforte conferma oggi che, fino al 1999 ed a parte le affermazioni di Klein, non v'è mai stato il minimo indizio che Suder sia stata coinvolta nella prima fase delle RZ fino al 1976. Klein, la cui credibilità viene spesso paragonata con l'ex-membro della RAF e raccontatore di storie Peter-Jürgen Boock, accusò dei militanti delle RZ ed altre persone di aver partecipato all'attacco contro l'OPEP. Rudolf Schindler venne per questo processato dal tribunale di Francoforte. E venne assolto dall'accusa di complicità nell'attaco all'OPEP, smentendo l'accusa di Klein. La corte dubitò della sua "certezza di identificazione nel riconoscimento fotografico del 2.9.1999". In quell'occasione accusò assieme a Schindler anche Suder, "benché in precedenza non avesse mai accennato ad un'altra donna", affermò il tribunale già 2001. A parte la dichiarazione di Klein, ancora oggi la procura penale non ha null'altro in mano contro Suder per l'attacco all'OPEP.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;TAZ: Quanto presenti sono state per voi in questi anni le accuse dei '70, di una fase sempre più lontana delle vostre vite? Avete potuto avere una vita normale?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; All'inizio no. Ti guardi sempre dietro per vedere se c'è qualcuno. Se parla tedesco.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Il meno possibile contatti con dei tedeschi, questo è molto importante.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Signora Suder, signor Gauger, non vi è mai venuto in mente in tutti quegli anni: la storia è così vecchia, che senso ha, vogliamo ritornare e affrontiamo il passato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Insomma, a me no. E a te, Christian?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Gauger:&lt;/span&gt; Certo, se avessero revocato i mandati di cattura.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Molto divertente. Ora è però chiaro: se la Francia ci estrada, saremo processati in Germania.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il gruppo al quale avreste appartenuto si è sciolto definitivamente all'inizio degli anni novanta. Questo ha qualche influenza sul processo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Giuridicamente nessuna. Dopo l'entrata in vigore degli accordi penali europei, siamo stati arrstati una seconda volta nel 2007. Christian per quattordici giorni ed io per un mese. E dal 2009 dobbiamo contare ogni giorno sull'eventualità di un'estradizione, benché il tribunale francese avesse già negato l'estradizione nel 2001.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Dopo la vostra scoperta nell'anno 2000 e il rifiuto della domanda di estradizione avete vissuto a Parigi per la prima volta di nuovo legalmente. Com'è stato per voi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Suder:&lt;/span&gt; Quando vivi sempre con una leggenda, non ti puoi costruire delle vere amicizie. Abbiamo vissuto tutti quegli anni molto ritirati. A Parigi in un primo tempo non avevamo nessun contatto. La nostra avvocatessa ci ha trovato dei compagni italiani, così da avere almeno un indirizzo da indicare per poter essere scarcerati. Poi una bravissima donna ci ha ospitati. Credo che in Germania sarebbe stato più difficile. Ma la cultura repubblicana ha in Francia una ricca e secolare tradizione di offrire rifugio agli esuli. Persone che non conoscevamo ci hanno lasciato la loro casa per mezzo anno, sono andati ad abitare nel sud della Francia permettendoci così di cercarci una nostra abitazione a Parigi. Praticamente non conoscevano né noi né la nostra storia, e ci hanno semplicemente aiutati. Ci siamo poi integrati in fretta nell'ambiente, abbastanza grande, degli esuli italiani, i militanti degli anni '70 qui rifugiati, con le loro discussioni e le loro feste. Sono molto solidali. Abbiamo avuto fortuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;a href="http://www.taz.de/uploads/hp_taz_img/full/rz_f.jpg" linkindex="17" onblur="try  {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.taz.de/uploads/hp_taz_img/full/rz_f.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 168px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 340px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;[riquadro accanto all'articolo. Nella foto, la bucalettere di Sonja e Christian]&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Da Francoforte a Parigi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;1. Clandestini&lt;/span&gt;: Nell'estate 1978 a Francoforte Sonja Suder e Christian Gauger si accorsero di essere spiati. Partirono all'estero ed assunsero false identità. Probabilmente vissero in Francia, a Lille. Nel 1997 Gauger subì un colpo apoplettico e perse la sua memoria -della falsa come della vera identità.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2. Scoperti&lt;/span&gt;: Nel 2000 vennero scoperti ed arrestati davanti ad un albergo a Parigi. Separati, passarono alcuni mesi in carcere preventivo. Da allora Suder, 77 anni, e Gauger, 68, vivono a Parigi. La Germania ne chiede alla Francia l'estradizione -fin'ora invano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;3. Incolpati&lt;/span&gt;: La Procura di Francoforte sul Meno accusa oggi la coppia di aver partecipato ad attentati contro imprese nel 1977 e contro il castello di Heidelberg nel 1978. Suder è inoltre accusata di complicità in omicidio: per l'attacco alla conferenza dei ministri dell'OPEP a Vienna nel 1975, dove tre persone persero la vita. Questa accusa è basata soltanto sulle dichiarazioni dell'ex-terrorista Hans-Joachim Klein.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-5679531127539558136?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lintervista-sonja-e-christian.html' title='L&apos;intervista a Sonja e Christian'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/5679531127539558136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lintervista-sonja-e-christian.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/5679531127539558136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/5679531127539558136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/04/lintervista-sonja-e-christian.html' title='L&apos;intervista a Sonja e Christian'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-3496235257389842137</id><published>2010-03-05T15:51:00.015+01:00</published><updated>2010-09-27T01:24:25.270+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>6 marzo 1970, New York</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;I Weathermen ricordano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Quaranta anni dopo, due ex dirigenti della Weather Underground Organization (WUO) commemorano i compagni caduti in un drammatico episodio che segnò la vita e le lotte di molti.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S5EbX_VYc9I/AAAAAAAAAO0/u65jIwm-hMo/s1600-h/piecenow.jpg" linkindex="31" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5445163523419698130" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S5EbX_VYc9I/AAAAAAAAAO0/u65jIwm-hMo/s320/piecenow.jpg" style="cursor: pointer; display: block; height: 200px; margin: 0px auto 10px; text-align: center; width: 408px;" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Un titolo sulla prima pagina del New York Times del 7 marzo 1970 annunciava: "Palazzina demolita da esplosioni e fuoco; trovato il corpo di un uomo". L'articolo decriveva un'elegante costruzione in mattoni a vista nel Greenwich Village, distrutta da tre grosse esplosioni e da un fuoco furioso "probabilmente causati da una fuga di gas" verso mezzogiorno di venerdì 6 marzo.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il corpo fu più tardi identificato come quello del 23enne Ted Gold, un leader dello sciopero del 1968 alla Columbia University, insegnante e membro di una "frazione militante del movimento Students for a Democratic Society". Nei giorni che seguirono vennero scoperti altri due corpi -Diana Oughton e Terry Robbins erano stati entrambi dirigenti del movimento studentesco e attivisti per i diritti civili e contro la guerra- e il 15 marzo il giornale riportò che la polizia aveva trovato "tra le macerie 57 candelotti di dinamite, quattro bombe a tubo fatte in casa e una trentina di detonatori", e definì per la prima volta la casa una "fabbrica di bombe". Quel terribile evento annunciò in lungo e in largo l'esistenza dei Weather Und&lt;a href="http://www.chicagomag.com/Chicago-Magazine/May-1993/features_dohrn2.jpg" linkindex="32" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.chicagomag.com/Chicago-Magazine/May-1993/features_dohrn2.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 248px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 208px;" /&gt;&lt;/a&gt;erground, in qualche modo il più noto ma senz'altro non l'unico gruppo di Americani a usare in quel momento la lotta armata come mezzo di protesta -la storia partì da lì, crescendo, cambiando ed accelerando ogni giorno.&lt;br /&gt;Pochi giorni dopo l'esplosione della palazzina, Ralph Featherstone e William 'Che' Payne, due 'militanti neri' associati allo Student Nonviolent Coordinating Committee, vennero, secondo Time magazine "uccisi quando la loro auto è volata in pezzi" per una bomba che, secondo la polizia, veniva trasportata a Washington D.C. per protestare contro il perseguimento del leader del SNCC, H. Rap Brown. La Black Liberation Army balzò sulla scena nazionale, ed emersero altri gruppi organizzati -indipendentisti Portoricani, militanti aborigeni 'indiani americani', separatisti Chicano (messicani)- chiedendo giustizia ed autodeterminazione.&lt;/blockquote&gt;Così inizia l'articolo ora pubblicato da Bernardine Dohrn e Bill Ayers (&lt;a href="http://billayers.wordpress.com/2010/03/02/march-6-19702010-a-day-to-remember/" linkindex="33"&gt;sul blog di Bill&lt;/a&gt; e sulla &lt;a href="http://mrzine.monthlyreview.org/2010/ad050310.html" linkindex="34"&gt;Monthly Review MRZine&lt;/a&gt;), che da quel giorno entrarono in clandestinità e ci rimasero fino all'inizio degli anni '80.&lt;br /&gt;E segue citando l'articolo della rivista Time  (&lt;a href="http://www.time.com/time/printout/0,8816,943178,00.html" linkindex="35"&gt;del 23.3.1970: qui&lt;/a&gt;), che rileva la crescita esponenziale nel 1969 degli atti violenti di resistenza, attentati classificati come politici pressoché sconosciuti e impensabili solo pochi anni prima.&lt;br /&gt;Secondo l'FBI, tra l'inizio del 1969 e l'aprile del 1970 ci furono 40'934 'bombings', riusciti, tentati o minacciati, di cui 976 esplosivi (non incendiari), insomma "una media di due bombe pianificate, costruite, piazzate e detonate ogni giorno per oltre un anno". Le ragioni sono indicate nella guerra, "illegale e immorale", in Vietnam, che, pur ormai senza prospettive di vittoria, continuava la sua escalation terroristica estendendo il campo d'azione a Laos e Cambogia. In quei paesi seimila persone venivano uccise dai bombardamenti ogni settimana. Che responsabile di quelle vittime fosse il governo amerikano era chiaro, ma come opporsi?, "nessuno sapeva esattamente come procedere".&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;(...) milioni di persone mobilitate per la pace, e il nostro progetto, il nostro compito &lt;a href="http://www.crmvet.org/crmpics/band/jl-ralphfeatherstone.jpg" linkindex="36" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.crmvet.org/crmpics/band/jl-ralphfeatherstone.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 247px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 166px;" /&gt;&lt;/a&gt; ed ossessione era così semplice da affermare e così atrocemente difficile da raggiungere: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;peace now&lt;/span&gt;, la pace subito. La guerra si trascinò in un oscuro e inaccettabile futuro, e le forze di opposizione alla guerra si spaccarono   - alcuni di noi tentarono di organizzare un'ala pacifista nel Partito Democratico, altri si organizzarono in fabbriche e posti di lavoro, alcuni volarono in Europa o in Africa o in Canada, altri verso le comuni, la campagna o piccoli ma speranzosi progetti di organizzazione. Alcuni cominciarono a costruire una macchina per combattere i guerrafondai con altri mezzi, una forza clandestina che sarebbe sopravvissuta, così speravamo, a quello che vedevamo come un immanente totalitarismo americano.&lt;br /&gt;Ogni scelta era contemplata, ciascuna sembrava possibile -e avevamo amici e famiglia in ogni campo- e nessuna scelta sembrava completamente oltre i limiti.&lt;/blockquote&gt;Questa l'origine della ventina di attacchi (esplosioni incruente contro proprietà e luoghi simbolici) che la WUO condusse durante la sua esistenza.&lt;br /&gt;Malgrado l'esplicito riferimento alle vittime di guerra, l'argomentario evita il vittimismo e il discorso assomiglia molto a quello dei militanti della tedesca RAF, in particolare delle prime generazioni:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Cominciammo a pensarci come parte del progetto del Terzo Mondo -i movimenti di liberazione rivoluzionari che chiedono giustizia e si liberano dall'impero trasformeranno anche il mondo, questo credevamo. Pensavamo che chi come noi viveva nelle metropoli dell'impero avesse il dovere speciale di 'opporsi al suo proprio imperialismo' e di resistere ai sogni imperiali del nostro proprio governo. Alla fine giungemmo a pensare di poter fare una rivoluzione, e che in ogni caso avevamo la responsabilità di provarci.&lt;br /&gt;Fu una forzatura, ma ogni rivoluzione è impossibile fino a quando non avviene; e dopo che è avvenuta, ogni rivoluzione sembra inevitabile.&lt;/blockquote&gt;Accadeva 40 anni fa, ed è vero che non è ancora stata scritta l'ultima parola sui movimenti di rivolta, né sull'occupazione del Vietnam; nel 'fare memoria' con la narrazione occorre dunque guardarsi dai rituali identitari ed essere coscienti dell'uso politico che si fa del passato.&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;(...) Perché il significato è costruito e ricostruito al tempo presente, i nostri sguardi all'indietro sono oggi necessariamente riflessi attraverso la sconfitta USA in Vietnam, il declino costante dell'impero, l'erosione militarista dell'economia, la distruzione del nostro sistema politico, la catastrofe ambientale prodotta dal capitalismo, gli attacchi terroristici dell'11 settembre e le susseguenti invasioni e occupazioni e guerre che continuano a definire la fisionomia della nostra vita nazionale. (...)&lt;/blockquote&gt;Il ricordo di Ted Gold, Diana Oughton, Terry Robbins, Ralph Featherstone e 'Che' Payne è vivo, e il 6 marzo è solo un'occasione più formale di commemorazione.&lt;br /&gt;Con Bernardine Dohrn e Bill Ayers si può senz'altro concludere che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;quando si trasforma sé stessi in uno strumento di guerra, la prima vittima è sempre la propria umanità&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-3496235257389842137?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/03/6-marzo-1970-new-york.html' title='6 marzo 1970, New York'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/3496235257389842137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/03/6-marzo-1970-new-york.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3496235257389842137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3496235257389842137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/03/6-marzo-1970-new-york.html' title='6 marzo 1970, New York'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S5EbX_VYc9I/AAAAAAAAAO0/u65jIwm-hMo/s72-c/piecenow.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-263024270160783907</id><published>2010-02-27T17:23:00.009+01:00</published><updated>2012-01-04T22:08:07.864+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Svizzera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>Terrorista in cattedra?</title><content type='html'>&lt;b&gt;  &lt;/b&gt;&lt;b&gt; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sì, Irmgard Möller deve poter parlare&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4lG4aslE-I/AAAAAAAAAOs/X--IGPjni8U/s1600-h/rafrafraf.jpg" imageanchor="1" linkindex="30" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="142" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4lG4aslE-I/AAAAAAAAAOs/X--IGPjni8U/s200/rafrafraf.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;Ce l'hanno fatta, son di nuovo riusciti a titolare "terrorista in cattedra". Un'espressione surreale, sinonimo e compendio di "cattivo maestro", ormai tanto abusata da essere percepita, non più come spauracchio per gli onesti democratici, ma come un fantasma da complesso freudiano.&lt;br /&gt;Tanta onorificenza per l'annuncio di un un'esposizione accompagnata da un incontro con Irmgard Moeller, ex militante della Rote Armee Fraktion (RAF) e come tale a lungo incarcerata in Germania.&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;L'esposizione, intitolata 'Perché il fuoco non muore', presenta il lavoro di Paolo Neri, un'opera coraggiosa per la scelta del soggetto, per il suo trattamento e per il materiale usato. Si tratta di grandi ritratti di militanti della RAF morti nelle carceri della Repubblica Federale Tedesca, realizzati in mosaico di marmo.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;La presentazione della mostra potete sfogliarla o scaricarla qui sotto:&lt;br /&gt;&lt;object data="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf" height="600" id="doc_250277238357573" name="doc_250277238357573" style="outline: medium none;" type="application/x-shockwave-flash" width="450"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="FlashVars" value="document_id=27560003&amp;amp;access_key=key-n5e0u01n4xqeupgtix0&amp;amp;page=7&amp;amp;viewMode=book"&gt;&lt;embed id="doc_250277238357573" name="doc_250277238357573" src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=27560003&amp;amp;access_key=key-n5e0u01n4xqeupgtix0&amp;amp;page=7&amp;amp;viewMode=book" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" wmode="opaque" bgcolor="#ffffff" height="600" width="450"&gt;&lt;/embed&gt;  &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Irmgard Möller è l'unica sopravvissuta alla famigerata notte di Stammheim, quando, il 18 ottobre 1977 Andreas Baader, Gudrun Ensslin und Jan-Carl Raspe vennero trovati morti nella sezione di altissima sicurezza del carcere di Stoccarda (Su &lt;a href="http://www.youtube.com/user/pjotrpjotro#p/c/6473DED4243A833E/3/1a6xX9T1dJI" linkindex="31"&gt;YouTube un video dei funerali&lt;/a&gt;). Irmgard venne trovata ferita da quattro coltellate al petto, e subito messa in isolamento totale con controllo a vita per mesi.&lt;br /&gt;Nel 1994, dopo 22 anni, 4 mesi e 21 giorni di carcere e innumerevoli durissimi scioperi della fame, e gravemente malata, venne messa in libertà condizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mostra ed il dibattito con Irmgard Moeller (e/o con altri ex militanti della RAF) ha già trovato spazio pubblico in diversi paesi europei, tra cui la Germania.&lt;br /&gt;La campagna contro la serata torinese e soprattutto la pavida decisione del sindaco di ritirare il permesso per la sala comunale di via Luserna di Rorà (affittata) sono un tentativo di censura che pretende di annullare la "cultura dell'estrema sinistra" (&lt;a href="http://www.ilriformista.it/stories/adnkronos/182829/" linkindex="32"&gt;&lt;i&gt;Il Riformista&lt;/i&gt; 26.2.10&lt;/a&gt;) illudendosi che una memoria collettiva scompaia per semplice proibizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Raglia, raglia, Giovane Itaglia&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ogni occasione di confronto pubblico dei protagonisti sul proprio passato deve essere salutata con favore, come contributo alla ricerca della verità.&lt;br /&gt;La libertà di espressione è prima di tutto il diritto del pubblico a ricevere le informazioni di propria scelta con cui formare liberamente la propria opinione. E tappare la bocca ad un incontro pubblico è come proibire i minareti. I credenti continueranno a credere e ad esercitare il culto, ma lo faranno in privato, (dove non si può pretendere trasparenza) e senza più confronto, dialogo e possibilità d'evoluzione.&lt;br /&gt;Ai fascisti tutto ciò non interessa -salvo quando si tratta di riabilitare i camerati della Repubblica di Salò- e non stupisce che i loro raggruppamenti, come la Giovane Italia, insistano sulla censura e mostrino i muscoli. Che i democratici si appiattiscano su una posizione stupidamente ultra-repressiva (&lt;a href="http://www.infoaut.org/torino/articolo/no-bipartisan-allincontro-sulla-rote-armee-fraktion" linkindex="33"&gt;la chiamano bipartisan&lt;/a&gt;) non è neppure una novità; lo schema di ragionamento è blindato, tautologico: si annuncia la protesta contro la 'terrorista in cattedra', si arresta uno degli organizzatori del dibattito (per un'associazione sovversiva contestata 'a titolo preventivo', cioè prima che esista, analogamente a &lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2010/02/003359.html#003359" linkindex="34"&gt;ciò che è accaduto a Manolo Morlacchi&lt;/a&gt;) e poi con questo si giustifica la censura dell'incontro.&lt;br /&gt;Che si terrà comunque, grazie ad un &lt;a href="http://www.infoaut.org/articolo/il-dibattito-sulla-raf-si-sposta-allaskatasuna/" linkindex="35"&gt;centro sociale&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Miti e tabù&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La ricerca della verità è particolarmente importante quando si tratta delle morti di Stammheim, perché nessuno è stato finora in grado di farne una ricostruzione che stia davvero in piedi.&lt;br /&gt;La versione ufficiale ha parlato di suicidio fin dai primi istanti -Andreas Baader si sarebbe sparato alla nuca, e Irmgard si sarebbe pugnalata al cuore con un'arma mai trovata (il coltellino da burro che aveva in cella non poteva infliggere ferite così profonde)- e si è imposta nel discorso pubblico.&lt;br /&gt;Irmgard Möller contesta la costruzione di questo mito, e la sua testimonianza va oltre gli aspetti tecnici e gli episodi, insistendo sul senso politico della storia del gruppo.&lt;br /&gt;È dunque importante difendere la possibilità e le occasioni di confronto e discussione, fondatrici di una memoria collettiva in cui gli ex-militanti non sono l'oggetto ma il soggetto del discorso.&lt;br /&gt;Il confronto 'interno' ai gruppi segue però purtroppo le peggiori tradizioni della sinistra, fatte di contrasti che si risolvono regolarmente con anatemi ed accuse reciproche, e la RAF non fa eccezione.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.nadir.org/nadir/periodika/angehoerigen_info/181hanna3.gif" imageanchor="1" linkindex="36" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="152" src="http://www.nadir.org/nadir/periodika/angehoerigen_info/181hanna3.gif" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Anche nella RAF ci sono tabù, dice Gabriella Rollnik, ex-militante non pentita che con Irmgard Möller è stata a lungo detenuta (nella foto degli anni 90 nel carcere di Lubecca, da sinistra Gabriella Rollnik, Hanna Krabbe, e Irmgard Möller, sopra Christine Kuby --su Y&lt;a href="http://www.youtube.com/user/pjotrpjotro#p/u/132/m7SEACwaMlU" linkindex="37"&gt;ouTube la prima intervista delle quattro&lt;/a&gt; nello stesso carcere), e l'omicidio di Stammheim non si è potuto discutere.&lt;br /&gt;"Per la tabuizzazione e per la mancanza di discussione sulle contraddizioni la RAF si è spaccata nel 1993. Una parte del gruppo tentò di fare di altri i capri espiatori del fallimento della lotta armata." (G. Rollnik, D. Dubbe, &lt;i&gt;Keine Angst vor niemand&lt;/i&gt;, 2003)&lt;br /&gt;Quanto alle condanne che fanno descrivere Irmgard come una 'assassina rossa', va richiamata la rivendicazione che il Commando 15 giugno (in memoria dell'uccisione di Petra Schelm) fece dell'attacco alla base statunitense di Heidelberg nel 1972.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;L'aviazione americana ha scaricato nelle ultime sette settimane più bombe sul Vietnam che durante la seconda guerra mondiale su Giappone e Germania insieme. Il Pentagono parla di altri milioni di tonnellate di esplosivo per fermare l'offensiva nordvietnamita. Questo è genocidio, sterminio di un popolo, la 'soluzione finale' applicata ai vietnamiti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;(Testo completo anche in francese e in inglese &lt;a href="http://labourhistory.net/raf/read-de.php?id=0019720524#"&gt;su Labourhistory&lt;/a&gt;)&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Contro questa quantità mostruosa di bombe, a Heidelberg, la principale base militare degli Stati Uniti in Europa da cui l'attacco al Vietnam del Nord era coordinato, esplosero 200 kg di tritolo.&lt;br /&gt;È questo il contesto dimenticato da cui ripartire, interrogarsi, discutere prima di giudicare.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-263024270160783907?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/263024270160783907/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/02/terrorista-in-cattedra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/263024270160783907'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/263024270160783907'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/02/terrorista-in-cattedra.html' title='Terrorista in cattedra?'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4lG4aslE-I/AAAAAAAAAOs/X--IGPjni8U/s72-c/rafrafraf.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-5389529858353453322</id><published>2010-02-22T01:01:00.004+01:00</published><updated>2010-11-25T00:23:15.641+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Algeria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Panaf&apos; 69'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorabilia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esilio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Geraldo Vandré</title><content type='html'>&lt;b&gt;&amp;nbsp; &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La vita non si riassume in festivals&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Al culmine della finale del festival musicale, nel gremito stadio brasiliano, il pubblico fischia la canzone vincitrice e acclama la seconda classificata.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4G3XFRB6dI/AAAAAAAAAOI/eLjslSMN5Ys/s1600-h/GeraldoVandre.HoradeLutar%281965%29.jpg" imageanchor="1" linkindex="52" style="clear: left; float: left; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="196" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4G3XFRB6dI/AAAAAAAAAOI/eLjslSMN5Ys/s200/GeraldoVandre.HoradeLutar%281965%29.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È il 1968, e nel Maracanãzinho (il piccolo Maracanà a Rio de Janeiro, 13.613 posti) la giuria del III Festival Internazionale della Canzone nomina vincitrice &lt;i&gt;Sabià&lt;/i&gt;, di Chico Buarque e Tom Jobim, eseguita da Cynara e Cybele. &lt;br /&gt;La folla protesta, avrebbe preferito &lt;i&gt;Pra não dizer que não falei das flores&lt;/i&gt;, il cui autore, dal palco, cerca di calmarla. &lt;br /&gt;"Sapete che penso?" dice Geraldo Vandré, affrontando col microfono la mareggiata di voci, "penso che Antonio Carlos Jobim e Chico Buarque de Hollanda meritano il nostro rispetto. La nostra funzione è fare canzoni. La funzione di giudicare, in questo momento, è della giuria che sta lì." (fischi) "Ancora un cosa. A voi che continuate a pensare di appoggiarmi fischiando... per favore..." (fischi) "... c'è solo una cosa, guarda: la vita non si riassume in festivals!".&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Dopo un minuto e mezzo di casini, Vandré inizia l'esecuzione il suo brano: è ciò che si può sentire nella registrazione originale dal vivo (jukebox nella barra laterale). È un documento sonoro divenuto 'storico' soprattutto perché il successo popolare farà del brano di Vandré una sorta di inno nazionale non ufficiale, che verrà cantato dalle folle nelle manifestazioni. Ed è così ancora oggi, una grande maggioranza di brasiliani riconosce motivo e parole della canzone, facendone un pilastro musicale della propria memoria collettiva di quel periodo.&lt;br /&gt;Qui sotto (cliccare sul titolo) le parole di &lt;i&gt;Perché non si dica che non ho parlato dei fiori&lt;/i&gt;, con una traduzione senz'altra pretesa che aiutare a capirle...&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0010')"&gt;Pra não dizer que não falei das flores  [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0010"&gt;&lt;br /&gt;Caminhando e cantando e seguindo a canção&lt;br /&gt;Somos todos iguais braços dados ou não&lt;br /&gt;Nas escolas nas ruas, campos, construções&lt;br /&gt;Caminhando e cantando e seguindo a canção&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[camminando e cantando e seguendo la canzone,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;siamo tutti uguali, sottobraccio o no,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;nelle scuole, nelle strade, nei campi, nelle costruzioni,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;camminando e cantando e seguendo la canzone]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vem, vamos embora, que esperar não é saber,&lt;br /&gt;Quem sabe faz a hora, não espera acontecer&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[refrain:&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;vieni, andiamo via, aspettare non è sapere,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;chi sa, prende l'iniziativa e non aspetta che accada] &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pelos campos há fome em grandes plantações&lt;br /&gt;Pelas ruas marchando indecisos cordões&lt;br /&gt;Ainda fazem da flor seu mais forte refrão&lt;br /&gt;E acreditam nas flores vencendo o canhão&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[nei campi ci sono grandi piantagioni di fame&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;nelle strade marciano 'cordoni' (di carnevale) indecisi&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;che ancora fanno del fiore il loro più forte ritornello&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;e credono che i fiori vinceranno i cannoni]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vem, vamos embora, que esperar não é saber,&lt;br /&gt;Quem sabe faz a hora, não espera acontecer.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Há soldados armados, amados ou não&lt;br /&gt;Quase todos perdidos de armas na mão&lt;br /&gt;Nos quartéis lhes ensinam uma antiga lição&lt;br /&gt;De morrer pela pátria e viver sem razão&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[ci sono dei soldati armati, armati o no&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;quasi tutti sperduti, ma con l'arma in mano&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;nelle caserme gli insegnano un'antica lezione&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di morire per la patria e di vivere senza una ragione]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vem, vamos embora...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nas escolas, nas ruas, campos, construções&lt;br /&gt;Somos todos soldados, armados ou não&lt;br /&gt;Caminhando e cantando e seguindo a canção&lt;br /&gt;Somos todos iguais braços dados ou não&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[nelle scuole, nelle strade, nei campi e nei cantieri&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;siamo tutti soldati, armati o no&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;camminando e cantando e seguendo la canzone&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;siamo tutti uguali, che ci si dia il braccio o no]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Os amores na mente, as flores no chão&lt;br /&gt;A certeza na frente, a história na mão&lt;br /&gt;Caminhando e cantando e seguindo a canção&lt;br /&gt;Aprendendo e ensinando uma nova lição&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[gli amori nella mente, i fiori per  terra&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;la certezza davanti, la storia in mano&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;camminando e cantando e seguendo la canzone,&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;imparando ed insegnando una nuova lezione]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vem, vamos embora... &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sergio Endrigo e Carlos Marighella&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;In Italia, è Sergio Endrigo che riprende il brano, nello stesso anno. Il cantatutore così lo ricordava pochi anni prima di morire, nel 2005:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Geraldo Vandrè è un cantante brasiliano di cui avevo ascoltato in Brasile la canzone, Pra Nâo Dizer Nâo Falei Das Flôres, che mi era piaciuta molto. Ne tradussi il testo in italiano intitolandola Camminando E Cantando.&lt;br /&gt;La presentai a Canzonissima ’68, dove ero sicuro di passare il primo e il secondo turno, ma sapevo benissimo che non sarei mai riuscito a passare anche il terzo, per cui a quel punto scelsi di cantare una cosa che piaceva a me. Non cercavo la canzone facile ed orecchiabile e preferii usare quella possibilità per dare spazio a canzoni un po’ più difficili.&lt;br /&gt;[da &lt;i&gt;Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo&lt;/i&gt;, Edizioni Associate, 2002]&lt;/blockquote&gt;Il 45 giri con la versione presentata a Canzonissima '68 portava sul lato B la canzone &lt;i&gt;Anch'io ti ricorderò&lt;/i&gt;, musica e parole di Endrigo dedicate a Che Guevara.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.sergioendrigo.it/Discografia/Copertine/SP_1388_co_big.jpg" imageanchor="1" linkindex="53" style="clear: right; float: right; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://www.sergioendrigo.it/Discografia/Copertine/SP_1388_co_big.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nello stesso anno, &lt;a href="http://www.sergioendrigo.it/" linkindex="54"&gt;Endrigo&lt;/a&gt; vinse il Festival di Sanremo  con &lt;i&gt;Canzone per te&lt;/i&gt;; faceva coppia con Roberto Carlos, che divenne l'artista brasiliano di maggior successo commerciale in assoluto, ma che non era coinvolto politicamente con i movimenti di protesta del suo paese.&lt;br /&gt;Qui trovate una versione dal vivo di &lt;i&gt;Camminando e cantando&lt;/i&gt;, quella registrata nello show "L'arca di Noè" il 7 marzo 1970 al Piccolo Teatro di Milano (il brano è nel player sulla barra a destra, il testo è qui sotto, cliccando sul titolo).&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0011')"&gt;Camminando e cantando   [+/-]&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0011"&gt;Camminando e cantando la stessa canzone&lt;br /&gt;Siamo tutti uguali chi è d'accordo e chi no&lt;br /&gt;Nelle fabbriche, a scuola, nei campi in città&lt;br /&gt;Camminando e cantando la stessa canzone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuole andare va&lt;br /&gt;Chi è stanco di aspettare una strada troverà&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa&lt;br /&gt;Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il soldato armato, amato o no&lt;br /&gt;Con in mano il fucile non sa cosa fa&lt;br /&gt;In caserma si insegna una antica lezione&lt;br /&gt;Di morir per il re e non sapere perchè&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuole andare va&lt;br /&gt;Chi è stanco di aspettare una strada troverà&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa&lt;br /&gt;Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle fabbriche, a scuola, nei campi in città&lt;br /&gt;Siamo tutti soldati armati o no&lt;br /&gt;Camminando e cantando la stessa canzone&lt;br /&gt;Siamo tutti uguali chi è d'accordo e chi no&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mente l'amore e negli occhi la gioia&lt;br /&gt;La certezza nel cuore, nelle mani la storia&lt;br /&gt;Camminando e cantando la stessa canzone&lt;br /&gt;Imparando e insegnando una nuova lezione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuole andare va&lt;br /&gt;Chi è stanco di aspettare una strada troverà&lt;br /&gt;Fa chi vuole fare e chi vuol sapere sa&lt;br /&gt;Che la speranza è un fiore ma frutti non ne dà &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://discografia.dds.it/immagini/labelgallery/scheda_arcalp1web.jpg" imageanchor="1" linkindex="55" style="clear: left; float: left; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://discografia.dds.it/immagini/labelgallery/scheda_arcalp1web.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Questa di Endrigo è ovviamente una traduzione non letterale ma artistica. Quanto riesca a 'rendere' la canzone originale può giudicarlo ognuno confrontando i testi; ci si può anche chiedere quanto essa faccia una traduzione 'politica' di un testo originale, il cui impatto sul contesto brasiliano fu peraltro irripetibile.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Pra não dizer que não falei das flores&lt;/i&gt; ('Camminando') fu censurata negli anni della dittatura, e venne eseguita pubblicamente solo dopo l'amnistia, dalla cantante Simone, che ne rinnovò il successo con la sua interpretazione nello show del 1979 al Canecão di Rio: ricorda ancora con sorpresa che non appena cominciò a cantarla, fu immediatamente accompagnata dal coro di tutto pubblico. &lt;br /&gt;Le parole della canzone erano state richiamate nel 1968 da Carlos Marighella, che in un documento affermava la necessità di mostrare che la morte di Che Guevara in Bolivia "non aveva significato la fine della guerriglia":&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Al contrario, ispirati dall'esempio disinteressato del 'guerrigliero eroico', noi continuiamo la sua lotta patriottica in Brasile lavorando nel nostro popolo con la certezza nella mente e la storia in nostro favore. (&lt;i&gt;Escritos de C. Marighella&lt;/i&gt;, Sao Paulo 1979)&lt;/blockquote&gt;Queste ultime parole rimando direttamente a quelle dell'ultima strofa: &lt;i&gt;A certeza na frente, a história na mão&lt;/i&gt;... (Marcelo Ridenti, &lt;i&gt;Sur l'exile et les années rebelles&lt;/i&gt;). Nella versione di Sergio Endrigo, ci sono: &lt;i&gt;La certezza nel cuore, nelle mani la storia...&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Canzoni in esilio&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La giuria del III Festival Internazionale della Canzone fu oggetto di polemiche; Walter Silva, reporter della &lt;i&gt;Folha da Tarde&lt;/i&gt;, che aveva 'dimenticato' un registratore acceso nella sala della deliberazione, rivelò che il presidente aveva fatto pressione sugli altri giurati, avvertendoli che i militari non avrebbero accettato la vittoria di 'musiche che fanno propaganda alla guerriglia', come 'Camminando' e 'América, América” (in cui César Roldão Vieira omaggiava Che Guevara). &lt;br /&gt;Ma nello stesso anno venne decretato l'AI-5, il quinto degli 'atti istituzionali' con cui il regime si arrogò i poteri e limitò le libertà. La censura si estese a teatro, TV, cinema, musica e università, e il clima di caccia alle streghe costrinse all'esilio molti artisti.&lt;br /&gt;'Camminando', che veniva vista come una 'Marsigliese', un inno nazionale nato dal basso, fu proibita e Vandré, dopo essersi nascosto qualche giorno nella casa della vedova dello scrittore Guimarães Rosa, riparò dapprima in Cile e fu poi in Algeria, Francia e Germania. &lt;br /&gt;Anche Chico Buarque, autore della canzone vincitrice, partì in esilio, ma in Italia. Il suo testo di Sabià (che si può leggere sotto il video, cliccando sul titolo) è sottile, raffinato, quanto quello di Vandré è esplicito e schierato. Ma è Sabià a rappresentare la memoria dell'esilio, e meglio della comunità degli esiliati (Adriana Coelho Florent, &lt;i&gt;Les chants du 'sabià' funambule: exil, nostalgie et identité dans le Brésil de la dictature militaire&lt;/i&gt;), mentre &lt;i&gt;Pra não dizer que não falei das flore&lt;/i&gt;s resta allo stesso tempo hit e inno della resistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="344" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/PR5o8xjvFRc&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/PR5o8xjvFRc&amp;hl=en_US&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="javascript:expandcollapse('subtopic0012')"&gt;Sabià   [+/-] &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="posthidden" id="subtopic0012"&gt;&lt;br /&gt;Vou voltar&lt;br /&gt;Sei que ainda vou voltar&lt;br /&gt;Para o meu lugar&lt;br /&gt;Foi lá e é ainda lá&lt;br /&gt;Que eu hei de ouvir cantar&lt;br /&gt;Uma sabiá&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[tornerò,&lt;br /&gt;so che tornerò&lt;br /&gt;nel mio posto&lt;br /&gt;fu là ed è ancora là&lt;br /&gt;che devo sentire il canto&lt;br /&gt;di un sabià]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vou voltar&lt;br /&gt;Sei que ainda vou voltar&lt;br /&gt;Vou deitar à sombra&lt;br /&gt;De um palmeira&lt;br /&gt;Que já não há&lt;br /&gt;Colher a flor&lt;br /&gt;Que já não dá&lt;br /&gt;E algum amor &lt;br /&gt;Talvez possa espantar&lt;br /&gt;As noites que eu não queira&lt;br /&gt;E anunciar o dia&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[tornerò,&lt;br /&gt;so che tornerò&lt;br /&gt;mi sdraierò all'ombra&lt;br /&gt;di una palma&lt;br /&gt;che non c'è più&lt;br /&gt;raccogliere il fiore&lt;br /&gt;che non sboccia più&lt;br /&gt;e forse un qualche amore&lt;br /&gt;potrà allontanare&lt;br /&gt;le notti che non volevo&lt;br /&gt;e annunciare il giorno]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vou voltar&lt;br /&gt;Sei que ainda vou voltar&lt;br /&gt;Não vai ser em vão&lt;br /&gt;Que fiz tantos planos&lt;br /&gt;De me enganar&lt;br /&gt;Como fiz enganos&lt;br /&gt;De me encontrar&lt;br /&gt;Como fiz estradas&lt;br /&gt;De me perder&lt;br /&gt;Fiz de tudo e nada&lt;br /&gt;De te esquecer&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[tornerò,&lt;br /&gt;so che tornerò&lt;br /&gt;non saranno stati fatti invano&lt;br /&gt;tanti progetti&lt;br /&gt;per ingannarmi&lt;br /&gt;tante erranze&lt;br /&gt;per trovarmi&lt;br /&gt;tante strade&lt;br /&gt;per perdermi&lt;br /&gt;ho fatto tutto per niente&lt;br /&gt;non ti dimenticherò]&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vou voltar&lt;br /&gt;Sei que ainda vou voltar&lt;br /&gt;E é pra ficar&lt;br /&gt;Sei que o amor existe&lt;br /&gt;Não sou mais triste&lt;br /&gt;E a nova vida já vai chegar&lt;br /&gt;E a solidão vai se acabar&lt;br /&gt;E a solidão vai se acabar&lt;br /&gt;&lt;i&gt;[tornerò,&lt;br /&gt;so che tornerò&lt;br /&gt;e per restare&lt;br /&gt;so che l'amore esiste&lt;br /&gt;non sono più triste&lt;br /&gt;e la solitudine finirà]&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sabià è un uccello, un tordo diffuso in America Latina, la cui grande musicalità rimanda alla figura del poeta che canta la nostalgia per la sua terra. La canzone, per un ascoltatore brasiliano, si situa così in un preciso contesto letterario, quello romantico dell'evocazione struggente del paesaggio brasiliano, in particolare per il lirismo della melodia di Tom Jobim.&lt;br /&gt;Ma i versi di Chico Buarque rappresentano "tutto il contrario di una fuga nella fantasticheria della 'saudade'" e sembrano scritti "in una sorta d'istinto premonitorio" (A. Coelho Florent, cit.) del prossimo esilio a Roma.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TO2dZk4a54I/AAAAAAAAAQk/KJj6Ui8w3vI/s1600/fatos%2526fotos17.10.1968Sabia.jpg" imageanchor="1" linkindex="56" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="131" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/TO2dZk4a54I/AAAAAAAAAQk/KJj6Ui8w3vI/s200/fatos%2526fotos17.10.1968Sabia.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Diversamente da Chico Buarque e da altri cantanti brasiliani come Caetano Veloso e Gilberto Gil, per Geraldo Vandré l'esilio non fu un luogo per rilanciare la propria carriera musicale.&lt;br /&gt;Si può anzi dire che ne marcò praticamente la fine; la sua produzione si limita essenzialmente a 4 LP prodotti fino al 1968, tra cui &lt;i&gt;Hora de lutar&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Canto Geral&lt;/i&gt;, con inoltre, sola eccezione, &lt;i&gt;Das Terras de Benvirá&lt;/i&gt;, registrato in Francia nel 1970.&lt;br /&gt;Vandré, tornato in patria, non è più salito su un palco. Rifiuta interviste e sembra rifiutare sistematicamente che la sua immagina sia appiattita su quella di un 'militante' della canzone. È probabilmente uno di quelli su cui l'esilio ha avuto un effetto devastante, e il suo silenzio va rispettato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vandré fu in esilio ad Algeri, dove, dicono diversi biografi, 'assistette' al Primo Festival Culturale Panafricano del 1969. Che, come si è visto in altri post (Algeri, porto delle rivoluzioni), fu tutt'altro che un festival di concorso o commerciale. Ed è assai difficile immaginare Vandré silenzioso in quel contesto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-5389529858353453322?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/02/geraldo-vandre.html' title='Geraldo Vandré'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/5389529858353453322/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/02/geraldo-vandre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/5389529858353453322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/5389529858353453322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/02/geraldo-vandre.html' title='Geraldo Vandré'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S4G3XFRB6dI/AAAAAAAAAOI/eLjslSMN5Ys/s72-c/GeraldoVandre.HoradeLutar%281965%29.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-7566358405907209281</id><published>2010-01-30T14:50:00.016+01:00</published><updated>2010-09-27T01:36:03.246+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorabilia'/><title type='text'>Marx &amp; Che @ Renault</title><content type='html'>Sono capaci di mandarvi a casa un libretto rosso, proprio come quello di Mao. Con su, dorata, una stella a cinque punte e una scritta tipo 'la rivoluzione è alle porte'.&lt;br /&gt;Sono quelli della Renault, che vogliono &lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S2Q6UcCjmFI/AAAAAAAAAMs/MbmsYT8GnIk/s1600-h/CheAsBrandIcon.jpg" linkindex="22" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432531173314369618" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S2Q6UcCjmFI/AAAAAAAAAMs/MbmsYT8GnIk/s320/CheAsBrandIcon.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 159px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 212px;" /&gt;&lt;/a&gt;vendere le automobili Dacia nell'Europa centrale e in quella dell'est. Su questi mercati puntava la strategia della casa francese Renault quando si comprò nel 1999 l'industria automobilistica rumena, che aveva contribuito a fondare negli anni '60: i primi modelli della Dacia erano copie delle Renault 8 e 12.&lt;br /&gt;Oggi, la loro campagna propone slogan come 'automobilisti di tutto il mondo, unitevi!', 'ogni rivoluzione comincia dalla strada', 'la limousine del popolo', 'per la classe operaia', e come testimonial compaiono dei volti famosi come quello di Mao Zedong, del Che e di Karl Marx.&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Non è una novità che in pubblicità, dove 'tutto è permesso', si parli di rivoluzione; il tabù è stato rotto ormai da decenni ed immagine e concetto di rivoluzione, e dunque di distruzione del capitalismo, sono tranquillamente usati nel loro senso opposto, per favorire la vendita di prodotti industriali del capitalismo.&lt;br /&gt;Oggi non sembra neppure più paradossale che l'immagine del Che Guevara sia oggetto di un merchandising massiccio e pure selvaggio, poiché l'icona del Che viene impressa addirittura sui prodotti e di certo nessuno paga i diritti agli autori delle storiche fotografie. [L'immagine del Che qui sopra è tratta dal &lt;a href="http://superpunch.blogspot.com/search/label/che" linkindex="23"&gt;blog SuperPunch&lt;/a&gt; , che ha una raccolta di parodie]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Renault-Dacia ha usato dei 'sosia' di figure famose per le immagini ed il video della campagna.&lt;br /&gt;Lo spot si apre con Fidel Castro che arriva, camminando in un prato con una vecchia valigia, in un pensionato,  una sorta di casa di riposo comunitaria, su cui sventola una bandiera rossa, vecchia come tutto il resto. Entrando nella vecchia villa circondata da flora tropicale, intravvede Mao Zedong, che porta un sacco dell'immondizia.&lt;br /&gt;Mentre attraversa la prima stanza, dalla scrivania&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_Qm2i8mXTjhs/SOdIJeeJQ7I/AAAAAAAAAxM/BRPdN0uMPMk/s320/che+guevara.png" linkindex="24" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/_Qm2i8mXTjhs/SOdIJeeJQ7I/AAAAAAAAAxM/BRPdN0uMPMk/s320/che+guevara.png" style="cursor: pointer; float: right; height: 110px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 94px;" /&gt;&lt;/a&gt; cui è seduto, Lenin lo segue con lo sguardo, finendo la noiosa partita a poker elettronico sullo schermo di un vecchio computer.&lt;br /&gt;In una stanza più avanti c'è, sdraiato sul letto, il Mahatma Gandhi che guarda la tv, facendo zapping e mangiando chips.&lt;br /&gt;Fidel intravvede di nuovo Mao che sta chiacchierando con qualcuno, e nel locale successivo, pieno di carte, trova Karl Marx che si è addormentato leggendo Il capitale.&lt;br /&gt;Poi passa accanto a Rosa Luxemburg che gioca a calciobalilla con Martin Luther King e a Ho Chi Min che al telefono sta dicendo che si diverte (in un'altra versione dello spot è in poltrona e legge una rivista).&lt;br /&gt;Fuori, finito il giro in casa, Fidel chiede a Marx se può restare. "Puoi dividere la stanza col Mahatma", gli risponde. "Stai scherzando!?" "È a posto, vedrai".&lt;br /&gt;Nella scena finale Castro è in piedi nel portico, accanto a un Che Guevara ("È tempo di una nuova rivoluzione") che ricorda più che altro Johnny Depp, e un Marx ("Che, è per i bisogni del popolo"), anche lui seduto con l'aria depressa depressi. Qui il Che sembra avere una bottiglia di coca-cola in mano, ma il dettaglio ha ben poco di dissacrante [vedi la foto in cui la beveva sul serio].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object style="height: 344px; width: 425px;"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/8wxf1h0YrDE"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/8wxf1h0YrDE" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" height="344" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La memoria è sempre un gioco con la storia, è il come ne prende dei pezzi e li rimonta per usarli, o abusarne, nel presente.&lt;br /&gt;Si vede sfilare tutto il pantheon dei miti del '68 in questo filmato, forse perché è stato concepito nel pieno delle celebrazioni del quarantennale (2008, Amburgo). Mancano Stalin e Trotsky, che sarebbero stati certo più riconoscibili della Luxemburg -la quale è peraltro l'unica donna, 'utile per l'arredamento'- e che però forse a quel pantheon non appartengono.&lt;br /&gt;Un'altra ispirazione è probabilmente venuta agli autori dalla serie televisiva 'Lost', alla quale rimandano diversi elementi.&lt;br /&gt;Per un lato gli aspetti scenici, come la location tropicale, quelli di edizione, vedi il rumore della vecchia pellicola, o di ambientazione, come i dettagli nascosti nei piccoli oggetti, e per un altro lato quelli concettuali. Come in Lost, qui c'è un vivo (Fidel, che ancora non è schiattato, alla faccia della Renault) che incontra dei morti, in uno spazio temporale misterioso, dove tutti sono vivi con il loro aspetto 'di allora'.&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href="http://www.marxists.org/archive/lenin/photo/1923/lenin-ld-8.jpg" linkindex="25" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.marxists.org/archive/lenin/photo/1923/lenin-ld-8.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 187px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 158px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; [Nella foto qui accanto, quello vero di Lenin a Gorki nel 1923]&lt;br /&gt;E c'è una dimensione tribale, quella del gruppo della villa che fa funzionare la comunità, che rispecchia quelle dei &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dharma&lt;/span&gt; o degli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Others&lt;/span&gt; nell'isola di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lost&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Lo spot per le automobili Dacia è però un puro esercizio di stile nei confronti della serie televisiva, e non riesce né a intrigare né a far sorridere, la sorpresa si limita e si esaurisce nella scoperta dei leaders rivoluzionari messi in scena.&lt;br /&gt;L'apparizione conclusiva di un'auto a basso costo è così niente più che il colpo di grazia che inquadra come abusiva questa memoria. Ma tra quelle da non condividere, non è la più antipatica.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-7566358405907209281?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/7566358405907209281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/01/marx-che-renault.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7566358405907209281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7566358405907209281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/01/marx-che-renault.html' title='Marx &amp; Che @ Renault'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/S2Q6UcCjmFI/AAAAAAAAAMs/MbmsYT8GnIk/s72-c/CheAsBrandIcon.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-4686547696188581878</id><published>2009-12-25T19:40:00.020+01:00</published><updated>2010-11-21T10:02:21.994+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Algeria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tortura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='esilio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Algeri, porto delle rivoluzioni (3)</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;È arrivato un aereo carico di banditi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Solo pochi mesi prima dell'arrivo ad Algeri di Tim Leary, l'evaso psichedelico, uno sbarco ben più impressionante di prigionieri politici in fuga aveva attirato la stampa internazionale all'aereoporto di Dar-el-Beida.&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8g--sAI/AAAAAAAAAMM/wT_a2xZz_Lc/s1600-h/depardon+2.jpg" linkindex="48" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419249761372778498" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8g--sAI/AAAAAAAAAMM/wT_a2xZz_Lc/s320/depardon+2.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 185px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 413px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il 15 giugno 1970, 40 detenuti erano stati rilasciati dal governo brasiliano, in cambio dell'ambasciatore tedesco catturato in Brasile dai guerriglieri urbani. Ufficialmente, erano 'banidos', cioè messi al bando, secondo una legge che appunto permetteva al regime di espellere i propri cittadini, e che oggi è proibita dalla nuova Costituzione brasiliana.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Una ventina di quegli speciali passeggeri dell'aereo della Varig atterrato a&lt;a href="http://www.jblog.com.br/media/41/20080610-11%20de%20junho%20de%201970.%20-%20blog.jpg" linkindex="49" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.jblog.com.br/media/41/20080610-11%20de%20junho%20de%201970.%20-%20blog.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 185px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 201px;" /&gt;&lt;/a&gt;d Algeri, erano militanti della Vanguardia Popular Revolucionaria (VPR), gli altri provenivano da altre organizzazioni di opposizione o rivoluzionarie, come il Movimento Rivoluzionario 8 de outubro (MR-8), che aveva operato il primo sequestro di ambasciatore della storia della lotta armata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra questi 'banidos', figuravano proprio alcuni militanti catturati in seguito a quell'azione: Cid de Queiroz Benjamim, Daniel Aarão Reis, Fernando Paulo Nagle Gabeira e Vera Sílvia Araújo Magalhães.&lt;br /&gt;Il breve passo indietro per inquadrarne la storia ci riporta all'agosto del 1969, poco dopo la fine del Festival Panafricano ad Algeri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dall'altra parte dell'Atlantico, a Rio de Janeiro, due gruppi clandestini decisero di tentare un'azione congiunta per liberare dei prigionieri politici e per rompere la censura che il regime dittatoriale imponeva. La sigla MR-8 venne fatta risuscitare, poiché si trattava di un gruppo che era stato decimato poco dopo la sua apparizione, dai militanti di Dissidencia Guanabara (DI-GB), in gran parte giovani, studenti ed intellettuali della classe media, che chiesero sostegno all'ALN, l'Açao Libertadora Nacional guidata da Carlos Marighella e composta da militanti di vecchia tradizione comunista, con esperienza di clandestinità. L'ALN assunse il comando militare dell'operazione, riuscendo a catturare l'ambasciatore degli Stati Uniti Charles Burke Elbrick, e proponendo immediatamente di scambiarlo con 15 prigionieri politici, che dovevano essere portati in Cile, in Algeria od in Messico.&lt;br /&gt;Il clamore fu enorme, il &lt;a href="http://www.cedema.org/ver.php?id=327" linkindex="50"&gt;comunicato firmato da ALN e MR-8&lt;/a&gt; venne diffuso, come richiesto, da radio e televisione, e gli stessi prigionieri ne ebbero notizia. Molti anni dopo Jaguar, vignettista ed editore della rivista satirica Pasquim, che era stato incarcerato con la redazione al completo senza un'accusa specifica, ricorderà quel momento con un aneddoto:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;"Ero in galera e alle 4 di mattina aprono la porta. Il tizio dice: 'Sentite un po', preparate le vostre cose che sarete scambiati con l'ambasciatore sequestrato dal Gabeira e da non so chi, a voi vi scambiano e partite per l'Algeria entro due ore.' Al che mi alzai e dissi: 'Senta un po', io mi muovo solo a bastonate, mi dovete ammazzare. Cazzo, io sto qua e domani mi ritrovo in groppa a un cammello nel deserto del Sahara, ma andate affanculo!', mi girai dall'altra parte e mi misi a dormire. Fu lì che mi guadagnai il soprannome di 'vegetale'." (&lt;a href="http://www.romildo.com/blog/?p=88" linkindex="51"&gt;intervista alla rivista Universo Masculino&lt;/a&gt;)&lt;/blockquote&gt;La destinazione fu invece il Messico. Il regime militare-civile brasiliano non volle rischiare di offendere la grande potenza statunitense, che era il suo primo sostenitore ed alleato, e accettò, non senza contrasti, di trasportare i quindici prigionieri richiesti a Città del Messico, dove il 5 settembre 1969 furono accolti da una folla festante.&lt;br /&gt;A Rio, i guerriglieri rilasciarono Elbrick, in buona salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La repressione si riorganizzò immediatamente, le sue tecniche, a cominciare dalla tortura, si fecero più scientifiche, ed i risultati ottenuti vantati nella propaganda. Già due mesi dopo riuscirono a localizzare e ad uccidere &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/carlos-marighella.html" linkindex="52"&gt;Carlos Marighella&lt;/a&gt;, ed anche i militanti che avevano sequestrato Elbrick vennero arrestati o uccisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A narrare dall'interno la vicenda con un libro di successo, dieci anni dopo, fu per la prima volta Fernando Gabeira, che era giornalista e che aveva affittato la casa in cui venne tenuto prigioniero l'ambasciatore USA.&lt;br /&gt;Il suo 'O que è isso, companheiro?' (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Che ti succede, compagno?&lt;/span&gt;, ed. Feltrinelli, 1981) finisce proprio sull'aereo in partenza per l'Algeria e per un lungo esilio:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Il poliziotto al mio fianco disse che aveva un cugino comunista a Goiàs; gli risposi che avevo uno zio tubercoloso a Minas. Mi chiese dove poteva comprare qualcosa in Algeria. Gli dissi di stare attento alla parola Souvenir, Sou-ve-nir, quando vedeva quella parola poteva fermarsi e comprare. La danza del ventre no, non sapevo se ci fosse, in Algeria. Secondo me, non doveva restarci troppo male se il governo algerino li rimandava diritti all'aeroporto. No, che non si rattristasse, anche all'aeroporto avrebbe potuto trovare la parola souvenir e comprare qualcosa.&lt;/blockquote&gt;Il sequestro dell'ambasciatore USA aveva inaugurato una nuova via per liberare i prigionieri politici.&lt;br /&gt;Ad esso seguì, nel marzo 1970 la cattura da parte della VPR del Console giapponese a Sao Paulo, in cambio del quale venne chiesta ed ottenuta la liberazione di 5 prigionieri, che furono trasportati in Messico.&lt;br /&gt;E poi appunto nel giugno 1970 quella dell'ambasciatore tede&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8tVZAuI/AAAAAAAAAMU/fPXE6b7zVAo/s1600-h/mapa11+de+junho+de+1970.jpg" linkindex="53" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419249764688003810" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8tVZAuI/AAAAAAAAAMU/fPXE6b7zVAo/s320/mapa11+de+junho+de+1970.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 346px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 130px;" /&gt;&lt;/a&gt;sco Ehrefried von Holleben, condotta dalla "Unidade de Combate Juarez Guimarães de Brito" (UC/JGB ).&lt;br /&gt;Il modello operativo dell'azione (vedi immagine cartina), con auto che bloccano davanti e dietro il convoglio e con la 'neutralizzazione' della scorta, era ormai stabilito, e venne poi utilizzato dalle Rote Armee Fraktion (RAF) per il sequestro di Hans Martin Schleyer nel 1977 e nel 1978 dalle Brigate Rosse (BR) per quello di Aldo Moro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente la stampa sbraitava contro i terroristi; così apriva l'editoriale del Jornal do Brasil del 13 giugno 1970: "Ancora una vile azione sovversiva ha ferito il Brasile: l'ambasciatore della Repubblica Federale Tedesca è stato sequestrato. E nell'imboscata che gli è stata tesa sono caduti due agenti federali, uno senza vita e l'altro ferito; due brasiliani. Tutta la Nazione si sente colpita."&lt;br /&gt;Da parte loro, i guerriglieri decisero di non applicare più il principio che proporzionava il valore di scambio del prigioniero alla sua 'importanza', e chiesero la liberazione di quaranta detenuti politici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Una foto storica ritrae i 40 liberati, con 4 bambini (ancora oggi, certa stampa parla di '44 terroristi'): sulla destra, si vede una ragazza seduta su una sedia. &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8PUaebI/AAAAAAAAAME/pnPymmankl8/s1600-h/40+presos+trocados.jpg" linkindex="54" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419249756630841778" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8PUaebI/AAAAAAAAAME/pnPymmankl8/s320/40+presos+trocados.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 222px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 309px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;È Vera Magalhaes, che aveva la parte inferiore del corpo paralizzata a seguito delle torture; nella foto dello sbarco ad Algeri (di Gerard Depardon per &lt;span style="font-style: italic;"&gt;l'Express&lt;/span&gt;) la si vede portata in braccio da un altro liberato.&lt;br /&gt;Vera nasce il 2 febbraio 1948 da una famiglia della buona borghesia carioca. Comincia prestissimo a sviluppare una coscienza politica, a 15 anni è attiva nel movimento degli studenti medi. A 20 anni è con la Dissidencia de Guanabara (DI-GB), una frazione distaccatasi dal Partido Comunista Brasileiro (PCB) criticandone le linea pacifista, abbandona le comodità della vita borghese e gli amici per passare alla lotta armata. Partecipa ad azioni di esproprio a banche, supermercati e auto che trasportavano soldi. Alla sua prima azione, un esproprio di armi, mette una parrucca bionda e chiede del fuoco ad una guardia "che fu così ingenuo da posare il mitra per terra!".&lt;a href="http://www.blogger.com/%20http://www.musicman.com/0coh/four.gif" linkindex="55" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.musicman.com/0coh/four.gif" style="cursor: pointer; float: right; height: 273px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 184px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Diventa così per il grande pubblico 'la bionda del commando', un cliché che la stampa, in Brasile come altrove, utilizzerà spesso parlando di azioni guerrigliere cui partecipano donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giornali la battezzano 'Bionda 90', adducendo che usa due Colt calibro '45. Lei si schernisce: "Avevo solo una 38, e per giunta una baracca che si inceppava. Come unica donna nel gruppo, dovetti conquistarmi il diritto di avere un'arma migliore."&lt;br /&gt;Nel settembre 1969 la sua partecipazione, come unica donna, all'azione di sequestro dell'ambasciatore americano, la rende la più odiata e la più ricercata dalla polizia.&lt;br /&gt;Pochi mesi dopo, nel febbraio 1970, riesce a sfuggire all'arresto, ma vede ammazzare il suo primo marito, José Roberto Spigner, come lei ventenne. Un mese dopo , durante un volantinaggio nel quartiere Jacarezinho, Vera è ferita da un colpo che le attraversa la testa, ed arrestata.&lt;br /&gt;È un venerdì di Pasqua, quando Vera esce dal coma un militare le chiede qual'è la sua professione. "Sono guerrigliera" risponde. "Allora ti tortureremo come un uomo" dicono gli sbirri, alludendo esplicitamente al Cristo. Fecero di peggio, e di tutto.&lt;br /&gt;Il programma delle torture comprendeva il 'pau de arara' (trespolo sul quale il &lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK9CiyttI/AAAAAAAAAMc/zwTzZ2zyACE/s1600-h/vera+silvia+2.png" linkindex="56" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419249770381358802" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK9CiyttI/AAAAAAAAAMc/zwTzZ2zyACE/s320/vera+silvia+2.png" style="cursor: pointer; float: right; height: 177px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 237px;" /&gt;&lt;/a&gt;torturato è appeso a testa in giù), la 'sedia del drago' (una sedia elettrificata), il soffocamento, l'affogamento e ogni sorta di violenza fisica e psicologica.&lt;br /&gt;Con Vera andarono fino a strappare le unghie, ma si concentrarono soprattutto sui genitali; per tre mesi, fino a quando l'ambasciatore tedesco non venne catturato dalla guerriglia.&lt;br /&gt;Vera è a quel punto così malridotta che in giugno, quando è indicata nelle lista dei prigionieri da scambiare con l'ambasciatore tedesco, fanno girare la voce che si si rifiutata di accettare lo scambio.&lt;br /&gt;Ancora 35 anni dopo, lei stessa noterà come questa memoria del falso sia rimasta assurdamente viva. Di fatto, la dovettero trasportare all'aereo per Algeri su una sedia a rotelle; aveva perso 25 chili dei suoi 60, e aveva un'emorragia renale.&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK9Vm8eII/AAAAAAAAAMk/atgkNwavr3Q/s1600-h/vera+silvia+3.png" linkindex="57" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5419249775499049090" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK9Vm8eII/AAAAAAAAAMk/atgkNwavr3Q/s320/vera+silvia+3.png" style="cursor: pointer; float: right; height: 176px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 238px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La sua sola immagine smentiva il regime per tutte le sue ostinate negazioni della tortura.&lt;br /&gt;Ad Algeri passò tre mesi in cura, e continuò l'esilio passando per Cuba, Cile, Argentina, Germania, Cecoslovacchia, Svezia e Francia, tornando in Brasile dopo l'amnistia del 1979. Ma si portò dietro, sempre, gli effetti fisici e psichici della tortura. &lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK9Vm8eII/AAAAAAAAAMk/atgkNwavr3Q/s1600-h/vera+silvia+3.png" linkindex="58" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Le conseguenze della tortura appaiono molto tempo dopo. Io mi sono debilitata. Il mio midollo non funziona più. Ma malgrado tutto, non considero che siamo vittime. Siamo soggetti della nostra storia. È così che dobbiamo essere riscattati. Non siamo idioti. Principalmente perché siamo stati capaci di fare un'autocritica. Questo è molto importante. (&lt;a href="http://www2.correioweb.com.br/cw/EDICAO_20020504/pri_bra_040502.htm" linkindex="59"&gt;Correio Braziliense 4.5.2002&lt;/a&gt;).&lt;/blockquote&gt;Nel 2002, fu la prima persona torturata ad essere indennizzata dallo Stato, nel quadro della Carovana dell'Amnistia, con una pensione che fino ad allora era stata attribuita solo alle famiglie degli uccisi. "È difficile trasformare sofferenza in denaro. La maggior parte dei miei compagni non l'ha chiesto. Ma i miei problemi di salute lo esigevano"; Vera, oltre ad aver perso la stabilità delle gambe, ha dovuto affrontare problemi renali, cancro, complicazioni per eccesso di medicamenti, e soprattutto crisi psicotiche: "Dalla tortura ho ereditato uno stato di dolore. Vivo con dolore. Non ho smesso di essere torturata. Ho incubi ancora oggi. Ci sono notti in cui non dormo. Sogno i miei carnefici."&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.jb.com.br/destaques/1964/fotos/olhares02.jpg" linkindex="60" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.jb.com.br/destaques/1964/fotos/olhares02.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 147px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 222px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nella lunga intervista-documentario realizzata nel 2004 dalla TV Camara (60', in portoghese, &lt;a href="http://www.camara.gov.br/internet/tvcamara/default.asp?selecao=MAT&amp;amp;Materia=14080&amp;amp;velocidade=100k" linkindex="61"&gt;scaricabile qui: avi 282 mb&lt;/a&gt;) la sua condizione di sofferenza è visibile nel fisico e nei gesti.&lt;br /&gt;Eppure l'intelligenza, la sensibilità e l'auto-ironia con cui aveva assunto le sue scelte ed affrontato le avversità, ci sono tutte; e questo fa del film un documento storico, da quando, il 4 dicembre 2007, a 59 anni, Vera ci ha lasciati.&lt;br /&gt;(qui accanto, Vera con Cid de Queiroz Benjamin, e sopra, nel manifesto del film &lt;span style="font-style: italic;"&gt;4 Days in September&lt;/span&gt;, in cui la sua figura è rappresentata da due personaggi.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vie di lotta, traiettorie d'esilio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Ad Algeri, i prigionieri brasiliani liberati sono ospitati al Centre Familial di Ben-Aknoun. Davanti alla stampa internazionale, cominciano a realizzare realizzano quanto importante possa essere testimoniare delle torture, che praticamente ognuno ha subito, fino, come nel caso di Darcy Rodrigues, sergente dell'esercito passato con Carlos Lamarca alla guerriglia, a poco prima della liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il settimanale germanico &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Der Spiegel&lt;/span&gt; manda, poco tempo dopo, una giornalista a vedere contro chi è stato scambiato l'ambasciatore della Repubblica federale tedesca. Il servizio prende il titolo da una frase dell'operaio metallurgico di Sao Paulo, Aderval Alves Coqueiro: "di notte, mi sveglio ancora nel terrore". Aderval sarà il primo di quel gruppo a rientrare in Brasile, ed a farsi ammazzare: rientrò clandestino il 31 gennaio 1971, ed una settimana dopo, il 6 febbraio, il suo appartamento clandestino a Rio de Janeiro venne localizzato, e la polizia lo fucilò sul posto, simulando poi una 'resistenza all'arresto'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un riquadro della rivista, intitolato 'Elettrochoc fino alle 7 di mattina', da spazio al racconto di Carlos Eduardo Pires Fleury, che sotto tortura decise di suicidarsi.&lt;br /&gt;Accettò di rispondere, indicò un appuntamento clandestino che sapeva ormai 'bruciato' e, portato sul luogo come spesso avveniva per intrappolare i compagni, ne approfittò per correre in un negozio. Lì si impossessò di un paio di forbici che si piantò nel petto, sfiorando il cuore. Dovettero ospedalizzarlo, e due giorni dopo ricominciarono a torturalo con la 'sedia del drago'; ma ormai non credevano più di ottenere qualcosa, e dopo un po' smisero di interrogarlo. Anche Carlos Eduardo Pires Fleury rientrò in Brasile per continuare la lotta; nel libro &lt;a href="http://www.marxists.org/portugues/tematica/livros/memoria/index.htm" linkindex="62"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Direito à memória e à verdade&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; si racconta come, il 10 dicembre 1971, sia stato ritrovato in un automobile, crivellato da 12 colpi e con segni visibili di manette ai polsi.&lt;br /&gt;Nel sito dedicato ai 'mortos e desaparecidos politicos', si trovano, oltre ad &lt;a href="http://www.desaparecidospoliticos.org.br/pessoa.php?id=36&amp;amp;m=3" linkindex="63"&gt;Aderval Alves Coqueiro&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.desaparecidospoliticos.org.br/pessoa.php?id=122&amp;amp;m=3" linkindex="64"&gt;Carlos Eduardo Pires Fleury&lt;/a&gt; (vedi &lt;a href="http://www.torturanuncamais-rj.org.br/MDDetalhes.asp?CodMortosDesaparecidos=72" linkindex="65"&gt;anche qui&lt;/a&gt;), anche altri due militanti sbarcati ad Algeri: &lt;a href="http://www.desaparecidospoliticos.org.br/pessoa.php?id=310&amp;amp;m=3" linkindex="66"&gt;Joaquim Pires Cerveira&lt;/a&gt; e  &lt;a href="http://www.desaparecidospoliticos.org.br/pessoa.php?id=168&amp;amp;m=3" linkindex="67"&gt;Jeová Assis Gomes&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;a href="http://www.spiegel.de/spiegel/print/d-44943623.html" linkindex="68"&gt;reportage dello &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spiegel&lt;/span&gt; &lt;/a&gt;racconta di come i guerriglieri rifugiati a Ben Aknoun amino ritrovarsi passeggiando sotto gli alberi e discutendo per ore, per il piacere di stare insieme, di respirare senza l'angoscia di essere sorpresi dalla polizia, e di come lo facciano toccando le mani o le spalle di chi gli è vicino, quasi ad assicurarsi che questa ritrovata comunità non sia un sogno ad occhi aperti.&lt;br /&gt;Le loro testimonianze sulla tortura sono sempre accompagnate da considerazioni politiche e riflessioni sullo stato della lotta armata, di fronte ad un conflitto che ritenevano sarebbe durato ancora a lungo, almeno dieci o vent'anni. "Non solo per la superiorità del nemico" diceva lo studente Carlos Minc Baumfeld, ma soprattutto perché le masse "hanno un bassissimo livello di coscienza politica".&lt;br /&gt;Lo stesso Carlos Minc è oggi (dal 27 maggio 2008) &lt;a href="http://www.mma.gov.br/sitio/index.php?ido=conteudo.monta&amp;amp;idEstrutura=88&amp;amp;idConteudo=8312&amp;amp;idMenu=8844" linkindex="69"&gt;Ministro dell'ambiente&lt;/a&gt; del governo brasiliano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I guerriglieri appaiono coscienti dei limiti e delle responsabilità della sinistra nel lavoro di politicizzazione di massa. Dice l'ex-sergente Darcy Rodriguez: "Abbiamo riconosciuto che dovevamo rompere con le forme tradizionali di lotta, al momento non ci sono le co&lt;a href="http://www.memoriasreveladas.arquivonacional.gov.br/campanha/util/assets/global/img/galerias/lightbox/Exilados%20chegando%20na%20Argelia%20-%20ASMOB.jpg" linkindex="70" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.memoriasreveladas.arquivonacional.gov.br/campanha/util/assets/global/img/galerias/lightbox/Exilados%20chegando%20na%20Argelia%20-%20ASMOB.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 186px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 245px;" /&gt;&lt;/a&gt;ndizioni, in Brasile, per grandi movimenti di massa, scioperi ed azioni di protesta."&lt;br /&gt;Maria de Brito (nella foto, mostra i polsi accanto a quello che sembra Fernando Gabeira), membro della direzione della VPR e vedova del guerrigliero da cui ha preso il nome l'Unità di Combattimento che li ha liberati: "Siamo più deboli di quanto sembri. E l'altra parte ha più mezzi ed esperienza di noi." Un documento della VPR precisa: "La guerriglia va condotta senza romanticismi. Non è importante formare degli eroi, ma sviluppare una tecnica di combattimento che ogni militante possa far sua."&lt;br /&gt;Nessuno parla di esilio, la convinzione comune è che la liberazione sia solo un passaggio per riprendere la lotta rientrando nel paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al settimanale francese &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'Express&lt;/span&gt;, che gli chiede dell'ambasciatore USA al cui sequestro aveva partecipato, Daniel Aarao Reis risponde senza mezzi termini:&lt;br /&gt;"L'avreste davvero ucciso?"&lt;br /&gt;"Si, tranquillamente. Non era il nostro obiettivo principale, ma era una questione di principio, senza la quale la sinistra rivoluzionaria ne sarebbe stata completamente demoralizzata. Del resto lo sapeva. Gliel'avevamo detto francamente."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono aspetti che non vengono pubblicizzati dalla piccola comunità che a Ben Aknoun si è organizzata nominando dei delegati interni.&lt;br /&gt;"Non sempre la capitale mondiale della rivoluzione" scriverà nel 1984 Gabeira parlando di Algeri, "è il punto massimo della libertà di costumi. La mattina seguente a quella in cui fummo sorpresi a dormire insieme [lui e Vera Magalhaes si erano messi insieme e in seguito si sposarono], affrontammo le prime pressioni. Una commissione di compagni dell'ALN brasiliana venne a cercare l'MR-8, l'organizzazione cui appartenevamo, per presentare le sue critiche. Il nostro comportamento morale era compromettente davanti agli algerini.(...) L'organizzazione ricevette la critica con quella serietà mezzo divertita di chi è sorpreso dalla novità e si dispone ad esaminarla con attenzione, ma non arrivammo mai a discutere della questione. Cose più urgenti ci preoccupavano. La rivoluzione brasiliana stentava a tenersi in piedi. (...) Quali erano le cause della sua decadenza?" (in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;O Crepúsculo do Macho: depoimento&lt;/span&gt;, Nova Fronteira).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma almeno nella fase iniziale, la tensione principale che convogliava anche l'autocritica, mirava alla riorganizzazione per il rientro. L'Algeria non era vista come una base esterna della guerriglia in Brasile, offriva sì rifugio ma Cuba faceva ben di più.&lt;br /&gt;All'Avana erano già arrivati, dal Messico, i prigionieri liberati dai due precedenti sequestri di diplomatici, e lì era possibile l'addestramento e la formazione, con l'accesso ad ogni genere di corsi, come quello di stato maggiore per i dirigenti.&lt;br /&gt;Ad uno di loro, Mario Japa (Shizuo Ozawa, della VPR, rilasciato in cambio del console giapponese) i cubani chiesero di andare ad Algeri ad invitare gli altri all'addestramento.&lt;br /&gt;Una volta arrivato, alcuni militanti del gruppo di Ben Aknoun lo accusarono di essere diventato un agente cubano. "Si creò una situazione tale, per cui i cubani finirono per mandare una persona a fare un invito ufficiale." Così riporta la storica Denise Rollemberg, in uno dei suoi studi (&lt;a href="http://www.historia.uff.br/artigos/rollemberg_apoio.pdf"&gt;O apoio de Cuba a luta armada no Brasil&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Molti ci andarono, passando probabilmente per il Punto Zero, il sito vicino all'Avana destinato all'addestramento dei guerriglieri stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la cosa si inseriva nel quadro dei rapporti con i cubani, tenuti dapprima da Carlos Marighella e alla sua morte da 'Toledo', che lo aveva rimpiazzato alla guida dell'ALN, cioè Joaquim Câmara Ferreira, che aveva diretto il sequestro dell'ambasciatore USA e che venne ucciso nell'ottobre 1970. E non era priva di contrasti, per il moltiplicarsi di scissioni delle organizzazioni armate brasiliane e per i continui tentativi di controllarle e dirigerle dei cubani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Cuba, molti rientrarono in Brasile per morirvi poco dopo, come Carlos Eduardo Pires Fleury, di cui si è detto sopra, il leader, visto da Fidel Castro come il successore di Marighella e di Toledo alla guida della rivoluzione brasiliana, e in realtà dirigente della  'frazione dei 28' formatasi a Cuba e integralmente massacrata in Brasile.&lt;br /&gt;Altri seguirono percorsi diversi, spesso passando dal Cile, dove l'11 settembre 1973, per il golpe del Generale Augusto Pinochet contro il governo di Unidad Popular, parecchi militanti brasiliani si rifugiarono in ambasciate straniere. Algeri restava sempre una retrovia possibile, addirittura per sottrarre un compagno ad un eccessivo potere dei cubani. Domingos Fernandes, uno dei 40 banidos di Algeri, racconta, in un altro approfondimento della Rollemberg (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;A ALN e Cuba: Apoio e conflitos&lt;/span&gt;), di aver rispedito in Algeria, all'insaputa dei cubani, Carlos Eduardo Fayal de Lira, con la scusa che la sua famiglia era arrivata ad Algeri. Da lì fecero in modo che non tornasse a Cuba e che potesse denunciare internamente all'organizzazione l'interferenza dei cubani.&lt;br /&gt;Il vero retroterra oltreoceano non era, per l'ALN di quegli anni, l'Algeria, ma l'Italia; era passando da lì in uscita da Cuba che i suoi militanti ritrovavano la piena autonomia.  Questo in forza dell'eccellente sostegno che riceveva da un'ala del Partito Comunista Italiano (PCI). L'ALN poteva addirittura contare su compagni con la 'doppia militanza', ma tutto questo passava lontano dall'ambasciata cubana. Poi con l'arrivo degli esuli si crearono reti d'appoggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'eroe delle tre patrie e il Governatore del Pernambuco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Come direttrice d'esilio in alternativa ad Algeri primeggiava idealmente la Francia, per ragioni storiche riconducibili all'esilio dell'imperatore Dom Pedro II nel 1889 a Parigi, e per la presenza di figure come lo scrittore Jorge Amado e l'architetto Oscar Niemeyer. Tra i 40 banidos sbarcati ad Algeri, spiccava soprattutto la figura di Apôlonio de Carvalho, che fu anche il primo portavoce naturale ed autorevole del gruppo, la cui biografia politica giocò un ruolo nell'apertura della re-emigrazione verso la Francia.&lt;br /&gt;Nato nel 1912, è un giovane ufficiale dell'esercito brasiliano quando, nel 1935, aderisce all'Aliança Nacional Libertadora (ANL), sorta di fronte popolare, e nel 1936 viene arrestato. È espulso dall'esercito, e quando, nel 1937, è liberato, aderisce al Partito Comunista Brasiliano (PCB). Con altri 20 brasiliani parte per la Guerra civile spagnola, arruolandosi direttamente nell'armata repubblicana con cui combatterà sino alla fine della guerra. Con la sconfitta dei repubblicani sarà internato in un campo di concentramento in Francia, da cui evade dopo 18 mesi, nel 1940, per raggiungere la Resistenza. La formazione politica e l'esperienza militare lo portano rapidamente al comando, e ad organizzare azioni come l'attacco della prigione di Nîmes nel 1944, per liberare 23 partigiani prigionieri. Nella Resistenza conosce Renée Laugery, una militante comunista che sposa nel 1943. Nel 1945, è tenente colonnello decorato con la Legione d'onore, la Croce di guerra e la medaglia della Resistenza, e l'anno successivo rientra in Brasile con la moglie ed il primo figlio. Ma poco dopo la nascita del secondo figlio l'attivismo comunista è di nuovo proibito, e la famiglia vive in clandestinità fino al 1953, quando Apôlonio parte in formazione a Mosca. Nel 1957 rientra in Brasile, è membro del Comitato Centrale del PCB, con cui romperà nel 1967, già clandestino a seguito del colpo di stato, per fondare con altri il Partido Comunista Brasileiro Revolucionario (PCBR).&lt;br /&gt;Da Algeri chiede il visto per entrare in Francia, ma dato il suo curriculum politico, il Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage (SDECE) ritiene vada impedito l'accesso ad un 'terrorista comunista', ed il Ministro dell'Interno si oppone. De Carvalho è pubblicamente attivo, va per esempio a Ginevra su invito della Lega Svizzera dei Diritti dell'Uomo (LSDH), e lì le sue dichiarazioni battagliere vengono considerate inaccettabili: il Consiglio Federale ne decreta rapidamente l'espulsione, assieme ad altri due brasiliani; malgrado le proteste della LSDH, di partiti e associazioni, il governo sostiene goffamente che i tre visti erano stati rilasciati "per sbaglio" (Journal de Genève 9.11.1970).  Dalla Francia l'Association Nationale des Anciens Combattants et de la Résistence (ANACR) invita Apôlonio de Carvalho fin dal suo arrivo ad Algeri, ma dovrà attendere a lungo.&lt;a href="http://www.terra.com.br/istoegente/227/fotos/tv_02.jpg" linkindex="71" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.terra.com.br/istoegente/227/fotos/tv_02.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 214px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 270px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo suo figlio René Luis è rilasciato con altri 69 prigionieri in cambio dell'ambasciatore svizzero Enrico Bucher, e 'banido' verso il Cile, mentre l'altro figlio, Raul, sarà scarcerato l'anno dopo. La famiglia si ritroverà nel 1973 in Francia, le cui autorità hanno dovuto riconoscere che la moglie e un figlio di Apôlonio sono cittadini francesi.&lt;br /&gt;La rete di contatti che la figura dell'eroe di tre patrie, come lo definì George Amado, apriva, risultò centrale per lo sviluppo del lavoro di controinformazione e denuncia all'estero della situazione brasiliana.&lt;br /&gt;Apôlonio reintrerà in Brasile dopo l'amnistia, e appoggerà fino alla morte, nel 2005, le lotte del Movimento dei lavoratori senza terra (MST). Fu uno dei fondatori del Partido dos Trabalhadores (PT, di cui aveva la tessera n. 1) e ancora recentemente è stato &lt;a href="http://blog.planalto.gov.br/lula-homenageia-apolonio-de-carvalho/" linkindex="72"&gt;omaggiato dal Presidente Lula da Silva&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;(Nella foto, Apôlonio de Carvalho con un Lula ben barbuto)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra figura parimenti leggendaria spicca nell'esilio algerino, quella di Miguel Arraes che, al momento del primo Atto Istituzionale del colpo militare, nel 1964, era Governatore eletto dello Stato del Pernambuco, in una coalizione progressista. Venne arrestato, perché rifiutò di sottomettersi, ed ottenuta la libertà provvisoria (habeas corpus) si rifugiò nell'ambasciata algerina. Sbarcò dunque per primo ad Algeri, dove restò per 14 anni, ospite del governo che gli mise a disposizione una residenza ed un passaporto diplomatico che gli permise di viaggiare. Aprì e mantenne rapporti con numerosi movimenti di liberazione ed i loro leader, da Amilcar Cabral della Guinea Bissau a Yasser Arafat.&lt;br /&gt;Sotto l'impulso di questo decano degli esuli brasiliani nacque e si sviluppò la Frente Brasileira de Informaçao, il cui infelice acronimo FBI provocava ancora anni dopo il sorriso di Vera Magalhaes.&lt;br /&gt;Creato "per rompere il silenzio col quale la censura della stampa e gli interessi delle grandi agenzie internazionali circondarono le vere condizioni di vita imposte al popolo brasiliano da una sanguinaria dittatutura militare", l'FBI pubblicò il suo Bollettino, oltre che in Algeria, in Francia, in Belgio, in Cile ed in Italia, dove risultava &lt;a href="http://www.cedem.unesp.br/con_sultas/consulta_simples.htm" linkindex="73"&gt;diretto da Pietro Pietrucci&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Miguel Arraes rientrerà in Brasile, il 15 settembre 1979, letteralmente tra le braccia del popolo; sono in duemila ad accoglierlo all'aereporto Galeao, e i suoi spostamenti successivi inducono manifestazioni cui partecipano da 50 a 100mila persone (le fonti sono citate nella tesi di Heloisa Amélia Greco, Dimensoes fundacionais da luta pela amnistia, Belo Horizonte 2003).&lt;br /&gt;Tra le sue diverse testimonianze -nonché le &lt;a href="http://www.diariodepernambuco.com.br/2009/09/16/especial1_0.asp" linkindex="74"&gt;carte del suo archivio in parte pubblicate&lt;/a&gt;  dopo la sua scomparsa nel 2005- figurano ricordi su cui si ritornerà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui appena quello singolare, di un episodio letteralmente cinematografico, ricordato da un suo amico. Ad Algeri, nel 1965, la deposizione di Ben Bella da parte di Houari Boumedienne era avvenuta, raccontava Arraes, approfittando delle riprese del film di Gillo Pont&lt;a href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/79/Miguel-Arraes-Maio-2005.jpg" linkindex="75" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/79/Miguel-Arraes-Maio-2005.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 178px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 262px;" /&gt;&lt;/a&gt;ecorvo 'La battaglia d'Algeri'. I carri armati che si muovevano in città e di fronte al Palazzo del governo erano lì per il film, ma vennero utilizzati come minaccia nella prova di forza che portò alla destituzione del leader.&lt;br /&gt;L'aneddoto è senz'altro molto suggestivo, ma non ha un riscontro reale. Sembra dare per vera una voce che girava per la cosiddetta 'radio trottoir', che come ogni telefono senza fili può avere il potere di 'creare' una notizia.&lt;br /&gt;O forse, perché no, la voce fu creata e fatta circolare di proposito.&lt;br /&gt;(nella foto, Miguel Arraes cond Abdelaziz Bouteflika, che con Boumedienne cacciò Ben Bella, e che è oggi Presidente della Repubblica).&lt;br /&gt;(3 - continua)&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/03/algeri-porto-delle-rivoluzioni.html" linkindex="76"&gt;prima parte qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/07/algeri-porto-delle-rivoluzioni-2.html" linkindex="77"&gt;seconda parte qui&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2010/09/algeri-porto-delle-rivoluzioni-4.html" linkindex="78"&gt;seguito qui&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-4686547696188581878?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/12/algeri-porto-delle-rivoluzioni-3.html' title='Algeri, porto delle rivoluzioni (3)'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/4686547696188581878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/12/algeri-porto-delle-rivoluzioni-3.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4686547696188581878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4686547696188581878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/12/algeri-porto-delle-rivoluzioni-3.html' title='Algeri, porto delle rivoluzioni (3)'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SzUK8g--sAI/AAAAAAAAAMM/wT_a2xZz_Lc/s72-c/depardon+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-8312229844425890761</id><published>2009-11-19T23:33:00.014+01:00</published><updated>2010-09-27T01:59:31.266+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Germania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estradizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Francia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><title type='text'>Quando la memoria si fa vendetta</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s1600/dangerextradition.jpg" linkindex="31" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5405953314160897586" src="http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s320/dangerextradition.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 208px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 245px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Ancora due estradizioni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Fatta a pezzi la dottrina Mitterrand, la Francia non si vergogna più di tradire la parola data, di rinnegare l’ospitalità concessa.&lt;br /&gt;Stavolta sono due ex-militanti tedeschi degli anni ’70 a subire la vendetta di Stato.&lt;br /&gt;La loro storia ripropone le assurdità di quella di Paolo Persichetti, Cesare Battisti e Marina Petrella.&lt;br /&gt;Come i militanti italiani, anche Sonja Suder (oggi 76 anni) e Christian Gauger (68) si erano rifugiati in Francia, dopo aver militato nelle Revolutionäre Zellen (RZ), organizzazione autonoma di cui s’è parlato nel &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html" linkindex="32"&gt;post sulla strage di Bologna&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;a name='more'&gt;&lt;/a&gt;Sonja e Christian arrivano in Francia nel 1978 e vivono a Lille, una cittadina di provincia, dove campano da ‘brocante’ con pochi soldi, recuperando, riparando e rivendendo oggetti al mercato delle pulci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2000, vengono arrestati su mandato estradizionale della Repubblica Federale Tedesca, che rimprovera loro la partecipazione a tre azioni incruente : nell’agosto 1977 le esplosioni contro la ditta MAN di Norimberga e la ditta KSB di Frankenthal, e nel maggio 1978 l’incendio al castello di Heidelberg.&lt;br /&gt;Gli attacchi furono rivendicati dalle Revolutionäre Zellen (RZ), che accusavano le due imprese di produrre compressori e pompe per il nucleare, esportandole tra l’altro verso il Sud Africa, dove vigeva l’apartheid razzista (siamo al tempo del massacro del ghetto di Soweto, con Nelson Mandela incarcerato come terrorista), ed il sindaco di Heidelberg della politica di distruzione di quartieri cittadini per farne delle zone destinate ai ricchi.&lt;br /&gt;[‘Gentrificazione’, dall’inglese gentry, nobile, è il neologismo che oggi si usa per indicare questi processi di modificazione classista del territorio urbano.]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ulteriore accusa contro Sonja, era di aver contribuito al reclutamento nelle RZ di Hans-Joachim Klein e all’organizzazione logistica dell’attacco alla sede dell’OPEP a Vienna nel 1975.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre mesi dopo quel primo arresto sono messi in libertà provvisoria su cauzione ed in seguito la corte parigina emette un ‘avviso sfavorevole’ all’estradizione.&lt;br /&gt;La possibilità di perseguire i due viene negata alla Germania poiché i reati sono, secondo il diritto francese, prescritti per i molti anni passati dagli avvenimenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sonja e Christian, il cui rifugio in Francia sembra solidamente garantito da una sentenza definitiva, riprendono così una vita ‘normale’ da esiliati, per la prima volta alla luce del sole. Per la prima volta dopo 22 anni, possono allacciare rapporti sociali apertamente, senza nascondersi, ed entrare in contatto anche con altri esiliati, tra cui gli italiani, che offrono loro appoggio solidale.&lt;br /&gt;Per Christian la ritrovata condizione di legalità è inoltre particolarmente importante, poiché gli permette di accedere alle cure mediche di cui ha urgente bisogno, per i gravi problemi cardiaci di cui soffre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che invece sta proprio in quegli anni cominciando a cambiare, è la politica di asilo del governo.&lt;br /&gt;Dall’elezione del socialista François Mitterrand alla Presidenza della Repubblica, nel 1981, la Francia aveva preferito non estradare gli ex-militanti rifugiatisi sul suo territorio.&lt;br /&gt;Il principio seguito era quello dell’ospitalità verso chi, esiliandosi apertam&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/municipales_mitterrand_1977.jpg" linkindex="33" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.carmillaonline.com/archives/municipales_mitterrand_1977.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 224px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 308px;" /&gt;&lt;/a&gt;ente e quindi rispettando le leggi del paese che li accoglie, avesse rinunciato alla lotta armata.&lt;br /&gt;Quali che fossero le sentenze nelle procedure d’estradizione verso l’Italia, e cioè anche in caso di “parere favorevole all’estradizione”, la Francia non rimpatriava i rifugiati politici di fatto.&lt;br /&gt;Indifferenti a tentativi e proteste delle autorità italiane, tutti i governi francesi continuarono a seguire questo principio, che aveva del resto un aspetto utilitario di un certo rilievo, almeno nei primi anni: evitare la clandestinità sul proprio territorio di centinaia di ex-militanti, ed evitare così di spingerli di nuovo all’illegalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo i famosi attentati dell’11 settembre negli Stati Uniti, tutto cambia: ora il principio si chiama ‘tolleranza zero’.&lt;br /&gt;Il 25 agosto 2002 viene eseguita nel giro di poche ore l’estradizione di Paolo Persichetti, che da 8 anni era stato lasciato lavorare e studiare alla luce del sole.&lt;br /&gt;Seguirà Cesare Battisti, anche lui ‘legalizzato’ con un permesso di soggiorno, dopo aver subito, 13 anni prima, un processo estradizionale risoltosi con un “parere sfavorevole”, che è ri-arrestato nel 2004 e ri-processato fino ad ottenere un “parere favorevole” (per gli stessi reati del precedente "parere sfavorevole").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2007 è di nuovo la volta di Sonja e Christian.&lt;br /&gt;Vanno in farmacia a prendere delle medicine e vengono catturati: “un agguato puro, come nel caso di Paolo”, commentano.&lt;br /&gt;E come nel caso di Cesare, di nuovo un processo estradizionale per le stesse accuse, fino ad ottenere un “parere favorevole”, che arriva nel febbraio 2009.&lt;br /&gt;Questa volta, per cappottare la prima sentenza, i giudici dicono che i termini di prescrizione applicabili sono quelli tedeschi.&lt;br /&gt;E subito, nel luglio 2009, il Primo ministro François Fillon firma il decreto d’estradizione, che viene comunicato a fine ottobre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Accuse senza atti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sonja e Christian, difesi dall’avvocato Irène Terrel, hanno ancora un ricorso aperto al Consiglio di Stato. Il loro pessimismo è purtroppo legittimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;“Se ci estradano, finiamo in prigione a Hessen. Gli avvocati tenteranno ovviamente di tirarci fuori, ma chissà quando tempo occorrerà per il processo. Sarà messo in cantiere quando saremo nel paese. Anche gli atti non li si riceve prima, e così non si può neppure preparare una strategia difensiva.”&lt;/blockquote&gt;Ciò che si sa, è che il loro coinvolgimento nei procedimenti penali contro le RZ (sui gruppi Revolutionäre Zellen e Rote Zora si è detto nel &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html" linkindex="34"&gt;post sul caso Thomas Kram&lt;/a&gt;), è dovuto alle dichiarazioni del 1978 di un altro militante, Hermann Feiling.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hermann Feiling, all’epoca studente di 26 anni, venne colpito dall’esplosione di una bomba che era destinata al consolato argentino di Monaco per protesta contro la feroce repressione scatenata dalla dittatura militare.&lt;br /&gt;Quel 23 giugno 1978, l’esplosivo, che avrebbe al più rotto qualche mattone del muro consolare, lo ridusse in fin di vita.&lt;br /&gt;Il suo ‘interrogatorio’ cominciò meno di 24 ore dopo le operazioni chirurgiche d’urgenza che dovette subire.&lt;br /&gt;Le autorità volevano approfittare della situazione per “penetrare nelle Cellule Rivoluzionarie” -come dichiarò il Procuratore federale &lt;a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm" linkindex="35"&gt;Kurt Rebmann &lt;/a&gt;in una conferenza stampa il 4 luglio- di cui conoscevano poco o niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ti è esplosa una bomba sulle ginocchia: hai perso le gambe (amputazioni sopra la coscia), e gli occhi (estrazione dei bulbi oculari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei rintronato, letteralmente (epilessia post-traumatica), e i tuoi sensi sono alterati (lesioni cerebrali alla funzione della memoria).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un essere umano in queste condizioni ha bisogno di aiuto, di cure, di protezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Negargliele per intero, esercitando un potere assoluto sulle sue condizioni, è un trattamento inumano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel buio in cui hai paura di essere abbandonato, qualcuno ti fa capire di volerti aiutare, di essere dalla tua parte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sei circondato solo da investigatori, procuratori, guardiani e personale medico, ma hai sentito un nome che credi sia del tuo avvocato, e quelli sono tutto il ‘tuo’ ambiente sociale che ti ‘sostiene’, l'unico contatto che ti racconta il mondo che non vedi più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hai un male cane, ti riempiono di medicine (Dipidolor, a base di morfina, Valium a siringate) che ti rendono ancora più strano, ma ti alleviano il dolore, e loro ti parlano, ti chiedono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così è stato ‘sentito’  Heiling, a cominciare dalla &lt;a href="http://www.blogger.com/%20http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/image/kon1_81.jpg" linkindex="36" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"&gt;&lt;img alt="" border="0" src="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/image/kon1_81.jpg" style="cursor: pointer; float: right; height: 177px; margin: 0pt 0pt 10px 10px; width: 305px;" /&gt;&lt;/a&gt;clinica universitaria in cui venne ricoverato d’urgenza, isolato per quattro mesi da ogni contatto con familiari, amici e difensori; questa misura di ‘Kontaktsperre’, usata nei regimi di reclusione più duri per i ‘terroristi’, non era neppure basata su un ordine di arresto, e addirittura ‘Der Spiegel’, il settimanale del gruppo Springer nemico giurato dei terroristi, se ne mostrò sorpreso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’&lt;a href="http://wissen.spiegel.de/wissen/dokument/dokument.html?id=14330593&amp;amp;top=SPIEGEL" linkindex="37"&gt;articolo&lt;/a&gt; che lo Spiegel pubblicò a commento del processo, nel novembre 1980, si chiedeva:&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Un uomo senza gambe né occhi sul banco degli accusati. Combattere i terroristi a qualsiasi prezzo? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua &lt;a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/zorn/Zorn61.htm" linkindex="38"&gt;dichiarazione al processo&lt;/a&gt;, Hermann Feiling ebbe a dire: &lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;La mia condizione di pericolo di vita, il traumatismo dopo l’accecamento, il mio assoluto disorientamento, la mia totale impotenza capitarono al momento giusto per investigatori, dopo anni di frustrazioni. Le 1330 pagine di verbali, che proverrebbero da me, sono il frutto di quella situazione. Lì ci sono anche persone del mio fantastico mondo dei sogni di allora che vengono chiamate in causa in relazione alle RZ, o vengono accusate persone che io non ho mai conosciuto.&lt;/blockquote&gt;Un paio di luminari della contro-guerriglia media attesteranno che Hermann era in perfette condizioni per rispondere coscientemente agli interrogatori, magari non da subito, ma quasi. (vedi le perizie del &lt;a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht1.htm" linkindex="39"&gt;Prof. Mentzos &lt;/a&gt;e del &lt;a href="http://www.freilassung.de/div/texte/rz/feiling/schlecht2.htm" linkindex="40"&gt;Prof. Jacob&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dell’uso della malattia come strumento di indagine, di cui s’è parlato recentemente in Italia (per il &lt;a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/11/02/suicidio-blefari-melazzi-luso-della-malattia-come-strumento-di-indagine/" linkindex="41"&gt;suicidio di Diana Blefari Melazzi&lt;/a&gt;) c’è un altro episodio che sembra ricalcare quello di Hermann Feiling.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 2002, in Grecia, il pittore di icone Savvas Xiros ebbe pure lui un incidente con una bomba, che gli costò tra l’altro le mani.&lt;br /&gt;E pure lì la polizia brancolava nel buio da anni e saltò sull'occasione.&lt;br /&gt;L'organizzazione clandestina cui davano la caccia si chiamava 17 Novembre, e nessuno dei suoi membri era stato mai identificato.&lt;br /&gt;Con le 'interviste' ad un uomo in brandelli riuscirono a prenderne i militanti e ad irrorarli di ergastoli.&lt;br /&gt;Giustificarono poi i metodi da 'Guantanamo greca' dicendo che Savvas non era in stato di arresto, e tutti quegli incappucciati che lo circondavano erano li 'per proteggerlo'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le ragioni dell'accusa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le narrazioni di Hermann Feiling sono dunque il primo pilastro dell'accusa, che vorrebbe fare a Sonja e Christian un ennesimo 'ultimo processo alle RZ'.&lt;br /&gt;Ennesimo, perché già il processo conclusosi il 19 febbraio 2009 a Stammheim era stato chiamato così dalla stampa (vedi &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html" linkindex="42"&gt;Il processo a Thomas K.&lt;/a&gt;, anche per alcuni tratti storici e politici delle RZ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo pilastro dell'accusa è costituito dalle dichiarazioni di un pentito, Hans-Joachim Klein, che ha raccontato che Sonja lo avrebbe messo in contatto, nel 1975, con il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina ‘External Operations’(PFLP-EO) per organizzare  l'attacco alla sede dell'OPEP di Vienna.&lt;br /&gt;Klein fece da 'testimone della corona' (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kronzeuge&lt;/span&gt;, delatore premiato) in quel processo e ne ottenne in cambio la libertà (fece 3 degli 8 anni di condanna, anziché tre ergastoli).&lt;br /&gt;Il tribunale di Francoforte assolse però Rudolph Schindler, altro ex-militante delle RZ accusato degli stessi fatti rimproverati ancora oggi a Sonja, perché ritenne Hans-Joachim Klein completamente inattendibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questo secondo 'pilastro' è di sabbia, tanto che ci si chiede che senso abbia mantenere un mandato di cattura internazionale, perché spingere tanto una procedura d'estradizione, per accuse così fragili e dopo 34 anni dai fatti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Mancanza di pentimento e di disponibilità a cooperare vanno punite, altrimenti non non si faranno più accordi e nemmeno paura. Quando dei militanti della sinstra se la cavano, è una piccola, ma fondamentale trasgressione della ragion di Stato."&lt;br /&gt;Così commenta Analyse&amp;amp;Kritik ('&lt;a href="http://www.akweb.de/ak_s/ak538/26.htm" linkindex="43"&gt;Non perdonare nulla, non dimenticare nulla' Nr. 538/17.4.2009&lt;/a&gt;), e che ci sia voglia di esemplarità in è l'unica spiegazione sensata di questo caso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vedono anche Sonja e Christian: "... si crede, con un processo come questo, di poter dimostrare alla nascente resistenza che nessuno se la cava."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La memoria giudiziaria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Da parte sua, il Ministero pubblico di Francoforte si nasconde dietro il dito della legalità: "Noi dobbiamo perseguire fino alla prescrizione", dice la sua &lt;a href="http://www.taz.de/1/archiv/print-archiv/printressorts/digi-artikel/?ressort=in&amp;amp;dig=2009%2F11%2F07%2Fa0166&amp;amp;cHash=604385840f" linkindex="44"&gt;portavoce Doris Möller-Scheu&lt;/a&gt; "e da noi l'omicidio non va in prescrizione." Omicidio? Allude alle vittime dell'attacco all'OPEP, cui Sonja non ha partecipato, non ve ne sono altre possibili perché la violenza praticata dalle RZ escludeva il ricorso all'assassinio politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che è in realtà successo, è che la seconda richiesta di estradizione si è basata soprattutto su una nuova, grande disponibilità francese a collaborare nella repressione a tolleranza zero, ed ha approfittato di un nuovo accordo bilaterale che consente di tenere conto dei termini di prescrizione non del paese richiesto, come è stato sino ad ora in tutte le Convenzioni d'estradizione, ma del paese richiedente.&lt;br /&gt;E in Germania i termini di prescrizione per reati con uso di esplosivo sono stati aumentati a 40 anni, mentre in Francia, come si è visto, tutti i reati di cui sono accusati Sonja e Christian sono ormai prescritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con l'istituto della prescrizione lo Stato sancisce un termine temporale oltre il quale esso rinuncia a perseguire e punire un reato. Il trascorrere del tempo assume dunque il ruolo di recidere definitivamente il legame tra reato e pena.&lt;br /&gt;Tra le ragioni che fondano la memoria giudiziaria come limitata nel tempo -e inevitabilmente seguita dall'oblio giudiziario- spiccano due orientamenti: uno è di prospettiva garantista, che vede la prescrizione come una forma di tutela del cittadino dall'ingerenza dello Stato (senza necessariamente esplicitare un diritto soggettivo alla prescrizione); un altro è di ordine utilitaristico, che vede nel lungo trascorrere del tempo la perdita dell'interesse dello Stato a punire, stante che non può più invocare la necessità di integrare l'ordine pubblico turbato dal reato.&lt;br /&gt;Sul piano che il diritto chiama di 'prevenzione speciale', si considera che il tempo, incidendo anche sulla natura psichica della persona, la trasformi, sicché la pena che arrivi tardi, quando il legame tra autore e fatto è ormai dissolto, colpirà un individuo ormai diverso, sul quale non avrà alcun effetto rieducativo.&lt;br /&gt;Una punizione tardiva rispetto al reato, priva d'una ragione di essere, non può che apparire una vendetta.&lt;br /&gt;Salvo che la concezione della pena come controllo sociale non necessiti di un 'esempio', del monito 'puniremo sempre e comunque ogni atto di ribellione sociale': una scelta integralmente politica che non ha più nulla a che vedere con considerazioni giuridiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prescrizione, che costituisce una rinuncia preventiva al potere repressivo dello Stato, non esiste nei paesi anglosassoni ordinati secondo la 'common law'.&lt;br /&gt;La loro memoria giudiziaria è in questo senso assoluta e senza fine. L'oblio lì interviene prima, poiché essi conoscono la discrezionalità dell'azione penale, che pure permette la rinuncia preventiva alla repressione.&lt;br /&gt;Gli USA hanno così chiesto ed ottenuto l'arresto estradizionale, in Svizzera, del regista franco-polacco Roman Polanski, per il reato di rapporti sessuali illeciti con una minorenne.&lt;br /&gt;Per l'ordinamento svizzero, il reato è largamente prescritto, ma la Confederazione si è pecorescamente sottomessa ad un accordo bilaterale con gli Stati Uniti che fa prevalere la legge statunitense, e dovrà estradarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che c'entra, è presto detto.&lt;br /&gt;Il Presidente francese Nicolas Sarkozy, che deve autorizzare la consegna di Sonja e Christian, ha pubblicamente protestato contro l'arresto estradizionale di Polanski, scandalizzandosi del fatto che il giudizio venga dopo 32 anni, quando ormai l'interessato ne ha 76.&lt;br /&gt;Ne ha parlato in un'intervista a &lt;a href="http://www.lefigaro.fr/politique/2009/10/15/01002-20091015ARTFIG00664-ce-n-est-pas-mon-fils-qui-est-vise-c-est-moi-.php" linkindex="45"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Figaro&lt;/span&gt; il 15.10.09&lt;/a&gt;, poi &lt;a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2009/10/27/deux-allemands-de-76-et-68-ans-ex-activistes-d-extreme-gauche-menaces-d-extradition_1259189_3224.html" linkindex="46"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Monde &lt;/span&gt;del 27.10.09&lt;/a&gt; ha messo in relazione la su affermazione con il caso di Sonja Suder e Christian Gauger.&lt;br /&gt;L'articolo di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Monde&lt;/span&gt; sul caso ripete però un luogo comune che non corrisponde alla realtà storica, poiché dice che le Cellule Rivoluzionarie erano "un'organizzazione vicina alla Rote Armee Fraktion", mentre in realtà le due formazioni non avevano legami, né organizzativi né politici. Ma erano senz'altro assai poco conosciute fuori dalla Germania.&lt;br /&gt;In un riquadro, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Monde&lt;/span&gt; segnalava ancora che era in preparazione una lettera a Sarkozy. Ora è stata fatta e gli è stata inviata. Eccola.&lt;br /&gt;&lt;embed align="middle" allowfullscreen="true" flashvars="mode=embed&amp;amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml&amp;amp;backgroundColor=CCCCCC&amp;amp;showFlipBtn=true&amp;amp;documentId=091120000007-cf9786b0f415480197e5022d0c5ebdf7&amp;amp;docName=lettreouverte&amp;amp;username=dementio&amp;amp;loadingInfoText=Lettre%20ouverte%20au%20Pr%C3%A9sident%20Sarkozy&amp;amp;et=1258675395942&amp;amp;er=3" menu="false" name="flashticker" quality="high" salign="l" scale="noscale" src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" style="height: 297px; width: 420px;" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica da alcune persone senza qualità né titoli particolari&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Signor Presidente della Repubblica,&lt;br /&gt;Lei ha affermato, a proposito dell'affare Polanski: "Pronunciarsi trentadue anni dopo i fatti, ora che l'interessato ha settantasei anni, non è buona amministrazione della giustizia" (Le Figaro del 16.10.2009).  In questo enunciato Lei non ha espresso una semplice opinione, ma ha invece richiamato un principio fondamentale del diritto, evocando la necessità imperativa di limiti temporali all'esercizio della giustizia penale, principio affermato ‘in dottrina, norma e giurisprudenza’.  Senza il quale, una giustizia che si pretendesse ‘infinita’ diverrebbe una teologia della vendetta.&lt;br /&gt;Sul caso che è all'origine della Sua essenziale messa a punto, è stato scritto, Signor Presidente: “esiste un solo argomento a favore di Polanski, ma decisivo: il tempo...”.&lt;br /&gt;Già il diritto romano considerava che il trascorrere dei decenni estingue progressivamente la turbativa provocata dall'atto originario, “e ciò traduce, in tutte le culture, un più alto principio di civiltà”. Se ci si attiene a questo principio, nessun privilegio quindi, per chicchessia, soltanto ‘una difesa logica, generale, uguale per tutti’.&lt;br /&gt;Converrà, Signor Presidente che evocarlo in un caso per derogarne in seguito l'applicazione in un altro caso sarebbe peggio ancora che ignorarlo.&lt;br /&gt;Orbene, nel momento stesso in cui Lei rilasciava questa dichiarazione, due cittadini tedeschi, Sonja Suder e Christian Gauger, rispettivamente di settantasei e sessantotto anni di età, si vedevano notificare un decreto di estradizione in forza di accuse risalenti a più di trent'anni e riguardanti fatti a carattere politico, sopravvenuti nel contesto dei movimenti sociali radicali degli anni settanta in Germania.&lt;br /&gt;ScrivendoLe, signor Presidente, ci siamo fatti divieto di far valere come argomenti i nostri affetti e i nostri specifici giudizi di valore sui contesti storici e sociali e a fortiori sulle persone: ci siamo imposti di attenerci qui alla sola lettera del diritto.&lt;br /&gt;Con questa decisione che spetta esclusivamente all'esecutivo, lo Stato di cui Lei è il primo magistrato, potrebbe a termine consegnare alla giustizia tedesca due persone in vista di un processo che si svolgerebbe ben al di là dei ‘termini ragionevoli’ richiesti per un ‘processo equo’.&lt;br /&gt;L'estradizione di Sonja Suder e Christian Gauger significherebbe comunque consegnarli a una lunga detenzione preventiva, dal momento che in forza delle disposizioni in vigore in Germania, rimangono pur sempre degli imputati in attesa di giudizio. Ci sembra inoltre importante ricordare che quest'uomo e questa donna hanno già sofferto di questa ‘giustizia che non rinuncia mai’.&lt;br /&gt;Nel 2001 infatti, la Sezione istruttoria della Corte d'Appello di Parigi li ha dichiarati non estradabili poiché la Germania imputava loro fatti prescritti  in diritto francese. Ciononostante, questa stessa sezione li ha giudicati estradabili per gli stessi fatti, sulla base della Convenzione di Dublino, appena introdotta, secondo la quale i dispositivi di prescrizione che governano l'estradizione sono ormai quelli del paese richiedente. Orbene, l'applicazione di questa convenzione al caso di Sonja Suder e Christian Gauger calpesta due principi essenziali dei diritto: ‘l'autorità della cosa giudicata’ e il carattere non retroattivo dei testi repressivi allorché essi aggravano la situazione degli imputati.&lt;br /&gt;Non possiamo credere, signor Presidente, che Lei non applicherà a queste due persone il criterio che ha pubblicamente difeso. Tanto più che esse rientrano pienamente nella ‘clausola umanitaria’ prevista dai testi internazionali. Non fosse che per questi due motivi, s'impone l'annullamento dei decreti di estradizione nei confronti di  Sonja Suder e Christian Gauger.&lt;br /&gt;Ci sembra inoltre signor Presidente che da questo principio di ‘civiltà giuridica’ che la Francia rivendica, derivi inoltre la decisione di non procedere a nessuna estradizione per fatti risalenti a più di un quarto di secolo.&lt;br /&gt;Ecco quello che volevamo dirLe signor Presidente, noi che siamo oggi inquieti per le minacce che pesano sulla vita di Sonia Suder e Christian Gauger.&lt;br /&gt;La ringraziamo dell'attenzione che vorrà riservare al nostro appello.&lt;br /&gt;Parigi, 5  novembre 2009&lt;br /&gt;Jean-Michel Arberet&lt;br /&gt;Emmannuelle Bastid&lt;br /&gt;Jean-Pierre Bastid&lt;br /&gt;Claire Blain-Cramer&lt;br /&gt;Gilles Berard&lt;br /&gt;François Chouquet&lt;br /&gt;Guido Cuccolo&lt;br /&gt;Claudio Di Giambattista&lt;br /&gt;Aitor Fernández-Pacheco&lt;br /&gt;Claudio Ielmini&lt;br /&gt;Mouloud Kaced&lt;br /&gt;Janie Lacoste&lt;br /&gt;Ezio La Penna&lt;br /&gt;Lucia Martini-Scalzone&lt;br /&gt;Elda Necchi&lt;br /&gt;Isabelle Parion&lt;br /&gt;Claudine Romeo&lt;br /&gt;Luigi Rosati-Elongui&lt;br /&gt;May Sanchez&lt;br /&gt;Oreste Scalzone&lt;br /&gt;Gianni Stefan&lt;br /&gt;Hanlor Tardieu&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;L'indirizzo email per sottoscrivere la lettera è: contact[at]stopextraditions.info&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sito per Sonja e Christian: &lt;a href="http://sonjachristian.info/" linkindex="47"&gt;http://sonjachristian.info&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-8312229844425890761?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/8312229844425890761/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/8312229844425890761'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/8312229844425890761'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/quando-la-memoria-si-fa-vendetta.html' title='Quando la memoria si fa vendetta'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SwXN5bLn7jI/AAAAAAAAAKw/EjDord6-N7Q/s72-c/dangerextradition.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-8755390724183043987</id><published>2009-11-08T20:29:00.020+01:00</published><updated>2011-06-09T17:20:47.465+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='estradizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cesare Battisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Materiali sul caso Battisti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;News dal Supremo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è già detto, in un &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/04/tutti-pazzi-per-battisti.html"&gt;post precedente&lt;/a&gt;, di come il Supremo Tribunale Federale (STF) brasiliano offra una notevole trasparenza sui propri atti grazie al suo sito web, che consente al pubblico di seguire l'andamento di processi in corso, come quello per l'estradizione di Cesare Battisti [si veda &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/processo/verProcessoAndamento.asp?numero=1085&amp;amp;classe=Ext&amp;amp;origem=AP&amp;amp;recurso=0&amp;amp;tipoJulgamento=M"&gt;qui Ext. 1085&lt;/a&gt;].&lt;br /&gt;C'è di più: le udienze vengono diffuse in diretta televisiva ed ora anche  via YouTube.&lt;br /&gt;La &lt;a href="http://www.tvjustica.jus.br/"&gt;TVJustiça &lt;/a&gt;include le udienze del STF tra i suoi programmi, accessibili anche in rete. Sarà così possibile, per chi lo voglia, seguire la prossima udienza (12.11.09) della causa Battisti via Internet, occorre collegarsi &lt;a href="http://www.tvjustica.jus.br/grade.php?dia=12&amp;amp;mes=11&amp;amp;ano=2009"&gt;a questa pagina&lt;/a&gt; tenendo ovviamente presente la differenza di fuso orario con quello di Brasilia.&lt;br /&gt;Su YouTube, il Supremo ha aperto un proprio &lt;a href="http://www.youtube.com/stf"&gt;canale ufficiale&lt;/a&gt;, dove &lt;span class="fullpost"&gt; si possono vedere le &lt;a href="http://www.youtube.com/user/STF#grid/user/1AA3507D7ED69D15"&gt;registrazioni dell'udienza del 9 settembre 2009&lt;/a&gt;. Com'è noto, durò circa 9 ore, e seguire i 15 video per intero non è certo facile.&lt;br /&gt;Nella stessa udienza, oltre che sulla domanda di estradizione, si discute e decide anche sul 'mandado de segurança' che l'Italia ha sollevato contro la decisione del Ministro di giustizia di concedere rifugio politico all'ex militante italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con pratiche e modi tutti italiani, il Ministro di giustizia è stato messo 'sotto accusa' davanti al Supremo, senza neppure aver la possibilità di esprimersi, come ha notato il giudice Eros Grau nel suo intervento. Come si può anche leggere nella sua &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282101/STF-Ext1085-Voto-Eros-Grau"&gt;dichiarazione di voto (p.6), Eros Grau&lt;/a&gt; definisce molto grave l'iniziativa ed il modo in cui si presenta. Perché il Ministro di giustizia, di fronte a delle affermazioni molto serie come quelle fatte dall'Italia, dovrebbe poter disporre del diritto di difendersi non solo in quanto Ministro, ma anche personalmente: l'accusa italiana parla infatti esplicitamente di un atto compiuto "con l'obiettivo di ostacolare il processo di estradizione", costruito su "affermazioni false" e addirittura mosso "da interesse personale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è uno dei 15 video del STF, con l'intervento del Ministro Joaquim Barbosa, che pure ha votato contro il mandado de segurança e per l'estinzione della pratica di estradizione di Battisti:&lt;br /&gt;&lt;object height="300" width="100%"&gt;&lt;param name="movie" value="http://http://www.youtube.com/v/6cMJ2EzJWg0&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/6cMJ2EzJWg0&amp;amp;hl=en&amp;amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" height="300" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice il ministro Joaquim Barbosa, ai minuti 2'30''-4'54'' :&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Apro qui una parentesi per commentare un aspetto di questa procedura che ben illustra la mia perplessità sul dover discutere il 'mandado de segurança'.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Perplessità che riguarda anche l'arroganza con cui la Repubblica Italiana tratta anzi litiga, in questo caso, come ben ha dimostrato dalla tribuna l'illustre avvocato Barroso.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;È che la documentazione dimostra come la Repubblica Italiana fece una prima richiesta di estradizione, che venne respinta dal Governo francese. Contro quella decisione non presentò ricorso, come fa ora qui, e come avrebbe potuto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Al contrario, rimase inerte per più di 12 anni aspettando il cambiamento della composozione politico-ideologica del Governo della Francia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Qui invece, non solo viene a contestare in modo raramente aggressivo la decisione del Governo brasiliano, al punto che l'ambasciatore accreditato presso il nostro Paese ha avuta l'audacia di sollecitare insistentemente udienza a questo membro della Corte, per portare, in un'udienza priva della necessaria trasparenza, le ragioni della Repubblica Italiana.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Devo dire che mi rifiutai di riceverlo da solo, perché ritengo inappropriato questo tipo di gestione nei confronti di una Corte di giustizia di un paese sovrano, da parte di un rappresentante di una potenza straniera.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;Questo perché ritengo che la corretta interlocuzione degli agenti diplomatici stranieri vada fatta con gli organi competenti previsti dall'ordine giuridico brasiliano, e questo è il Ministero degli affari esteri.  Con tutto questo, indicai al mio gabinetto di mettere in agenda una riunione nella quale fossero presenti l'avvocato della Repubblica Italiana, accompagnato dal signor ambasciatore, e dall'altro lato il rappresentante legale dell'estraditando. E così si fece. (...)&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;La relazione del ministro Cezar Peluso è in questo documento di 150 pagine che comprende la sua dichiarazione di voto:&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="300" id="doc_593137354083459" name="doc_593137354083459" width="100%"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282105&amp;amp;access_key=key-10cib5konq0jck6tz7r1&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="list"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282105&amp;amp;access_key=key-10cib5konq0jck6tz7r1&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_593137354083459_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="list" align="middle" height="300" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Peluso conclude per l'estradizione di Battisti, "sotto la condizione formale della commutazione della pena dell'ergastolo in una pena detentiva non superiore a 30 anni, con detrazione del periodo in cui è incarcerato in questo paese" (ultimo paragrafo).&lt;br /&gt;Nell'esposizione, il relatore aveva ricordato l'Italia aver chiarito che l'ergastolo "non implica che i condannati a tale pena debbano permanere detenuti in prigione per tutta la durata della vita". Ed aver presentato una nota analitica che spiega come il sistema penitenziario italiano attui l'articolo 27 paragrafo 2 della Costituzione, che recita: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione" (pag. 4).&lt;br /&gt;In seguito, aveva richiamato la giurisprudenza, che afferma "L'estradizione sarà accolta dal STF soltanto se, trattandosi di delitti punibili con l'ergastolo, lo Stato richiedente assuma formalmente, davanti al Governo brasiliano, l'impegno a commutarla in una pena non superiore alla durata massima ammessa nella legge penale del Brasile."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si noti che non è, questo, un argomento della difesa, ma una coerente applicazione della legge e della sua più attuale interpretazione.&lt;br /&gt;Una pubblicazione dello stesso STF ricorda il cambiamento di giurisprudenza avvenuto con la sentenza citata e menziona l'ultima sentenza che lo afferma, firmata dal proprio Gilmar Mendes nel 2007 (pag. 15):&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="500" id="doc_690716294002173" name="doc_690716294002173" width="450"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282098&amp;amp;access_key=key-bald3hr0xod0j7529py&amp;amp;page=15&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=book"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="book"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282098&amp;amp;access_key=key-bald3hr0xod0j7529py&amp;amp;page=15&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=book" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_690716294002173_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="book" align="middle" height="500" width="450"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso di una decisione favorevole all'estradizione, questa clausola passa nelle mani del Governo, che deve decidere di consegnare l'estradato. Se vuole estradarlo, deve ritenere di avere la garanzia formale che l'ergastolo 'con 6 mesi di isolamento diurno' è commutato in una pena non superiore a 30 anni.&lt;br /&gt;Trattandosi di una sentenza passata in giudicato, per l'Italia non sarà facile trovare una soluzione che al Presidente brasiliano Lula non suoni una presa in giro.&lt;br /&gt;Gabellare, come ha fatto sin qui, le possibilità di allentamento del regime carcerario (permessi di uscita, semilibertà, liberazione condizionale, liberazione anticipata, lavoro esterno) per dire che l'ergastolo italiano è 'virtuale', non basterà.&lt;br /&gt;I benefici del regime di progressiva reintegrazione sociale del condannato esistono anche in Brasile per la massima pena di reclusione, che appunto è di 30 anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La 'via dei furbetti', l'Italia l'aveva già tentata con il Ministro di giustizia Clemente Mastella. Questi aveva scritto al Brasile quanto citato sopra da Peluso ("l'ergastolo non implica il carcere a vita", vedi il &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=EAN1L"&gt;Corriere della Sera 6.5.07&lt;/a&gt;), indiscrezione allora non smentita ed ora confermata: questa è la trasparenza all'italiana), venne attaccato dalla destra e dai 'parenti delle vittime' (&lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=EAU6K"&gt;La Stampa 7.5.07&lt;/a&gt;) con cui 'si scusò' e fece marcia indietro; i primi due paragrafi dell'articolo riprodotto qui (il Giornale 8.5.07)&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="300" id="doc_856236167963200" name="doc_856236167963200" width="100%"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22281249&amp;amp;access_key=key-2i8mfu1f4ry6p3w88boi&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="list"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22281249&amp;amp;access_key=key-2i8mfu1f4ry6p3w88boi&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_856236167963200_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="list" align="middle" height="300" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;sono chiarissimi: il Ministro italiano afferma aver assicurato alle autorità brasiliane che Battisti non sconterà un vero ergastolo, solo al fine di ottenerne l'estradizione, e garantisce 'assolutamente' che Battisti non godrà di alcun beneficio penitenziario: "Insomma l'esatto contrario di quanto affermato nella lettera", conclude il quotidiano di destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò provocò l'invio di una lettera aperta degli ergastolani italiani al Presidente Lula [&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2009/03/002986.html"&gt;vedi qui&lt;/a&gt;  o &lt;a href="http://www.informacarcere.it/campagna_ergastolo.php?IDERG=283&amp;amp;goal=lettera"&gt;qui&lt;/a&gt;] come ricorda l'&lt;a href="http://altronline.it/node/910"&gt;unico articolo recente apparso in proposito, su l'Altro&lt;/a&gt;, che dice inoltre come l'attuale Ministro di giustizia, Angelino Alfano, segua la stessa linea di convincere il brasiliani che l'ergastolo italiano sia solo "un concetto virtuale" e che non oltrepasserebbe i 26 anni di reclusione. E chiarisce:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;La concessione della liberazione condizionale, dopo il ventiseiesimo anno di reclusione, resta solo un'ipotesi sottomessa alla discrezionalità della magistratura, per altro difforme da tribunale a tribunale e sempre più impraticabile a causa di una giurisprudenza restrittiva che lega il fine pena ad atti pubblici di contrizione e pentimento degni dell'epoca dell'inquisizione. La legge per altro esclude tutti quelli che sono sottoposti al carcere duro (oltre 500 sono in regime di 41 bis). I detenuti rinchiusi da oltre 20 anni sono 1648, tra questi 56 hanno superato i 26 anni e 37 sono andati oltre i 30. Il record riguarda un detenuto rinchiuso nel carcere di Frosinone con ben 39 anni di reclusione sulle spalle.&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Su fondo di galera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Gli scenari possibili vedono sia l'eventualità che il Supremo respinga la domanda d'estradizione (per la possibile partecipazione al voto del ministro Toffoli appena nominato al STF, o per l'eventualità che il presidente del STF Gilmar Mendes non voti in caso di parità lasciando valere il principio favor libertatis) sia che la domanda venga accolta dal STF e che il Governo si debba pronunciare sull'esecuzione effettiva dell'estradizione di una persona cui ha concesso rifugio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa seconda ipotesi appare la più probabile; lo stesso Ministro Genro, nella sua unica intervista ad un giornale italiano (Liberazione 11.10.09 vedi riquadro)&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="300" id="doc_4045783579842" name="doc_4045783579842" width="100%"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22281248&amp;amp;access_key=key-2obfrq81gghig03wqcmr&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="list"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22281248&amp;amp;access_key=key-2obfrq81gghig03wqcmr&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_4045783579842_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="list" align="middle" height="300" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;afferma che in caso di parità, il presidente del Supremo darà il voto decisivo (chiaramente in favore dell'estradizione).&lt;br /&gt;Questo esito corrisponde all'intento politico delle manovre di Gilmar Mendes e della destra del paese: cogliere l'occasione di mettere in difficoltà, in concomitanza con la campagna elettorale per la Presidenza, il Governo che offre rifugio ad un "terrorista e criminale" di cui l'autorità giudiziaria ha deciso l'estradizione.&lt;br /&gt;I termini dello scontro sono politici e tutti interni al Brasile, e verteranno su questo conflitto di poteri tra massime autorità.&lt;br /&gt;Gilmar Mendes dovrà dar prova di creatività giuridica nella sentenza, per disarmare la condizione esplicita di commutazione della pena, il cui controllo sarà di competenza del Governo e di Lula.&lt;br /&gt;Tarso Genro, Ministro di quel Governo, diffficilmente si rimangerà la sua &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282155/Ministro-Justica-Refugio-Politico-Battisti-13-1-09"&gt;decisione di concessione del rifugio [qui]&lt;/a&gt; - parzialmente &lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/cesare-battisti-accolto-in-brasile-gli.html"&gt;tradotta qui&lt;/a&gt;].&lt;br /&gt;In quella decisione, si citavano i rapporti di Amnesty International sull'Italia, fin'ora quasi irreperibili. Sono adesso accessibili, grazie al prof. Carlos Lungarzo, che ha aperto &lt;a href="http://sites.google.com/site/lungarbattisti/"&gt;un sito sul caso Battisti&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;I Rapporti annuali sul periodo 1976-82 sono qui:&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="300" id="doc_18635782547952" name="doc_18635782547952" width="100%"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22249190&amp;amp;access_key=key-1fuvlytatan6boldc27o&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="list"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22249190&amp;amp;access_key=key-1fuvlytatan6boldc27o&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=list" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_18635782547952_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="list" align="middle" height="300" width="100%"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;La serie seguente, sugli anni 1983-89, è &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22249993/Amnesty-International-Report-Italy-on-Years-1983-89"&gt;consultabile e scaricabile qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Sullo stesso sito si trovano &lt;a href="http://www.scribd.com/people/documents/4835731-damnatio"&gt;i singoli rapporti annuali in pdf&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Ed ancora, sempre&lt;a href="http://www.scribd.com/people/documents/4835731-damnatio"&gt; li&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;le sentenze dei processi contro i PAC che condannano Battisti,&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282025/1a-Corte-Assise-Sentenza-PAC-1988"&gt; del 1988&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282075/1a-Corte-Assise-d-Appello-Sentenza-PAC-1990-1"&gt;del 1990&lt;/a&gt; e con l'&lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282067/1a-Corte-Assise-d-Appello-Sentenza-PAC-1990-2"&gt;iter storico&lt;/a&gt;, e quella &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22282148/2a-Corte-Assise-d-Appello-Sentenza-PAC-1993"&gt;del 1993&lt;/a&gt;. Sono riprese dal sito dell'&lt;a href="http://www.blogger.com/www.vittimeterrorismo.it/"&gt;Associazione vittime del terrorismo&lt;/a&gt;, e risultano più difficilmente comprensibili del linguaggio giuridico brasiliano (un confronto sulla trasparenza ed accessibilità di documenti sarebbe impietoso per l'Italia);&lt;br /&gt;-la &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22281250/Carta-Battisti-ao-STF"&gt;lettera di Battisti ai giudici del Supremo&lt;/a&gt;, del 26.2.09&lt;br /&gt;-la &lt;a href="http://www.scribd.com/doc/22281246/Lettera-Cossiga-a-Battisti-2008"&gt;lettera dell'ex Presidente italiano Francesco Cossiga a Cesare Battisti&lt;/a&gt;, del 6.2.2008&lt;br /&gt;-"Il caso Battisti" pubblicato dalla redazione di Carmilla nel 2004 :&lt;br /&gt;&lt;object align="middle" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=9,0,0,0" height="480" id="doc_750712035564744" name="doc_750712035564744" width="500"&gt;  &lt;param name="movie" value="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282151&amp;amp;access_key=key-12btq37gb3lmr82xm1ny&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=book"&gt;&lt;param name="quality" value="high"&gt;&lt;param name="play" value="true"&gt;&lt;param name="loop" value="true"&gt;&lt;param name="scale" value="showall"&gt;&lt;param name="wmode" value="opaque"&gt;&lt;param name="devicefont" value="false"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#ffffff"&gt;&lt;param name="menu" value="true"&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;param name="allowScriptAccess" value="always"&gt;&lt;param name="salign" value=""&gt;&lt;param name="mode" value="book"&gt;&lt;embed src="http://d1.scribdassets.com/ScribdViewer.swf?document_id=22282151&amp;amp;access_key=key-12btq37gb3lmr82xm1ny&amp;amp;page=1&amp;amp;version=1&amp;amp;viewMode=book" quality="high" pluginspage="http://www.macromedia.com/go/getflashplayer" play="true" loop="true" scale="showall" wmode="opaque" devicefont="false" bgcolor="#ffffff" name="doc_750712035564744_object" menu="true" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" salign="" type="application/x-shockwave-flash" mode="book" align="middle" height="480" width="500"&gt;&lt;/embed&gt; &lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto al Cesare in carne ed ossa, resterà probabilmente ancora in carcere. Una notizia sulla pagina di &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/processo/verProcessoAndamento.asp?numero=1085&amp;amp;classe=Ext&amp;amp;origem=AP&amp;amp;recurso=0&amp;amp;tipoJulgamento=M"&gt;accompagnamento processuale del STF&lt;/a&gt; fa riferimento ad un'udienza che si dovrebbe tenere a Rio de Janeiro il 23 novembre 2009, per giudicare la causa contro di lui per i documenti falsi. È un modo che evita al STF di pronunciarsi sulla sua scarcerazione, e che permetterà all'Italia di non scontare, come invece dichiarato dal relatore Peluso, il tempo di carcerazione in Brasile dal computo della pena da eseguire.&lt;br /&gt;Proprio in questi giorni il Supremo ha respinto la domanda di un estradato in Italia, che voleva fosse intimato dall'STF alle autorità italiane il rispetto della decisione di estradizione sul computo del carcere estradizionale. La sentenza (caso Nigretti, &lt;a href="http://www.stf.jus.br/portal/processo/verProcessoAndamento.asp?numero=1005&amp;amp;classe=Ext%20&amp;amp;origem=AP&amp;amp;tipoJulgamento=M&amp;amp;recurso=0"&gt;Ext. 1005&lt;/a&gt;) non è ancora pubblicata, ma l'argomento del STF sembra essere che la carcerazione in Brasile fosse 'anche' per reati locali - in quel caso reati legati al traffico di droga, ma lo stesso varrà per l'uso di documenti falsi di Battisti.&lt;br /&gt;In ogni caso l'udienza del 12 novembre aprirà una nuova fase, in cui lo scontro si giocherà soprattutto sul piano politico e della comunicazione, i giudici non avendo più, una volta emanata la sentenza, occasione di pronunciarsi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;---&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;b&gt;Post sul tema (il più recente in fondo):&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/cesare-battisti-accolto-in-brasile-gli.html"&gt;Cesare Battisti accolto in Brasile&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/informazione-e-comunicazione-nel-caso.html"&gt;Informazione e comunicazione nel caso Battisti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/il-fantasma-di-copacabana-colpisce.html"&gt;Il fantasma di Copacabana colpisce ancora&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/01/lintervista-cesare-battisti.html"&gt;L'intervista a Cesare Battisti&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/04/tutti-pazzi-per-battisti.html"&gt;Tutti pazzi per Battisti?&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/materiali-sul-caso-battisti.html"&gt;Materiali sul caso Battisti&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href=""&gt;Lula stopper, Battisti libero?&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2011/04/gli-amici-del-terrorista.html"&gt;Gli amici del terrorista&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-8755390724183043987?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/8755390724183043987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/materiali-sul-caso-battisti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/8755390724183043987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/8755390724183043987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/materiali-sul-caso-battisti.html' title='Materiali sul caso Battisti'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-7983555045298594278</id><published>2009-11-03T16:59:00.019+01:00</published><updated>2010-02-11T15:21:42.253+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lotta armata'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Brasile'/><title type='text'>Carlos Marighella</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Non ebbe tempo per avere paura&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Augusto Marighella era un emigrante italiano, era meccanico, ateo ed anarchico.&lt;br /&gt;Giunto da Ferrara a Salvador de Bahia, in Brasile, s’innamorò di Maria Rit&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SvBTp6_7wPI/AAAAAAAAAKo/jEHS9Q0SHVg/s1600-h/augusto+marighella+mariarita+do+nascimento.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 415px; height: 248px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SvBTp6_7wPI/AAAAAAAAAKo/jEHS9Q0SHVg/s320/augusto+marighella+mariarita+do+nascimento.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5399907932894380274" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;a do Nascimento, una discendente dell’etnia Haussa, e la sposò.&lt;br /&gt;Gli Haussa erano tra gli schiavi catturati tra Niger e Nigeria del nord, e a Salvador, porto americano più vicino all’Africa e dunque tappa strategica della rotta degli schiavi, si sollevarono già nel 1807 (la schiavitù fu abolita in Brasile solo nel 1888, con la Lei Aurea).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il felice meticciato di Augusto e Maria Rita produsse sette mulatti.&lt;br /&gt;Vivevano nella Baixa do Sapateiro -un quartiere che i lettori di Jorge Amado hanno visitato nei suoi romanzi- quando, il 5 dicembre 1911, misero al mondo quello con gli occhi verdi, e &lt;span class="fullpost"&gt;lo chiamarono Carlos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi 68 anni dopo, il 4 novembre 1969, la notizia della morte di Carlos fece il giro del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlos Marighella era il principale dirigente della Açao Libertadora Nacional (ALN), un’organizzazione “embrione dell’esercito rivoluzionario, forza armata del popolo, l’unica capace di distruggere le forze armate della reazione, abbattere la dittatura ed espellere l’imperialismo”. L’ALN rompeva la concezione del partito della tradizione marxista-leninista eliminando, secondo Marighella, “il complesso sistema di direzione con tutti i suoi passaggi intermedi ed una direzione numerosa, pesante e burocratica”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlos Marighella viene sorpreso da un’imboscata della polizia alle 8 di sera nell’Alameda Rio Branco, a San Paolo. Clandestino, va ad un appuntamento fissato con dei frati dominicani; la trappola è stata costruita dopo che questi, torturati, lo avevano rivelato agli sbirri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volume di fuoco che gli viene scaricato addosso è enorme. Restano sul terreno due altri morti, una poliziotta ed un passante, ed un altro poliziotto è ferito.&lt;br /&gt;Eppure non vi fu un&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:v2gSVSp8VdrTmM:http://www.carlos.marighella.nom.br/foto14-1.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 157px; height: 106px;" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:v2gSVSp8VdrTmM:http://www.carlos.marighella.nom.br/foto14-1.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; conflitto a fuoco, Marighella non ebbe neppure il tempo di pensare ad estrarre la sua pistola. Ma era ormai divenuto il nemico pubblico numero uno della dittatura militare, e i 29 (40 secondo altre versioni) uomini del DOPS (Dipartimento dell’ordine politico e sociale), comandati da Sergio Fleury, erano ansiosi di attribuirsi il prestigioso trofeo. Seguì la messinscena, il cadavere messo in un maggiolino Volkswagen e la versione ufficiale della sua reazione armata all’ordine di arrendersi dato dal delegato Fleury.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo nel 1996, con il lavoro d’inchiesta della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Commissione speciale per i morti e i desaparecidos&lt;/span&gt;, la versione ufficiale fu contestata e fu provato che Marighela era stato ucciso con un tiro a bruciapelo dopo essere stato ferito quattro volte. Lo Stato federale ammise infine la propria responsabilità. Nel 2008, la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Commissione amnistia&lt;/span&gt; del Ministero di giustizia ha attribuito anche a Clara Charf, compagna di Marighella, un’indennità a titolo di riparazione, analogamente a tanti altri casi di amnistiati (la Commissione ha già giudicato in circa 29’000 processi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel dicembre 1979, i resti di Carlos Marighella, che era stato interrato dal DOPS a San Paolo come indigente, vennero trasportati e sepolti nel cimitero di Quintas dos Lázaros a Salvador de Bahia (nella foto, la lapide disegnata da Oscar Niemeyer).  Jorge Amado, che era stato suo amico e compagno sugli scranni parlamentari del Partito Comunista Brasiliano (PCB), gli dedicò dei versi forti e commossi.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://blog.zequinhabarreto.org.br/2008/05/07/reconhecimento/"&gt;“Reconhecimento” [qui versione originale in portoghese]&lt;/a&gt; termina così:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Sei a casa tua, Carlos; la tua memoria restaurata,limpida e pura, fatta di verità e amore.&lt;br /&gt;Sei arrivato qui per mano del popolo. Più vivo che mai, Carlos.&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Forme della memoria&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il nome di Carlos Marighella ha una larga notorietà, in Brasile è divenuto una sorta di icona, paragonabile a quella di un Che Guevara n&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_g-Qmyx9RiRo/RxLLKtcPEaI/AAAAAAAAAJI/aNITyPgO7Aw/s400/Marighella_tumulo.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 159px; height: 214px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_g-Qmyx9RiRo/RxLLKtcPEaI/AAAAAAAAAJI/aNITyPgO7Aw/s400/Marighella_tumulo.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;azionale.&lt;br /&gt;Anche lui intelligente, colto, poeta, rivoluzionario, politico, guerrigliero, deciso, armato e coraggioso: “che non ha tempo per avere paura”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli elementi di fascino e romanticismo non rendono però conto del conflitto di categorizzazioni che marca la concorrenza delle memorie collettive. La coppia di opposti non ha punti di incontro: è terrorista ed assassino, secondo la definizione delle autorità, o eroe della resistenza, per tutti gli oppositori della dittatura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In diversi Stati brasiliani Carlos Marighela è il nome di una ‘rua’, una via cittadina. Ma non è che le intestazioni stradali siano facili o scontate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’attribuzione toponomastica è uno dei luoghi istituzionalizzati della memoria, ed in questo senso anche terreno di scontro.&lt;br /&gt;Se in Brasile, come in molti altri paesi tra cui l’Italia, avviene quasi usualmente che alle diverse parti politiche rappresentate nel consiglio cittadino sia attribuita una ‘quota’ delle intestazioni da decidere –di modo ch&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_95bLGl25L58/Sg7hLSbJT-I/AAAAAAAAACY/kqyaUbVIXig/s400/A+CHARGE+CERTA.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 198px; height: 230px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_95bLGl25L58/Sg7hLSbJT-I/AAAAAAAAACY/kqyaUbVIXig/s400/A+CHARGE+CERTA.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;e vengano poi tutte approvate consensualmente-, capita altresì che su certi nomi ci sia battaglia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il gruppo &lt;a href="http://www.torturanuncamais-rj.org.br/denuncias.asp?Coddenuncia=118&amp;amp;Pesq=fleury"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Tortura Nunca Mais&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; ha denunciato l’intestazione di una strada a Sergio Fleury, l’assassino di Marighela, patron del DOPS, torturatore per eccellenza e capo dello Squadrone della morte.&lt;br /&gt;La notizia di una ‘Via del torturatore’ ha sollevato proteste, e nel maggio 2009 il &lt;a href="http://www.camarasaocarlos.sp.gov.br/portal/index.php/camara-informa/277-camara-da-nome-de-dom-helder-para-rua-que-homenageava-torturador.html"&gt;municipio di Sao Carlos&lt;/a&gt;, nello Stato di San Paolo, ha provveduto a rimuovere l’omaggio ad uno dei più indiscussi bastardi di quella storia, peraltro morto sul suo yacht e mai punito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma come la piglierebbe un rivoluzionario internazionalista, si è chiesto qualcuno, se sapesse di essere ricordato su un cartello stradale come ‘patriota’?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlos Marighella la piglierebbe senz’altro bene invece, la notizia che il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Movimento dei lavoratori rurali Senza Terra&lt;/span&gt; (MST) gli ha intestato una sua scuola nello Stato di Parà, frequentata da 300 studenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In occasione del quarantesimo della sua morte, il 4 novembre 2009, verrà pubblicato un &lt;a href="http://www.petitiononline.com/19692009/petition.html"&gt;Manifesto&lt;/a&gt; :&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;In memoria di Carlos Marighella&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;   Carlos Marighella cadde nella notte del 4 novembre 1969, a San Paolo, in un agguato condotto dal più notorio dei torturatori del regime militare. Rivoluzionario senza paura, è morto combattendo per la democrazia, la sovranità nazionale e la giustizia sociale.&lt;br /&gt;Dalla giovinezza ribelle dello studente d'ingegneria a Salvador, alle brutali torture subite nelle carceri dell’Estado Novo (la seconda repubblica brasiliana, ndt), dalla disciplinata militanza di partito, alle poesie che esaltano la libertà; dal fermo intervento parlamentare come deputato comunista alla Costituente del 1946, all'appello alla resistenza armata, la sua vita è stata guidata da un incrollabile impegno con le lotte del nostro popolo.   &lt;br /&gt;Passati quaranta anni, ci siamo lasciati alle spalle il periodo della paura e del terrore. La Costituzione del 1988 ha garantito la realizzazione del sistema rappresentativo, concludendo una lunga lotta di resistenza alla dittatura. In questo viaggio attraverso la storia, i più diversi credo,  partiti,  movimenti e istituzioni unirono le loro forze.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Il Brasile è irrotto nel 21 ° secolo assumendo nuove sfide. Si prepara a realizzare la sua vocazione storica alla sovranità, alla libertà e al superamento delle molte ingiustizie che ancora esistono. Per le altre rotte e nuovi calendari si apre la possibilità reale per il nostro paese di realizzare il sogno che è costato la vita di Marighella e di innumerevoli altri eroi della resistenza. Garantita la nostra libertà istituzionale, ora dobbiamo conquistare l’eguaglianza economica e sociale, veri pilastri della democrazia.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'America Latina sta superando un lungo e doloroso ciclo storico in cui fungeva da cortile della superpotenza imperiale. Ancora una volta, diverse strategie si combinano e si completano a vicenda per raggiungere lo stesso anelito storico: indipendenza, sovranità, distribuzione della ricchezza, crescita economica, rispetto dei diritti degli indigeni, riforma agraria, ampia partecipazione politica dei cittadini. I vecchi colonnelli mafiosi, responsabili delle uccisioni e dei massacri impuniti in ogni angolo del nostro continente, vengono spazzati via dalla storia e il loro posto viene occupato da rappresentanti della libertà come Bolívar, Martí, Sandino, Guevara e Salvador Allende.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il nome di Carlos Marighella è entrato in questa onorata galleria di liberatori.&lt;br /&gt;I quaranta anni dal suo omicidio coincidono con un momento del tutto nuovo della vita nazionale. La sottomissione secolare viene sostituita da sentimenti rivoluzionari di speranza, fiducia nel futuro, determinazione ad affrontare tutti i privilegi e a sradicare tutte le forme di dominazione.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il nuovo sta emergendo, ma deve ancora affrontare una forte resistenza da parte delle forze conservatrici e reazionarie che non si lasciano rimuovere dal potere. Presenti a tutti i livelli dei tre poteri della Repubblica, queste forze cospirano contro il progresso democratico. Votano contro i diritti sociali. Criminalizzano i movimenti popolari e garantiscono l'impunità ai criminali in colletto bianco. Continuano a massacrare leader indigeni e i militanti della lotta per la terra. Squalificano qualsiasi agenda ambientale. Attaccano con virulenza programmi di lotta alla fame. Proferiscono sentenze viziate dal pregiudizio contro gruppi sociali più vulnerabili. Resuscitano tesi razziste per combattere le azioni affermative. Usano i loro giornali, radio e televisioni per predicare l'indebolimento dello Stato. Vogliono il ritorno dei tempi in cui il dio mercato era venerato come supremo organizzatore della nazione.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Non accettiamo retrocessioni. Né al passato recente del neoliberismo e dell'allineamento con la politica estera degli Stati Uniti, né ai giorni bui della dittatura, che riuscimmo a superare con grande difficoltà.   &lt;br /&gt;Il nostro omaggio a Carlos Marighella si somma alla nostra rivendicazione che siano rigorosamente appurate tutte le violazioni dei Diritti dell’Uomo che si verificarono nei ventun’anni di dittatura. Non è più possibile interdire la discussione ritardando il necessario adeguamento dei brasiliani con la loro storia.&lt;br /&gt;Esigiamo l'apertura &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" br="" jpg=""&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 227px; height: 302px;" src="http://www.carlos.marighella.nom.br/Mariguella2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;di tutti gli archivi e la divulgazione al pubblico di tutte le informazioni sui crimini e sull'identità dei torturatori e assassini, sui loro clienti e sui loro finanziatori.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dobbiamo affrontare le forze reazionarie e conservatrici che difendono come legittima una legge di auto-amnistia che la dittatura impose, nel 1979, con minacce e ricatti. Sostenendo la legittimità di leggi che sono state imposte con la forza delle baionette, ignorano che un regime nato dalla violazione frontale della Costituzione, manca di qualsiasi legittimità fin dalla nascita. E tentano di nascondere che erano illegali tutte le leggi di un regime illegale.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentendosi minacciate, queste forze rinnegano le serene formulazioni e decisioni delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione degli Stati Americani che indicano che la tortura è un crimine contro l'umanità stessa, e che non è soggetta ad amnistia, indulto o prescrizione. E tentano di nascondere che, nel preambolo della Dichiarazione Universale formulata dall'ONU il 10 dicembre 1948, è ribadito a chiare lettere il diritto dei popoli di ricorrere alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutto ciò, celebrare la memoria di Carlos Marighella a questi quarant'anni che ci separano dalla sua vile esecuzione, significa riaffermare l’impegno con la marcia del Brasile e della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nuestra America&lt;/span&gt; (riferimento a José Martì, ndt) verso la realizzazione della nostra vocazione storica alla libertà, all'uguaglianza sociale e alla solidarietà tra i popoli.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Celebrando la memoria di Carlos Marighella, apriamo il dialogo con le nuove generazioni, garantendo loro il recupero della verità storica. Onorando il suo nome e la lotta, affermiamo il nostro desiderio, che mai più la violenza degli oppressori possa nutrirsi d’impunità.&lt;br /&gt;Carlos Marighella vive nella nostra memoria e nelle nostre lotte.   &lt;br /&gt;Brasile, 4 novembre 2009.&lt;/blockquote&gt;La memoria, è sempre l’uso politico che si fa dei ricordi, e anche questo manifesto non fa eccezione.&lt;br /&gt;Il ricordo di Marighella come comunista rivoluzionario sembra non trovare posto in un discorso rivolto ad affermare e difendere la democrazia parlamentare, e ancor meno la sua immagine di padre della guerriglia urbana. Tra le &lt;a href="http://www.petitiononline.com/mod_perl/signed.cgi?19692009&amp;amp;901"&gt;firme che sottoscrivono il Manifesto&lt;/a&gt; i nomi vengono, coerentemente con il testo, dell'area intellettuale vicina al governo Lula; c'è anche Dilma Rousseff, in lizza per la successione alla Presidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Manifesto, quello dell'ALN, Marighella lo scrisse e lo diffuse per radio e giornali nel giugno del 1969:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Apparteniamo alla &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ação Libertadora Nacional &lt;/span&gt;e ciò che proponiamo è di abbattere la dittatura, di annullare tutti i suoi atti dal 1964, di formare un governo rivoluzionario del popolo; di espellere i nord-americani, confiscare le loro imprese e le imprese e le proprietà di quelli che collaborano con loro; di trasformare la struttura agraria del paese, espropriando ed abolendo il latifondismo, dando la terra ai contadini, valorizzando l'uomo di campagna; di trasformare le condizioni di vita dei lavoratori, assicurando dei salari decenti e migliorando la situazione delle classi medie; assicurare la libertà su qualsiasi terreno, dal campo politico al campo culturale o religioso; ritirare il Brasile dalla condizione di satellite della politica estera degli Stati Uniti e collocarlo sul piano mondiale come nazione indipendente.&lt;/blockquote&gt;Sembra ben più chiaro, detto così.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-7983555045298594278?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/7983555045298594278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/carlos-marighella.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7983555045298594278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/7983555045298594278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/11/carlos-marighella.html' title='Carlos Marighella'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SvBTp6_7wPI/AAAAAAAAAKo/jEHS9Q0SHVg/s72-c/augusto+marighella+mariarita+do+nascimento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-4162333511568429117</id><published>2009-10-12T00:58:00.005+02:00</published><updated>2010-02-11T15:17:58.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tortura'/><title type='text'>Un’antica ricetta per la memoria condivisa</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/58/Life_05-22-1902.JPG/465px-Life_05-22-1902.JPG"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 226px; height: 291px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/5/58/Life_05-22-1902.JPG/465px-Life_05-22-1902.JPG" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (&lt;a href="http://www.icrc.org/"&gt;CICR&lt;/a&gt;) è un’ultra centenaria organizzazione non governativa che, analogamente ad altre, si occupa di monitorare le condizioni ed il trattamento di detenuti. Tratta in particolare i prigionieri di guerra, in applicazione del diritto umanitario che deriva dalle &lt;a href="http://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Documenti_ufficiali_storici_e_giuridici/Documenti_internazionali/Convenzioni_universali#Convenzioni_di_Ginevra_.28Diritto_umanitario.29"&gt;Convenzioni di Ginevra del 1949&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Le Convenzioni, da cui il CICR deriva il suo mandato da parte della comunità internazionale, non coprono però solo le persone detenute per un conflitto armato internazionale.&lt;br /&gt;La Croce Rossa Internazionale già in occasione della Comune di Parigi (1872), dell’insurrezione carlista in Spagna (1875) e di quella serba in Erzegovina (1876) cominciò ad intervenire nei conflitti interni, non internazionali.&lt;br /&gt;I suoi primi interventi rispetto ai detenuti politici iniziarono con la rivoluzione russa (1917) e &lt;span class="fullpost"&gt; soprattutto con quella ungherese (1919).&lt;br /&gt;Quest’ultimo è considerato (Jacques Moreillon, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Comité international de la Croix-rouge et la protection de détenus politiques&lt;/span&gt;, Lausanne, L'age d'homme, 1973) il primo ‘vero’ caso in questo senso. La presa di potere di Bela Kun trovò infatti scarsissima resistenza e fu quasi incruenta; non si trattava quindi di opera di soccorso alle vittime, altrimenti non curate, di un conflitto interno, ma delle prime visite a detenuti ‘puramente politici’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È oggi acquisito, per la comunità internazionale, che l’organizzazione può domandare l’accesso a persone detenute per motivi legati a situazioni di violenza di intensità minore di quella di un conflitto armato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A differenza di organizzazioni che svolgono un’attività analoga, in particolare di Amnesty International, la politica del CICR s’incentra, oltre che sui principi di neutralità, imparzialità ed indipendenza, anche su quello di confidenzialità. Questo implica non solo il poter parlare con i detenuti liberamente, cioè senza le autorità di detenzione, ma soprattutto il fatto di esporre e discutere le osservazioni sulle condizioni di detenzione e sul trattamento dei prigionieri in modo diretto e confidenziale con le sole autorità responsabili.&lt;br /&gt;Nella sua visione strategica, il CICR ritiene che proprio questa confidenzialità gli permetta di ottenere e mantenere l’accesso alle persone detenute (in una settantina di paesi) e di conseguire dei risultati di concreto miglioramento del trattamento e della detenzione, grazie ai suoi soli interventi confidenziali con le autorità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il CICR evita dunque ogni presa di posizione nello spazio pubblico, mantenendo segrete le sue osservazioni e proteggendo il proprio lavoro perché resti ‘lontano dai riflettori mediatici’. A differenza appunto di Amnesty International, non lancia denunce o campagne pubbliche, né pubblica tempestivamente i propri rapporti, temendo che possano essere utilizzati per finalità politiche.&lt;br /&gt;Si tratta di una posizione certo criticabile, e che del resto non impedisce le indiscrezioni -tanto più quando una situazione è già posta all’attenzione pubblica ed informazioni analoghe a quelle raccolte dai delegati del CICR possono trovare altri percorsi dalle fonti ai media- ma coerente e rispettabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La domanda si pone casomai in senso inverso, ovvero quando un rapporto del CICR viene reso pubblico, perché tanta stampa lo ignora?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il rapporto del CICR&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Recentemente il CICR ha pubblicato il suo rapporto ‘strettamente confidenziale’ fatto nel 2007 alle autorità statunitensi, sulle persone detenute segretamente dalla CIA, e non sembra che i media gli abbiano dedicato molto interesse.&lt;br /&gt;Certo arriva oltre due anni dopo, eppure si tratta con grande probabilità della fonte più attendibile e precisa su una questione tanto controversa ed appunto ‘segreta’ come quella dei prigionieri di Guantanamo Bay.Questione inoltre non secondaria, se già il 22 gennaio 2009 il nuovo Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha firmato diversi decreti, che affermano che l’articolo 3 comune alle Quattro Convenzioni di Ginevra è la norma minima che regola il trattamento di ogni persona detenuta dagli USA nel quadro di un conflitto armato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla stampa italiana, l’esistenza del rapporto è stata letteralmente ignorata. La notizia figura solo su una breve di 15 righe su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=L3GSB"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Stampa&lt;/span&gt; del 17.3.2009&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il rapporto che descrive il trattamento subito dai quattordici detenuti “high value” (categoria inventata di sana pianta per tentare di sottrarli a qualsiasi legge e giurisdizione normale) vale invece la pena di essere letto, lo si può sfogliare e scaricare qui :&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v1/IssuuViewer.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" quality="high" scale="noscale" salign="l" flashvars="mode=embed&amp;amp;layout=http%3A%2F%2Fskin.issuu.com%2Fv%2Fcolor%2Flayout.xml&amp;amp;backgroundColor=CCCCCC&amp;amp;showFlipBtn=true&amp;amp;pageNumber=2&amp;amp;documentId=091009125515-1676088df7934d948f22e6fc7453d2f9&amp;amp;docName=icrc-report-2007&amp;amp;username=dementio&amp;amp;loadingInfoText=ICRC%20REPORT%20ON%20THE%20TREATMENT%20OF%20FOURTEEN%20%E2%80%9CHIGH%20VALUE%20DETAINEES%E2%80%9D%20IN%20CIA%20CUSTODY&amp;amp;et=1255094080259&amp;amp;er=10" style="width: 420px; height: 315px;" name="flashticker" align="middle"&gt;&lt;/embed&gt;&gt;&lt;br /&gt;Si noterà il linguaggio utilizzato, molto diplomatico, strettamente incentrato sui fatti, tanto che né sentimenti né emozioni traspaiono dalle stesse testimonianze dei torturati, ed assolutamente privo di toni accusatori: eppure fermo nel definire le condizioni ed il trattamento specifico dei detenuti come ‘tortura’ e/o ‘trattamento inumano o degradante’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scriveva Christian Rocca, su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=KM81U"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;il Foglio&lt;/span&gt; del 30.1.2009&lt;/a&gt;, che Guantanamo “è probabilmente la prigione d’alta sicurezza più rispettosa dei diritti umani di sempre…” (sic). Infatti la Croce Rossa Internazionale, “salvo casi isolati di abusi fisici, ha lamentato soltanto l’assenza di status giuridico dei detenuti.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel che il CICR ha invece constatato, figura appunto nel Rapporto (ed è solo ‘un’ rapporto).&lt;br /&gt;Sul menu del trattamento, con le differenze tra un caso e l’altro, figuravano, oltre all’isolamento assoluto e la totale assenza di informazioni e comunicazioni da e verso l’esterno (“incommunicado detention”):&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;il soffocamento con l’acqua&lt;/li&gt;&lt;li&gt;lo stress da prolungata posizione in piedi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;lo sbattimento al muro tirando il collare&lt;/li&gt;&lt;li&gt;le botte con pugni, calci, schiaffi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il confinamento in una piccola gabbia chiusa&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la nudità prolungata&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la privazione di sonno&lt;/li&gt;&lt;li&gt;l’esposizione a temperature fredde&lt;/li&gt;&lt;li&gt;l’ammanettamento prolungato di mani e/o piedi&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la minaccia di riprendere il trattamento, e di applicarlo ai famigliari&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la rasatura forzata di barba e capelli&lt;/li&gt;&lt;li&gt;la deprivazione di cibo solido.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Il soffocamento con l’acqua, ora mondialmente famoso come ‘water boarding’, consiste nell’immobilizzare il prigioniero con la schiena a terra, o su un ripiano che permetta di inclinarlo in modo che i piedi siano più in alto della testa, e di versargli ininterrottamente dell’acqua sul viso, coperto da un telo, impedendogli di respirare. Non provoca dolore, se non per il fatto che la reazione del corpo che vuole naturalmente svincolarsi può provocare ferite, ma un senso di soffocamento e di morte, che fa leva sul profondo timore animale di annegare per provocare il panico.&lt;br /&gt;Questo metodo ha il vantag&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://jordanmaxwell.com/articles/bits/images/waterboarding/what-is-water-boarding.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 323px; height: 338px;" src="http://jordanmaxwell.com/articles/bits/images/waterboarding/what-is-water-boarding.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;gio, dal punto di vista degli inquirenti, di non lasciare tracce visibili, rispetto alle sue varianti, che consistono nel fare ingurgitare molta acqua, talvolta salata, anche infilando un tubo in bocca.&lt;br /&gt;Il senso di questo trattamento, come di tutti gli altri, sta nel desiderio degli interroganti di ottenere risposte confacenti alla propria prospettiva. ‘Condividi con noi, che siamo i buoni, la tua memoria’, dicono, ‘e raccontaci chi sono i cattivi’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uomini della CIA ed ‘esperti’ hanno più volte affermato l’efficacia del trattamento, cui gli interrogati resisterebbero solo per lassi di tempo dell’ordine di secondi.  &lt;br /&gt;In un articolo su &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=NK0UA"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il Giornale&lt;/span&gt; del 2.10.2009&lt;/a&gt;, Fausto Biloslavo vanta la bontà dei sequestri di persona chiamati “extraordinary renditions”, e cita i casi di Khalid Sheikh Mohammed e di Abu Zubaydah, catturati in Pakistan dalla CIA e poi trasferiti in varie prigioni segrete fino a Guantanamo Bay:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;La CIA li ha sottoposti a tattiche di interrogatorio che sfiorano la tortura. Alla fine hanno ottenuto informazioni cruciali sia con le buone che con le cattive maniere.&lt;/blockquote&gt;Nel rapporto si può leggere la testimonianza diretta di Khalid Sheikh Mohammed, che racconta di essere stato sottoposto 5 volte al water-boarding in quel periodo (si veda per il seguito il &lt;a href="http://www.nytimes.com/2009/04/20/world/20detain.html?_r=2&amp;amp;hp"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;New York Times&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, che parla di 183 volte) e che conclude (p. 38) :&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Durante il periodo più duro del mio interrogatorio ho dato un sacco di false informazioni per soddisfare ciò che credevo gli interroganti volessero sentire perché il maltrattamento terminasse. In seguito dissi loro che i loro metodi erano stupidi e controproduttivi. Sono certo che le false informazioni che sono stato forzato ad inventare per far smettere il maltrattamento gli ha fatto perdere un sacco di tempo ed ha portato a far annunciare diversi allarmi rossi negli Stati Uniti.&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La tortura tra storia e oblio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il water boarding venne introdotto dall’amministrazione di George W. Bush nella sua ‘guerra al terrorismo’, ed accompagnato dalla favola memoriale che si trattava di un metodo appreso dalla Corea del Nord ai tempi della guerra fredda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’immagine all’inizio di questo post riproduce la copertina della rivista &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Life&lt;/span&gt; del 22 maggio 1902. Il disegno rappresenta dei militari statunitensi che praticano il water-boarding su di un prigioniero filippino. Sotto la figura c’è scritto “Chorus in background: Those pious americans can’t throw stone at us anymore”.&lt;br /&gt;Il “coro sullo sfondo” è composto dai rappresentanti delle potenze coloniali europee, che cantano “Questi pii yankees non potranno più scagliarci pietre”, cioè rimproverarci l’uso di metodi inumani che sono anche i loro.&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti, dopo aver fatto guerra alla Spagna (1898), in nome della libertà e dell’indipendenza delle sue principali colonie, Cuba e le Filippine, si accorsero che l’indipendenza delle Filippine non conveniva agli interessi imperialisti –che vedevano quelle isole come una testa di ponte per i mercati cinesi- e giunsero a chiederne alla Spagna la cessione della sovranità (negoziandola per 20 milioni di dollari).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il disegno caricaturale della copertina di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Life magazine&lt;/span&gt; non è inventato, ma ripreso direttamente da una&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.newyorker.com/images/2008/02/25/p465/080225_r17107_p465.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 291px; height: 183px;" src="http://www.newyorker.com/images/2008/02/25/p465/080225_r17107_p465.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; fotografia (qui accanto) del 1901 ripubblicata recentemente dal &lt;a href="http://www.newyorker.com/reporting/2008/02/25/080225fa_fact_kramer"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;New Yorker&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, che ricorda come il dibattito su tortura e contro-insurrezione sia già vecchio di un secolo. La notizia delle atrocità commesse dai militari USA nelle Filippine –incendi di villaggi, uccisione di prigionieri e appunto water-boarding- trovò modo di riflettersi nello spazio pubblico americano all’inizio del 1900.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Del water-boarding, o supplizio dell’acqua, esistono tracce e testimonianze che coprono quasi tutto il globo e praticamente ogni epoca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora gli americani, a Da Nang&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.stanford.edu/group/commwiki/cgi-bin/mediawiki/images/c/c8/Vietnamwb.jpg%20"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 280px; height: 186px;" src="http://www.stanford.edu/group/commwiki/cgi-bin/mediawiki/images/c/c8/Vietnamwb.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;, in Vietnam: la fotografia venne pubblicata sulla prima pagina del Washington Post del 21.1.1968. Il militare USA che fa la supervisione della tortura applicata ad un prigioniero di guerra del Vietnam del Nord, venne portato due mesi dopo davanti alla corte marziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Algeria, durante la guerra per l’indipendenza, i militari francesi utilizzarono tra i diversi metodi di tortura anche il water-boarding; ne ha ampiamente testimoniato il giornalista francese Henri Alleg che lo subì nel 1957.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ben più indietro nel tempo, il supplizio era già praticato –sempre col fine di ottenere una confessione- dall’Inquisizione; in quella spagnola veniva chiamato ‘toca’. L’incisione qui riprodotta è tratta da J. Damhoudère, Praxis Rerum Criminalium, Antwerp, 1556: oltre agli esecutori sono rapp&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.stanford.edu/group/commwiki/cgi-bin/mediawiki/images/thumb/4/46/Water_torture.jpg/450px-Water_torture.jpg%20"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 195px; height: 261px;" src="http://www.stanford.edu/group/commwiki/cgi-bin/mediawiki/images/thumb/4/46/Water_torture.jpg/450px-Water_torture.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;resentati il cancelliere che verbalizza ed i tre giudici dell’inquisizione fiamminga, il cui presidente tiene in mano una pertica che ne simbolizza il potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli esempi, come s’è accennato, sono numerosissimi, e vanno dalla Cambogia dei Khmer Rossi, all’Africa, e all’America latina, dove il metodo del ‘submarino’ è stato applicato nelle ‘guerre sporche’ contro il terrorismo in Uruguay, Argentina, Brasile, Perù, Cile, San Salvador, Guatemala, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tratto comune è che gli interrogati sono eretici, sovversivi o terroristi, e gli interroganti sono uomini (e donne, come si legge nel rapporto CICR) del potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È probabilmente per questo che la tortura è riconosciuta come oggetto della storia -l’elaborazione distaccata del passato- ma rifiutata dalla memoria -l’uso del passato a fini politici attuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’oblio generalizzato su questo tema porterebbe a credere che in Italia l’uso del water-boarding sia sconosciuto. Non è così, e non solo perché ogni sbirro al mondo ne conosce l’esistenza. Il metodo ‘della cassetta’ era già praticato dagli Ispettorati di PS sotto il fascismo, e riappare regolarmente:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;12 dicembre 1951  &lt;br /&gt;A Lucera, si svolge il processo per i fatti di San Severo del 23 marzo 1950, nei quali la polizia ha ucciso il giovane Di Nunzio e ferito decine di manifestanti. Diversi testimoni dichiarano che i rastrellamenti avvennero prima degli scontri ed alcuni imputati denunciano le torture subite: Pietro Forte denuncia la tortura dell'acqua, praticata con un tubo mentre gli era stato messo uno scarafaggio sul ventre, D'Errico dichiara di essere stato appeso ad un uncino, Matteo De Florio di aver avuto i denti spezzati durante l'interrogatorio a causa delle percosse.&lt;br /&gt;24 febbraio 1979&lt;br /&gt; A Milano, sono scarcerati per mancanza di indizi 3 dei 9 componenti del 'collettivo autonomo della Barona' arrestati in relazione all'omicidio Torregiani, Umberto Lucarelli, Roberto Villa, Fabio Zoppi. I tre denunciano subito dopo che Roberto è stato torturato mediante ustioni ai testicoli e picchiato e la stessa sorte è toccata a Sisino Bitti, ricoverato al Niguarda per le botte subite e ad Angelo Franco, costretto a ingerire litri d'acqua e bastonato. Anche Anna Casagrande, arrestata per 'favoreggiamento' denuncia di essere stata presa a schiaffi durante gli interrogatori.&lt;br /&gt;11 gennaio 1982  &lt;br /&gt;A Roma, dinanzi al sostituto procuratore della repubblica Domenico Sica, il brigatista rosso Ennio Di Rocco denuncia di essere stato torturato da agenti di polizia con il metodo della 'cassetta' ed altri ancora. All'inizio dell'interrogatorio, su richiesta del suo avvocato Edoardo Di Giovanni, viene dato atto che "l'imputato è stato condotto con le mani ammanettate dietro la schiena, e che ha il polso sinistro sanguinante". A conclusione dell'interrogatorio, "i difensori chiedono accertamenti medici urgenti e l'immediato trasferimento in carcere dell'imputato".&lt;br /&gt;2 agosto 1985  A Palermo, sulla spiaggia di Sant'Erasmo, è trovato seminudo il cadavere di un uomo che sarà identificato, poche ore più tardi, come Salvatore Marino. L'uomo si era presentato spontaneamente in Questura, il giorno precedente, accompagnato dal proprio avvocato di fiducia dopo aver saputo che la polizia lo cercava per interrogarlo nell'ambito delle indagini sull'omicidio del commissario di Ps Giuseppe Montana. Trattenuto in Questura, il giovane viene interrogato nel corso della notte con il metodo della cassetta: sdraiato, con un tubo infilato in bocca attraverso il quale gli fanno bere acqua salata. Il tubo, però, sfonda la trachea e provoca la morte del torturato per insufficienza cardiaca. A quel punto, i poliziotti fanno scomparire i documenti del giovane e ne trasportano il corpo sulla spiaggia di Sant'Erasmo dove lo abbandonano nel tentativo di depistare le indagini.&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;Su &lt;a href="http://baruda.net/della-tortura/"&gt;questa pagina&lt;/a&gt; si trovano estratti della Sentenza di rinvio a giudizio del 17 marzo 1983 per il water-boarding su Cesare di Leonardo e del verbale in cui Ennio Di Rocco racconta ciò che ha subito.&lt;br /&gt;Vale ancora la pena di ricordare che gli episodi citati del 1979, il trattamento degli arrestati in relazione all’omicidio Torregiani, sono parte del procedimento che ha portato alla condanna di Cesare Battisti, che viene oggi venduta, per ottenerne l’estradizione, come un atto perfettamente rispettoso dello Stato di diritto.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-4162333511568429117?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/4162333511568429117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/10/unantica-ricetta-per-la-memoria.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4162333511568429117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/4162333511568429117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/10/unantica-ricetta-per-la-memoria.html' title='Un’antica ricetta per la memoria condivisa'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-3744793061385114809</id><published>2009-09-14T18:01:00.014+02:00</published><updated>2010-02-11T15:17:44.995+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dietrologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Chi spiava i terroristi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://cupblog.files.wordpress.com/2008/03/stasi-emblem.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 191px; height: 271px;" src="http://cupblog.files.wordpress.com/2008/03/stasi-emblem.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È il titolo di un libro recentemente pubblicato da Pendragon; scritto da Antonio Selvatici, porta come sottotitolo “KGB, Stasi – BR, RAF”, e si basa sui “documenti negli archivi dei servizi segreti dell’Europa ‘comunista’”. Un commento al post precedente (&lt;a href="http://www.blogger.com/lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html"&gt;Un Valpreda per Bologna&lt;/a&gt;) lo richiama genericamente come argomento o fonte di ‘risposte’ al post medesimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il lavoro dell’imprenditore bolognese Selvatici ha senz’altro un paio di pregi. Si tratta di una ricerca impostata sulla consultazione di documenti originali, cosa rara tra i giornalisti italiani specializzati in ‘terrorismo’, abituati a citare se stessi e a dedicarsi più alle interpretazioni delle interpretazioni che ai fatti.&lt;br /&gt;Scrivere una ‘analisi’ adeguata alle teorie del momento è ben più facile e pagante che frugare per mesi negli archivi segreti sopravvissuti alla caduta del blocco sovietico, scrutando documenti, vergati in lingue incomprensibili, che non avendo alcun legame con l’attualità non porteranno alcuna gloria.&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;La ricerca si vuole inoltre impostata con un respiro che tiene conto di prospettive di lettura ‘altre’, cioè non-italiane. Lodevole tentativo di sprovincializzazione, anche se la cosa si riduce ad annoverare tra le fonti bibliografiche alcuni autori anglofoni (che egli impropriamente considera accademici).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le buone intenzioni vanno però confrontate con due aspetti cruciali: la coerenza con cui le si applica, ed ovviamente i risultati ottenuti.&lt;br /&gt;Sul piano dei risultati, l’unico elemento significativo sembra essere l’assenza di qualsiasi elemento collegabile ad un ‘grande vecchio’, ovvero alla teoria dietrologica a lungo in voga, secondo la quale la lotta armata italiana, ed in particolare quella delle Brigate Rosse, era teleguidata, ‘eterodiretta’ o comunque condizionata dai servizi segreti di questo o quel paese del blocco sovietico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dice Selvatici, nelle sue conclusioni: “Ciò che chiaramente emerge da questo libro sono i solidi legami che alcuni membri delle Brigate rosse avevano allacciato con altre formazioni terroristiche.”&lt;br /&gt;E i documenti dei servizi segreti?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ha un bel cercare e rileggere per trovare questa chiarezza emersa (chi aveva rapporti con chi, e soprattutto, quando?) e le delusioni si susseguono ad ogni paragrafo. Apprendiamo per esempio (pag. 27), che il giorno dopo la morte di Aldo Moro la Stasi inviò ai posti di confine l’ordine di intensificare i controlli e che un anno dopo ne tracciò un bilancio: “36 investigazioni speciali di cittadini italiani appartenenti alle Brigate rosse”. “Chi erano dunque i brigatisti che tra il maggio 1978 ed il maggio 1979 oltrepassarono il muro? Qual era la ragione della visita?” chiede Selvatici al povero lettore, senza neppure dargli un ‘aiutino’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco più avanti, ma a tutt’altro proposito, ecco qualche nome. Non si tratta di controlli di frontiera, ma della sezione antiterrorismo della Stasi, dove “sono state rinvenute le schede intestate a Barbara Balzarani, Cesare Battisti, Renato Curcio, Adriana Faranda, Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Francesco Piperno, Giovanni Zamboni, Mario Moretti, Lauro Azzolini, Alessio Casimirri e Patrizio Peci.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente? No, non c’è trippa per gatti nemmeno qui. O Selvatici non ha visto le schede, o sono così irrilevanti che non dice molto di più: due paragrafi dopo (pag. 30) precisa che le schede di Balzarani, Gallinari, Azzolini, Franceschini, Curcio, Morucci e Moretti sono classificate ‘ZAIG-5’, ovvero condivise ed accessibili dai servizi membri di un accordo: Unione Sovietica, Bulgaria, Polonia, Cecoslovacchia, Mongolia, Cuba, Germania dell’est e Vietnam. E racconta che è in un’informativa di questa rete, stilata a Cuba nel settembre 1987, che figurano assieme i nomi di Barbara Balzarani e Cesare Battisti. Barbara Balzarani era all’epoca in galera in Italia già dal 1985. Cesare Battisti, che delle Brigate Rosse non ha mai fatto parte a nessun titolo, era in esilio già da qualche anno tra Messico e Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il senso di queste non-informazioni, Selvatici non ce lo spiega.&lt;br /&gt;Né ci fa conoscere le fonti che le alimentavano: se ZAIG-5 aveva una funzione analoga all’Interpol (permettendo agli Stati membri di comunicare una misura specifica adottata in relazione all’informazione, come per es. il divieto di ingresso in URSS per Prospero Gallinari) non è impossibile che vi venissero riversate informazioni provenienti proprio dall’Interpol o da servizi occidentali, poi non aggiornate. Lo stesso Selvatici ri-scopre che la Stasi aveva infiltrato il Bundeskriminalamt (BKA, Repubblica Federale Tedesca), e da quella fonte alimentava la sua schedatura; appunto nel caso di Barbara Balzarani, ultima della vecchia guardia brigatista ad essere ancora attiva negli anni ’80.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi? Di fronte ai desolanti risultati, Selvatici ricorre alla ‘sua’ bibliografia di 174 testi. Il libro corrisponde allora ad un ‘tutto quello che ho rimediato sulla sinistra italiana e i servizi segreti del blocco orientale’.&lt;br /&gt;E c’è proprio di tutto, dalla bufala giurassica dei campi d’addestramento per brigatisti in Cecoslovacchia, a Primo Greganti, funzionario del PCI arrestato per l’inchiesta anticorruzione ‘mani pulite’, che per il Partito costruiva un sistema di finanziamento con una ditta della Stasi. Su quest’ultimo terreno Selvatici impiega meglio le sue competenze in gestione d’impresa, e la cosa occupa la seconda metà del libro- salvo a chiedersi che c’entrino gli impicci del PCI e i suoi contatti con Mosca con quanto annunciato nel titolo.&lt;br /&gt;Non v’è neppure tentativo di capire quanto intensa fosse la trasmissione del PCI ai partiti fratelli di informazioni sui brigatisti (o sui fascisti); Selvatici è preso dalla sua convinzione che il PCI abbia commesso il “peccato originale” (sic) “di non avere capito che le Brigate rosse non erano ‘compagni che sbagliano’ ma ‘compagni che sparano’”, non lavato dalla sua successiva opera di delazione e di collaborazione coi carabinieri.&lt;br /&gt;En passant, trova modo di buttare lì:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;In Svizzera, membri di Soccorso rosso si adoperarono per trovare rifugio al brigatista fuggitivo Piero Morlacchi (marito dell’ex-cittadina della DDR Heidi Peusch. Non dimentichiamoci che Piero Morlacchi, prima d’entrare a far parte del nucleo storico delle Brigate rosse, trascorse alcuni mesi nella DDR).&lt;/blockquote&gt;No, non ce lo dimentichiamo, né dimentichiamo che ci andò nel 1963-64 a lavorare come tipografo &lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/Sq5jQzu1XqI/AAAAAAAAAKg/U6b3kcW13cw/s320/MorlacchiLaFugaInAvantiPag190.jpg%20"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 248px; height: 346px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/Sq5jQzu1XqI/AAAAAAAAAKg/U6b3kcW13cw/s320/MorlacchiLaFugaInAvantiPag190.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;specializzato. Il piccolo veleno di Selvatici è quanto più disonesto se si considera che nella sua bibliografia figura il libro di Manolo Morlacchi (figlio di Pierino) “La fuga in avanti”, dove si può leggere (pag. 98-103) il racconto di Heidi Peusch del drammatico tentativo di ottenere rifugio politico, nel 1974, nella Repubblica Democratica Tedesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ce lo dimentichiamo, il “racconto di un lungo viaggio verso la libertà” di Heidi Peusch incinta, con il figlio Manolo di 4 anni ed il marito Pierino Morlacchi, che tentano di avere ospitalità fino a farsi bloccare alla frontiera, profughi non riconosciuti. È uno spaccato sul perdurare delle illusioni di chi è nato e cresciuto in una tradizione comunista profonda come quella della famiglia Morlacchi a Milano; è la storia di uno dei primi, rarissimi tentativi di domanda di asilo politico da parte di militanti italiani all’estero; ed è la prova-provata dell’assenza di relazioni positive con la Stasi.&lt;br /&gt;Lo ricordiamo, ad onore della memoria di Heidi e Pierino.&lt;br /&gt;(l’immagine riproduce pag. 190 del libro di Manolo Morlacchi)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Di nuovo Thomas Kram, ‘a gratis’&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si diceva sopra che il lavoro di Selvatici ha l’apparenza di una documentazione verificata, eppure vi si trovano un paio di affermazioni non secondarie senza il più vago riferimento a prove o fonti. E proprio al capitolo ‘Carlos e strage di Bologna’ scrive Selvatici:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Alcuni documenti riguardanti il possibile coinvolgimento di un membro del gruppo Separat nell'attentato alla stazione di Bologna sono già stati verificati con esito positivo dalla polizia italiana. Effettivamente, la notte precedente l'attentato, un membro del gruppo terroristico Separat, Thomas Kram, aveva pernottato a Bologna. Fatto noto alla polizia italiana, il rapporto si trova nell'archivio della DIGOS di Bologna. (pag.39-40)&lt;/blockquote&gt;Segue la citazione del documento, che evidentemente NON dice che Kram era membro di 'Separat'. La domanda, semplice semplice, è: CHI afferma che Kram era un membro della banda di Carlos?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversamente da quasi tutto il resto del libro, dove le affermazioni sono fornite di riferimenti archivistici o documentali, qui niente. L'autore si è fidato della parola del suo amico Gian Paolo Pelizzaro (ex-esperto della ‘commissione Mithrokin’ e detektiv del giornale della destra sociale ‘Area’), e ha fatto male. Continua Selvatici:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Inoltre è stato appurato che Christa Margot Fröhlich (detta ‘Heidi’, arrstata il 18 giugno 1982 all’aeroporto di Fiumicino mentre trasportava una valigia contenete esplosivo) da tempo in contatto con l’organizzazione capeggiata da Carlos, il 2 agosto 1980 alloggiò all’Hotel Jolly di Bologna.&lt;/blockquote&gt;Ancora una domanda semplice semplice: CHI avrebbe appurato che la donna era in quell’albergo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nell’&lt;a href="http://www.blogger.com/lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html"&gt;articolo precedente&lt;/a&gt; s’era detto abbondantemente di Thomas Kram, di Christa Fröhlich s’era evitato di parlare, poiché gli stessi implacabili accusatori avevano smesso di parlarne, ‘tanto lontano ne è il profilo reale da quello che loro avevano proposto’. Riprendiamo allora quanto pubblicato da Guido Ambrosino sul &lt;a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/27/strage-di-bologna-lultimo-depistaggio"&gt;Manifesto del 1. agosto 2007&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;I detektiv della Mitrokhin sembrano credere che a Bologna ci fosse anche Christa Fröhlich. Fu fermata a Fiumicino il 18 giugno 1982, con 3,5 chili di esplosivo nella valigia. La stampa pubblicò la sua foto. Un cameriere dell’hotel Jolly vi ravvisò una “certa somiglianza” con una donna vista quasi due anni prima: parlava italiano con accento tedesco, il primo agosto si era fatta portare una valigia alla stazione, il 2 agosto telefonò per accertarsi che i suoi due figli non fossero sul treno investito dalla bomba, aveva lavorato come ballerina nei pressi di Bologna.&lt;br /&gt;Christa Fröhlich ha ora 64 anni, insegna tedesco a Hannover. Confrontata con questa descrizione, non sa se ridere o piangere: “Non ero a Bologna. Non ho figli. Mai un ingaggio da ballerina. E nel 1980 non sapevo una parola di italiano”.&lt;/blockquote&gt;Christa Frohlich ha fatto le sue scelte politiche, e le ha pagate col carcere.&lt;br /&gt;Oggi, va ringraziata per avere tradotto in tedesco ‘L’orda d’oro’ di Primo Moroni, un testo essenziale per chiunque voglia capire qualcosa degli anni ’70.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La ciliegina avvelenata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Perché mai un tipo pacioso come Antonio Selvatici si lancia su provocazioni così pacchiane? I suoi suggeritori hanno forse dimenticato di aggiornarlo, lui non se n’è accorto… Scartabellare schede ingiallite e mute è soporifero per chiunque, anche un topo d’archivio può anelare a un salto nell’attualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fidarsi ciecamente dei suggeritori il ricercatore rischia però la sua credibilità: quando mai un vero giornalista d’inchiesta non verifica le fonti di accuse così gravi?&lt;br /&gt;Ma Selvatici raddoppia:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;Vi è una pista investigativa non ancora seguita che proverebbe datati collegamenti tra alcuni membri della banda Carlos ed ex appartenenti a gruppi estremistici italiani. Probabilmente bisognerebbe recarsi in Francia, in un paese a nord di Parigi: Montreuil, e qui cercare di parlare con estremisti italiani che frequentano il luogo. (pag.41)&lt;/blockquote&gt;Tutto ciò che si capisce, è che c’è ancora un suggeritore, e che la voglia di giocare un po’ ad &lt;span style="font-style: italic;"&gt;aumma-aumma&lt;/span&gt; cresce. Selvatici si confida con un esperto di questi giochi, &lt;a href="http://www.cristianolovatelliravarinonews.com/articoli/selvatici.html"&gt;Cristiano Lovatelli Ravarino&lt;/a&gt;:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;- Il rapporto tra Carlos e la strage del 2 agosto è un tassello molto delicato. Sappiamo che la Procura della Repubblica sta indagando e il pm Enrico Cieri è già andato a Parigi a interrogare Carlos e diverse volte a Berlino a consultare documenti nell’Archivio Centrale, aspettiamo l’evoluzione di questa indagine… è anche vero peraltro che nel libro prospetto una nuova pista indagativa…”&lt;br /&gt;- Quale pista scusa ?&lt;br /&gt;- Una pista visibile puntando i fari su di un paesettino a nord di Parigi dove terroristi italiani e terroristi stranieri si incontrarono con i risultati che sappiamo. Non sono riuscito a provarlo ma ho una fonte di altissimo livello che me lo ha raccontato e di cui mi fido ciecamente.&lt;br /&gt;- Ma scusa Antonio è una bomba-se mi passi il macabro gioco di parole-non potresti essere più esplicito ?&lt;br /&gt;- Qui habes auduies audiendi audiat. Non sono io a questo punto ma la Procura a cui spetta di verificare la totale veridicità di quello che ho scoperto.&lt;/blockquote&gt;Con o senza latinorum, Montreuil è sempre est di Parigi, non a nord. E per essere un ‘paesetto’ conta 101mila abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un modesto suggerimento: prima di andare in missione tra i &lt;span style="font-style: italic;"&gt;bistrot&lt;/span&gt; del luogo per carpire informazioni con qualche &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ballon de rouge&lt;/span&gt;, il nostro potrebbe dare un’occhiata a Google Street View.&lt;br /&gt;Fosse mai che il volto di qualche estremista italiano rifugiato in Francia non sia ancora stato cancellato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;amp;source=embed&amp;amp;hl=en&amp;amp;geocode=&amp;amp;q=mairie+montreuil,+montreuil&amp;amp;sll=48.86254,2.442331&amp;amp;sspn=0.000759,0.002411&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;layer=c&amp;amp;cbll=48.863109,2.440847&amp;amp;panoid=l1b1n14cOJcshm1pxC8yaA&amp;amp;cbp=12,339.1,,0,7.69&amp;amp;hq=mairie+montreuil,+montreuil&amp;amp;hnear=&amp;amp;ll=48.862962,2.441546&amp;amp;spn=0.006295,0.006295&amp;amp;output=svembed" frameborder="0" height="350" scrolling="no" width="425"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br /&gt;&lt;small&gt;&lt;a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;amp;source=embed&amp;amp;hl=en&amp;amp;geocode=&amp;amp;q=mairie+montreuil,+montreuil&amp;amp;sll=48.86254,2.442331&amp;amp;sspn=0.000759,0.002411&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;layer=c&amp;amp;cbll=48.863109,2.440847&amp;amp;panoid=l1b1n14cOJcshm1pxC8yaA&amp;amp;cbp=12,339.1,,0,7.69&amp;amp;hq=mairie+montreuil,+montreuil&amp;amp;hnear=&amp;amp;ll=48.862962,2.441546&amp;amp;spn=0.006295,0.006295" style="color: rgb(0, 0, 255); text-align: left;"&gt;View Larger Map&lt;/a&gt;&lt;/small&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3818664621066927306-3744793061385114809?l=lapattumieradellastoria.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/feeds/3744793061385114809/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/09/e-il-titolo-di-un-libro-recentemente.html#comment-form' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3744793061385114809'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3818664621066927306/posts/default/3744793061385114809'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/09/e-il-titolo-di-un-libro-recentemente.html' title='Chi spiava i terroristi'/><author><name>dementio memoriae</name><uri>http://www.blogger.com/profile/18167136351665086541</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='24' height='32' src='http://4.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/STp7bwIIn2I/AAAAAAAAABY/fSqJmXv_r2M/S220/lucky.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/Sq5jQzu1XqI/AAAAAAAAAKg/U6b3kcW13cw/s72-c/MorlacchiLaFugaInAvantiPag190.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3818664621066927306.post-7702799861524135001</id><published>2009-08-24T15:25:00.020+02:00</published><updated>2010-02-11T15:17:27.453+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='dietrologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia'/><title type='text'>Un Valpreda per Bologna</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://lapattumieradellastoria.blogspot.com/2009/08/un-valpreda-per-bologna.html"&gt;Il caso Thomas Kram&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8Mt2C5I/AAAAAAAAAJg/LYhdG4_GNE8/s1600-h/orologio+bologna.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 256px; height: 289px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8Mt2C5I/AAAAAAAAAJg/LYhdG4_GNE8/s320/orologio+bologna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5373528763914390418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;È già qualche anno che viene additato. Per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si cercano nuovi colpevoli, per rimpiazzare Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, membri dell’organizzazione fascista NAR e condannati all’ergastolo ma considerati innocenti da un amplio pubblico. Ad ogni anniversario, l’eco viene rilanciato, ed al nome di Thomas Kram vengono progressivamente attribuite qualifiche di terrorista, uomo di contatto del terrorismo palestinese, numero tre dell’organizzazione di Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos, ed ora suo « braccio destro » (Fioravanti alla &lt;a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;amp;currentArticle=N2CJT"&gt;Repubblica del 2.8.09&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;br /&gt;Insomma, uno pericoloso, che avrebbe messo la bomba poiché è provato che si trovava a Bologna in quel tragico giorno. Che poi si fosse registrato all’albergo con il suo vero nome e che fosse stato a lungo controllato e perquisito alla frontiera al suo ingresso in Italia, ‘non prova la sua innocenza’, anzi : usava i suoi veri documenti per non destare sospetti, «come in uso nella sua organizzazione». A insistere nelle ‘ricerche’ sono gli stessi che hanno, a loro dire, ‘scoperto’ il caso tra le carte delle numerose inchieste. I rilanci di notizie ed articoli propongono un discorso pubblico alimentato dalla dinamica del sospetto :&lt;br /&gt;« Il nome di Kram, il suo legame con Weinrich e con Carlos e soprattutto la sua presenza a Bologna il giorno dell’attentato hanno costituito il segreto meglio custodito di tutta l’inchiesta sulla strage : mai un accenno, mai un articolo. Nessuna fuga di notizie, non una citazione nei tanti libri che hanno trattato l’argomento » (&lt;a href="http://www.area-online.it/index.php?view=article&amp;amp;catid=50%3Aspeciale-strage-di-bologna&amp;amp;id=261%3Astrage-di-bologna-chi-ha-paura-della-verita&amp;amp;format=pdf&amp;amp;option=com_content&amp;amp;Itemid=251"&gt;Area 10.2008&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Se questa notizia era «coperta dal massimo livello di riservatezza», allora il suo contenuto deve essere pericoloso, questa la spirale che rende Thomas Kram pericoloso, poiché il dossier ritrovato era quello intestato a lui. Ormai ‘acquisito’ ch’egli è pericoloso, chiunque non ne parli ne è complice, lo sta coprendo, o depista le indagini.&lt;br /&gt;Il discorso che si avvolge su questa spirale nasce senz’altro dalla destra ‘post-fascista’ italiana, con interpellanze parlamentari di Ignazio LaRussa, deputato di Alleanza Nazionale ed oggi Ministro della Difesa, e del suo vecchio camerata il deputato Enzo Raisi, su una mole di materiale fornita dagli ex-esperti di una commissione parlamentare d’inchiesta (commissione ‘Mitrokhin’). La pubblicazione dell’articolo prima citato, scritto da Giampaolo Pellizzaro, sulla rivista “della Destra Sociale” Area, è uno dei tornanti della campagna per sostenere l’innocenza di Fioravanti e Mambro, che in gioventù militarono nei gruppi di destra con molti dei personaggi che oggi li difendono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schema che viene proposto per spiegare la strage di Bologna mette in relazione l’arresto di Daniele Pifano, di altri due militanti dell’Autonomia operaia e di un militante del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) in Italia, per il trasporto di due lanciamissili, con la “presenza di due terroristi tedeschi” delle Revolutionäre Zellen (RZ) a Bologna il giorno della strage. L’organizzazione palestinese, che si dichiarò pubblicamente proprietaria dei lanciamissili sequestrati, avrebbe deciso una vendetta contro l’Italia poiché i missili non le erano stati restituiti, ed anzi il loro militante era stato arrestato. Avrebbe quindi perpetrato la strage, incaricando Ilich Ramirez Sanchez detto ‘Carlos’ della sporca bisogna. Infine, avrebbe depistato le indagini, d’accordo con alcuni ufficiali dei servizi segreti italiani, per mezzo di interviste concesse da suoi dirigenti; l’interesse comune sarebbe stato quello di nascondere l’esistenza di un patto informale ma segreto con cui negli anni 70 Aldo Moro, da Ministro degli esteri o Capo di governo, si era assicurato che l’Italia non fosse luogo d’azione del terrorismo palestinese che agiva ormai sul piano internazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno schema creativo, da cui anche parte della sinistra si è fatta coinvolgere. Mossi da motivi senz’altro nobili, ovvero la convinzione personale della non colpevolezza per la strage di Mambro e Fioravanti, diversi ex-militanti di gruppi illegali come di partiti ed organizzazioni legali della sinistra si sono impegnati in varia misura nella campagna. In questo campo, Andrea Colombo, ex militante di Potere operaio e giornalista del Manifesto e di Liberazione, ha compiuto un lavoro approfondito, pubblicando un libro in fondo al quale indica l’ipotesi Kram come una delle piste non seguite nelle indagini.&lt;br /&gt;L’iniziativa è sempre in mano alla destra, con gli esperti vedovi della Mitrokhin concentrati alla ricerca di elementi che confermino la loro pista, e pronti a contestare ogni dettaglio che la possa smentire, o a gettare all’oblio quelli che la smentiscono. Così se Kram, intervistato dal &lt;a href="http://insorgenze.wordpress.com/2009/04/27/strage-di-bologna-lultimo-depistaggio"&gt;Manifesto&lt;/a&gt;, dichiara di aver preso il tal treno (29 anni fa), lo ‘sbugiardano’ sull’orario, ma smettono definitivamente di parlare del secondo terrorista delle RZ a Bologna (una donna), tanto lontano ne è il profilo reale da quello che loro avevano proposto.&lt;br /&gt;Gli articoli ‘specializzati’ che si susseguono si presentano come molto documentati e ricchi di riferimenti, un’apparente oggettività che li rende credibili e che fa carburare la spirale di cui si diceva.&lt;br /&gt;Come vedremo, questo attivismo inquisitorio è marcato da una forte incompetenza politica e storica, sui movimenti e gruppi chiamati in causa, e metodologica, nella ricerca e nella verifica delle fonti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il processo a Thomas K.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Concentrati su pagliuzze, non vedono la trave, si potrebbe dire constatando l’omissione -condivisa da tutti i media italiani- di una notizia: Thomas Kram è stato processato e condannato, appena qualche mese fa. Gli ‘esperti’ non se ne accorgono neppure (applicando la loro logica, si dovrebbe dire che la nascondono per depistare), e la stampa italiana di ogni tendenza, altrettanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esito del processo è stato diffuso dal tribunale tedesco, l’Oberlandsgericht di Stoccarda, con un &lt;a href="http://www.olg-stuttgart.de/servlet/PB/menu/1239520/index.html?ROOT=1182029"&gt;comunicato stampa del 19 febbraio 2009&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il comunicato (intitolato “Sentenza nella causa penale contro Thomas K. per partecipazione ad associazione terroristica”) non indica il nome del condannato per intero. Un ennesimo episodio di occultamento del pericoloso figuro? No, si tratta della pratica corrente della magistratura, che applica la legge. L’anonimato verso il grande pubblico, considerato parte integrante dei diritti della personalità del condannato, viene applicato d’ufficio alle piccole pene, ed è rispettato da gran parte della stampa. La ragione d’esser di questo diritto all’oblìo risiede soprattutto nel permettere un processo di reinserimento sociale dei condannati, che è il fine dell’esecuzione penale, non ostacolato dalla pubblicità. Perciò la non pubblicazione del nome viene garantita anche, per esempio, ad un assassino &lt;a href="http://www.suchmaschinen-und-recht.de/urteile/Namensnennung-eines-Straftaeters-in-Zeitungsartikel-aus-Online-Archiv-rechtswidrig-Oberlandesgericht-Hamburg-20090310.html"&gt;condannato ad una lunga pena e prossimo alla liberazione&lt;/a&gt;, e il cui nome era invece diffuso al tempo dei fatti e del processo. Prevale insomma la protezione della sfera privata sull’interesse del pubblico ad essere informato. Quando è ammessa, l’ingerenza in un diritto fondamentale deve essere comunque proporzionata.&lt;br /&gt;La condanna di Thomas K. neppure si presta a discussione, poiché ammonta a due anni con la condizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo la dice lunga quanto alla pericolosità dell’individuo, tanto più se si tiene presente che il processo non è stato celebrato in un tribunaletto di campagna, e neppure a Berlino (dove K. risiede) ma nel famigerato ‘sarcofago’ del carcere di Stammheim, luogo simbolicamente evocativo, analogo all’aula-bunker dei processi anti-terroristi in Italia.&lt;br /&gt;Dal comunicato dei giudici germanici sono affermati alcuni fatti, già noti ma sistematicamente denegati dagli ‘esperti’ italici. Thomas K. è scomparso in clandestinità o in esilio il 17.12.1987 e si è consegnato alle autorità il 4.12.2006 (prima, non era clandestino). Non aveva partecipato personalmente né all’organizzazione né all’esecuzione di azioni delle Cellule rivoluzionarie (RZ) nella loro fase degli anni ’80 (un terrorista con nulla o scarsa esperienza operativa e di combattimento). E non lo aveva fatto perché si considerava controllato (se il gruppo clandestino glielo avesse permesso, avrebbe violato una propria fondamentale regola di sicurezza).&lt;br /&gt;Egli era già stato negli anni ‘70 membro delle Revolutionären Zellen, che erano un’associazione terroristica, fondata nel 1973, che aveva adottato il concetto di guerriglia urbana, condividendo con la Rote Armee Fraktion (RAF) e col Movimento 2. Giugno l’idea che un cambiamento dei rapporti sociali potesse essere raggiunto solo con un sovvertimento violento. Quando, dopo una lunga fase di discussioni e spaccature, le RZ si consolidarono e si ri-orientarono, a metà degli anni ’80, egli partecipò attivamente al dibattito. Intervenne alla riunione di ‘direzione’ tenutasi in Austria con una ventina di delegati sostenendo il progetto di campagna politica su rifugiati ed asilanti e contribuì poi con scritti e stampati a condurlo e diffonderlo. Nell’autunno del 1990 si confrontò, personalemente e politicamente, con la notizia della morte del suo amico Gerd Albartus, elaborando un testo poi circolato e discusso nelle RZ.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://tbn3.google.com/images?q=tbn:UEd_nluWk1jmFM:http://www.hamburg.de/image/231416/rz-logo-bilddaten.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 97px; height: 94px;" src="http://tbn3.google.com/images?q=tbn:UEd_nluWk1jmFM:http://www.hamburg.de/image/231416/rz-logo-bilddaten.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Questo in sintesi quanto accertato dai giudici, e che merita qualche approfondimento per le implicazioni che può avere. Il processo era stato presentato come “l’ultimo processo alle RZ”, e come s’è detto programmato a Stammheim: questo indicava la chiara eventualità di una causa anche molto lunga (dell’ordine di anni e per decine di udienze). L’unico elemento d’accusa era il ‘testimone della corona’ (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kronzeuge&lt;/span&gt;, delatore premiato) Tarik Mousli, le cui dichiarazioni erano assai fragili per sostenere l’accusa, quando non imbarazzanti. Mousli daveva &lt;a href="http://www.nadir.org/nadir/aktuell/2003/01/09/13841.html"&gt;dichiarato&lt;/a&gt;: “la mia memoria è catastrofica, ma se mi dite i nomi e mi fate vedere le foto, allora mi ricordo”. Malgrado le prescrizioni per molti delitti materiali, l’accusa d’essere dirigente (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Radelführer&lt;/span&gt;) avrebbe potuto portare ad una condanna di parecchi anni di reclusione. Ma l’esito di un lungo confronto processuale era poco prevedibile per l’accusa stessa, fondata quasi integralmente sulle dichiarazioni del ‘pentito’ Mousli, che proprio su un incontro con Kram era stato smentito da un militante delle RZ, &lt;a href="http://www.nadir.org/nadir/initiativ/kombo/k_48/k_48rzein.htm"&gt;Rudolph Schindler&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il processo e la condanna di Thomas K. a due anni di detenzione sospesi condizionalmente, sono tutto quello che c’è contro di lui. Il Bundeskriminalamt (BKA) e la magistratura tedesca hanno ottenuto ed analizzato per primi gli archivi della Stasi (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Staatsicherheit&lt;/span&gt;, il servizio segreto della Repubblica Democratica Tedesca), e non lo hanno neppure sospettato di aver partecipato ad attentati legati al gruppo Carlos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Le Revolutionär&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;en Zellen, l’FPLP e lo sciacallo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Le Cellule Rivoluzionarie (RZ) nascono nei primi anni ’70, quando sulla scena militante tedesca sono già attive la Rote Armee Fraktion (RAF) ed il Movimento 2 Giugno, all’interno del movimento autonomo, quell’insieme non di gruppi strutturati, ma di militanti e collettivi dai tratti comuni, benché talvolta contraddittori, legati a situazioni locali. Ne raccolgono i valori anti-gerarchici, antistatali ed anticostituzionali e tutto il portato della rivolta del lungo ‘68 con il rifiuto di ogni mediazione.&lt;br /&gt;Le RZ si definiscono non solo anticapitaliste ma anche antipatriarcali, tanto che le militanti, sviluppando il discorso dell’autonomia femminile, costruiranno l’organizzazione Rote Zora, un gruppo armato di sole donne. Se nell’analisi della società usano categorie marxiste, nel concepirsi integrano dei concetti fondamentali dell’autonomia, quali il ‘nessuna delega’, l’autogestione, l’indipendenza d’azione e l’autodeterminazione delle scelte politiche, che si riflettono direttamente nella loro struttura organizzativa. Sicché anche le decisioni di attaccare e le scelte degli obiettivi da colpire non erano sottomesse all’approvazione di una struttura superiore alla cellula locale (“überregionale Gremium”, nella citata &lt;a href="http://www.trend.infopartisan.net/trd0102/t540102.html"&gt;dichiarazione processuale&lt;/a&gt; di Schindler): le diverse cellule rivoluzionare stavano insieme solo perché condividevano una linea politica ed i documenti scritti dall’una o dall’altra. Questo faceva il paio con il rifiuto della clandestinità come ‘scelta strategica’, della professionalizzazione del militante rivoluzionario e dell’omicidio politico come strumento di lotta: altrettanti elementi di chiara differenziazione rispetto alle organizzazioni clandestine della lotta armata, la RAF ed il 2 Giugno. Queste sono strutturate in modo centralizzato, mentre le RZ sono organizzate in modo orizzontale, fondate su realtà locali e funzionano in rete. I militanti vivono alla luce del sole, sono politicamente attivi in movimenti legali e ricorrono a criteri e regole della clandestinità solo nell’agire illegale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le loro azioni miravano ad esercitare un livello di violenza prossimo alla sensibilità dei settori radicali del movimento, cui mostravano di ‘punire’ il comune nemico di classe. Colpivano in modo simbolico o distruttivo beni materiali, oggetti e strutture, raramente le persone (operarono in tutto tre ‘gambizzazioni’ di cui una con conseguenze mortali non volute). Gli obiettivi erano scelti tra quelli legati a lotte, movimenti o campagne politiche in corso (p.es antinucleare o per rifugiati/immigrati). Ricorrendo a strumenti come il sabotaggio e la falsificazione, cercavano di promuovere la diffusione di comportamenti illegali (p.es. mettendo fuori uso le macchine per i biglietti e distribuendo decine di migliaia di titoli di trasporto falsi). Le prime delle loro circa 200 azioni furono due attacchi con esplosivo contro la ITT nei giorni successivi all’11 settembre 1973: quella multinazionale americana, che aveva promosso e sostenuto il golpe militare del generale Pinochet in Cile, venne egualmente attaccata un po’ dappertutto, da New York a Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’anti-imperialismo, l’anti-sionismo e l’internazionalismo erano tratti essenziali delle RZ e del loro agire, e anche la difesa del&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;la causa palestinese non poteva restare uno slogan. La tematica traversava e trascendeva le situazioni locali, e le Cellule rivoluzionarie costituirono un’ala internazionale, i cui militanti presero contatto con l’organizzazione guidata dal medico palestinese Wadi Haddad (Abu Hani).&lt;br /&gt;Questo portò all’addestramento ed all’integrazione operativa di alcuni militanti in due azioni di altro respiro. Nel 1975, almeno un militante delle RZ, Jans-Joachim Klein (poi pentito) venne integrato nel commando che occupò la sede dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) prendendo in ostaggio 11 ‘ministri’ di diversi paesi, principalmente arabi. Il sequestro terminò con il rilascio degli ostaggi in Algeria in cambio di alcuni milioni di dollari; il commando poté fuggire e Klein, ferito nel corso dell’azione, essere curato. La seconda azione ebbe&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8SuHTqI/AAAAAAAAAJo/gLFsnRkg_Vo/s1600-h/pflp.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 262px; height: 173px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8SuHTqI/AAAAAAAAAJo/gLFsnRkg_Vo/s320/pflp.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5373528765526134434" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; un esito ben più tragico: il dirottamento di un airbus in volo da Tel-Aviv a Parigi si risolse in Uganda, all’aeroporto di Entebbe, con un massacro operato dalle forze speciali israeliane, che lasciò sul terreno tutti i membri del commando, una cinquantina di soldati ugandesi, tre ostaggi e un ufficiale israeliano.&lt;br /&gt;Per le RZ fu un colpo durissimo, che aprì una lunga discussione interna e segnò un punto di svolta di cui è essenziale tenere conto. Nessuno dei 53 prigionieri, tra cui 40 detenuti in Israele e 6 in Germania federale, richiesti in cambio degli ostaggi era stato liberato (anzi, l’inserimento di Inge Viett  nella lista dei prigionieri da liberare aveva mandato a monte un’evasione già in programma, e che però riuscì poco tempo dopo), e le RZ avevano perso due dei loro migliori quadri fondatori, Wilfried ‘Boni’ Böse e Brigitte Kuhlmann, che erano morti nell’azione.&lt;br /&gt;L’ala internazionale si dissolse e le RZ, rifondandosi, ruppero con l’organizzazione di Wadi Haddad, e l&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;a spaccatura, come sempre avviene, portò all’uscita di singoli militanti.&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt; Le Cellule non rinunciarono all’azione antiimperialista, ma la orientarono sul suolo tedesco: esemplare l’attacco contro la Adler Corporation, 11 attentati incendiari condotti dalle Rote Zora in appoggio alle operaie super sfruttate in Corea e Sri-Lanka (‘non lottiamo per loro, ma al loro fianco’).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’organizzazione del dottor Haddad era a sua volta nata da una spaccatura: il Fronte Popolare dei Liberazione della Palestina (PFLP nell’acronimo inglese) aveva espulso nel 1973 il suo dirigente che conduceva, anche dopo la sanguinosa disfatta dei Palestinesi in Giordania nel 1970, nota come ‘settembre nero’, gli attacchi contro Israele sul terreno internazionale. Per l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), della quale l’FPLP era il secondo membro per importanza dopo Al Fatah, diretta da Yasser Arafat, era un modo di evitare il rimprovero di partecipazione al ‘terrorismo internazionale’ che le precludeva sviluppi diplomatici. George Habbash continuò così a dirigere il PFLP, mentre Wadi Haddad costruì il PFLP-EO (per ‘External Operations’, il gruppo venne anche chiamato ‘Special Operations’). La formazione si dissolse dopo il 1978, a seguito della morte di Wadi Haddad. Suo principale erede fu il PFLP-SC (‘Special Command’), anch’esso di orientamento marxista e diretto da Salim Abu Saleh; operò dalla sua base principale ad Aden, in quella che fu, fino al 1990, la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel gruppo di Haddad iniziò la carriera di ‘Carlos’, il venezuelano Ilich Ramirez Sanchez che la stampa ba&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;ttezzò ‘lo sciacallo’. &lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8-H67YI/AAAAAAAAAJw/rjXmJdTpwWw/s1600-h/pflp-sc.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 270px; height: 223px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_yoIMPUS_d-w/SpKb8-H67YI/AAAAAAAAAJw/rjXmJdTpwWw/s320/pflp-sc.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5373528777177099650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="fullpost"&gt;La sua fama pubblica nacque da una sparatoria a Parigi, quando, nel corso di una perquisizione, aveva abbattuto tre agenti della DST (il controspionaggio francese) assieme quello che gli aveva soffiato il posto di dirigente della sezione di Parigi, Michel Moukharbal, ritenuto un infiltrato. Carlos partecipò all’azione contro l’OPEC a fine dicembre 1975, prendendone di fatto la direzione politica, con la conseguenza che il piano originale non fu rispettato. Questo gli costò l’espulsione dal PFLP-EO; nel corso del debriefing ad Aden nel febbraio 1976, Wadi Haddad constatò che i suoi ordini non erano stati eseguiti, disubbidienza che in un’organizzazione militare ha delle drastiche conseguenze: nel caso, o un processo o una esecuzione immediata. Carlos se la cavò probabilmente grazie all’intervento di militanti delle RZ come Boni Böse (che dell’operazione OPEC a Vienna aveva organizzato la logistica): “Nel mio gruppo operativo non c’è posto per le star; puoi andare” concluse Haddad. In una sua versione, (&lt;a href="http://abtechno.com/news/oc
