Era intestato a Manuel Aurelio Antonio Hevia Cosculluela, il titolo di viaggio numero 11333, rilasciato dal Ministero degli esteri uruguayano nel 1970.
Il nome del titolare era vero, lui però era cubano. Con una particolarità: lavorava per il servizio segreto statunitense. Era la CIA che l'aveva inviato in missione in Uruguay, dove, nascosto da una attività di copertura, collaborava con le autorità politiche, militari e di polizia. Per questo gli avevano dato il passaporto.
La seconda particolarità, ignorata però da nordamericani ed uruguaiani, era che il cubano agiva come un convinto agente del suo paese. Nella Cuba degli anni '60, fresca di rivoluzione e letteralmente assediata dagli Stati Uniti per i quali l'isola 'comunista' a poche miglia dalle
proprie coste era (ed è ancora!) un insopportabile dito nell'occhio, si era lasciato reclutare dai nordamericani.'Pasaporte 11333 - Ocho años en la CIA' è così divenuto il titolo del libro di memorie col quale lo stesso Hevia Cosculluela narrò in prima persona, una volta ritiratosi sull'isola, la sua esperienza di doppia infiltrazione in Uruguay.
Il libro fu pubblicato nel 1978 a Cuba, dalla Editorial de Ciencias Sociales, La Habana, ed ebbe alcune riedizioni negli anni 80 in Messico ed in Uruguay. Le sole traduzioni conosciute erano destinate al pubblico dei paesi del blocco socialista: in tedesco, pubblicata nella Germania dell'Est (RDT) dalle Edizioni militari (Militärverlag), in russo ed in slovacco.
Un testo quasi irreperibile, che la Pattumiera della storia, dopo lunghe ricerche tra antiquari austro-argentini, si pregia di offrirvi.
Non lo troverete altro che qui:







